... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.

mercoledì 22 dicembre 2010

Diario di suor Camilla, tutti la vonno ma nessuno se la piglia. Prima puntata: il peccato della castità.


In una recente ricerca condotta all' Effiguratisemmericordocomesechiama di Nemmancodove University, da parte del famoso team Nonciòncazzodafa', si è scoperto che secondo i geni (non le persone brillanti, ma quelle cosine che io immagino come dei piccoli pupazzetti quadrati e gommosi, che si danno la mano, si sorridono e sono tutti amici! E ogni tanto succede che si staccano, poi si riuniscono, sempre belli e pacioccosi, formano figure, vabbè basta. Sono figlia della generazione che a merenda, alle 16,30 in punto, guardava "Siamo fatti così". Subito a cantà la sigla, eh? Sfigati.) l'unico vero peccato è la castità. Per la serie "come fai fai, sbaji". Il loro unico interesse è la riproduzione. Oh, quindi mi domando se per i geni non praticare la castità, ma usare contraccettivi vada bene lo stesso, o se siano contro l'uso degli anticoncezionali. Il che mi farebbe pensare che i nostri geni siano cattolici, e che quindi il Cattolicesimo abbia basi antichissime, che arrivano dalla Creazione del mondo e del primo essere vivente. E come sempre ho aperto altre tre parentesi che non c'entrano nulla.
Tornando a bomba,  mi ritrovo oggi a parlare di castità. La cosa bella è che tempo fa avevo tirato giù una bozza riguardo l'argomento sesso, che poi non ho mai finito. E, guarda un po', mi ritrovo invece a scrivere un intero post, fatto e finito - oddio ancora non lo so - sulla castità. Che amarezza.
Ora, io ho iniziato da esattamente un mese e venti giorni un periodo di castità che durerà otto mesi. Su per giù dovrebbe terminare il primo giugno 2011, ora più ora meno, eh...
Perché ho deciso di darmi questo periodo di pausa? Semplice, perché voglio vedere se riesco a stare per un po' di tempo senza implicazioni sessuali, e quindi sentimentali. Sì, perché io un pochino, un pochino tanto, sentimentalmente devo essere presa. Raramente mi è capitato di non averne bisogno, parlo dei sentimenti, e di passare subito al sodo.
E' chiaro che se dovessi fallire non mi sentirei del tutto una perdente, però, l'unica clausola è che sia con uno che davvero mi piaccia, cioè che mi faccia proprio IM PA ZZI RE! Capirai. Visto il mio gran culo negli incontri, posso dormire serenissimamente.
Ma andiamo nel dettaglio di questi fantomatici psudoragazzi, trombamici, nondefiniamocifrequentiamociebasta. Il primo che mi viene in mente, in ordine sparso, è un tizio che stavo frequentando (?) che mi ha dato buca perché: "E' arrivata la mia nuova amica, nonché coinquilina, e siccome domani parto devo farle vedere come si pulisce casa." "Oh, immagino che SCOPERA' BENISSSSSSSIMOOOOO!!!!" Ché mi dispiaceva perché con lui a letto mi ci trovavo proprio bene. Grande carenza di materia grigia, eh, però, dài, la natura s'era concentrata a compensarlo con altre doti. Ma adesso che ci penso, questa grande serie di buche epiche, si è inaugurata con un altro tizio che doveva venire a casa mia; tutto pronto, tutto perfetto, completino intimo nuovo, tutta profumata, cenetta pronta. "Sono le 8,10. Ho ancora venti minuti... Che mi manca?" "DRIN DRIN" "Prontoooo! Ciao! ... Ah, non puoi venire... Ah, hai la diarrea. Da tutto il giorno, certo. No, no lo capisco. Sì, mi hai avvertita tardi ma NON FA NIENTE. Beh, guarisci, allora ciao. IO NON LO SO SE E' VERO, MA NEL CASO NON LO SIA SPERO TI VENGA A FISCHIO E CHE TI ESCA ANCHE DALLE ORECCHIE!" La cosa bella è che in entrambi i casi, come un po' per tutti gli altri, c'è stato un improbabile tentativo di ritorno. Ché tu sei lì che pensi: "Perché? Perché vuoi farmi così felice nel dirti NO?" cioè, a me va bene, però un minimo di coerenza. E se chiedi ad un amico ti dice:"E' che si vede che aveva finito le scorte." Grazie per la botta di autostima, sei 'namico.
Per non parlare di quell'altro, lì, il musicista. Mi ha dato il tormento per settimane prima di convincermi ad uscire. A me non piaceva molto, però "Dài, conosciamolo." Usciamo, mi porta i fiori, che dolce, parliamo tutta la sera: "Domani sera andiamo a cena e poi al concerto?" "Sì, volentieri!" Cioè, non era proprio un gran bel pezzo di ragazzo, era pure un po' logorroico, e parlava troppo di se stesso, però, dài, CO NO SCIA MO LO! Mi manda il messaggino della buonanotte. "Sono stato proprio bene blablablabla è bello stare con te blablablabla.", che tenero, non rispondo. Aho', non sapevo che di' a parte "buonanotte!" Il giorno dopo, manco mi sveglio che mi manda un altro messaggino: "Buongiorno, come stai? blablabla." Nessun accenno alla cena. Bah. Aspetto. Aspetto ancora. Si fanno le 19,00. Nada. Alle 20,00 lo chiamo, quantomeno per mandarlo a fanculo. Non risponde. Croce sopra. Ma prima però gli mando una mail, poche righe, breve, ma diretta. Ora, non ricordo cosa gli abbia scritto, sta di fatto che il giorno dopo mi chiama duecento volte, ovviamente non gli ho mai risposto, finché mi scrive:"Scusa, è che mia zia, quella di cui ti ho raccontato, aveva bisogno di parlare e, fatalità, mi si è rotto il cellulare, ne ho usato un altro, ma il tuo numero non era nella sim, ma nella memoria del cellulare ormai perso." E poi avrebbe voluto mandarmi un messaggio su Facebook, però è stato rapito dagli alieni e, nel mentre, il cellulare è caduto in un buco nero. Vabbè, devo commentare? Non serve, no?
Tengo a precisare che in tutti i suddetti casi, e in quelli che sto per citare, l'invito non era mai partito da me! Andando un pochino più veloce, abbiamo:
- Non posso più, ho una cena di lavoro, a cui davvero non mi va di andare, ma devo. Spero che tu mi aspetterai... come dove? In albergo!  [in quanto questo idiota, era a Milano per lavoro, e quindi ne abbiamo approfittato per stare insieme, visto che lui proprio ci teneva a stare con me, ma poi però a 'sta cena, che non era nemmeno così tanto importante, proprio NON POTEVA NON ANDARE, però io potevo aspettarlo nella hall del suo hotel; come ogni bagascia che si rispetti. Manco a dirlo, gli ho detto di sì e poi me ne sono andata. Per sempre.]
- Non posso, è vero non viviamo nella stessa città, e ci vediamo una volta la mese, ma mi ero dimenticato che devo incontrarmi con questa mia amica che non vedo da secoli, e tu capirai, no? [Come no! Mi chiamano capa-capisciona mica a caso!]
- Non posso! Guarda, c'è stato un imprevisto! Un mio amico mi ha chiesto se gli tengo il figlio. Non sapeva a chi altro chiederlo! [il bello è che ha anche fatto un video al bimbo, mentre era nella culla. Ma per favore!]
- Non posso, mi ero dimenticato che c'è l'ultima puntata di Lost.
- Non posso, mi ero dimenticato che ce sta la Roma.
- Non posso, mi ero dimenticato che ho un torneo di Pes.
[nota bene: nella prossima vita allontanare da subito i nerd, i tifosi, e i sit-com addicted. Praticamente, allontanare gli uomini.]

