La mamma. La mamma è sempre la mamma. La mamma è quella che se anche hai quarant' anni, è da lei che vai quando piangi, quando qualcuno ti ha ferita, quando ti senti triste. E io quel pomeriggio, dopo aver litigato con P., ma per ore eh!, mi sentivo proprio tanto triste.
- Insomma... sniff sniff... io lo lascio, sì. Me ne vado. Erano già due giorni che mi faceva incazzare, ma stamattina, dopo che ha detto quella cosa... -
- Che cosa ti ha detto, Sara? -
- Guarda, a parlare con lui pare che sia scema io! E' andato a controllare la graduatoria del concorso comunale che ho vinto, e ha visto che ero seconda... -
- Scusa ma già lo sapevamo che avevi vinto, e da un mese! -
- Sì, ma voleva vedere a che posto mi fossi piazzata. E quando ha visto che ero seconda mi fa:"Ma che dici, dobbiamo portare un cestino natalizio al vicino, visto che aveva detto che avrebbe messo una buona parola?" CIOE' TI RENDI CONTO?! Roba che il vicino si è congratulato con me, perché c'era gente raccomandata per davvero da persone che contano, non da uno che fa solo il geometra in Comune, e quello cosa va a pensare subito? Facciamogli un cestino natalizio. Ti giuro... sniff sniff, non sai che nervi, UN CESTINO!!! Più ci penso e più mi incazzo!!! -
- Ma come un cestino? -
- Eh!!! -
- Ma basta e avanza una bottiglia di vino, che vi mettete a fare addirittura un cestino natalizio! -
- ... -
- Sara? -
- Non pensavo di poterlo mai dire, ma riesci in imprese epiche: fammi parlare con papà, ché magari parla la mia stessa lingua. Adesso. -
Nella foto sotto, al centro, mia nonna. L'elegònza e la sobrietà nel portamento di questa donna sono impareggiabili...
... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.
martedì 13 dicembre 2011
giovedì 24 novembre 2011
Quando qualcosa è brutto, ma non sapete come dirlo.
Vi svelerò un escamotage, un piccolo espediente per uscire da una domanda imbarazzante, da un pasticcio che potrebbe farvi cadere in un'offesa, e magari è proprio l'ultima cosa che avreste voluto in quel momento.
Sì, perché fa fatica, a volte, esporre il proprio giudizio estetico, quando questo è legato ad un rapporto d'affetto con la persona in questione.
Allora, la parola che vi tirerà fuori dalla merda è: CARATTERIZZANTE.
Esatto! Caratterizzante! Va bene per qualsiasi cosa, sapete? Cioè, addirittura diventa un complimento! Perché così dite che non solo l'oggetto in questione non è affatto brutto, ma è anche distintivo, rispetto alla canonica e banale normalità e perfezione. Vojo di': è pieno di gente con caratteristiche fisionomiche banali, che va dal chirurgo per rendersi caratterizzante.
Vi faccio un esempio:
prendiamo una persona strabica, che chiede al proprio compagno "Ti piacciono i miei occhi?" Ora, cerchiamo di essere oggettivi: gli occhi strabici fanno abbastanza cagare, non c'è null'altro da aggiungere. E di sicuro la persona in questione non è stata scelta per il suo sguardo penetrante. Ma può il tuo compagno dirti "No, so' solo storti?" No. E allora cosa si può dire? Qualcosa che non sia offensivo, ma che sia anche la realtà? Caratterizzanti. "Beh, sono caratterizzanti. Io li trovo caratterizzanti, ecco." Ora, se la strabica in questione non è del tutto scema ci arriva da sola, e l'unico risultato possibile è che si senta non offesa, perché lo sa che ha gli occhi che si mandano a fanculo da soli, ma solo presa in giro.
No, non ho gli occhi strabici. Ma ho un naso caratterizzante. No, non vuol dire che sia grande o brutto, no. Ma che mi distingue! Capito? Una genialata! E io che da adolescente mi guardavo e piangevo... Ah, che scema! Sarebbe bastato così poco!!! Sarebbe bastato che mia madre fosse venuta lì a dirmi:"No, amore, è caratterizzante..." E io sarei uscita da ogni complesso. La mia altezza? Caratterizzante! I miei piedoni? Caratterizzanti! Le mie manone? Ca-ra-tte-ri-zzan-ti. E le mie tette piccole? Timide, ma che comunque hanno carattere nel loro essere sempre in disparte.
Ah, la mamma. La mamma e il papà...
E' colpa loro. Che nemmeno hanno altezze o nasi caratterizzanti, e hanno fatto una figlia, l'altra, con un'altezza e un naso banali (altro termine che aiuta chi non ha tratti banali, ossia perfetti o nella norma). Poi dice che uno scappa di casa presto.
