... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.

sabato 29 gennaio 2011

Ninna nanna ninna oh, questa bimba a chi la do? La daremo all'uomo nero

... che se la tiene un anno intero.
Così mi cantava nonna.


Caro diario, è tanto che non ti scrivo, anzi in realtà non t'ho mai scritto, perché m'è sempre sembrato assurdo dover dire "caro" ad un pezzo di carta, ma siccome ora ci siamo modernizzati, e io ti scrivo dal mio costosissimo MacBook, e lui sì che m'è caro, adesso sono pronta per avere anche io un diario segreto a cui dire "caro" con senso.
Dicevo, caro diario, io devo proprio raccontarti una cosa che ho fatto un po' di mesi fa, di cui non ho mai fatto parola con nessuno, ma, caro diario, ora che te la sto per dire capirai perché. Io sono stata sempre una ragazza con tanto giudizio, mi sono drogata con giudizio, alcolizzata con giudizio, ho fatto sesso con giudizio, insomma io e Giudizio ci amiamo una cifra proprio, e ci piace di sballarci insieme. Ma un giorno - in realtà solo per qualche ora - io e Giudizio abbiamo rotto. E lì è quasi successo il patatrac.
Caro diario, ti prego di non giudicarmi male, perché quello che ti sto per dire ti farà cambiare totalmente l'idea che avevi di me. In realtà poi questa sarà la prima idea che avrai di me. Ma in fondo è meglio: ti deludo da subito, così ci siamo tolti il pensiero.
Ero a Londra, ero a Londra da poco, ero innamoratissima! Ah, com'ero incredibilmente innamorata! Nemmeno io me ne capacitavo! E non mi volevo fidare all'inizio, né lasciarmi andare, ma ero come una bambinetta, e ai bambini non si può dire di non provare qualcosa, ché tanto poi la prima cosa che fanno appena sono soli sarà volerla provare. E così ho fatto io. Un giorno, uno dei primi giorni a Londra, insomma io ero lì innamorata e guardavo dalla finestra, e mi ascoltavo questa



perché mi pareva proprio che i giorni di cane fossero finiti: ero in una nuova città, una città importante, bella, dove, a sentir dire, qualsiasi cosa tu voglia fare o essere a Londra puoi, ero assieme ad un ragazzo che mi piaceva un sacchissimo, cosa che non mi capitava da bohhhh!? Ma forse non m'era mai nemmeno capitato, caro diario!
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Ma mia nonna dice sempre "è passato l'angelo e ha detto amen", quando racconta di qualcosa che le è andato bene e poi, proprio l'attimo dopo che se l'era detto, non è andato più tanto bene.
E quel giorno, proprio quel giorno, ho visto la mia prima pioggia londinese. Era giugno, e faceva un cazzo di freddo di merda, caro diario. Ma non importa, d'altra parte si sa, tutti lo sanno, che a Londra il tempo è quel che è. Ma vivice, caro diario, e poi me dici che or'è! Eh, sì, lo so che per te 'st'ultima frase non ci ha senso, perché tu col tuo italiano da T9 sei limitato, ma per me che so' romana sì. Insomma, era giugno, faceva freddo, pioveva, e io venivo a sapere dal mio ragazzo che in realtà, tecnicamente, lui non era il mio ragazzo, perché era fidanzato da un sacco di anni. Solo che ci aveva la crisi quando mi ha conosciuta e allora, sai, carpediem, no? Quindi, carodiario, io impazzisco! Perché cristoddio, lui lo sapeva, lo sapeva quanto non volessi fidarmi, era a lui che raccontavo di quanto fossi sfigata con gli uomini, che mi capitavano sempre fidanzati e semilasciati, e quanto di 'sta cosa mi fossi profondamente rotta le palle.
Così sono uscita di casa, non sapevo se piangere, se fare spallucce, non ci avevo ancora un amico (anche se in compenso avevo il crackomane sotto casa, da cui non sono mai stata, perché te l'ho detto io conosco Giudizio, però l'idea che lui vivesse proprio sotto casa mia, in qualche modo, mi dava sollievo). Insomma inizio a camminare. Io vivevo a Arbour Square, sulla Commercial Road, un postaccio che non ci hai idea. Inizio a camminare e mi ritrovo a White Chapel, un postaccio che se non ci avevi idea prima, figurati mò! Cammino ancora, senza ombrello, senza giacca, una felpa addosso, ormai zuppa, e le cuffie in testa, perché a Londra non uscivo mai e poi mai senza le cuffie e l'I-pod. E quel giorno meno che mai, e Florence cantava ancora quella canzone, e io allora ho cambiato pezzo, perché "the dog days are over" un cazzo, mi dicevo, quindi ho iniziato ad ascoltare il resto dell'album, visto che quella era solo la prima canzone, e forse avrei dovuto dare un' occhiata anche al resto dei titoli. Florence, alla fine, una mano me la voleva pure dare, ma io niente. La seconda traccia era "Rabbit heart" , eheheh... Carodiario... questo è un tipico esempio di quando il Caso diventa un peso a cui, per razionalità, non vuoi credere, ma comunque, ormai, il pensiero del segno del Destino t'è entrato nel cervello. E poi camminavo ancora e ancora, non conoscevo Londra al tempo, non a piedi almeno, e non mi ero mai allontanata così tanto. Ero già arrivata alla canzone numero sei "Girl with one eye", dopo aver ascoltato I'm not calling you a liar, Howl, Kiss with a Fist. Sempre a caso, eh. Avevo intorno tutti grattacieli, e capisco quindi di essere nella City. Mi viene voglia di chiamare mamma, perché mamma, Carodiario, mamma me l'aveva detto che dovevo stare attenta, ma i bambini danno mai ascolto alla mamma, Carodiario? No e no, mai. Ma non avevo credito, allora vedo un punto Vodafone, entro. E qui, Carodiario, c'è stato l'incontro in cui per poco non ho tradito Giudizio.

