... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.

venerdì 27 agosto 2010

Ma le paura non han fissa dimora, le vostre svolte son sogni di gloria.





Non sono una donna coraggiosa. Sono una ragazza confusa, pigra, e spaventata.
Sono esattamente cinque anni che non ho "fissa dimora". Riesco ad avere in una stessa città anche più case. Non mi piace l'idea di stabilirmi in nessun posto per sempre, non sono capace di portare a termine nulla, mi annoio subito di qualsiasi cosa. Non so cosa voglia. Non ho capito cosa mi piaccia fare, e cosa voglia fare da grande. La questione poi diventa più seria se penso che ho quasi ventisette anni. Mi viene l'ansia alla proposta di contratto a tempo indeterminato. 
IN-DE-TER-MI-NA-TO.
Lo chiamassero contratto a "finché dura fa verdura"! Non riesco nemmeno a considerare l'idea di fare un contratto con una compagnia telefonica: contratto di un anno. E che ne so io dove sono tra un anno? Di solito duro sei mesi! Fondamentalmente non voglio crescere. Assumermi responsabilità. E quanta ipocrisia quando dico di volere una famiglia, un marito e dei figli. Gli ultimi, soprattutto, sono "finché morte non ci separi". 
Sono a Londra, da tre mesi ormai. "Sei proprio coraggiosa!" "Non è facile fare quello che fai! Da sola, lontana, io non so se ci riuscirei." Beh, personalmente io trovo più coraggiosi quelli che riescono a stare in un solo posto per tutta la vita, quelli che riescono ad accontentarsi, lamentandosi, a volte non rendendosi nemmeno troppo conto di quanto la loro routine sia ridondante. Ma sono i miei eroi! E non sono ironica!! 
Mi sono sempre sentita un po' fiera di questo mio girovagare, di questa forza che ho nel prendere e partire. Mi rendo conto che io non so stare. Mi sono data una condanna, una maledizione: la donna errante. Ovunque mi trovi, dopo poco, costruisco relazioni profonde. So che in qualche modo cambio, stravolgo, e, a volte, miglioro la vita di alcune persone, per poi vederle andare da sole "con le loro gambe", lamentarmi per essere rimasta allo stesso punto, e averli poi abbandonati cambiando città. Come una bambina incrocio le braccia e faccio l'offesa, perché se da una parte sono felice per la rinascita di qualcuno, dall'altra mi sento usata e abbandonata. E la cosa più spettacolare è che sono proprio io ad aver messo a disposizione tutta me stessa.
Quando parlo di relazioni profonde, non parlo di relazioni sentimentali. O meglio, anche in questo caso tendo ad avere medio-brevi relazioni, con casi umani, che raccolgo dal ciglio della strada, generalmente dopo la fine di una relazione (che di norma coincide anche con la mia). Li faccio stare bene, si parte a razzo e anche qui, dopo che ho risistemato l'altrui ego, tanti cari saluti. Ma non i miei, i loro. Ma tutto sommato, io che responsabilità ho? Scelgo persone che so che non mi potranno dare un futuro a tempo indeterminato. Persone instabili. E, soprattutto, ragazzi che non vivono mai nella mia stessa città. E se ci vivono, sono originari di altri posti a cui faranno ritorno di lì a breve. 
"E' che la metà della mela mica è detto che debba vivere alla porta affianco, quello significa accontentarsi!" Stronzate, mi rispondo. Quello che faccio io significa non volere una relazione. Significa avere un motivo esterno per non affrontare realmente la possibilità di averla sin dall'inizio. E dico e ridico di volere un marito e una famiglia! E mi lamento perché scelgo gli uomini sbagliati, uomini che non mi amano davvero. 
Fondamentalmente mi lamento perché mi lamento, sempre. Non mi sta mai bene niente. Cambio idea così come cambia il tempo all' Equatore. Una lagna, una sirena, ma vi rendete conto di quanto mi sia lamentata sempre, anche solo in questo blog? Sono una vittima. La vittima perfetta: quella che ti fa sentire carnefice, quella che diventa carnefice nel farti sentire tale e ridurti a vittima. Sono vittima di me stessa, del mio fottuto modo d'essere. A volte mi chiedo scusa, mi prometto un sacco di belle cose, mi racconto che sarò diversa, che cambierò, che sono innamorata di me, che vengo per prima. Oh, precisa alle minchiate che mi sento dire dagli uomini con cui sono stata! E poi me ne
LA-MEN-TO!