Mi sento tanto Vitangelo Moscarda, in "Uno, nessuno, centomila". E ho pure ventotto anni come lui.
“Mia moglie sorrise e disse:
‐ Credevo ti guardassi da che parte ti pende.
Mi voltai coma un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda:
‐ Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie, placidamente:
‐ Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.
Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello,
almeno molto decente. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi
stizzì come un immeritato castigo.
[…]
E io non lo sapevo e, non sapendolo, credevo d’esser per tutti un Moscarda col naso
dritto, mentr’ero invece per tutti un Moscarda col naso storto.
Mi si fissò il pensiero che io non ero per gli altri quello che finora, dentro di me,
m’ero figurato d’essere.
[…]
Non potevo, vivendo, rappresentarmi a me stesso negli atti della mia vita;
vedermi come gli altri mi vedevano; pormi davanti il mio corpo e vederlo vivere come
quello d’un altro. Quando mi ponevo davanti a uno specchio, avveniva come un
arresto in me; ogni spontaneità era finita, ogni mio gesto appariva a me stesso fittizio o
rifatto…”
Ma almeno io già ce lo sapevo da illo tempore.
Allora sono risalita ai nonni, e infatti eccolo lì il naso caratterizzante di mio nonno Giorgio, quello materno. Dico, non poteva caratterizzare i figli? No, i figli li ha resi banali con degli occhi chiari.
Ma ce ne ho anche per la famiglia paterna, quella con l'altezza caratterizzante. Tutti nipoti caratterizanti hanno fatto. Il punto è che io sono l'unica femmina caratterizzante (potete usare questo termine esattamente come i puffi usano "puffare"), perché per i maschi l'altezza li rende banali (vedi parentesi precedente), anonimi, normali, che schifo, direi quasi.
E non parliamo del naso caratterizzante per un uomo, che è un po' come per le manone e i piedoni: "chi di naso abbonda, di cazzo affonda!" dicevano i latini. Lo so, non sapete il latino, vuol dire che chi ha il naso abbondante ha, di conseguenza, un pene in proporzione. In pratica se fossi nata maschio, tra mani piedi e naso avrei una minchia della madonna!
Vi racconterò un piccolo aneddoto: giorni fa, ero al supermercato, al reparto della macelleria. La commessa stava servendo una signora e dopo di lei c'ero solo io. Era uno di quei giorni in cui mi sentivo bene, indossavo jeans superaderenti, un maglione che cade su una sola spalla, ero truccata bene, insomma, non era un giorno da classico pre-durante-post mestruo. La commessa mi chiede se avessi il numeretto, ma visto che eravamo in due non m'è venuto in mente di prenderlo. "Vabbè, non ti dico niente, solo perché sei alta!" Dando ad intendere che l'avrei potuta malamente picchiare.
Ora, se c'è una cosa che mi fa incazzare è chi lega la mia altezza ad un sport come la pallavolo, o ad una forza bruta! La suddetta, per altro, era alta 1,65 più e larga altrettanto, dico? Ma proprio TU me vieni a fa' una battuta del genere? Ti meriti tutti i "cicciona" che ti hanno detto dall'età di cinque anni. Cicciona.
Vabbè, vado a consolarmi tra i banali "c'è chi sta messo peggio!" "ma tu sei intelligente, sei simpatica!"
"la bellezza prima o poi svanisce con l'avanzare dell'età!"
VI ODIO, VI ODIO TUTTI!!!
Ma vi regalo questo pezzo, per dimostrarvi quanto ne sappia di musica.
Sì, perché fa fatica, a volte, esporre il proprio giudizio estetico, quando questo è legato ad un rapporto d'affetto con la persona in questione.
Allora, la parola che vi tirerà fuori dalla merda è: CARATTERIZZANTE.
Esatto! Caratterizzante! Va bene per qualsiasi cosa, sapete? Cioè, addirittura diventa un complimento! Perché così dite che non solo l'oggetto in questione non è affatto brutto, ma è anche distintivo, rispetto alla canonica e banale normalità e perfezione. Vojo di': è pieno di gente con caratteristiche fisionomiche banali, che va dal chirurgo per rendersi caratterizzante.
Vi faccio un esempio:
prendiamo una persona strabica, che chiede al proprio compagno "Ti piacciono i miei occhi?" Ora, cerchiamo di essere oggettivi: gli occhi strabici fanno abbastanza cagare, non c'è null'altro da aggiungere. E di sicuro la persona in questione non è stata scelta per il suo sguardo penetrante. Ma può il tuo compagno dirti "No, so' solo storti?" No. E allora cosa si può dire? Qualcosa che non sia offensivo, ma che sia anche la realtà? Caratterizzanti. "Beh, sono caratterizzanti. Io li trovo caratterizzanti, ecco." Ora, se la strabica in questione non è del tutto scema ci arriva da sola, e l'unico risultato possibile è che si senta non offesa, perché lo sa che ha gli occhi che si mandano a fanculo da soli, ma solo presa in giro.