Lui, il commesso, si chiama Cv, così c'era scritto sul suo cartellino. Sorrido, lui mi sorride, e inizia a servirmi. Ero seduta, non so perché per fare una banale ricarica mi dovessi anche sedere, ma fatto sta. Cv diceva un sacco di cose, col suo accento londinese, e io non capivo una parola e volevo solo sfogarmi, e sentirmi un po' coccolata, da chiunque. Cv era un bel ragazzo, un ragazzo di origini africana, no Carodiario non pensare subito anche tu alla questione delle dimensioni, ti prego. Era simpatico, e come tutti i ragazzi africani, particolarmente estroverso. Cv mi guarda e capisce che qualcosa in me non va. Allora inizia a chiedermi, a farmi aprire, e io inizio a piangere. Piangevo con uno sconosciuto in un punto Vodafone nella City. Cv mi invita a stare calma, mi dice che non si capacita di come qualsiasi uomo possa fare a me una cosa del genere, possa usarmi in un modo così meschino, tanto sono bella e dolce, secondo lui. Proprio così ha detto Cv.
Mi invita a bere una birra, non appena avesse finito il turno, giusto per aiutarmi, mi dice che lui oltre a fare il commesso è anche un counselor, e figurati a me non sembra vero, Carodiario! Corro a casa, mi doccio, mi cambio, e vaffanculo, sì, esco con il primo che capita! Proprio come nella pubblicità! E mentre tornavo verso la City, pensavo quanto nei momenti peggiori comunque fossi fortunata, e che mi piaceva l'idea di avere un nuovo possibile amico londinese nero. Era proprio il clichè, e io adoro i clichès!
Ma Cv non mi porta in un pub, ma a fare due passi lì per la City. Iniziamo a parlare, lo sforzo di farlo in inglese mi distoglie dal dolore delle mie parole e dei miei sentimenti in quel momento, tutto mi pareva così assurdo: io lì a Londra, lui fidanzato, io lì a Londra con uno sconosciuto, lui in un altro Paese fidanzato da anni, io lì a Londra con uno sconosciuto a raccontargli in inglese i cazzi miei più profondi, e lui dove cazzo era, eh!? Sento dentro una voglia di vendetta assurda, mi sarei davvero fatta 'sto Cv, giusto per dire che anche io potevo stare con un altro quando più mi sarebbe piaciuto. Ché sapevo che era un pensiero sbagliato, Carodiario, io lo sapevo eccome! Ma non ti ho già detto che i bambini sono proprio attirati dalle bricconcellate?
Cv inizia a farmi parlare di tutte le mie relazioni, diceva che doveva capire quale fosse il mio meccanismo fallato, per poi andare a correggerlo. La cosa inizia a piacermi e mi inebrio da sola di cazzate rifilatemi a regola d'arte. Tanto ormai, cazzata più cazzata meno, che importava? Cv mi dice che non devo preoccuparmi, ché lui è una brava persona, che è sposato e che ama tantissimo sua moglie, di cui mi fa vedere una foto sul cellulare, del giorno del loro matrimonio, due anni prima. Dice di essere un esperto di yoga e che mi avrebbe aiutata a rilassarmi. Io ero meravigliata da tanta bontà e disponibilità! Un uomo sposato, felice, che mostra sua moglie ad una donna che avrebbe potuto rimorchiare.... c'è speranza in questo mondo!, penso tra me e me. Però poi inizia a chiedermi cose che col rilassamento hanno poco a che vedere, tipo se con questo, il mio nonragazzo, a letto facessi bene all'amore... Non so perché, Carodiario, anziché andarmene all'istante, la cosa inizia a piacermi, incuriosirmi, no anzi lo sapevo, lo sapevo perché in qualche modo stava iniziando la vendetta. Una vendetta con un uomo impegnato. Così Cv mi chiede se si può avvicinare un po', va bene, gli dico io, e poi mi prende la mano. Allora ero lì che parlavo, parlavo e ridevo e un po' piangevo, e un po' mi guardavo intorno ed era pieno giorno e io sedevo su una panchina nella City, con affianco uno sconosciuto che aveva iniziato a toccarmi il seno.

Al che mi blocco, non riesco più a parlare, a muovermi, mi sarei data una pizza da sola, ma nemmeno a lui riuscivo a darla. Quella sensazione di eccitazione iniziale, diventa senso di vergogna, schifo, perché sentivo che in qualche modo era colpa mia, che io gli avevo dato il permesso di farlo. Avevo volutamente lasciato Giudizio a casa, quando sono tornata di corsa per preparami ad uscire con Cv. Inizio a sudare, nonostante il freddo e il vento, no non poteva violentarmi lì, davanti a tutti, dài, no. Carodiario, io non lo so, non lo so davvero, e mi pare anche di giustificarmi, ma ti giuro che non ero più padrona del mio stesso corpo. Cv mi tocca sempre di più, e io ero un pezzo di legno, avevo paura e allo stesso tempo quasi volevo che accadesse, perché così avrei poi dato la colpa a lui, non lui Cv, lui Lui. Così davvero poteva dare un senso ai suoi fottutissimi "mi dispiace", mi avrebbe rovinato la vita. Ma poi, Carodiario, ho visto Giudizio che correva verso di me, aveva il fiatone, pensava di essere arrivato troppo tardi, e invece no, invece mi ha presa per mano e mi ha trascinata via, senza dire nulla, sono saltata giù dalla panchina, e abbiamo corso come pazzi verso casa. E mentre correvamo, io guardavo dietro, ma Cv non mi ha seguita per fortuna, e poi ho iniziato a piangere a dirotto e ho rimesso le cuffie e Florence mi cantava Hurricane Drunk, e poi Blinding, e io mi sono giurata che non l'avrei mai raccontato a nessuno, a nessuno! Perché Nessuno mi avrebbe capita, e Chiunque mi avrebbe fatto il cosiddetto cazziatone. Sono entrata in casa, mi sono fatta un'altra doccia, intanto Cv continuava a chiamarmi sul cellulare, allora ho tolto la sim, l'ho buttata fuori dalla finestra, quella stessa cazzo di finestra da cui quattro ore prima facevo pensieri sereni e romantici. Vaffanculo, mi dico, alla fine in discoteca con sconosciuti c'è chi fa anche di peggio, vero Carodiario!? Non mi devo sentire in colpa, mi dico, perché le cazzate si fanno, e io la stavo proprio facendo grossa, dandomi al primo che passava in nome di una vendetta che poi avrebbe fatto male solo a me.

Mi metto su l'ultima di Florence, perché quell'amore che cercavo in lui, e poi da uno sconosciuto sapevo meglio darmelo da sola.

giovedì 27 gennaio 2011

I'm too sexy for Milan too sexy for Milan New York and Japan


"OPEN" - Titoli di testa 




Ho parlato un sacco di volte di Stefano, di quanto sia bravo, buono, brillante, simpatico, blablabla, ma a parte tutta questa serie di inutili pregi, non ho mai detto la cosa più interessante: Stefano lavora in un sexy shop. Ve lo sareste mai creso? Cioè, ma dico, l'avete visto? Prima di conoscere lui, ho sempre pensato che il commesso di un sexy shop fosse più uno alla Randall



sai, uno di quelli che ti mette in imbarazzo, che ti prende in giro, o che non ti considera e sta lì inebetito a farsi i cazzi suoi. E infatti.

Lì dentro ne vedi davvero di tutti i tipi, dalla vecchia, al tipo distinto, al classico sociopatico, alle ragazze che devono fare il regalo di addio al nubilato per la loro amica e vogliono un vibratore (ma poi ne comprano tre, quattro), alla mamma che porta nel negozio il figlio quattordicenne per spiegargli come funzioni il sesso, al losco segaiolo che si ruba le copertine dei dvd (pur sapendo che sono vuoti, solo perché ci sono le immagini fuori), alla coppia di scambisti che chiede a Stefano se vuole partecipare, al Trans che si esibisce in negozio provandosi tutti i tipi di stivali più sadomaso possibile, a me che provo ogni tipo di vestito, con cui poi facciamo foto come quelle di qualche post fa (quello da suora viene proprio dal suo negozio).
Poi, ovviamente, le primissime volte c'era lo stupore e la meraviglia (beh... meraviglia non proprio per tutto) nello scoprire di quali assurdi ingegni possano far uso le coppie annoiate, o le persone che non fanno sesso con qualcun altro, o quelle che preferiscono usare cose come un piede finto con sotto una vagina. Sì, esiste anche questo.
In un posto come questo, prendere ispirazione per un cortometraggio è quasi d'obbligo. Così Stefano, [che scherzando e ridendo - proprio grazie al fatto che lì dentro passa il suo tempo a cazzeggiare tra facebook, amici che lo vanno a trovare, e un mucchio di film che si vede in streaming, ma mai porno, perché ovviamente ci ha la nausea - ha già pubblicato un libro "Il treno verso il ricordo" (Edizione Il Filo), un libricino di pressappoco cento pagine, davvero bello, che in un paio di sedute mattutine (o a seconda dei vostri orari fisiologici) ve lo leggete tutto, così almeno ogni tanto la smetterete di andare in bagno portandovi il portatile, che usate pure per scaldarvi le cosce] insieme a Rup Kowalski  [un regista giovane e bello, con un talento, a mio dire, innato (ma comunque ha pure studiato, non è che facciamo le cose alla cazzo di cane) per la fotografia e il montaggio], hanno scritto una serie di episodi ambientati proprio nel sexy shop di Stè. In uno la protagonista dell'episodio è un'amica di Stè, che va lì in negozio da lui proprio con l'intento di sfogarsi a proposito dell'ennesima esimia testa di minghia, e l'ispirazione è venuta proprio da me e da una delle tante pessime figure che ho fatto lì dentro. Nonostante lo sproloquio uscito da questa apparente boccuccia di rosa che sembro (ma quando ce vo' ce vo'), e quindi l'immagina pessima, ma forse anche la più vera, che ne viene fuori riguardo la mia persona, ne sono profondamente fiera.