Bene, mi sembra di aver dato già un ampio quadro della mia penosa situazione. Ché già vi viene da dire: "Guarda, Sà, fai bene a proseguire nella tua "singolitudine" e castità convinta." Ma io ci tengo proprio a dirvi quale livello straziante abbia toccato; per ora mi fermo qui, ma nel prossimo post vi racconterò i motivi per cui sono stata lasciata. Lasciata, poi, manco era iniziata! Vabbè. Famme sta zitta, va', nommefate parlà, va'. Che amarezza infinita.

lunedì 20 dicembre 2010

Se cercate un senso in questo post, avete sbagliato giorno.



Di certo quella che sto per affrontare oggi è una tematica già trita e ritrita, in modo diverso, anche da me in un precedente post. Parlo delle domande esistenziali, che iniziamo a farci, ma più che altro a fare agli adulti, da piccoli, qualcuno in modo diverso, ovviamente, in adolescenza, ma comunque, in linea di massima, quando siamo molto giovani Ci poniamo i grandi perché, e questo ancora prima di arrivare a studiare Filosofia. Beh, più o meno dovrebbe essere andata così un po' per tutti. Poi c'è chi non si è mai posto domande del genere, chi se l'è fatte non cercando poi troppe risposte, e chi, come me, a ventisette anni, ogni tanto, ancora ci va in fissa. Ma del resto, che non mi piaccia crescere non è un mistero per nessuno (ché poi non è vero: sono voluta diventare grande, più della mia età, fino a ventisei anni e dieci mesi. Poi ho smesso.).
Ricordo che da piccola una volta chiesi a mamma con stupore:"Mamma! ma tu vedi gli stessi colori che vedo io?" "Certo, Sara!" "Ma come fai a saperlo? Io vedo questo e lo chiamo verde, ma tu sei proprio sicura di vederlo come me? Che vuol dire verde, poi? Perché non si chiama rosso? Anzi, gli do un altro nome, lo invento io, tanto comunque rimane sempre lo stesso colore, no?" Ricordo proprio nitidamente questa scena, avevo sette anni, forse otto, era estate e mi ero appena svegliata dal pisolino pomeridiano. Mamma rise. Mi spiegò che semplicemente non si poteva dare nuovi nomi a qualcosa che già lo aveva, e che era usato da tutti, perché altrimenti non mi avrebbero capita, cosa che comunque mi succede lo stesso, quella di non essere capita da tutti.
Ce ne fu un altro di episodio che ricordo sempre nitidamente, anche se ero ancora più piccola: avevo sei anni, ero in giardino a giocare con alcune amiche. Mi ricordo che prima di iniziare a giocare ci sceglievamo un nome, la cosa andava più o meno così:"Io mi chiamo Alessandra!" "Io pure!" Le mie amiche stavano tutte in fissa col nome Alessandra; a me non dispiaceva, ma non sopportavo l'idea di dovermi omologare al nome di moda del momento. Così ne sceglievo uno che di solito non voleva mai nessuno, ma a me piaceva tanto:" Io mi chiamo Arianna!" (che, per altro, era il personaggio di Federica Moro, in College). Così, quel pomeriggio, tanto mi piaceva quel nome, andai da mamma e le dissi:"Mamma, io da oggi in poi mi chiamo Arianna!" "No, Sara, non puoi!" "E perché?" "Perché non ti puoi scegliere il nome..." "Ma il nome è mio! Sono io che ci devo stare per sempre!" "Sì, ma tutti ti conoscono come Sara." Accettai la cosa, sebbene mi sembrasse ridicolo che qualcuno avesse scelto per me il mio nome. Ricordo che mi venne in testa l'idea che forse per gli altri sarai cambiata, non sarei stata più Sara, ma in fondo io non ero mica un nome, ero una persona!
C'è da dire che già da piccola vivevo in un mondo tutto mio, e, non a caso, mi chiamavano Alice. Per esempio, la sera mettevo a dormire, su un asciugamano sopra il termosifone, il mio spazzolino e il dentifricio (quello proprio per bimbi, che avevo un gusto buono, e c'era il castoro sulla confezione, che era tutta scintillosa!) perché, come dissi, sempre a mamma: "Se no tutto il giorno in piedi si stancano!" Oppure giocavo con i piedi di mio padre, sì, non ai piedi di mio padre, ma proprio con i suoi piedi; mentre lui stava seduto a guardare la televisione, io mi mettevo a giocare con i suoi piedi, chiamandoli "cavalli"! Evidentemente avevo confuso il cavallo dei pantaloni, con il collo del piede, ma, insomma, in base al colore dei suoi calzini, io inventavo una storia, poi li accarezzavo, ci parlavo, e la cosa più assurda era che mio padre li facesse anche nitrire di tanto in tanto. Cioè, anziché fermarmi, assecondava il mio delirio! Oh, tengo a dire che oggi, la cosa che mi fa più schifo al mondo sono, indovinate un po'? I piedi, ovviamente, insieme all'uva, di cui solo la visione mi dà il voltastomaco. Eh, ognuno ha i propri traumi, anche se quello dell'uva non l'ho mai tanto capito, ma sarebbe potuta andarmi peggio, avrei potuto avere che so, la fobia dei bottoni, ossia la Koumpounophobia.