No, non ho gli occhi strabici. Ma ho un naso caratterizzante. No, non vuol dire che sia grande o brutto, no. Ma che mi distingue! Capito? Una genialata! E io che da adolescente mi guardavo e piangevo... Ah, che scema! Sarebbe bastato così poco!!! Sarebbe bastato che mia madre fosse venuta lì a dirmi:"No, amore, è caratterizzante..." E io sarei uscita da ogni complesso. La mia altezza? Caratterizzante! I miei piedoni? Caratterizzanti! Le mie manone? Ca-ra-tte-ri-zzan-ti. E le mie tette piccole? Timide, ma che comunque hanno carattere nel loro essere sempre in disparte.
Ah, la mamma. La mamma e il papà...
E' colpa loro. Che nemmeno hanno altezze o nasi caratterizzanti, e hanno fatto una figlia, l'altra, con un'altezza e un naso banali (altro termine che aiuta chi non ha tratti banali, ossia perfetti o nella norma). Poi dice che uno scappa di casa presto.
Mi sento tanto Vitangelo Moscarda, in "Uno, nessuno, centomila". E ho pure ventotto anni come lui.
“Mia moglie sorrise e disse:
‐ Credevo ti guardassi da che parte ti pende.
Mi voltai coma un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda:
‐ Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie, placidamente:
‐ Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.
Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello,
almeno molto decente. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi
stizzì come un immeritato castigo.
[…]
E io non lo sapevo e, non sapendolo, credevo d’esser per tutti un Moscarda col naso
dritto, mentr’ero invece per tutti un Moscarda col naso storto.
Mi si fissò il pensiero che io non ero per gli altri quello che finora, dentro di me,
m’ero figurato d’essere.
[…]
Non potevo, vivendo, rappresentarmi a me stesso negli atti della mia vita;
vedermi come gli altri mi vedevano; pormi davanti il mio corpo e vederlo vivere come
quello d’un altro. Quando mi ponevo davanti a uno specchio, avveniva come un
arresto in me; ogni spontaneità era finita, ogni mio gesto appariva a me stesso fittizio o
rifatto…”
Ma almeno io già ce lo sapevo da illo tempore.
Allora sono risalita ai nonni, e infatti eccolo lì il naso caratterizzante di mio nonno Giorgio, quello materno. Dico, non poteva caratterizzare i figli? No, i figli li ha resi banali con degli occhi chiari.
Ma ce ne ho anche per la famiglia paterna, quella con l'altezza caratterizzante. Tutti nipoti caratterizanti hanno fatto. Il punto è che io sono l'unica femmina caratterizzante (potete usare questo termine esattamente come i puffi usano "puffare"), perché per i maschi l'altezza li rende banali (vedi parentesi precedente), anonimi, normali, che schifo, direi quasi.
E non parliamo del naso caratterizzante per un uomo, che è un po' come per le manone e i piedoni: "chi di naso abbonda, di cazzo affonda!" dicevano i latini. Lo so, non sapete il latino, vuol dire che chi ha il naso abbondante ha, di conseguenza, un pene in proporzione. In pratica se fossi nata maschio, tra mani piedi e naso avrei una minchia della madonna!
Vi racconterò un piccolo aneddoto: giorni fa, ero al supermercato, al reparto della macelleria. La commessa stava servendo una signora e dopo di lei c'ero solo io. Era uno di quei giorni in cui mi sentivo bene, indossavo jeans superaderenti, un maglione che cade su una sola spalla, ero truccata bene, insomma, non era un giorno da classico pre-durante-post mestruo. La commessa mi chiede se avessi il numeretto, ma visto che eravamo in due non m'è venuto in mente di prenderlo. "Vabbè, non ti dico niente, solo perché sei alta!" Dando ad intendere che l'avrei potuta malamente picchiare.
Ora, se c'è una cosa che mi fa incazzare è chi lega la mia altezza ad un sport come la pallavolo, o ad una forza bruta! La suddetta, per altro, era alta 1,65 più e larga altrettanto, dico? Ma proprio TU me vieni a fa' una battuta del genere? Ti meriti tutti i "cicciona" che ti hanno detto dall'età di cinque anni. Cicciona.
Vabbè, vado a consolarmi tra i banali "c'è chi sta messo peggio!" "ma tu sei intelligente, sei simpatica!"
"la bellezza prima o poi svanisce con l'avanzare dell'età!"
VI ODIO, VI ODIO TUTTI!!!