Quella caricata sopra è la sigla, girata qui, in casa "nostra"; la camera da letto, della prima scena, è di Martini, e sì, ha una gigantografia cartonata di Darth Vader, oltre che improbabili pareti arancioni, con poster di film italiani-trash, tra cui "L'allenatore nel pallone". Ché la prima volta che l'ho vista ho pensato:"Mi sa che il giovane nerd qui, copula poco o niente, che gli è parente."Ora, dopo un anno e mezzo di convivenza, non posso fare a meno di innamorarmi di fronte ad un nerd, soprattutto se in camera ha poster dell'Uomo Ragno e Star Wars, e ha tendenze kich.
Abbiamo collaborato tutti: Martini teneva la luce, il gatto era in mezzo alla balle (tant'è che alla fine lo abbiamo messo in mezzo), Rup riprendeva, Stè recitava (... ... ... AHAHAHAHAHAHAHAH!) e io dicevo cose, interrotte da risate e prese per il culo.
Ora aspettiamo come la manna che escano 'sti episodi. Daje Rup!

lunedì 24 gennaio 2011

(non) lo voglio!



E con oggi ho capito che tutto sommato io sto bene così.
Una mia cara amica, un'amica storica che conosco da più di un decennio, con cui ho praticamente convissuto per alcuni mesi un paio d'anni fa, oggi mi ha detto che si sposerà a settembre 2012. E' la seconda amica che si sposerà nel 2012.
In entrambi i casi, io non sarò un'invitata qualsiasi, eh no. In uno sarò la testimone (cosa per cui ho pianto di gioia quando l'ho saputo) (e anche un po' pensando al fatto che mi toccherà sborsare il doppio dei soldi per il regalo) (scherzo, Ale! Avrei pagato per quel posto in primissima fila!) (e questa parentesi è solo per dar fastidio a Paolo, che dice che ne apro troppe), nell'altro farò parte del privatissimo banchetto nuziale con pochissimi invitati. Una cosa riservata a pochi parenti stretti, perché:"Sai, non ho molti parenti e poi voglio una cosa tra intimi..." E perché poi costa pure de meno, penso io. Insomma, io sarò un'invitata fintamente imparentata.
Poi ci sono le amiche che si sono fidanzate da poco, quelle che sono fidanzate da un po' e allora vanno a convivere. Quelli che insieme, lui e lei, hanno deciso di smettere di fumare, e quelli che si sono fidanzati, hanno convissuto, hanno smesso di fumare, si sono sposati e stanno per avere un bambino. E quelli che sono arrivati alla fase "bambino" che fanno, poi? No, no non è una domanda cinica. Oggi pensavo che io tutte 'ste cose, a parte matrimonio e bambino, le ho già fatte quando tutti ancora non ce pensavano manco pe' sbajo. Appena io ho interrotto tutto e ho ripreso anche a fumare e a bere, gli altri hanno iniziato a mettere la testa apposto. Così si dice, no!?
Improvvisamente mi sono chiesta se il matrimonio sia qualcosa che desidero, o qualcosa che mi abbiano imposto. Ora che per la prima volta nella vita sono felicemente e volutissimamente singola, mi rendo conto che io proprio non desidero passare il resto dei miei giorni con qualcuno, con la stessa persona, per sempre. E se ne va a fanculo anche la regola che mi faceva pensare che se lui fosse stato credente (non) praticante (perché tanto sono tutti credenti a parole) tutto sommato avrei accettato di sposarmi in chiesa. No e no. Pure perché come posso volere una vita intera ed eventuali figli con uno che non condivide il mio non credo?
E poi proprio il matrimonio in sé è qualcosa che non mi convince più. Ché può sembrare un'utopia, ma io preferirei essere scelta ogni giorno, perché se anche è vero che non è più così difficile divorziare (sorvolando sul lato economico), c'è da dire che spesso molti tradiscono, oppure continuano a stare insieme, come un fratello e una sorella che battibeccano,  solo perché divorziare e separarsi comporterebbe una serie di difficoltà e profondi momenti di stress e pesantezza.


Un'altra cosa che mi è venuta in mente oggi (e non perché non ci avessi nulla da fare, ma statece voi un'ora in mezzo al traffico senza credito sul cellulare), è il mio da sempre immaginato viaggio di nozze. Classico posto in culo al mondo, di quelli che vedi una volta nella vita, dove muori tra dissenteria e colpi di sole. E invece no! Un bel viaggio di nozze con lo sposo, chiaro, ma anche gli amici! "Ma durante la luna di miele no! State tu e lui! E poi gli amici mica si possono permettere posti così esotici!" Innanzi tutto vorrei sape' chi è che ancora aspetta il viaggio di nozze per la fatidica prima volta; secondo poi, come minimo almeno un paio, se non di più, di viaggi da soli io e il mio lui ce li saremo fatti prima di sposarci; terzo, perché devo andare in viaggio di nozze e conoscere altre coppie appena sposate, con cui alla fine condividerò la settimana su un atollo lungo tre metri per quattro (che ve lo giuro dopo tre giorni ne avrete le palle piene!), che magari manco rivedo più in vita mia e nemmeno sopporto!? Allo stesso prezzo, tanto vale un bel viaggio coast to coast, città per città, con qualcuno che amo, oltre al mio sposo. I soldi? Cominciamo ad annullare qualche inutile regalo di nozze, se non uno sfarzoso e dispendioso matrimonio, così io non avrò bisogno di farmi regale soldi per rifarmi del giorno più costoso della mia vita.




Ciononostante (e qui vi stupirò), sono capace però di credere nei matrimoni altrui, e di credere alle persone che ci credono, come queste due mie care amiche. Di capire quanto sia importante per loro rendere sfarzoso quel giorno (o anche solo di celebrarlo), proprio perché per me un tempo era lo stesso. Ma forse ho capito che il matrimonio e il per sempre, proprio non mi si confà. "Cadrai proprio quando meno te lo aspetti!" E per come sono, finirà lo stesso.
Ma le mie amiche 'sta cosa già l'avevano capita, ecco perché mi rendono così partecipe del loro giorno speciale: per farmelo vedere da vicino, quasi a viverlo in seconda persona, visto che io non lo vivrò mai! "Non lo sai, Sara! Non puoi dirlo!" Io lo so, invece. E proprio questa consapevolezza mi ha resa più serena.  Non tutti sono destinati a procreare, se così fosse sarebbe un mondo sovrappopolato, no!? Cosa che è già. Il mio istinto voracemente materno è scomparso, nonostante continui a guardare con infinita commozione i bambini. "E' probabile che ti torni, quando ti innamorerai!" E se accadrà allora sarà vero istinto materno, voglia di dare luce ad una nuova vita, non per soddisfare la mia solitudine, il mio istinto, ma perché ci sarà voglia di farlo con qualcun altro, e sarei probabilmente più in grado di rendere mio figlio/a indipendente, anziché farlo crescere come un/a adulto/a bamboccione/a.
Sicuramente parlo così perché sono una persona piena di veri cari amici, perché non mi sento sola, e perché campo come una nomade. Un giorno mi stancherò e allora... E allora non cambierà un cazzo, perché troverò un altro modo di vivere la mia vita a modo mio.
Adesso l'unico problema è farlo capire a mia nonna:"Le tue amiche hanno la tua età, e si sposano, e convivono, tu no! Tu proprio non mi somigli, Sara! Guarda che poi diventi vecchia, e non è bello stare da soli." Ma che te sei sposata per non stare da sola, no'? Ma poi nonno è morto da tredici anni, lasciandoti sola proprio nel momento più difficile: nella fase più tosta della vecchiaia, almeno io imparo da giovane, tanto muoiono sempre prima l'omini, e non stento a capire il perché, poro nonno."
Comunque ho deciso che la farò morire contenta, così accetto volontari (VOLONTARI, EH) che si fingano fidanzati, che accettino di venire a mangiare la pizza fatta da nonna Adele (nonna fa la pizza e compra un sacco di "cococola", come la chiama lei, perché le pare tanto una cena inusuale, giovanile, e informale, pure se in quel momento vi starà facendo le lastre), e che fingano di amarmi. Ma l'ultima parte non dovrebbe esservi troppo difficile.