Ma. Ma se fossi così e basta? Se fosse che viaggiare e vivere in giro facesse semplicemente parte di me? Se smettessi di chiedermi sempre "perché", iniziassi a chiedermi invece "come sto"? Forse il mio modo di errare diventerebbe meno repentino, mi spaventerei di meno delle relazioni stesse, penserei di meno, accetterei le cose così come vengono, con progetti minimi per trovarmi in progetti enormi (lavoro-casa-famiglia) senza averli troppo elaborati; svegliarsi una mattina e realizzare quanto fatto "Miseria ladra, guarda dove sono arrivata!" (ok, ok. Ho esagerato, io non direi "Miseria ladra"). Se iniziassi a godere dei posti in cui vivo, del modo in cui mi so adattare ed accrescere da ogni singola esperienza? Se provassi a sentirmi fiera dei sorrisi che ho regalato, e a non provare invidia per quel che hanno e quel che io ancora non ho. Ad accettare l'evolversi delle relazioni, che non possono sempre essere come sono iniziate. Se cercassi, semplicemente, di avere meno paura di essere felice, ad affezionarmi all'idea di non lamentarmi? Lamentarsi è un atto scaramantico, fondamentalmente infantile, che dà origine ad comportamenti ossesivo- compulsivi, come se fossero riti. A volte ti lamenti, sei negativo, con la sola e pura speranza che la realtà ti sorprenda e che non vada come credi. Perché se invece va davvero male, è doppiamente difficile perdonare a se stessi di averci creduto.
Se iniziassi davvero a fare, invece che solo a dire, a pensare?
Se cominciassi a voler crescere? 


... Fanculo, Sara. Vai a dormire!!


"A un tale che esprimeva questa stessa lamentela Socrate disse: “Perché ti stupisci, se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza il medesimo motivo che ti ha spinto fuori di casa, lontano”. A che può giovare vedere nuovi paesi? A che serve conoscere città e luoghi diversi? E’ uno sballottamento che sfocia nel vuoto. Domandi come mai questa fuga non ti è utile? Tu fuggi con te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti prima non ti piacerà alcun luogo. 


[...] Vai di qua e di là per scuotere il peso che ti sta addosso e che diventa ancor più fastidioso in conseguenza della tua stessa agitazione. Analogamente su una nave i pesi ben stabili premono di meno, mentre i carichi che si spostano, rollando in modo diseguale, mandano più rapidamente a fondo quella parte su cui essi gravano. Qualunque cosa tu faccia, la fai contro di te e con lo stesso movimento ti arrechi un danno: infatti stai scuotendo un ammalato. Ma quando ti sarai liberato da questo male, qualsiasi cambiamento di località diverrà un piacere. Ti releghino pure nelle terre più lontane; ebbene, in qualsivoglia cantuccio di terra barbara in cui ti troverai per forza ad abitare, quella sede, qualche che sia, ti sarà ospitale. Più che la meta del tuo viaggio importa lo spirito con cui l’hai raggiunta, e pertanto non dobbiamo subordinare il nostro animo ad alcun luogo. Bisogna vivere con questa convinzione: “Non sono nato per un solo cantuccio di terra, la mia patria è l’universo intero”. Se questo concetto ti fosse trasparente, non ti meraviglieresti di non trovare alcun conforto nella varietà delle regioni in cui di bel nuovo di rechi per la noia delle precedenti. Infatti ti sarebbe piaciuta la prima in cui saresti capitato, e poi anche di volta in volta avresti gradito le successive, se avessi considerato ciascuna come interamente tua. Ora non viaggi, ma erri e ti lasci trasportare, passi da una località all’altra, benché ciò che cerchi, il vivere secondo virtù, si trovi in altro luogo. 