Tutto questo preambolo per dire che nonostante abbia accettato, a malincuore, che il verde si chiami verde, e che io mi chiami Sara, ancora oggi mi resta difficile capire come le persone possano interagire tra loro, o anche solo a capirsi davvero dal momento che ognuno vive la realtà da un punto di vista prettamente soggettivo, ma anzi, direi proprio, che ognuno vive nel suo microcosmo. Diciamo che adeguarmi al modo di vedere qualsiasi cosa, da una prospettiva comune a molti, non mi è mai piaciuto. Fosse anche solo per partito preso. Ché poi è anche la strada più facile, quella di non porsi domande e di accettare ciò che viene come un dogma (ed è per questo che la religione ha vita facile anche nel XXI secolo, nonostante ci siano molte più risposte oggi, rispetto a millenni fa. Ma comunque.).
Il problema della visione del mondo come un qualcosa di solamente soggettivo, si pone soprattutto nel momento in cui trovi persone completamente diverse da te. Quando, per puro sbaglio, si scontrano due universi paralleli. Nel mio caso, parlo delle persone sempre ottimiste, per cui il bicchiere è sempre mezzo pieno, per cui la vita viene presa così com'è, e tutto è sempre una gran figata. Cioè, non ce ne sono molti, però esistono. Che lì per lì ti affascinano pure, e pensi:"Ma sì, anche io voglio vederla così, la vita!" Allora succede che questi personaggi ti dicano cose come:"Se stai male è perché tu vuoi stare in quella condizione!" Per un nano secondo pensi anche:"Uhm, mah, magari..." Ma poi torni in te e dici:"Ma vaffanculo,va!" "Sì, perché tu vuoi vedere le cose in maniera totalmente pessimista!" "Ma rivaffanculo, va! Piuttosto, hai mai provato a mandarti a fanculo? Guarda che è catartico!" Fosse solo così semplice... Non lo so, potrei fare molti esempi per cui questa affermazione sarebbe da considerare come"una cagata pazzesca", tirando anche in mezzo i bambini africani, ad esempio.
Dostoevskij diceva "Tutto è buono... Tutto. L'uomo è infelice perché non sa di essere felice. Solo per questo. Questo è tutto, tutto! Chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente, nello stesso istante. Tutto è bene per colui che è consapevole che tutto è bene. Se sapessero di stare bene, starebbero bene; ma, finché non sapranno di stare bene, staranno male. Ecco tutta l'idea! Tutto! E non ce n'è un'altra."
Di sicuro è una citazione che a leggerla la prima volta, beh... ti apre il cuore, fa spalancare la speranza, l'ottimismo, poi arriva la realtà. Perché, parliamoci chiaro, pure lui era un classico esempio del "predico bene, ma razzolo male". Che, per carità, sarebbe una condizione di vita, una forma mentis, assolutamente straordinaria, ma totalmente inapplicabile, e se puntiamo all'essere sempre felici, allo stare sempre bene, non lo saremo mai, perché è un'utopia, qualcosa che nella realtà non può esistere, e non lo dico in tono pessimistico, ma solo consapevole, reale (sì, vabbè, reale secondo la mia visione, abbiamo capito). Poi, c'è da dire, che anche nelle condizioni più disperate, trovi persone che se la fanno prendere bene, ma quella io la considero più che altro necessità, sopravvivenza. Io non sono nata, o comunque non sono diventata nel corso della mia vita il tipo di persona fiduciosa ed ottimista, sempre col sorriso sulle labbra; ho molti periodi neri, con qualche momento profondamente depresso. Andando per esagerazione, se nella vita continuassi a seguire l'ideale peace&love, come ho tentato di fare sinora, per come sono fatta non riuscirei mai a trovare la mia stabilità. Questo non significa che debba perseguire sempre più la strada verso le crisi mistiche e psicodrammatiche, ma accettare il fatto che nella vita avrò continui sbalzi d'umore, e che più mi combatto e più raschio il fondo del mio vittimismo e della compassione. In altre parole, voglio diventare ciò che sono, non ciò che vorrei essere. Di sicuro non sto passando un bel momento, e questo lo ammetto (sono nella fase "profondamente depresso"). A volte esco completamente fuori binario, e faccio della mia visione contorta, sofferta e difficile una verità assoluta, che la maggior parte del genere umano non vuole vedere, solo perché non sarebbe in grado di conviverci (quanto mi piaccio quando sono così drammatica e, al tempo stesso, megalomane). Però, per quanto la verità oggettiva non esista - e non esiste nemmeno nella Scienza, in quanto quello che viene scoperto oggi, spesso, viene anche confutato domani- io non me la sento di dire che tutto quello che percepisco sia una mia scelta di volerlo sentire come tale. Citerò testualmente una mia cara amica (con la quale da un po' di mesi sono in perfetta simbiosi, nonostante ci sentiamo di rado e ci vediamo una volta ogni tre, quattro anni) che ha espresso questo mio stesso concetto in quattro righe, in un modo che io meglio non sarei riuscita a fare:
"non è possibile che mi venga fatta passare la percezione del mondo come una cosa soggettiva e influenzata solamente dal mio stato d'animo, come se invece il mondo là fuori fosse tutto bello e splendente. Io a 'sta cazzata comincio a non crederci più. Soffrire non è una scelta, è piuttosto una conseguenza. " (Cit. Laura)