Ale, Mica... io mi compro un vestito, e metterò lo stesso ad entrambi. Chiunque altro desideri sposarsi nel 2012 che lo faccia tra giugno e settembre, ché se no poi ad usarlo d'inverno sento freddo. grazie.

(vi amo tanto, e il mio cuore è tronfio e commosso di giuoia infinita. Sì, piangerò tanto, e voi mi prenderete in giro, perché in fondo sono una cuoriciona. E io vi dirò che non è vero, pure se lo so che è così.)

Possiamo organizzare un'entrata del genere!? A Stè gli faccio un corso di coordinazione accelerato. E come ha scritto una tipa sotto "Anche il Signore si sarà divertito!" Evito di commentare, va.

giovedì 20 gennaio 2011

Sapete cosa mi fa girare gli ingranaggi?


Non è l'ennesimo post di lamantela. Cioè, lo è, ma non sono lamentele, sono dati di fatto, osservazioni oggettive.
Allora, vorrei condividere col mondo il mio disappunto per determinate categorie. 

I parcheggiatori abusivi e e quelli che fanno l'elemosina

Non in tutte le città si presenta questa realtà. Per quanto io abbia vissuto in diverse città in Italia (tranne Napoli), Roma è quella che dà il peggio nelle suddette categorie.

Così, dopo un bel po' di mesi, torno nella mia città natale: Roma, la capitale, la città eterna, la città del "volemosebbbèneee". Bello, bello sono proprio contenta!
Era il 9 novembre, e c'era una temperatura mite. Ah, bello! Proprio bello! Bella Roma, sì! Sono fortunata, sono davvero fortunata.
Mi viene a prendere mamma! Ah, la mamma! Mi mancava proprio la mamma! Che tenera si è commossa... Sono fortunata, sono davvero fortunata. "Ti sei ingrassata, hai trascurato i capelli, cosa sono tutti quei brufoli? E poi come sei vestita?" Lo sai perché ho paura di volare? Perché in realtà desidero che caschi l'aereo.
Arriviamo al parcheggio a pagamento, e, come sempre, arriva l'ubriacone di turno arrogante e con fare minatorio, che chiede i soldi per farti accedere alla tua macchina. C'era un tempo in cui assecondavo la loro richiesta, in quanto mi intimorivano; ora aspetto che mi diano un pretesto per prenderli a calci in culo, in quanto mi innervosiscono alla velocità della luce, e qualcuno dovrà pur pagare per questo travaso di bile.
Riusciamo ad uscire dal parcheggio, senza avere dato un centesimo al barbone, e fra me e me penso che se c'era una sola cosa positiva riguardo al fatto che tre anni fa i miei concittadini abbiano votato, con larga maggioranza, il sindaco Alemanno, fosse proprio il po' di pulizia dalle strade di personaggi simili, e invece. Perché poi penso "No, no! Cattiva Sara! Non si pensa!" Ma mi rendo conto che il mio atteggiamento è cambiato: sono diventata intollerante, e forse un po' razzista. Ma tengo a precisare che il mio non è un discorso di razze. Che siano italiani, rumeni, polacchi, algerini, napoletani a me non frega nulla. Un tempo pensavo che ci potesse essere un recupero sociale per queste persone, evidentemente, meno fortunate. Di sicuro non pensavo al carcere, e alle vie manesche come soluzione. Tendo anche a precisare che questa soluzione più eticamente civica mi era stata passata dalle mie insegnanti, dalle elementari, fino al liceo. Ma poi la vita "su strada" da adulta, la società stessa, la nostra attitudine a vivere per noi stessi, e a non vedere oltre il proprio bisogno, ha fatto sì che l'unico pensiero e sentimento che provo nei confronti di queste persone sia di profondo fastidio, schifo, odio, per tutte le volte che ho avuto paura di arrivare alla mia macchina da sola, per le volte che mi devo sentire in ansia quando parcheggio la macchina e decido di non alimentare la mafia dei parcheggiatori a nero, pregando affinché non la ritrovi con specchietti rotti, strisciate varie e vetri infranti. Roma è invasa da questo genere di persone. Per ogni semaforo c'è almeno uno dei seguenti attori, che ogni giorno vanno in scena, impegnandosi dalla mattina al tramonto:
- lo storpio (a volte vero, molte altre no);
- il lavavetri;
- lo spolvera fanali;
- la ragazza madre;
- la bambina orfana;
- il vecchio decrepito.
Se il semaforo è abbastanza grande, vi posso assicurare che li trovate quasi tutti insieme. Certo, potrei sentirmi chiedere:"Beh, basterebbe dire di no!" Bastasse! Loro sono lì, ostinati, e ti fissano. E tu allora guardi dritto, e loro lì, fermi. E allora lo senti che ti stanno giudicando, maledicendo, e se becchi la zingara ti sta anche facendo una macumba (suca, bella! Il medioevo è finito!), e inizi anche a sentirti un po' in colpa, perché in realtà hai pure pensato che se stessi facendo tardi a lavoro staresti disposta a tirarli sotto. E allora lì guardi e sorridi:" No, grazie!" "Questo fatto io mano, da India." "Eh, ma non mi serve..." "Io no parla italiano, capisce poco." "NO." E lui che mi dice? "CHE VITA DI MERDA!" "Sfondi una porta aperta!" Finalmente il verde!
No dico, perché io mi devo subire il senso di pietà per questi ogni giorno? Cioè, ma voi ci pensate ai problemi che ci ho io, manica di stronzi?
Io ho i capelli che continuo a tingere da due mesi perché proprio non ne vogliono sapere di diventare castani! Ho il sedere che non è più di marmo come fino a maggio, perché non lo vuole capire che deve stare su da solo. Non posso permettermi la qualunque cosa in via Condotti. Mal sopporto i soli 21° gradi che sono in casa. Devo subire le insistenti domande di mia nonna, alle quali non rispondo nonostante lei mi mandi sempre soldi. Insomma, potrei continuare all'infinito, ma preferisco non andare avanti, non vorrei suscitare in voi un tale sentimento di pena.