[...] E’ il momento di finire, ma non prima di avere pagato il pedaggio. “Inizio di salute è la consapevolezza dell’errore commesso”. Mi sembra che Epicuro abbia espresso in modo egregio questo pensiero; infatti, chi non sa di sbagliare, non vuole neppure correggersi; conviene dunque che tu ti sorprenda in errore prima di cominciare a correggerti. Alcuni si vantano dei propri difetti: pensi che abbia in mente qualche rimedio chi annovera i suoi difetti tra le virtù? Orbene, per quanto tu puoi, metti te stesso in stato di accusa, inquisisciti, sostieni prima il ruolo di accusatore, poi di giudice, e da ultimo, di difensore. Talvolta sii duro con te stesso. Stammi bene."


Tratto dalle Epistulae morales ad Lucilium, Liber Tertius, epistula XXVIII, Seneca; la traduzione in italiano è di Fernando Solinas


lunedì 16 agosto 2010

Dancing cheek to cheek

Giorgia


ti


fa


bella. [anche con i segni delle occhiaie]

[anche quando una zanzara ti pizzica e il sudore ti fa venire una reazione pseudoallergica, che ti costringe ad andare in giro con i cerotti in fronte, manco fossi un manga.]

Anche quando non la vedi da undici mesi,

anche quando la tata le cantava Edith Piaf inventando le parole, stonando come poche, usando il biberon come microfono.

Ballando guancia a guancia per casa, dopo il riposino pomeridiano


Beh... non ero proprio, proprio come Edith Piaf, o Fred Astaire...

Ma per lei ero bravissima, 
sempre.



martedì 10 agosto 2010

...ma non so spiegare che il nostro amore appena nato è già finito...



Continuiamo col fotoset seminudo/artistico/semianonimo. Così si chiama.

Come inizio? Quello che sto per tirare fuori è un bel fardello. Fardello è una parola cacofonica.
Ma no, non voglio essere né cinica, né ironica stavolta. E allora, per non cadere in nessuna delle due, mi metto sotto "Karma police", "No surprieses", "Creep", "All I need", "A wolf at the door", "Street spirit"  "Jigsaw fall into a place" dei Radiohead, e le ascolto in repeat.
Sono passati due mesi da quando sono a Londra.
Sì, ma non è di questo che voglio parlare.
Voglio parlare del fatto che sto vivendo un momento della mia vita in cui mi sento persa. E ne sono profondamente contenta.
La fortuna di vivere in una città nuova, dove tutto e tutti sono nuovi, ti permette di essere qualcos'altro rispetto all'idea che tu stesso e gli altri hanno di te.
Prima di venire qui, avevo intrapreso l'ennesima storia senza senso, con l'ennesimo uomo senza né capo, né coda.
Ma non è nemmeno di lui che voglio parlare.
Lui, non è altro che uno dei tanti incontri che ha seguito lo stesso identico iter. Con qualche variazione di programma, perchè apparentemente si comportava in maniera esemplare. No, in realtà sbagliava, ma sbagliava tanto! Però rimediava come solo un vero principe azzurro sa fare. E a me non sembrava vero.
Non è passato molto da quando è finita, eppure io lo riguardo, nei miei ricordi, nelle foto, nelle mail, e puntualmente mi dico "Ma tu chi sei? Tu sei venuto qui da me? Sei stato nella mia camera? Nel mio letto? Ho davvero fatto l'amore con te? Sono stata anche innamorata? Sara, ma... Sara ma chi è?"
Ma non è di lui che voglio parlare.
Questa serie di sensazioni mi hanno fatto capire che di lui in me c'era ben poco. C'era prima di tutto la mia voglia di innamorarmi, e la voglia di sentirmi amata. Credo che queste mie voglie abbiano coinciso con le sue, aggiunte alla sua noia, per una vita che conduce da vittima, emigrante per il mondo.
No, no non è di lui che voglio parlare.
Mi ritrovo adesso con una serie di consapevolezze, già consapevoli, ma, a quanto pare, ogni volta che riaffiorano, la loro immagine è ancora più nitida rispetto all'ultima. Forse, man mano, ho sempre meno paura di affrontarle, non ho più gli occhi appannati dalle lacrime, perchè, come si dice, alla fine ci fai il callo. E allora guardo il lato positivo, ora che le vedo, ora che non le giudico più come debolezze, ma comportamenti umani, appartenenti alla nostra natura, le accetto, e sono pronta a superarle.
Metto in fila tutti i fantasmi del passato, e del passato prossimo. Li guardo e in loro vedo una costante:
"non sanno voler bene".