Oh bene, mi rendo conto che questo post è praticamente privo di ordine e di senso, e la cosa mi piace un sacco, non tanto per la retorica sul fatto che non tutto per forza deve sempre aver un senso e che il mio disordine mentale è lo specchio di quel che ho scritto, quanto perché non me frega un cazzo, almeno per oggi, e lo tengo così com'è. Tanto ci saranno sempre visioni soggettive differenti e i gusti son gusti, ma non sempre sono giusti, ma, soprattutto, non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace a Sara.


domenica 12 dicembre 2010

“Ricorda se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero” Charlotte Carpenter


Sarà per questo che io quest’anno ho deciso che proprio l’albero non lo voglio fare: non sia mai che tra le varie cose su cui inciampo per casa ci sia pure il Natale. Del resto si sa: quando una cosa non ti serve più, eccola che salta fuori!
Ma, prima di tutto, devo apportare una piccolissima deviazione al tema: la foto che ho in alto, nella testata, è mia, cioè, non sono io quella al centro, però, insomma, non è una foto presa a caso. Quella al centro è mia nonna, quelli di fianco sono due suoi amici, quello che fa la foto mio nonno. Erano gli anni ’70. Mia nonna sfoggia con fierezza un bikini, e una panzetta mica male (ma c’è anche da capirla: ha sofferto la fame in tempo guerra, lei), di un’elegònza così sobria… Vabbè.
Mentre a pié di pagina ho messo altre due foto, sempre con mia nonna: in una è in stile Audry Hepburn "de noantri", nell'altra sembra la moglie del presidente degli Stati Uniti d'America. Insomma, io mia nonna negli States ce la vedrei benissimo. Da notare come le pessime tradizioni familiari si tramandino: mia madre ed io abbiamo lo stesso osceno vestito da pseudosposa dodicenne (oh, dear Epiphany! Ecco perchè non mi sono ancora sposata: ho indossato un vestito da sposa prima del matrimonio!! 'naggia!), destino a cui nemmeno mia sorella è riuscita a scampare, usando per altro il mio stesso vestito (a mia nonna invece non entrava più quello di Audry, d'altra parte, ha sofferto la fame in tempo di guerra, lei).
Tornando al titolo, sono qui oggi per farvi capire perché io odi così tanto il Natale. Sì, lo so che ormai è moda comune dire “Ah, Dio, come odio le Feste.” Ma voi, dopo aver compreso perchè IO le odio, vi sentirete degli inetti.
Ungaretti diceva:
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.
Ecco, il mio punto è proprio questo: io a casa non ci voglio stare, mai. Il giorno di Natale, poi… Figuriamoci se venissi lasciata in disparte mezzo secondo. Già me la immagino mia nonna a pranzo (non quella della foto, l’altra) che mi tartassa la mi… che mi scoccia, incalzando con VARIE domande, che si prepara da Natale scorso, durante i suoi rinomati monologhi ad alta voce con se stessa (ha un anno di tempo, in quanto io non vivo più nella mia città natia, Roma, e le volte in cui riesce a vedermi sono, appunto, una l’anno, che non sempre coincidono col Natale: grazie a Dio, ogni tanto, è festa anche per me).
- Allora? Lavoro? Ti sei fidanzata? Eh, prima il lavoro, poi l’amore! Ma guarda, Sara, che ormai hai VENTISETTE ANNI, non sei più una ragazzina. Sei l’unica che ancora non si è fidanzata.
- SEI L’UNICA! SEI PROPRIO UNA ZITELLACCIA! AH AH AH AH [dissero i cugini in coro, di cui rispettivamente 33, 34, 39 anni.]
- Eh sì, ma la colpa è tua, eh! [riprese la nonna]