Rimanendo sempre in tema pezzenti extracomunitari, invece, andrei a Milano adesso. Perché qui invece abbiamo uno scenario che a Roma, per ora, ancora non esiste:
il lancio sotto la metro.
Praticamente questi, 'sti marocchini, magribini, filippini, vabbè tanto so' tutti la stessa cosa, durante le ore di punta, si lanciano sotto la metro. Non ne scelgono una a caso: solo la metro rossa, ossia quella che porta più gente, e solo tra Loreto e Porta Venezia, che è il punto più nevralgico. Più raramente quella verde.
Io 'sta storia la sapevo, però ancora non l'avevo mai vissuta.
"Annuncio ritardo, causa incidente nella stazione Porta Venezia, le metro verranno sospese, sono già in transito i mezzi superficiali sostitutivi" Signore in cappotto, e cappello: "Figa, ma quèsto non poteva aspettare altri cinque minuti, ché così non arrivavo tardi?" Signora di fianco:" Ma non si posso buttare dal Duomo!?" Io:" Beh, ma poverini... evidentemente se lo fanno sotto la metro sono disperati, e pur di avere un po' di attenzione almeno alla fine, si fanno uccidere in un modo atroce!" "Signorina, è la prima volta, vero?" Disse il vecchio: "Sì, lo, è...m..." "Lei è romana?" "Mmmmmmmmhhh! Sì, ma che c'entra?" "Eh, stia attenta, a volte tirano giù anche le persone che sono di fianco!" Disse la vecchia:"Ma non è vero! E' una leggenda metropolitana newyorkese!" "Eh, allòra faccia un po' come le pare, cosa le devo dire?"
Ma che schifo, i milanesi, cazzo. Che gente di merda insensibile. Puah.
Tempo dopo, come sempre ero in ritardo a lavoro. Ero ancora in metro quando:"Annuncio ritardo, causa incidente nella stazione Porta Venezia, le metro verranno sospese, sono già in transito i mezzi superficiali sostitutivi" No, l'ennesimo stronzo che si è buttato sotto la metro! Ma non possono cercare un modo più elegante per farsi fuori, 'sti pezzenti? Che so, cianuro, una bella rivoltellata. E andiamo, sù. "Ma... Sara..." "No, no ma Sara un cazzo, io mò me devo fa' 4 km a piedi, e usufruire di un'ora di permesso! E tutto questo per colpa di uno che s'è levato la vita! Cioè, la vita! Io ho perso 6, 50!"

Ero nata quasi perfetta, poi mi ha rovinata la vita stessa.


domenica 16 gennaio 2011

Sono pazza ma ti piace, pazza pazza pazza

Come canterebbe Shakira in Italiano.

Oggi sono esattamente due mesi e sei giorni dal mio rientro in Italia, in seguito ai circa sei mesi a Londra. Dopo i primi due mesi di merda riprendo finalmente a respirare un po'. Non penso sia per il fatto che sia cambiato un 1 sul calendario, ma più perché, semplicemente, il tempo guarisce tutte le ferite. Quando desideriamo che guariscano. Quindi, tra alti e bassi, ho ripreso la mia vita reale, i miei contatti, i miei amici, a cercare lavoro seriamente, e anche a darmi un programma per questo nuovo anno: non avere programmI, sbattermene fortemente di chi mi dice di sistemarmi, e coltivare assiduamente le mie passioni, che più di qualsiasi altra cosa mi aiutano a stare lontana da disastri sentimentali, deliri mentali, e ansie ataviche.
Io vivo con due uomini, che, un anno e mezzo fa, mi hanno accolta nella loro dimora. Si chiamano Stefano
  
Fatto fuori dopo una durissima battaglia, con le pistole nerF

E, suo fratello, Simone, ma meglio conosciuto come Martini, in quanto è identico a Danny de Vito in "Qualcuno volò sul nido del cuculo" (carteame carteame carteame)

Prove di carnevale in casa

E allora, da un anno a questa parte la mia vita è cambiata. Nonostante i sei mesi di merda in Uk, adesso sento finalmente di aver ripreso la mia vita "normale", con la mia famiglia scelta.
Grazie a loro ho trovato una gran fiducia in me stessa, ho tirato fuori il mio lato più scurrile e fondamentalmente idiota. Viviamo un po' come randagi, siamo organizzati alla cazzo di cane, e ogni tanto Martini sbrocca, perché lui è il pignoletti di casa, quello che tiene i conti, che alla fine del mese fa il grafico per vedere se siamo in rialzo o in ribasso. Stefano ed io siamo sempre in ribasso. Non ci facciamo mancare niente, e infatti non ci abbiamo mai una lira da parte. Il nostro motto è "del doman' non v'è certezza", Martini invece sa che vivrà tantissimo e quindi si attrezza. 
Io li amo immensamente, anche quando il buon MartinZ ci ha la sindrome della massaia isterica, o quando Stefano fa l'uomo che scende dalla montagna del sapone e non capisce , non sa, o "non ci ho pensato", frase che gli sento dire almeno una volta al giorno. Ma, del resto, pure io spesso sono davvero una stronza di merda, soprattutto con Stefano, che è quello più dolce e buono
Scarabeo all'Esselunga
Sta ad ogni mia cazzata o scherzo, non si stufa mai dei miei capricci e cambiamenti d'umore. Mi ha insegnato cosa significhi essere amata e rispettata per davvero. No, non stiamo insieme, ma penso che sia una delle persone a cui più tengo al mondo. C'è una sorta di osmosi tra di noi. Siamo come Simone De Beauvoir e Jean Paul Sartre, Narciso e Boccadoro, ma anche J e Silent Bob, Bud Spencer e Terence Hill, Sandra e Raimondo, Smither e il Signor Burns
una sera a caso, in casa



Insomma, un qualsiasi duo in cui c'è uno che subisce (lui) e uno che comanda (io).
Stefano è entrato nella mia vita in pieno stile 2000: conosciuto dapprima su myspace, tramite contatto comune (anch'esso contatto inizialmente solo virtuale), e poi su facebook. Non c'è mai stata una relazione d'amore, né una scopata. Forse all'inizio, da parte sua, c'è stato un po' di interesse, ma poi ha capito che per me non era così, e la voglia di avermi nella sua vita ha superato l'orgoglio di una cosidetta pisellata occasionale. Ci siamo migliorati a vicenda, lui dandomi amore, io, che non sono una che fa troppo spesso - se non quasi mai - coccole ed effusioni in maniera manifesta, aiutandolo ad uscire dalla maschera da cinico che si era messo e a piacersi di più. Mi domando, mentre scrivo, cosa possa interessare a voi del nostro rapporto, ma forse c'è qualcuno a cui interessa, e queste persone, che magari leggeranno questo post, spero possano smettere di chiedermi "Ma Stè è innamorato di te?" Ma non c'è niente tra voi due?" No, PER DIO, tra noi c'è un mondo! Ma non è il solito mondo schematizzato che normalmente si conosce. La gente ha sempre bisogno di etichettare tutto, se c'è qualcosa che va oltre le solite preimpostate conoscenze relazionali (amici/trombamici/amanti) no non è possibile, uno dei due sta fingendo. Ma a che pro? Abbiamo entrambi vite private, per cui non proviamo invidia. Se così non fosse, che razza di masochisti saremmo nello starci accanto soffrendo tacitamente di gelosia? La speranza che prima o poi uno ceda? Ma per favore. Io capisco che non siamo facili da comprendere, ma onestamente non me ne frega più nulla. E' una cosa rara, la nostra. Nemmeno due amanti riescono a darsi quello che ci diamo noi, perché il sesso complica sempre tutto, soprattutto quando diventa noioso. E se io oggi sono una persona diversa, sicuramente più piacevole, brillante, serena, è soprattutto per merito suo, quindi chi mi conosce ora dovrebbe solo che gioire della nostra amicizia. 