- Ma scusa, un tipo così, come tu l'hai descritto che non vuole bene a nessuno, non fa mica tanta pena, sai? Infondo è colpa sua. Che cosa pretende dagli altri?
[...]
- Io non capisco... Incontra la ragazza che lo può far rinascere, che gli ridà vita, e lui la rifiuta?
- Perché non ci crede più.
- Perchè non sa voler bene.
- Perchè non è vero che una donna può cambiare un uomo.
- Perchè non sa voler bene.
- E perché, soprattutto, non mi va di raccontare un'altra storia bugiarda.
- Perchè non sa voler bene.
- Mi dispiace, Claudia, di averti fatta venire fin quassù. Ti chiedo scusa.
- Che imbroglione che sei.




Ho impiegato esattamente ventisei anni e sette mesi per capire che in tutta la mia vita non ho fatto altro che inseguire persone che non sanno amare. No, per l'esattezza che non vogliono amare, né tanto meno ricevere amore. Ma vogliono la ricerca, la caccia, la conquista, del mio amore.
E allora ecco che guardo alla mia coppia genitoriale, come nella più classica delle psicoterapie.
E il modello maschile, e il modello femminile, e quello che hanno rappresentato per me. Il loro modo di (non) amarsi, da più di trenta anni, ché poi è diventato anche il mio modello da mettere (ex)inconsapevolmente in atto nella mia vita relazionale.
Il non rispetto di mio padre verso mia madre. La sua totale mancanza di tatto, e di attenzioni, verso una donna che vive della sua aria respirata. L'incapacità di mia madre di difendersi, e rendersi autonoma. Di certo non è un uomo che ha saputo insegnarmi cosa sia giusto pretendere dalla persona a cui mi rapporto. Di certo, non è una donna che ha saputo insegnarmi cosa sia giusto pretendere dalla persona a cui mi rapporto. Anzi, se possibile, mi hanno insegnato proprio quello che era necessario imparare per farmi fare del male. E io l'ho seguito a regola d'arte. Ma non solo io, anche mia sorella ha preso appunti, e con impegno ogni giorno, sta al fianco di un "uomo" (le virgolette mi aiutano a (non) definirlo tale, senza avere i conati) che incredibilmente è la copia peggiore di mio padre.
Eterni bambini, che sono ancora legati al cordone ombelicale alla mamma. Mamma che non ha dedicato loro le giuste attenzioni, o gliene ha dedicate troppe, al punto da non renderlo autonomo. Mamme che tutto sommato questo cordone continuano a tenerlo bello stretto, e ogni tanto gli danno un giro di vite, tanto per essere sicure, nonostante, a volte, gli ottanta e passa anni.
Ed eccoli lì i nostri uomini: bambini adulti, anzi bambini nevrotici, che sono perfetti capi, persone dall'alto intelletto e per il gusto della buona cultura (di cui non perdono occasione di fare vanto), narcisisti insicuri, totalmente incapaci di gestire i sentimenti; egoisti, che cercano nella propria partner quell'amore che la mamma gli ha tolto, quelle attenzioni che la mamma gli dava. Ma poi, con la mamma non ci si scopa mica! E allora ecco che iniziano a tradire, a trovare la vita sessuale con la propria donna poco stimolante, a trovare la propria compagna noiosa, oppressiva, trascurata, invecchiata. Però chiudere mai! Già una volta hanno dovuto sopportare 