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| Nasoni di Roma, da oggi anche detti "fontanelle caratterizzanti". |
Ma vi regalo questo pezzo, per dimostrarvi quanto ne sappia di musica.
giovedì 3 novembre 2011
E' nato!
...un piccolo spazio per noi, P. e me, nel web. Non ci crederete, ma è stata una sua idea! Poi io l'ho resa più bella. Lo stile è provenzale, esattamente come la nostra casa. Beh, se avete letto il post precedente, esattamente come sto cercando di arredare la nostra casa... Vabbè, poi se avanza spazio gli lascio pure un posticino per metterci quello che vuole (nel blog, mica in casa, è già tanto che abbia ancora un piano su cui poggiare l'x-box), ammesso che mi piaccia, chiaro. Non sono nazista, solo che voglio che le cose siano fatte a modo mio, perché è il modo più giusto e io ci ho un certo gusto, classe, elegònza... ma che parlo affà co' voi cafoni?! Dovrei mettermi a dare lezioni, roba che "mi ci chiamano per i paesi" (e qui purtroppo solo i romani potranno capire).
Questo è il link. Saremo tanto pucciosi, proprio da farvi cadere le palle e venire lo sbocco. O il diabete, fate voi.
http://perfettamenteimperfetti.blogspot.com/
Questo è il link. Saremo tanto pucciosi, proprio da farvi cadere le palle e venire lo sbocco. O il diabete, fate voi.
http://perfettamenteimperfetti.blogspot.com/
martedì 25 ottobre 2011
La legge d'attrazione.
PREFAZIONE:
Avete mai sentito parlare de "La legge d'attrazione"? Non quella tra due persone, porchi, ma quella su cui hanno fatto anche diversi libri e, addirittura, anche un mezzo film-documentario. Se non ne avete mai sentito parlare, vi lascio qui un link per approfondire la questione; ma se non ci hai voglia di leggere un pippone inverosimile, su assurdità inaudite, potresti vedere questo, che rimane sempre assurdo, ma ti assicuro che ti regala anche due rilassanti risate.
Ma, se non ci hai proprio voglia di fare un cazzo (e sfondi una porta aperta), te lo spiego io: hai presente la banale credenza per cui quando dici una cosa, tipo "Oggi non ci ho il biglietto, vabbè te para che il controllore passa proprio oggi? Non ce sta mai!" E il controllore passa proprio quel giorno, e tu pensi "Ammazza che sfiga, aho." Ecco. Quella, la sfiga, la iella, la sfortuna. Quella che "m'haa so' proprio tirata, cazzo!" Appunto, il concetto dell' essersela tirata, racchiude, in sostanza, il pippone della legge d'attrazione. Certo, funziona anche in positivo, e, nel nel parlar comune, o meglio, nel parlar comune romano è il "me la so' sentita calla", ossia quando ti senti talmente fortunato e positivo da osare, e vincere, per esempio, alla lotteria, solo perché quel giorno eri sicuro di riuscirci. L'altresì noto culo.
FINE PREFAZIONE
Così, in casa ci sono molte cose che non tollero e che vorrei sparissero. Alcune, infatti, hanno fatto una finaccia, come le oRiBBili tende che aveva messo quella, la sua ex, il cui gusto non è opinabile, o seggettivo, ma solo kitch. "Kitch" dovrebbe essere il suo soprannome. Perché vi giuro che non lo dico solo perché è la ex del mio ragazzo, no. Sì, certo, mi pare chiaro che la detesti a priori, ma cercando di essere il meno di parte possibile, vi assicuro che avere a che fare con quello che lei ha ritenuto opportuno mettere in questa casa, è da incubo. Se meriterebbe d'esse denunciata per atti osceni. Cosa c'entra lei con la prefazione? Nulla, ma offendere il suo cattivo gusto fa sempre bene.
In verità, però, qualche cosa c'entra. Or bene, in questa casa vi è una scala, una scala che un tempo era solo a chiocciola e che ora è una scala veneziana. Che cos'è una scala veneziana? E' una scala che viene usata quando sia ha poco spazio, composta da un semi-gradino, una volta per il piede destro, l'altra per il sinistro. Quindi, in questa casa, vale il detto che se scendi col piede sbagliato, di sicuro sarà una giornata di merda.
Suddetta scala è stata fatta da un fabbro, zio di quella. Tra noi, me e la scala, a maggior ragione non c'è mai stato amore, sia perché sapevo chi fosse l'artefice (e si sa, delle ex odi tutti, parenti compresi), sia perché sapevo di chi fosse stata la geniale idea... Ci guardavamo sempre in cagnesco, io e la scala, e aveva già provato a farmi cadere duetré volte, ma avevo resistito, aggrappandomi allo scorrimano, sempre per il famoso rotto della cuffia.
Eppure, pochi giorni prima, io la guardai come mai prima, con la profonda e reale consapevolezza che, prima o poi, mi avrebbe avuta.