Ho la fortuna di avere qualcuno su cui contare finché morte non ci separi, e questa è l'unica certezza che ho nella mia vita. Ché poi non sarà sempre un'amicizia così presente e affiatata lo capisco, credo sia anche normale. Voi, voi che giudicate e mi tartassate i coglioni, siete mai stati in grado di crearvi una cosa del genere? Avete anche la più vaga idea di cosa significhi? Sarete mai così fortunati come noi? "La gente parlano perché sono invidiosi" dice mia nonna. E a me mi sa che a volte è vero. Una regola spicciola di psicologia base è proprio questa: quando non accettiamo qualcosa in qualcun altro, è perché la vorremmo per noi, perché è quel qualcosa che ci manca e che desideriamo, ma non siamo in grado di ammetterlo, né, forse, di capirlo. 
Bene, dopo questo necessario, ennesimo, ma, per la prima volta, pubblico sfogo, posso chiudere questo post. 
Stè, ti prego dopo averlo letto, già lo sai, non venire ad abbracciarmi, bacini, e smancerie varie che me fai veni' i nervi. 
[Conversazione di qualche sera fa:
- Oh, Sa', prima di andare a dormire mi dài un bacino? (e si indica la guancia con l'indice)
- Uhm... Va bene.
- VA BENE!?
- Eh, va bene...
- Sto morendo, vero? Ma non vuoi dirmelo. Quanto mi rimane?
- Ah, che palle, allora niente, cià. ]




Compleanno TRENTACINQUE anni, Stè. Per l'occasione era tutto decorato con tovaglia, trombette e cappellini di Spiderman. Candeline del 3 e del 5 di Titty. Aho' quelle di Star Wars non ce stavano.

sabato 15 gennaio 2011

How many bears could Bear Grylls grill if Bear Grylls could grill bears?

Dipende se ha invitato a pranzo anche Andrew Zimmen.


Ok, ok. Nel precedente post avevo promesso una seguente puntata dei miei racconti di quando ero A/V, macchivvese.
Io ci ho da sbraitare contro a un po' di gente. 
Dunque su Facebook ho scoperto forse il gruppo più bello dell'anno 2011: FANTAMORTI 2011.
Dovete mettere in lista dieci persone che secondo voi potrebbero morire durante quest'anno. Di solito si mettono persone che stanno intorno alla novantina, e quindi è abbastanza facile pensare che potrebbero schiattare. Ma io non la penso così. In più ci sono persone più meritevoli di morte, sebbene siano più giovani, come:
1) Bear Grylls,
2) Andrew Zimmern,
3-4) Mykei Hawe e sua moglie Ruth England.


Ma mettiamo una foto del primo, giusto per chi non avesse presente il nome, ma solo la faccia:


Vabbè, brevissima introduzione del personaggio e cosa fa: è uno sborone pazzesco, che per soldi, fama, e quindi figa, ha deciso di sopravvivere in situazioni estreme e farsi riprendere, per insegnare a noi, comodamente seduti sul divano, con le piaghe sul culo, come resistere nel caso in cui ci trovassimo, che so, nel bel mezzo della foresta Amazzonica senza niente, né una luce, né un fucile, né un pigiama per andare a letto la sera. Ché tu, mentre lui dice cose come: "Se doveste capitarvi di stare sotto ad un vulcano che sta per eruttare" o anche: "Nel caso in cui vi ritroviate a 4000 m di altezza e cadiate in un lago ghiacciato", alzi ancora un po' il termostato, guardi fuori la finestra, noti che piove e pensi: "Tzè, aho!" E je dài de n'altro paio de gradi, giusto per non sentire freddo nel tragitto divano-letto.
Sotto ogni foto di Bear appare la scritta "He simply walk into a murder" (semplicemente rischia la vita in situazioni catastrofiche). Già dopo i primi tre minuti, dove tu stai lì a guardare le sue espressioni contrite, di sforzo disumano, di difficoltà e fatica estrema, non puoi non porti una domanda: ma senti un po', qual è il nome Bear o Grylls? E, soprattutto, quello che fa le stesse cose tue e in più si porta in spalla la telecamera, come cazzo fa, allora? E la domanda diventa un vero mistero quando vedi che lui si prepara i suoi nidi per la notte con canne di bambù, rami secchi, platani, e il cameraman è lì che lo riprende tutto il tempo, perché lui, Grylls, si deve sbrigare a terminare la sua casetta prima che faccia buio. Oh, mai una volta, dico una volta fosse una, che abbia fatto un buchetto, un mezzo centimetro di spazio in più per quel pezzente del suo cameraman. 
Insomma il giorno dopo aver dormito nella foresta, riprende la sua corsa. Altra domanda: perché corri, Grylls? "Pecché thevvo sfruttari le ore di luci, pi' fari' più stradi posibili!" Eh, ma non stai mangiando, risparmia energie, vai piano. " The first require of succes is the ability to apply your physical and mental energies to one challenge without growing weary" Dice Bear, sulla sua fanpage, citando Edison. Sarà così, Bear, ma mi' nonno diceva: "Quando te vie' voja de lavora' mettite a sede e aspetta che te passa: de troppo riposo n'è mai morto nessuno." Mò, io non so te, Bear, ma se non mangi a ottanta anni come mio nonno non ci arrivi. "No problema, guarda qui! Larvi! My favorite! Molto succosi, i pieni di proteini!" Cristo, Grylls, almeno non mangiarle con quella faccia goduriosa! Se dovessi ritrovarmi su un'isola deserta con te, te la darei sì, perché alla fine sei figo, ma non vorrei mai che mi baciassi. Mai potrò dimenticare di quando eri nel deserto e hai trovato la carcassa di quel cammello e... diosanto, Bear, l'hai aperto e hai bevuto l'acqua del suo stomaco! (nel caso non conosciate l'episodio, ecco il link ). Manco a dirlo, durante i suoi prelibati banchetti il cameraman guarda. Anzi, se poco poco ce prova a prendere un pezzettino, Grylls diventa come il professor Birkmayer: "Uhm... poppette di budelli di pippistrello... peccato tu no pole manciare!"
Ma ecco che nel bel mezzo del deserto, nel silenzio più totale, disturbato solo dal fischio delle raffiche di vento, si sente il suono di un motore! Sì, in lontananza si vede una jeep! No, aspe', è più un gokart a quattro posti, o una macchinina di  quelle da campo da golf, però 4x4. Ah! Ma è Andrew Zimmen e il suo moto veicolo per obesi! 


Chi è Andrew Zimmern? E' l'uomo che va in posti in cui non vorrei mai andare e mangia cose che non vorrei nemmeno sapere che esistono. E' un bulimico, uno dei tanti americani, che, invece di andarsi a curare, ha deciso di sfruttare la sua bulimia per girare un programma in cui si delizia assaggiando orrori culinari. E' un assaggiatore. E non lo fa per la sopravvivenza, no. Lui lo fa perché ci piace. Io da sempre ho la sensazione che, non lo so... se lo incontrassi e iniziasse a guardarmi, non penserei che mi guarda con aria viscida perché mi si vorrebbe fare, ma perché mi si potrebbe serenamente mangiare. 