'sto trauma! Non si perde la seconda mamma, si ritorna sempre all'ovile. Ma nelle loro avventurette, non si fanno mancare nulla: sesso, passione, (finte) romanticherie, (finti) sentimenti, (false) promesse. Succhiano tutto. La sensazione, quando finisce, è che ti abbiano tolto la linfa vitale, e poi: "Mi dispiace, io non ce la faccio ad andare avanti, non sono sicuro. Perdonami per quello che ti ho fatto. Ma io non so darti quello di cui hai bisogno, non so renderti felice come meriti".
Signori, e cambiate frasario!
Non ti devi dispiacere, ti devi vergognare, e devi chiedere scusa al mondo per quello che sistematicamente fai e rifai e rifarai ancora. Devi chiedere scusa perchè tu campi e un bambino africano muore ogni giorno, senza avere nemmeno la possibilità di capire che uomo sarà. Devi chiedere scusa al tuo corpo, che suo malgrado, deve rappresentare, con una faccia di merda, quello che c'è dentro: il nulla.
E salgo su per l'albero genealogico e vedo che a comportarsi così erano già i genitori dei miei genitori, i genitori dei miei nonni... Prima o poi lo troverò il colpevole. Dopo di che andrò a farmi un balletto sulla sua tomba.
Ma mi rendo conto che l'unica cosa che posso fare è rompere, per quello che posso, questa catena. Questo circolo vizioso. Non so se avrò figli, ma vorrei che fossero liberi di crearsene uno loro, tutto nuovo.
Non di meno, ho ben chiaro che ho inseguito persone che non sanno amare, in quanto io per prima non mi consideravo meritevole di amore.
Ecco che ritorna la consapevolezza. Ritorna perchè questa cosa che io non mi consideri meritevole di amore, ormai, è nota a chiunque. Ma stavolta... Stavolta mi ha fatto davvero incazzare. Perchè Dio santo se me lo merito io 'st'amore! E quanto, ora, abbia voglia di darmene! Sì, sì anche e soprattutto da sola! Ché può sembrare una frase patetica "per prima cosa, devi volerti bene da sola", ma è davvero l'unica che valga la pena, tra i tanti luoghi comuni da psicologia spicciola, mettere in atto.
E poi sì, io finora ho sempre cercato pazienti, mica "semplici" uomini. E fatalità, la storia finiva, nel momento in cui ero arrivata alla diagnosi, e alla prescrizione della cura. Il paziente era in via di guarigione, aveva visto la sua strada, e io... beh, anche io col mio fare masochista, rimanevo lì: soddisfatta per il "ben fatto!", pronta per il prossimo paziente, eppure vittima-abbandonata, carnefice di me stessa e di quello che per l'ennesima volta avevo portato in scena. Quasi come fosse una droga "E' l'ultima volta! Adesso basta!" Ma poi, ce n'è sempre un'altra "L'ultima, ultima!"
Ma adesso basta davvero (o altrimenti è il caso che inizi a emettere fattura. Mi va bene anche essere pagata nero, ce sta la crisi).
Il sentirmi portare per l'ennesima volta dalle stelle alle stalle, dal "sono innamorato di te" al "mica lo so se sei la persona giusta per me", e questo nel giro di pochi giorni, mi ha scatenato una rabbia che... che deve ringraziare Dio di vivere in un posto così lontano e disperso. Fottuto - stronzo - egomaniaco.

 Ma no, n-o-n v-o-g-l-i-o p-a-r-l-a-r-e d-i l-u-i.