Con quel caratteraccio! Chi ti si piglia? E’ un peccato, sei tanto bella, tanto intelligente. Io pensavo fossi come me, invece no! Col tuo modo ribelle! Tu non devi rispondere, i mariti hanno sempre ragione, e…
- Zia, c’è dell’altra lasagna? Mi raccomando abbonda con l’olio rimasto sotto, vorrei essere ricoverata d’urgenza.
- …e tu sei bella, bella di nonna! La nonna ti vuole tanto bene! Ma tu ti devi sposare prima che muoia, io ti devo fare il regalo di nozze!
- O’ nò’, se proprio, proprio, io l’accetto comunque, anzi almeno sai che va tutto a me e non al primo str… al primo.
- Quando sei nata io ancora me lo ricordo: tuo padre mise uno striscione in camera, con scritto: BENVENUTA SARA! Eri la principessa! Tu sei la mia unica nipote femmina!
- Nonna, è qui tra noi oggi Veronica!! Nonché tua seconda nipote femmina!
- Ah sì, sì anche Veronica, bella di nonna… ma TU SEI LA PRIMA NIPOTE, tu sei come me!
- “Sei una zingara come me, tuo nonno mi diceva sempre “Vieni qui, zingaretta mia!”
- Sei una zingara come me, tuo nonno mi diceva sempre “Vieni qui, zingaretta mia!” Io scappavo sulla neve a piedi scalzi per andare a ballare la notte! Io mi sono innamorata di nonno che era povero, povero,* e sono andata contro la mia famiglia, ho fatto la fame, ho…
- Zia, hai un foglio di carta?
- A che ti serve? Lo sai a memoria, ormai!
- No, è che vorrei tagliarmi le vene con l’angolo del foglio.
- Usa il coltello, è lì!
- E’ che desidero una morta lenta, sia mai che nel frattempo ne spari una nuova…
- …tanti sacrifici, ho avuto una vita difficile, non ho mai fatto una vacanza, ho…
- Niente, siamo all’epilogo, vado di coltello.
- Però! Sono stati cinquantaquattro anni di matrimonio FE-LI-CI-SSI-MI!
- Uhm…Già! Bella nonnina, vino? Hem… Oh, io non capisco perchè siano rimaste in vita solo le nonne, e i nonni, che non li vedevi e non li sentivi, siano passati a miglior vita, così prest… Eh beh, oddio, esiste sempre la possibilità che si siano suicidati… Insomma cinquant’anni così…
- SARAAAAA! Ma sei proprio tremenda! [generalmente lo dicono le zie/mamme in coro, per altro tutte suocere della suddetta, quindi pienamente concordanti, almeno in questo...]
- Hai ragione… Cattiva, Sara, Cattiva! O’ Nonna, ma hai sentito che il figlio di Maria, la vicina, dei così lì, eh, dice che ha tradito la moglie…con una del lavoro…
- SARA! Ma così l’accendi, però! [sempre il coro, che a volte penso siano un po' il mio alterego, finto buono "parapparenze"]
- Eh, eh… hai visto? Ma la colpa è della moglie! Si vede che non lo rendeva abbastanza felice.
- Evvaiii! La prima l’ha detta!!
- E poi la segretaria lì… era lei che non ci doveva provare… perché ‘ste donne d’oggi, si sa, rovinano i matrimoni. D’altra parte lei ci ha provato, e lui mica può dire di no: farebbe la figura del rammollito, si capisce.
- E ANDIAMOOOOO!! Hem… Eh, sì capisce. Se fossi avvocato in America ti userei come testimone, nò: sono sicura che la giuria si alzerebbe in standing ovation.
- Che? Non parlare difficile con me! Guarda che io ho fatto solo la terza media, perchè avrei potuto studiare, ma poi ho incontrato tuo nonno, che era proprio povero, povero, [adesso hai capito a cosa servisse l'asterisco, vai!]
E ADESSO CHIEDIMI SCUSA PER TUTTE LE VOLTE CHE HAI DETTO
”QUANTO ODIO LE FESTE!” 
VUOI CHE TI PRESTI MIA NONNA, OPPURE HAI CAPITO L’ANTIFONA?
‘MBEH.

lunedì 6 dicembre 2010

"Se le scimmie riuscissero a provare noia, potrebbero diventare uomini." Johann Wolfgang Goethe.