Gli ho visto mangiare uova marce, anche lui quando stava nel deserto, perché in quel posto, quella tribù adottava il metodo del "qua 'n se butta via gnente, che ce sta la crisi". E pensate un po'? "Queste uova hanno un sapore disgustoso! Sono orribili!" MADDAI! CRISTO, EISTEIN DE NOANTRI! Meno male che le hai assaggiate tu e m'hai tolto 'sto dubbio. Vabbè, mi pare inutile dire che se mi dovessi trovare su un'isola deserta con lui, non gliela darei perché è osceno, non vorrei che mi baciasse e, soprattutto, mi cospargerei di uova marce, affinché non gli venga in mente di assaggiarmi. Io non ce l'ho con le persone grasse. Cioè, di solito faccio dimagrire tutte le persone in sovrappeso che sono intorno a me, ma solo se lo vogliono anche loro, e per il loro benestare con se stessi. Ma lui, mi fa proprio venire i nervi. Lui proprio no. E non puoi avere quello sguardo assatanato davanti a lombrichi e cavallette! "E' una questione culturale, Sara, di abitudini e apertura mentale." Ma apertura mentale un cazzo! Quelli so' selvaggi, vivono ancora nelle foreste, e so' vestiti con le foglie. E' normale che mangino le formiche, ma non me venite a di' che sono pure buone, eddài, sù, c'è un limite a tutto, però!

Comunque, io mi immagino 'sti due nella foresta: "Grylls, ho trovato un millepiedi succosissimo! Ma è tutto mio!" Eh, Andrew, aspetta di vedere le cosce arrosto di pipistrello con la toxoplasmosi!" Praticamente sono Timon e Pumba.


E, infine, due righe anche per quei due di "Man and woman wild"


Sono altri due Bear Grylls della situazione, che vanno in camporella per foreste, paludi, si costruiscono case, ecc. La differenza è che lui, maschiovero, s'è portato appresso la moglie, femminavera, che è tutta schizzinosa, precisetta, ma poi impara ad uccidere animali, li sgozza, li squarta, li mangia e dice che sono buonissimi. Anche qui, stesse identiche domande riguardo al cameraman, a cui però va un pochetto meglio, perché almeno quando marito e moglie fanno cose, nel buio totale della foresta di notte, lui può vederli usando la telecamera a infrarossi. Non penso che l'altro l'accenda per vedere Grylls che si smanetta. Oddio, magari è gay e allora si spiegherebbero un sacco di quesiti.
Oh, proprio ieri sera marito e moglie hanno fatto fuori un opossum. No, dico, ma come si fa ad ammazzare un opossum? Infatti, lei, dopo avergli aperto la giugulare, mentre lui lo teneva fermo, ha pianto. "No, amore non devi piangere, questa è la sopravvivenza! Ti giuro non sprecheremo nemmeno un ossicino di questa bestiola!" Sopravvivenza? SCUSA? Ecco, allora lì mi sono proprio incazzata! Fottuta testa di cazzo, tu non devi sopravvivere! Tu sei nato in America, hai una cazzo di casa, dove puoi mangiare carne in scatola d'allevamento, non sei un aborigeno della tribù Sailcazzo, dispersa fra i famosi monti del Cucco. Non hai bisogno di distruggere alberi per costruirti una casetta notturna. 

Prima o poi, voi quattro, lo mangerete il pasto sbagliato... E poi riderò... Ah, come riderò... Insieme ai cameramen. Ma fosse anche solo perché devo vincere il FANTAMORTI 2011.

mercoledì 12 gennaio 2011

Take your mask and breathe normal.



Forse non tutti sanno che alcuni anni fa sono stata un'assistente di volo. "Assistente di volo?" ...Hostess." Ahhh! Davvero?" Per la cronaca, la si dice "assistente di volo", non "hostess". Lo dice anche Wikipedia.
"Dài, che figata! Ma allora sai fare la dimostrazione, quella con le mascherine... le uscite di sicurezza..." Già. "  ME LA FAIIIIII!?" No." Eddaiii! E facevi anche gli annunci?" Eh, beh." Dài, me lo fai in inglese?" Arino, punto."
Era il lontano 2006, per l'esattezza era marzo, e io iniziavo un corso per diventare assistente di volo a Milano. Avevo ventidue anni, non me ne fregava un bel niente di diventare A/V (che è l'abbreviazione di assistente di volo), ho iniziato solo per due motivi, e cioè il fatto che il mio migliore amico romano si fosse trasferito a Milano per fare l'A/V, nella stessa compagnia in cui poi ho lavorato io, e perché volevo scappare da Roma, ed in fondo, ero già innamorata di Milano e di un milanese (sì, lo so. Pare incredibile e nessuno mi crede mai, ma a me MI piace di andare controcorrente, e distaccarmi per partito preso dai luoghi comuni. Che comunque sono sempre veri).
Così, dopo aver superato un colloquio inverosimile, durato un giorno intero, più la visita medica e la prova di nuoto (eh sì, perché nel caso in cui l'aereo si schianti in mare, si distrugga in indefiniti pezzi, affondi in pieno Oceano, con un'elevata possibilità di presenza di squali, e tu riesca a essere vivo, devi saper nuotare per portare in salvo i passeggeri. La prima volta che te lo senti dire il pensiero è più o meno questo
 )