- Io ti devo dire una cosa, ma non so come cominciare...
- Perchè? Qualcosa che non va?
- Io penso che non dovremmo vederci più.
- Perchè? Come mai?
- Perchè per me manca qualcosa, e non so cos'è...
- Come sarebbe qualcosa? Qualcosa che manca a me?
- Sì...
- Sì, ma cosa? Che cosa? Ma non puoi dirmelo quello che mi manca?
- Io non so... Beh, prova a farmi delle domande, può venir fuori...
- Ma io che domande posso farti?
- Ti manca qualcosa, e non so cos'è...
- Che può essere? La personalità? La bellezza? Cose del genere?
- No.
- O non sono intelligente?
- No.
- Non sarà perchè non sono alto?
- No, non c'entra niente col fatto che sei basso, non c'entra niente col fatto che non sei molto intelligente
- Non sarà per la carie?
- No, non c'entra neanche col fatto che non hai i denti in ordine...
- Ma allora? Cosa può essere? Io non capisco. E' per mancanza di possibilità?
- Mmh no...
- Tu ti diverti insieme a me, dillo!
- Ma non è questo, non è perchè non mi diverta con te, quando sono con te. E' che non riesco ad   individuare che cosa sia. Manca qualcosa e basta.
- Eh, ma cosa manca? Non puoi specificare?
- Beh, la nostra è una cosa che non porta a niente...
- Ma dove vorresti che ti portasse?
- Dove potremmo farci portare?
- Ma non lo so, io ti amo... voglio dire che, beh, io ti amo, tu ami me, non ti basta, scusa?
- No, non è perchè io non ti amo.
- Ma, allora mi ami?
- No, io no. Ma non è questa la ragione. C'è qualcosa che manca io voglio un uomo che sia forte! Un capo!
- Ma io sono forte! Io sono un capo!
- Ma tu non capisci: io mi iteresso a tante cose politiche, vitali!
- Anche io, anche io!
- Io voglio andare a lavorare per i pigmei in Africa! Io voglio lavorare per i lebbrosi in un un lebbrosario.
- Anche io! Perfetto! No, per me va benone! Io amo la lebbra! Mi piace la lebbra, il colera...
- No, no sei immaturo!
- Immaturo?
- Emotivamente, sessualmente e mentalmente.
- Sì, ma tutto il resto?
- Ma, forse la colpa è mia. Forse non riesco a dare.
- Non riesci a dare? Allora perchè non prendi? Te lo do io.
- Eh no, non sono pronta per prendere...
- Allora tu dài, e io prendo.
- ...non posso prendere...
- Vedi io sono uno che può prendere solo se c'è un altro che dà.
- Già, ma io non so dare, mi spiace.
- Senti e se prendessimo tutti e due?
- Ah no, grazie. non posso prendere. Il fatto è che se anche riuscissi a prendere, non so se poi sarei più  capace di dare.
- Sì sì, a me piacerebbe dare, solo se tu prendessi.
- Non posso prendere!! Non so come posso aiutarti, veramente.
- Vedi, prendendo tutti e due, entrambi...
- T'ho detto che non posso prendere se non posso dare!!! non potremmo andare, è inutile. Mi dispiace, addio. Scusa se ti ho ferito.
- Non ti preoccupare per me... Sono immunizzato. In queste cose sono di ferro.