La legge di attrazione dice che se pensi troppo ad una cosa, questa, arriva. Quella mattina il mio terrore della scala, misto a quello per gli ospedali, si concretizzarono in un corpo solo.
Mezza rincoglionita e ancora assonnata, mi alzo dal letto, acchiappo gatta e iPhone e mi appresto a scendere. Non so bene come, in che modo, a che altezza della scala, sta di fatto che caddi, violentemente, fino all'ultimo gradino. Dopo un attimo di silenzio, ho iniziato ad urlare, con ancora in mano, integri, iPhone e gatta. Gatta che, per altro, mi guardava attonita tipo"Ma che cazzo fai?"
E via al pronto soccorso, ancora una volta.
Arrivati in accettazione, assieme alla mamma di P, Tina, mi presento, nome e cognome, e "Cosa le è capitato?" "Sono caduta dalle scale e " "Mh..." "Dicevo, sono caduta e mi sono fatta male ovunque." "Mh, mh... Le do un bicchiere, così, appena le scappa, ci fa la pipì e facciamo l'esame delle urine, ok?" "... no. Perché?" "Dobbiamo controllare che non ci siano lesioni ai reni." "Ellapeppa!"
Ora, io dovrei attrezzarmi di maglia con su scritto "ATTENZIONE A QUELLO CHE DICI, SONO IPOCONDRIACA".Ma fingendo nonchalance, tutta storta e indolensita, mi appresto ad andare al bagno, chiudo la porta, vado verso lo specchio, poggio le mani sul lavandino, bestemmio perché ho poggiato le mani sul lavandino e la cosa in un ospedale è quanto mai sbagliata, mi lavo le mani cantando "Tanti auguri a te", mi guardo allo specchio e "Dài, Sà, sei solo caduta dalle scale. Non ci hai un cazzo, fa' la persona adulta, cristìddio!"
[continua...]
Avete mai sentito parlare de "La legge d'attrazione"? Non quella tra due persone, porchi, ma quella su cui hanno fatto anche diversi libri e, addirittura, anche un mezzo film-documentario. Se non ne avete mai sentito parlare, vi lascio qui un link per approfondire la questione; ma se non ci hai voglia di leggere un pippone inverosimile, su assurdità inaudite, potresti vedere questo, che rimane sempre assurdo, ma ti assicuro che ti regala anche due rilassanti risate.
Ma, se non ci hai proprio voglia di fare un cazzo (e sfondi una porta aperta), te lo spiego io: hai presente la banale credenza per cui quando dici una cosa, tipo "Oggi non ci ho il biglietto, vabbè te para che il controllore passa proprio oggi? Non ce sta mai!" E il controllore passa proprio quel giorno, e tu pensi "Ammazza che sfiga, aho." Ecco. Quella, la sfiga, la iella, la sfortuna. Quella che "m'haa so' proprio tirata, cazzo!" Appunto, il concetto dell' essersela tirata, racchiude, in sostanza, il pippone della legge d'attrazione. Certo, funziona anche in positivo, e, nel nel parlar comune, o meglio, nel parlar comune romano è il "me la so' sentita calla", ossia quando ti senti talmente fortunato e positivo da osare, e vincere, per esempio, alla lotteria, solo perché quel giorno eri sicuro di riuscirci. L'altresì noto culo.
FINE PREFAZIONE
Così, in casa ci sono molte cose che non tollero e che vorrei sparissero. Alcune, infatti, hanno fatto una finaccia, come le oRiBBili tende che aveva messo quella, la sua ex, il cui gusto non è opinabile, o seggettivo, ma solo kitch. "Kitch" dovrebbe essere il suo soprannome. Perché vi giuro che non lo dico solo perché è la ex del mio ragazzo, no. Sì, certo, mi pare chiaro che la detesti a priori, ma cercando di essere il meno di parte possibile, vi assicuro che avere a che fare con quello che lei ha ritenuto opportuno mettere in questa casa, è da incubo. Se meriterebbe d'esse denunciata per atti osceni. Cosa c'entra lei con la prefazione? Nulla, ma offendere il suo cattivo gusto fa sempre bene.
In verità, però, qualche cosa c'entra. Or bene, in questa casa vi è una scala, una scala che un tempo era solo a chiocciola e che ora è una scala veneziana. Che cos'è una scala veneziana? E' una scala che viene usata quando sia ha poco spazio, composta da un semi-gradino, una volta per il piede destro, l'altra per il sinistro. Quindi, in questa casa, vale il detto che se scendi col piede sbagliato, di sicuro sarà una giornata di merda.