- Nonno, mi sto annoiandooooooo... Che faccio?
- Acchiappate er naso e girate 'ntorno.
E ridevo ogni volta che me lo diceva, incredibile.

Sì, mio nonno non era propriamente il mago della noia, ma tante sere mentre ero lì con i miei amici a decidere dovete andare, cosa fare, ho pensato che sarebbe stato meglio "acchiapparmi il naso e girarmi intorno". Così, passano minuti,  lì no perché costa troppo, là no perché non vi piace la musica, "allora andiamo al..." "No, no c'è gente di merda! Ti prego!" "Ma manco ho detto dove!" Ecco, anche dire di no a qualsiasi, magari nuova, proposta diventa un'abitudine. E l'abitudine, si sa, porta alla noia.
Ho passato un week-end mediamente noioso. Ora, che non me ne abbiano le persone con cui l'ho condiviso e che leggeranno questo post (Ale, però, magari un maglione meno pesante la prossima volta, ok?! Grasssie), ma, mi pare, che proprio ci sia una moria di idee e di entusiasmi negli ultimi tempi. Ultimi tempi che durano da un po' troppo, direi. Di solito questi momenti andavano a periodi, adesso mi sembra che sia diventata una costante. Allora c'è chi va all'estero, perché spera in un'avventura stile erasmus, non rendendosi conto che forse l'età da erasmus è passata "Eh, ma io trent'anni non me li sento!" "Eh, ma tu trent'anni ce li hai." Con questo non voglio dire che alla nostra età (Cielo, che tristezza ritrovarmi a dire "alla nostra età", manco avessi davvero trent'anni già. Già.) non ci si debba più andare a divertire a feste, locali, e quant'altro, però continuare a puntare sul quel genere di uscite dopo che per anni le hai fatte, durante il fine settimana e non, credo che porti all'unica soluzione che è "allora andiamo al..." "No, no c'è gente di merda! Ti prego!": l'abitudine, la noia.
Ho pensato anche che una soluzione potesse essere quella di conoscere persone nuove. Ma, anche qui, superata l'euforia del momento per le nuove conoscenze, queste hanno una durata impressionantemente breve. Vuoi perché molte di queste persone cambiano città, si fidanzano, hanno un lavoro che non permette loro troppo svago, e quindi i giorni di riposo vengono usati nel senso vero del termine, vuoi per quello che ti pare, ma quello che ho capito è che gestire nuove amicizie superati i venticinque anni diventa incredibilmente difficile.
Penso ai miei genitori. In fondo una volta era diverso: il periodo delle uscite e delle vacanze in tenda era vissuto come un premio, dopo anni di segregazione in casa (parlo più che altro per le donne), e soprattutto durava meno, diciamo dai diciotto ai venticinque. Quindi, probabilmente, si sono persi tutta la fase dopo, in cui tutte le cazzate assurde fatte con gli amici smettono di essere così cazzate, così assurde. Ma questo loro non lo sanno, anzi se glielo chiedi, nella maggior parte dei casi, ti viene detto "Se tornassi indietro non mi sposerei così giovane..." Anche se credo che mio madre si fermerebbe al "non mi sposerei." Ma comunque.
Ma la noia di questo periodo non pervade solo il campo delle amicizie e delle uscite. Un altro argomento molto gettonato è il lavoro. Niente 'sto lavoro proprio non va. E mò il contratto, e mò lo stipendio, e mò gli orari, e mò i colleghi, e mò il traffico, e mò il diavolo che ce se porta, non va mai bene. Anche qui, non è difficile dirsi papale, papale che lavorare fa schifo, e che di qualsiasi cosa si tratti ne faremmo volentieri a meno. "Eh, ma poi a non fare niente ti annoi"sè. Al di là del fatto che mi trovo molto, ma molto contrariata rispetto a questa affermazione universale, non è mica detto che non si debba fare niente: fai solo quello che ti piace. Il punto è che molte persone non saprebbero assolutamente cosa fare del loro tempo, se fosse totalmente libero. Perciò il lavoro, che tanto sdegnano, in realtà li salva dal dover pensare. A qualsiasi cosa.
La noia non ci piace perché ci fa sentire come se non stessimo dando uno scopo alla nostra vita. Proprio non l'accettiamo. E quando questa supera un periodo di un mese, due, (nel mio caso molto meno) ci infiliamo in casini inverosimili, che "machecazzommèvenutoimmmente??"
Personalmente, per rendermi la vita meno noiosa, per un sacco di tempo ho dato largo spazio ad amori immaginari. Ma ho fatto anche di peggio: sono andata da una cartomante. Beh, una... In tutta la mia vita sono andata da quattro cartomanti: due uomini e due donne. Niente, stavolta non si tratta di bravura a livello di sesso, se sono stati più bravi gli uomini o le donne, stavolta è proprio che sono stata scema io. Eh, lo so, lo so. La cosa bella è che ci ho anche creduto, e ci ho creduto così tanto che ho fatto l'esatto contrario di quello che avevano predetto, giusto per smentire la loro previsione. A volte, invece, l'ho seguita alla lettera. In entrambi i casi mi è andata peggio di quanto, forse, normalmente sarebbe andata. Ma ammetto che quando ti dicono che sei speciale, e che le stelle prevedono per te un gran futuro, beh... ti danno un certo senso di onnipotenza, di energia, che finché ti dà la spinta, l'illusione non consapevole che lo sia, va anche bene. Quando però ti ritrovi a fare una cazzo di chiamata ad un ex solo perché la cartomante ti ha detto che non lo avresti mai più risentito, allora è il caso che torni dal tuo psicologo, perché decisamente dei due è quello che ti leva più soldi, ma ti fa fare meno danni.
A volte mi fermo a guardare e ad ascoltare chi mi sta intorno, e vedo gente infelice, annoiata, triste, ma comunque in lotta, disperata, oppure felice, ma con la paura sempre sul collo che prima o poi finisca quel bel periodo di serenità. Ma prima o poi finisce tutto. Ora, non voglio sembrare bukowskiana (anche se in realtà un pochetto lo sono), in quanto io per prima mi danno: sto qui a scrivere, piango, e ho paura di vivere più che di morire, ma comunque vivo e mi incazzo quando non lo faccio.
Ci impegnamo per tutta la vita per trovare un senso, per dare un valore, un significato, lasciare un segno, una traccia, alla nostra esistenza, della nostra esistenza. Se solo per un attimo, in mezzo al marasma della noia, dei casini, ci si fermasse a pensare che tanto alla fine MORIREMO TUTTI , magari saremmo un tantinello meno apatici, e meno attaccati ai problemi. La vita non ha senso, o ne ha solo in quanto esiste. Ciò non significa non doverle dare un valore, ma forse nemmeno esagerare, altrimenti poi la morte diventa qualcosa di terribilmente angosciante, di cui accettiamo l'esistenza solo se in cambio, dopo, abbiamo un'altra vita in un altro corpo, o in un'altra dimensione.
Ma infondo questi sono solo i pensieri di una mente annoiata, che da troppo tempo non lavora.