domenica 8 agosto 2010

"Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati." Bertold Brecht

Perchè sono sempre tutti pronti a dirti cosa fare, come comportarti, a darti suggerimenti, a muovere critiche? Perchè? E perchè questo accade anche quando non hai chiesto un parere, non hai chiesto ascolto, né un consiglio? Ma che volete dalla mia vita? E' forse più interessante della vostra? E' per questo che mi sento sempre oggetto di giudizi? E voi come vivete? E' tutto perfetto? E' tutto come avevate deciso? E poi quando avete deciso? E quello che avete deciso, è ancora quello che volete? Ma soprattutto: A ME, QUANTO ME NE FREGA?
Vivete per voi, fate quello che volete, sbagliate ancora, sbagliate meglio. Lamentatevi, chiedete aiuto, rimanete soli, ma, per Dio, non entrate nella mia vita. Ci sono persone che entrano a gamba tesa, con la delicatezza di un elefante zoppo! Roba che anche l'arbitro si incazza, e tira fuori il cartellino rosso!
Vi ho chiesto forse un parere fisico? Se sono abbastanza magra? Se sono troppo alta? Se vi piacciano i miei capelli? Il mio modo di parlare? Vi ho domandato consigli su come migliorarmi?
Sei  fragile, sei irrequieta, sei zingara, sei instabile, sei impulsiva, devi crescere, deve imparare a riflettere, sei troppo sensibile, sei troppo buona, sei fessa, sei facile, sei credulona, non sei determinata, sei troppo romantica, sei troppo sognatrice, sei debole. Non stai dritta con la schiena, potresti perdere qualche chilo, passi troppo tempo su facebook, ma con Stefano non c'è niente? così lo illudi, però. Sei troppo sfacciata, sei poco femminile, sei rigida, sei severa, sei incoerente, sei insicura, sei troppo italiana, sei strana, sei fuori, sei troppo chiusa, dovresti lasciarti un po' andare (che bello, un modo davvero interessanti per convincermi a lasciarmi scopare!) sei volgare, sei viziata, sei sofisticata.

YES ALL!
Grazie.
Grazie a voi moralizzatori, ho imparato che dietro ogni critica, c'era un fondo di verità. E invece di uccidermi ulteriormente, ho accarezzato quella mia "debolezza" e l'ho amata, perchè fa parte di me, della mia storia, mi identifica e, infondo, perchè mi piace anche. Perchè, detto tra noi, non me ne frega proprio più un cazzo di piacervi a tutti i costi. E, se la cosa vi sfuggisse, quello che di me giudicate è quello che di voi non volete accettare! O, peggio ancora, non siete in grado di portare avanti. Come il mio cambio repentino di posti, di vita, di decisioni. E poi vi guardo, e vedo che se siete pronti a sparare a zero è perchè, in linea di massima, conducete una vita grigia, di cui vi lamentate, ma che non siete in grado di cambiare. E sì, sì è vero! Io giro giro perchè non ho pace, perchè mi annoio, perchè non so che voglio dalla vita! Sì è vero, voglio una famiglia, voglio dei figli, voglio l'amore! Come dici? Devo smetterla di cercarlo? Cerco gli uomini sbagliati? Quelli che mi fanno solo soffrire, e non sono in grado di avere una relazione stabile? Oh, ma... quello lì giù, con un'altra, non è mica tuo marito?? No?? E sì che sembra lui! Certo se mettessi gli occhiali lo riusciresti a vedere... Ah, non hai bisogno di occhiali? Da quant'è che non fai una visita? Dal giorno del tuo matrimonio, immaginavo.
Grazie perchè mi rendo conto che io non sono in grado di muovere critiche spietate, a meno che non mi venga chiesta un'opinione, e, ciononostante, cerco sempre di farlo nel modo più delicato e aperto che possa. Grazie perchè io ho imparato, proprio per esperienza sulla mia pelle, a non fare certe battute fisiche nemmeno con il mio migliore amico, perchè ho un'empatia che voi... voi manco sapete minimamente cosa possa essere. E mi fate ridere! Sì, mi fate proprio ridere!! Siete così belli, chiusi nel vostro mondo fatto di soggettive sicurezze. Ehi! Non esistono regole universali! Nulla è applicabile ad ogni persona, iniziate a rendervi felici. E quando inizierete a farlo, smetterete anche di notare tutto quello che non va negli altri, perchè sarete talmente occupati a spalare la merda che vi siete trovati dentro (e la merda dentro l'abbiamo tutti, certo che più tardi iniziate e più dovrete considerare l'idea di affittare una gru) che al di fuori avrete solo voglia di vedere il lato bello di tutto quello che vi circonda.
Però una soddisfazione fatemela togliere:
ANDATE AFFANCULO FUORI DALLA MIA VITA, PER SEMPRE.
La mia comprensione per il vostro modo ridicolo di conoscere, anzi di non conoscere il mondo è

FI-NI-TA. 