, il 6 marzo 2006, faccio parte del primo corso base insieme ad altre tredici persone, selezionate su quasi centocinquanta; non male per una a cui non gliene fregava un beneamato. C'è da dire che qualcuno lì in mezzo mi aveva già sgamata: lo psicologo, durante le sue insidiose domande della quarta prova (avete presente "Amici di Maria de Filippi"? Se è sì, vergognatevi):
- Perché vuole fare questo lavoro?
- (Allora, Sara, non dire che è perché vuoi viaggiare, se no pare che stai a scrocca' i viaggi, ché poi è così e lo sa. Allora di' la classica stronzata del) Perché mi piace lavorare in team e non avere orari fissi, né stare sempre chiusa in ufficio! (E ovviamente mi piace l'idea di vivere consecutivamente sveglia per tre giorni, morire di jetleg, e fare la cameriera.)
- Le piace Milano?
- Sì!
- Sì? come mai lo dice con un tono così entusiasta?
- (dài, ho capito che hai capito, falla finita, sù!) Mah... non saprei.
Ma per fortuna, poi, il medico del corso (e si sa che i medici ritengono gli psicologi fondamentalmente solo degli sfigati new age, falliti dottori), durante l'esame finale, mi disse: "Pensi che lo psicologo aveva scritto nel rapporto che non gliene frega niente di fare questo lavoro... a me non sembra proprio!" Eh, vedi che succede a pensare che gli psicologi non capiscano mai una ceppa?
Insomma, superiamo il corso in otto, arrivando all'esame finale tra gente con epistassi continue per debolezza, tutti dimagriti almeno 4/5 chili, in preda ad attacchi di panico, isterismo e sonno improvviso.
"In culo, brutti stronzi! Adesso però MALDIVE!"
Non avevo minimamente idea che avrei seriamente rimpianto quel mese e mezzo di corso.
Questo è un post di solidarietà per gli AA/VV (plurale di A/V) e, allo stesso tempo, di profondo disprezzo verso gli AA/VV.
Arrivò il giorno del contratto per i primi otto mesi. Una gran vera merda: 300 Euro di fisso, più 60 Euro per ogni diaria, ossia per ogni giorno che passavamo completamente all'estero. Essendo studenti in volo, non venivamo pagati per le ore di volo effettuate, non venivamo pagati durante le trasferte da una città all'altra, quando dovevamo recuperare un aereo e portarlo a nuova destinazione, per i giorni in cui eravamo reperibili, cosiddetti di riserva, i giorni di riposo e, ovviamente, di malattia.
Non di meno, devo aggiungere che essendo un'allieva, dovevo accumulare cento ore, prima di poter sostenere l'esame ENAC, e conseguire la certificazione come vera A/V. Così, per fare in modo che queste cento ore si accumulino in meno tempo, ti fanno volare solo su tratte intercontinentali "Ma va!? Che figo, però, dài!" Effamme finì, poi vedi se dici ancora "che figo".
La compagnia stipulava contratti solo con hotel a cinque stelle superior, dove fare alloggiare i suoi dipendenti, sfoggiando così finto sprezzo dei soldi, mettendo in bella mostra noi, rappresentanti dell'azienda, in posti stra-Inn. Ovviamente, in cambio, i suoi dipendenti dovevano pagarsi la pensione. Solo in alcuni posti ti veniva passata la colazione, per il resto dovevi pagarti tutto con la diaria. Ora, considerando che la mezza pensione, non so facciamo alle Maldive, nonostante gli sconti, a noi veniva 50 dollari al giorno, potete immaginare per me quale problema potesse essere? Praticamente dovevo campare d'aria.
E invece no. Invece è anche peggio: sopravvivevo come un'accampata, ma in un una stanza da cinque stelle. Sempre perché so' de classe.
Infatti, dopo aver preso lo schiaffo de la cuenta alla prima sosta lunga, durata circa sei giorni in quel di Punta Cana, decido che per la prossima alle Maldive mi attrezzo.
Abbigliamento Santarossa:
nullo. Un paio di costumi, due parei, e qualche vestito. Il resto scorte alimentati di qualsiasi tipo, e fornelletto elettrico.
Ed eccomi lì, nella mia stanza, con veranda che dà sulla spiaggia e a tre metri il mare cristallino, palme finte, con pipistrelli giganti bianchi attaccati, ed io e il mio fornelletto da campeggio a scaldare l'acqua della pasta, da condire con scatoletta di Insalatissima Rio Mare. Decido però che non mi va, non ho fame. Allora chiamo l'altro allievo sfigato, nonché l'amico che ho seguito a Milano, che era ancora allievo ma con un mese di anzianità in più. "Oh, non mi va 'sta roba, o la butto o la mangi tu." Ma che butti, mò me la vengo a prende!" Si fa notte, erano circa le 5.00 quando il mio amico mi chiama, voce d'oltretomba:"Sà, sto male vieni qui." Mi fiondo nella sua camera, porta aperta, entro. Mi accoglie un odore nauseabondo:"Ao'?" Sono in bagno... "La porta del bagno era socchiusa, la apro e davanti a me lui, seduto sulla tazza, con di fianco una specie di bacinella. "Oddio sto malissimuhhhhhh plofplofplofffffffffrrrrrrrrrffffhhhhhhhbuuuuurpppph" Per la prima volta in vita mia ho visto un uomo piangere a dirotto, e nel frattempo riusciva anche a dare di stomaco e morire di diarrea. Alla faccia di chi dice che gli uomini non sanno fare più cose assieme. "AHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH! No, ok, come posso aiutartAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHA! "SEI UNA PERSONA ORRIBILE, SA'." NON CE LA FACCIO, STO MORENDO, ODDIOOOO MA TI DOVRESTI VEDEREEEEE... Ok, chiamo qualcuno, io non posso esserti d'aiuto, mi pare evidente. Non vedo l'ora di raccontarlo. tictictictictici "Che stai facendo?" Sto mandando un messaggio alla nostra coinquilina!" Spero che arriverai a tagliati le vene usando il lato di un foglio di carta, sappilo." AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH CHE' POI E' COLPA DELLA MIA SCATOLETTA, ECCO PERCHE' NON MI ANDAVA QUANDO HO SENTITO L'ODORE!" "Vattene, Sà, ti prego."
Ma del resto con le dissenterie, durante i primi mesi, ci stringi amicizia. Non lo so nemmeno io le volte che sono stata chiusa in camera strisciando tra bagno e letto. Letto che comunque a volte, in certi hotel, era a sei piazze. Cioè, sei piazze, con un mega specchio di fronte. Vabbé, il pensiero che fosse per le orge era scontato, oltre che vero.
Del resto, in posti come Punta Cana, La Romana, Santo Domingo, c'è un gran turismo sessuale. E' pieno zeppo di americane che vanno lì per farsi il bel negrone - e scusate se ho detto "per farsi"- oppure di negroni che si vogliono fare le turiste. Con mia somma sorpresa ho scoperto che anche se se morono de fame, sono ben disposti a pagare per una bionda occidentale. E lo dico per esperienza, cioè, no, aspetta, non pensare male. Almeno non stavolta. Praticamente una sera ero in un locale sulla spiaggia, all'Huracan, gestito da italiani. Spesso fuori da ogni locale c'è un militare, beh, diciamo un ufficioso militare, cosiddetto guerrillero, che sta lì a presidiare, una sorta di mafia: io ti controllo il locale affinché non vengano a rubare, tu in cambio mi paghi. Ero lì con altri colleghi, tra cui il comandante, Attilio, un signore di quarantacinque anni, alto un metro e una Vigorsol, altre AA/VV supertirate, con gonna girofiga, immancabili tacchi - che sulla spiaggia servono come punteruoli per farle rimanere più che mai inutilmente impalate - trucco alla Lady Gaga e abbronzatura alla Carlo Conti, e il secondo allievo, che era compreso nel loro abbigliamento, visto che se lo sarebbero indossato volentieri.
Abbigliamento della Santarossa:

- jeans lunghi, con uso anche invernale;
- maglietta stile marinara a miniche corte, con leggera, quanto inutile, scollatura;
- infradito, o altresì dette ciavatte da spiaggia;
- capelli corti privi di senso, data la presenza del 90% di umidità: praticamente avevo sviluppato le branchie;
- abbronzatura fosforescente.

Si avvicina un ragazzo italiano:
- Ciao! Io sono il capo animatore del villaggio qui di fianco!
- (esticazzi?) Ciao! Piacere!
- Senti, non ti spaventare, ma vedi il militare qui fuori?
- Ah, ecco perché ha un mitra in mano...
- Sì, ecco... Ha detto che vuole conoscerti. Ma tranquilla: gli ho detto che sei qui col tuo ragazzo, però è meglio che tu venga a salutarlo, altrimenti vieni lui da solo e non so se sia meglio.
- Bene, è la mia prima serata da assistente di volo in sosta, iniziamo alla grande! Andiamo.
- Hola!
- Hola! Que bonita que eres! Tan rubia! (che bona che sei! così bionda!)
- Gracias...
- Yo quiero compromitir contigo... (voglio scopare con te)
- Massì, ci piace l'uomo diretto. Eh, no puedo... tengo novio, y està aquì...
- Pero yo te voy a pagar!
- Ah, allora dipende: quanto me dài?
Interviene l'animatore:
- Ma sei scema? Meno male che non ti capisce.
- O la buttavo sul comico, o lo piavo a calci, ma lui ci ha il mitra.
Torno al bancone, mi avvicino al Comandante:
- Oh, Atti', tu quando l'equipaggio è a terra ne sei responsabile, ve'?
- Sì, più o meno...
- Ecco, io ho detto al guerrillero qui fuori che non mi si può fare, perché tu sei mi novio.
- Chiama l'altro allievo: si torna in albergo, adesso.
E allora, ecco che vado a chiamare l'altro allievo, era in spiaggia, vedo solo la sua testa, il resto del corpo era nascosto dietro una casetta bianca piccolissima: "Speriamo che stia guardando le stelle. Marcoooo, dobbiamo andare, adesso." Ehm, sì eccomi." Si alza riallacciandosi i pantaloni e sbuca la testa di una tizia, per altro una passeggera del volo di andata. Di sicuro lui stava guardando le stelle. Anche da parecchio vicino.
Ah, che dura la vita degli AA/VV, penserete... Eh, ma aspettate che vi racconti di quando dovevo volavo da New York a Palermo con italoamericani a bordo, e gente in preda a sciolte violentissime, da non riuscire ad arrivare in bagno.

To be continued...