«La vita è una favola narrata da uno sciocco, piena di strepito e di furore ma senza significato alcuno.»

William Shakespeare


Lookin' for some happiness
But there is only loneliness to find
Jump to the left, turn to the right
Lookin' upstairs, lookin' behind, y
eah!

venerdì 3 dicembre 2010

Le due parole più belle del mondo non sono "ti amo", ma "è benigno". W.Allen

Ultimamente la mia ipocondria è decisamente peggiorata. Beh, la chiamo ipocondria, ma io sono sicura di avere qualcosa di grave  e che lo scoprirò troppo tardi. Dice: "E allora perchè non ti fai controllare?" Perchè non voglio scoprirlo!
Se fosse così facile la risolverei con un paio di esami al mese, no? E poi ci sono due diversi stadi dell'ipocondria: nella prima fase ti fai controllare sempre, hai tutti i sintomi e i dolori di tutte le malattie del mondo. Speri anche che ti trovino qualcosa, ecco... di non troppo grave, eh! Ma poi alla fine, tutto è causa dello stress "Lei è sanissima, signorina! Cerchi solo di rilassarsi di più, ok?" Sè.
La seconda fase è quella in cui sicuramente hai qualcosa, ma il pensiero di farti controllare è ancora peggiore che pensare di averlo. Così, ad ogni esame si accompagna una notte insonne, pianti, panico, discorsi con se stessi infiniti, se poi c'è un interlocutore "poro" lui. Cominci a tirare giù la tua personale anamnesi, e, quindi, sei all'inizio della fine: ogni malattia è collegata all'altra, ti maledici per non esserti fatto controllare prima, e per non aver dato peso a quel fastidioso mal di gola, che magari è solo un banale mal di gola, ma... se fossero polipi? E allora, se non ti bastasse, inizi anche a pensare alle malattie familiari, a come siano morti tuoi parenti, a che età, e in quanto tempo. Di solito io prego di aver ripreso dalla mia famiglia paterna, nella quale comunque tirano le cuoia, ma dopo gli ottanta. Quella materna invece è un disastro: malattie mentali (tra cui ben due casi di schizzofrenia), svariate tipologie di cancri, rare malattie genetiche... e la chiudi qui, altrimenti, presto, inizierò ad andare in iperventilazione.
Da quando sono stata a Londra, dopo anni di serenità (che non è vero: due anni fa ho avuto un caso di iponcondria ben peggiore. Per puro diletto ho iniziato a leggere un manuale di psicopatologie. Beh, ho passato i sei mesi più brutti della mia vita, fin quando ho scoperto che siamo TUTTI soggetti a nevrosi più meno passeggere. La mia è in corso dal 26 novembre 1983), ho ripreso a preoccuparmi per la mia salute. La volta peggiore è stata quando sulle macchinine a scontro ho preso un colpo di frusta, ed ho passato la notte sveglia perché avevo paura di perdere i sensi a causa di un possibile trauma cranico. Notte in cui, almeno ogni ora, mi sono sottoposta ad un esame neurologico molto semplice: occhi chiusi, seduta, indice della mano destra e quello della mano sinistra devono riuscire a centrare il naso. Se non vi si riesce, auguri.
Stasera, per curiosità ho aperto Wikipedia e ho cercato "perdita media di sangue durante il ciclo mestruale". Spesso mi capita di avere un ciclo moooolto abbondante, così mi è venuta la curiosità di sapere quanto sia giusto perderne. Avevo previsto di poter leggere cose spiacevoli, ma mai così tanto:

"Flussi molto abbondanti o maggiori di 80 ml (ipermenorrea o menorragia) possono derivare da disturbi ormonali, anormalità uterine, incluso leiomioma uterino o cancro, e altre cause."