Sì, sono capace anche io di sparare giudizi. Solo che il mio è un giudizio obiettivo.

Sì, sono superba.

E questa foto è un vecchio sassolino nella scarpa, verso chi mi ha detto: "Eh no, poi passi per quella che non sei!" Cioè, una troia? E chi l'ha detto?? Ma poi, se passo per quella che non sono, mi sta anche bene. E' divertente, e può farlo solo qualcuno che non mi conosce davvero. Perciò, "meglio perderlo che trovarlo".







Wrong 


Wrong 

Wrong 
Wrong 

I was born with the wrong sign 
In the wrong house 
With the wrong ascendancy 
I took the wrong road 
That led to the wrong tendencies 
I was in the wrong place at the wrong time 
For the wrong reason and the wrong rhyme 
On the wrong day of the wrong week 
I used the wrong method with the wrong technique 

Wrong 
Wrong 

There's something wrong with me 
Chemically 
Something wrong with me 
Inherently 
The wrong mix in the wrong genes 
I reached the wrong ends by the wrong means 
It was the wrong plan 
In the wrong hands 
With the wrong theory for the wrong man 
The wrong lies, on the wrong vibes 
The wrong questions with the wrong replies 

Wrong 
Wrong 

I was marching to the wrong drum 
With the wrong scum 
Pissing out the wrong energy 
Using all the wrong lines 
And the wrong signs 
With the wrong intensity 
I was on the wrong page of the wrong book 
With the wrong rendition of the wrong hook 
Made the wrong move, every wrong night 
With the wrong tune played till it sounded right yah 

Wrong 
Wrong 

Too long 
Wrong 

Too long 
Wrong 

Too long 
Wrong 

Too long 
Wrong 

Too long 

I was born with the wrong sign 
In the wrong house 
With the wrong ascendancy 
I took the wrong road 
That led to the wrong tendencies 
I was in the wrong place at the wrong time 
For the wrong reason and the wrong rhyme 
On the wrong day of the wrong week 
I used the wrong method with the wrong technique 

Wrong

martedì 3 agosto 2010

"You must be somewhere in London, You must be loving your life in the rain"

x
Ha tutti i sintomi di una cotta... mi sa proprio che si sta innamorando. E sì che non era iniziata bene, due mesi fa. Anzi, non era nemmeno iniziata che sembrava subito finita, e invece? E invece giorno dopo giorno, ammetti a te stessa che forse sbagliavi. A volte, le cose davvero belle le apprezzi col tempo, e quando te le sei guadagnate da sola, piangendo, un po' per rabbia, un po' per malinconia, un po' perchè non hai più le forze e pensi di non farcela. Poi, all'improvviso, un sorriso. Qualcuno che ti asciuga le lacrime. E inizi a capire. Don't you know that Rome wasn't built in a day?

"In sei mesi sarai una persona completamente diversa."

"Sei mesi non sono tanti, e non è che tutti si guastino. Bisogna avere un po' di fiducia, sai, nella gente."






E allora stasera mi ascolto "England" (da cui il titolo del post), e la sento un po' mia, con stupore e meraviglia per qualcosa di totalmente inaspettato, che è arrivato senza troppe pretese. 





Put an ocean and a river






Between everybody else,
Between everything, yourself, and home

Put an ocean and a river
Between everything, yourself, and home

You must be somewhere in London
You must be loving your life in the rain
You must be somewhere in London
Walking Abbey Lane

I don't even think to make
I don't even think to make
I don't even think to make corrections