Suddetta scala è stata fatta da un fabbro, zio di quella. Tra noi, me e la scala, a maggior ragione non c'è mai stato amore, sia perché sapevo chi fosse l'artefice (e si sa, delle ex odi tutti, parenti compresi), sia perché sapevo di chi fosse stata la geniale idea... Ci guardavamo sempre in cagnesco, io e la scala, e aveva già provato a farmi cadere duetré volte, ma avevo resistito, aggrappandomi allo scorrimano, sempre per il famoso rotto della cuffia.
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| sì, quelle sono le mie nuove ciaVatte antiscivolo. |
La legge di attrazione dice che se pensi troppo ad una cosa, questa, arriva. Quella mattina il mio terrore della scala, misto a quello per gli ospedali, si concretizzarono in un corpo solo.
Mezza rincoglionita e ancora assonnata, mi alzo dal letto, acchiappo gatta e iPhone e mi appresto a scendere. Non so bene come, in che modo, a che altezza della scala, sta di fatto che caddi, violentemente, fino all'ultimo gradino. Dopo un attimo di silenzio, ho iniziato ad urlare, con ancora in mano, integri, iPhone e gatta. Gatta che, per altro, mi guardava attonita tipo"Ma che cazzo fai?"
E via al pronto soccorso, ancora una volta.
Arrivati in accettazione, assieme alla mamma di P, Tina, mi presento, nome e cognome, e "Cosa le è capitato?" "Sono caduta dalle scale e " "Mh..." "Dicevo, sono caduta e mi sono fatta male ovunque." "Mh, mh... Le do un bicchiere, così, appena le scappa, ci fa la pipì e facciamo l'esame delle urine, ok?" "... no. Perché?" "Dobbiamo controllare che non ci siano lesioni ai reni." "Ellapeppa!"
Ora, io dovrei attrezzarmi di maglia con su scritto "ATTENZIONE A QUELLO CHE DICI, SONO IPOCONDRIACA".Ma fingendo nonchalance, tutta storta e indolensita, mi appresto ad andare al bagno, chiudo la porta, vado verso lo specchio, poggio le mani sul lavandino, bestemmio perché ho poggiato le mani sul lavandino e la cosa in un ospedale è quanto mai sbagliata, mi lavo le mani cantando "Tanti auguri a te", mi guardo allo specchio e "Dài, Sà, sei solo caduta dalle scale. Non ci hai un cazzo, fa' la persona adulta, cristìddio!"
[continua...]
lunedì 24 ottobre 2011
Quel pensiero fisso.
Sarà successo a tutte. Beh, almeno una volta sì.
Sarà successo a tutte di passare un'intera sera con quel pensiero fisso, che ti blocca il cervello. Perché magari in quel momento sei a cena fuori, o comunque non sei a casa, è giorno e sei a lavoro... Ché tu vorresti dire "Ehi! Ora no, ci penso dopo." Ma niente, daresti qualsiasi cosa per fermare il tempo in quell'istante e occuparti di quel pensiero. Ovviamente, succede sempre nei momenti meno opportuni, di solito mentre sei in macchina, il più delle volte mentre parli con qualcuno, il che è il caso più terribile, perché qualsiasi cosa, questo qualcuno, stia dicendo, tu non riuscirai, nemmeno volendolo davvero, ad ascoltare una sola parola. Ci provi, resisti, continui a rimanere in ipnosi, passando e ripassando il dito su quello stesso punto... Alla fine cedi e..."Mi scusi un secondo?"Allora cerchi un bagno sperando abbia uno specchio, ma non importa, puoi fare anche senza, tanto sei esperta, ma l'importante è che tu, soprattutto, abbia la pinzetta nell'astuccetto dei trucchi.
Perché, per sbaglio, senza nessuna volontà, ti sei accarezzata il viso, così, come gesto incosapevole, e l'hai sentito. Hai senti quel singolo, corto, e spesso pelo nero, che hai già levato più volte, ma non c'è verso: lui rinasce sempre.
E allora ecco uno dei momenti più belli della tua giornata, quello in cui dopo, dopo provi una sensazione che... non lo so, è ancora più liberatoria di quando fai la cacca dopo due giorni di stitichezza.
Lo osservi, provi prima a schiacciarlo, perché a volte è un pelo proprio incarnito, quasi da sembrare un punto nero, ma no, non esce nulla, e allora? Cerchi le pinzette, non sai come le hai (anche se saresti stata serenamente disposta a chiederle alla prima pseudo-conoscente) le hai! Lo afferri stretto, perché sebbene tu non sia una professionista dell'estetica, sai bene lo stesso come usare lo scettro delle estetiste, e forse lo fai con molta più passione: tiri... contropelo... piano... e ti godi tutto il momento di quando verrà fuori fin dalla radice... lo estrai, lo guardi, e con estrema goduria pensi "ahpperò!" Il pensiero opprimente si è spento, come quando un tossico si fa la botta e poi si rilassa. Ed eccolo lì, il sorriso soddisfatto sul viso. Quello che solo una donna può davvero capire. Puoi tornare a quello che stavi facendo, gustandoti e rivivendo ancora per qualche attimo quel momento, tra te e te.