Mi giro verso Stefano (sempre il mio migliore amico, con cui sono tornata a vivere):
- Stè, penso di avere un cancro alle ovaie.
- Ehhh??
- Sì. Cristo. Lo sapevo! Te l'avevo detto che questo ciclo era strano, con ben TRE GIORNI di ritardo! Altro che "sarà per il fatto che sei agitata, nervosa, stressata, e che hai cambiato abitudini alimentari." Dio mio, e adesso? [piango]
- Sara! Ma la smetti? Non hai nulla!! E mica è la prima volta che hai un ciclo così abbondante! Anche l'anno scors
- Eh! Si vede che ho un cancro da un anno... Oddio... E ora? Chiamo mamma.
- Ma no lasc
- Mamma, senti ho il ciclo abbondante. Non è che si tratta di cancro?
- Oddio, Sara, la devi smettere di leggere articoli di medicina, te l'ho detto mille volte! [ride]
- C'è scritto su Wikipedia! Se perdi oltre 80ml c'è qualcosa di grave che non va!
- E tu che ne sai quanto ne perdi?
- Ecco, beh... Ho preso un assorbente nuovo, ci ho versato dell'acqua e ho visto che solo in uno io arrivo a perdere oltre 20ml. Figuriamoci in un giorno! Altro che 80ml a settimana.
Stè ride a crepapelle, mamma pure.
Mamma:" Ma Sara io allora dovrei essere morta da un pezzo!!"
Io:" Sentite io sono seria... Qui c'è qualcosa che non va!"
Mamma:" Ma allora fatti controllare! Cerca un ospedale, e prenotati una visita!"
Io: "Sei matta? E se poi ho qualcosa? Io non lo voglio sapere.
Stefano, ancora ridendo:" Ma dài Sà! Sei il ritratto della salute!"
Io: "E chi cazzo sei tu? Uno stregone?"
Mamma: "Ok, non vuoi farti visitare, quindi?"
Io: "Ok, ridete... Allora mi faccio visitare, poi però se ho un cancro rido io! AH AH! Così vediamo se mi date ancora della pazza."
Stefano:" Io mi immagino la scena "Tohh! [fa il gesto dell'ombrello] ve l'avevo detto che ho un cancro! In culo a tutti! Di sicuro la prenderesti nel modo giusto se riuscissi a riderne! Oddio Sà sto crepando."
Io:" Magari. Ma quale ridere? Ah, e  ve lo dico ora una volta per tutte: io non mi faccio chemio, cure a vite, ecc, chiaro?
Stefano:" E la cosa bella è che sei seria!! AH AH AH AH AH AH! STO MALEEEEEE!!"
Io:" Mi ammazzo direttamente. Non sto lì col panico a vita, legata alle macchine, Cristo santo. Dio che ansia, mi viene da vomitare. [piango] sniff sniff... [mi incazzo] Ma la fai finita di ridere, pezzo di idiota? Continua così e fai la fine delle iene, stasera. [rido]"
Stefano:" Ma che ridi??"
Io: "Eh eh, ho pensato alle iene di Roger Rabbit... mi sono fatta ridere da sola per la battuta."
Stefano:" No, vabbè ma non è possibile, io voglio che qualcuno filmi sto momento."
Mamma:" Se vuoi ti aiuto io ad ammazzarti."
Io:" Va bene, faccio gli esami. Almeno mi godo gli ultimi giorni di vita. "
Risate con lacrime di Mà e Stè.
Mamma:" Ok, abbiamo già un posto riservato accanto a tuo nonno. Sarebbe di tua nonna, ma sono sicura che te lo concede..."
Io:" Stè, tu sai già che foto voglio sulla tomba, no?"
Stefano:" La mia?"
Io:" ...Mi scelgo l'epitaffio, voglio una citazione figa."
Stefano:" Ma non volevi essere cremata?"
Io:" Uhm, non lo so. Poi come fai a piangermi ogni giorno? Devi venire lì davanti alla mia tomba."
Stefano:" Ma io non piangerò per te!"
Io:" Già hai ragione, se io crepassi ti leveresti direttamente la vita il secondo dopo."
Stefano:" No, Sà. Devi venirmi a dare i numeri mentre dormo."
Io:" Che tu possa morire povero, Gentile."
Mamma:" Sara, ti richiamo tra mezz'ora. Tu intanto calmati, ok?"
Dopo un'ora:
Mamma:" Allora, stai meglio?"
Io:" In apparenza sì, ma chissà se sarà così davvero. Non possiamo saperlo."