Ora rileggi sostituendo la parola "pelo" con "brufolo".
Ci dànno delle malate, i maschi, per questa nostra dipendenza. Io so solo che, una volta, in una gara tipica uomini contro donne, nel più banale dei giochi del dover disegnare qualcosa e farlo indovinare, a me capitò di dover rappresentare il verbo "spremere", che in un secondo mi ha fatto venire in mente il disegno più giusto possibile: un omino con un brufolo in testa, che cerca di... "SCHIACCIARE!" "QUASI!!!" "SPREMERE!" "Sì!!!" Uomini:"Ma che cazz...?!? Io avrei fatto una spremiagrumi..." Saremo pure malate, sta di fatto che vincemmo. E se vi pare poco...
Sarà successo a tutte di passare un'intera sera con quel pensiero fisso, che ti blocca il cervello. Perché magari in quel momento sei a cena fuori, o comunque non sei a casa, è giorno e sei a lavoro... Ché tu vorresti dire "Ehi! Ora no, ci penso dopo." Ma niente, daresti qualsiasi cosa per fermare il tempo in quell'istante e occuparti di quel pensiero. Ovviamente, succede sempre nei momenti meno opportuni, di solito mentre sei in macchina, il più delle volte mentre parli con qualcuno, il che è il caso più terribile, perché qualsiasi cosa, questo qualcuno, stia dicendo, tu non riuscirai, nemmeno volendolo davvero, ad ascoltare una sola parola. Ci provi, resisti, continui a rimanere in ipnosi, passando e ripassando il dito su quello stesso punto... Alla fine cedi e..."Mi scusi un secondo?"Allora cerchi un bagno sperando abbia uno specchio, ma non importa, puoi fare anche senza, tanto sei esperta, ma l'importante è che tu, soprattutto, abbia la pinzetta nell'astuccetto dei trucchi.
Perché, per sbaglio, senza nessuna volontà, ti sei accarezzata il viso, così, come gesto incosapevole, e l'hai sentito. Hai senti quel singolo, corto, e spesso pelo nero, che hai già levato più volte, ma non c'è verso: lui rinasce sempre.
E allora ecco uno dei momenti più belli della tua giornata, quello in cui dopo, dopo provi una sensazione che... non lo so, è ancora più liberatoria di quando fai la cacca dopo due giorni di stitichezza.
Lo osservi, provi prima a schiacciarlo, perché a volte è un pelo proprio incarnito, quasi da sembrare un punto nero, ma no, non esce nulla, e allora? Cerchi le pinzette, non sai come le hai (anche se saresti stata serenamente disposta a chiederle alla prima pseudo-conoscente) le hai! Lo afferri stretto, perché sebbene tu non sia una professionista dell'estetica, sai bene lo stesso come usare lo scettro delle estetiste, e forse lo fai con molta più passione: tiri... contropelo... piano... e ti godi tutto il momento di quando verrà fuori fin dalla radice... lo estrai, lo guardi, e con estrema goduria pensi "ahpperò!" Il pensiero opprimente si è spento, come quando un tossico si fa la botta e poi si rilassa. Ed eccolo lì, il sorriso soddisfatto sul viso. Quello che solo una donna può davvero capire. Puoi tornare a quello che stavi facendo, gustandoti e rivivendo ancora per qualche attimo quel momento, tra te e te.
Ora rileggi sostituendo la parola "pelo" con "brufolo".
Ci dànno delle malate, i maschi, per questa nostra dipendenza. Io so solo che, una volta, in una gara tipica uomini contro donne, nel più banale dei giochi del dover disegnare qualcosa e farlo indovinare, a me capitò di dover rappresentare il verbo "spremere", che in un secondo mi ha fatto venire in mente il disegno più giusto possibile: un omino con un brufolo in testa, che cerca di... "SCHIACCIARE!" "QUASI!!!" "SPREMERE!" "Sì!!!" Uomini:"Ma che cazz...?!? Io avrei fatto una spremiagrumi..." Saremo pure malate, sta di fatto che vincemmo. E se vi pare poco...
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giovedì 20 ottobre 2011
Grazie, grazie!!!
... grazie al cazzo.
Ci avete mai fatto caso che ci sono persone che sono così sentimentalmente povere, così egomaniache, così egocentriche, che quando fanno qualcosa di normale, ma per loro extra-ordinario, voglio anche essere premiati come il cagnolino che t'ha fatto il favore di portati indietro la palla?
Che a me viene in mente il venditore della concessionaria, che si sente magnanimo perché ti ha incluso nel prezzo tutte e quattro le frecce!
Ultimamente mi sto domandando se sono io ad avere pretese troppo auliche, o se il livello medio è così basso da non potermici proprio uniformare.
Il fatto che non tutti riescano a dare nel modo e nella quantità che tu desidereresti, è abbastanza ovvio. O forse no. Mi chiedo: e se invece questo volesse dire rassegnarsi ad una vita di mancanze e compromessi?
Quanto è vero che dobbiamo scendere a compromessi? Ma poi, questi compromessi, sono con l'altra persona o con noi stessi? Credo che dal compromesso non si esca mai soddisfatti. Anzi, sono abbastanza convinta che il famoso compresso - quello di cui ti parla tua nonna, a cui devi arrivare per mandare avanti le relazioni - sia la conclusione di un piccolo fallimento. "Compromesso" è venir meno a se stessi. Perché se io rinuncio qualcosa per te, beh, gira che ti rigira, prima o puoi, quella cosa ritorna su con la stessa violenza di un vulcano, quando erutta dopo secoli di finta quietudine.
Stessa cosa se io faccio qualcosa per te. Qualcosa che non sono abituata a fare, qualcosa che non ho mai fatto in una relazione, perché non ne ho mai sentito il bisogno. "La faccio, e diventerà importante per me, perché so che è importante per te." E' una frase da tocco al cuore, ma purtroppo non funziona così. E, in fondo, non penso nemmeno che sia giusto. Non è giusto per chi la fa, quella cosa, che ci deve pensare ogni volta, che gli viene spontaneo con la stessa naturalezza con cui mio padre riesce a ballare un pezzo di salsa cubana, senza sembrare un ciocco di legna verde. E forse, non è nemmeno giusto per chi la riceve, perché la riceve sentendola come un peso, un favore, a cui deve dire "grazie", con la stessa entusiasmo con cui mio padre riesce a manifestare i suoi sentimenti.
Ecco, allora, che il compromesso diventa un gesto innaturale, che non ci appartiene, al quale comunque verremo, prima o poi, meno.
Perché io sono un rotondo, e mi sono trovata un quadrato di fianco, e chi nasce quadrato, non può morire rotondo, e no, nemmeno se mangia tanto! Oppure, come mi ha detto P., può diventare ovale, che non è proprio una forma perfetta, ma ce l'ha di sicuro messa tutta per trasformarsi nella forma più simile a quella di un rotondo.
E allora io mi sciolgo, non capisco più niente, non mi ricordo nemmeno di che stavo parlando... ah, sì, il compromesso! Sì, sì, va bene, compromettiamoci! Compromettiamoci come se non ci fosse un domani!!!
Ci avete mai fatto caso che ci sono persone che sono così sentimentalmente povere, così egomaniache, così egocentriche, che quando fanno qualcosa di normale, ma per loro extra-ordinario, voglio anche essere premiati come il cagnolino che t'ha fatto il favore di portati indietro la palla?
Che a me viene in mente il venditore della concessionaria, che si sente magnanimo perché ti ha incluso nel prezzo tutte e quattro le frecce!
Ultimamente mi sto domandando se sono io ad avere pretese troppo auliche, o se il livello medio è così basso da non potermici proprio uniformare.
Il fatto che non tutti riescano a dare nel modo e nella quantità che tu desidereresti, è abbastanza ovvio. O forse no. Mi chiedo: e se invece questo volesse dire rassegnarsi ad una vita di mancanze e compromessi?
Quanto è vero che dobbiamo scendere a compromessi? Ma poi, questi compromessi, sono con l'altra persona o con noi stessi? Credo che dal compromesso non si esca mai soddisfatti. Anzi, sono abbastanza convinta che il famoso compresso - quello di cui ti parla tua nonna, a cui devi arrivare per mandare avanti le relazioni - sia la conclusione di un piccolo fallimento. "Compromesso" è venir meno a se stessi. Perché se io rinuncio qualcosa per te, beh, gira che ti rigira, prima o puoi, quella cosa ritorna su con la stessa violenza di un vulcano, quando erutta dopo secoli di finta quietudine.
Stessa cosa se io faccio qualcosa per te. Qualcosa che non sono abituata a fare, qualcosa che non ho mai fatto in una relazione, perché non ne ho mai sentito il bisogno. "La faccio, e diventerà importante per me, perché so che è importante per te." E' una frase da tocco al cuore, ma purtroppo non funziona così. E, in fondo, non penso nemmeno che sia giusto. Non è giusto per chi la fa, quella cosa, che ci deve pensare ogni volta, che gli viene spontaneo con la stessa naturalezza con cui mio padre riesce a ballare un pezzo di salsa cubana, senza sembrare un ciocco di legna verde. E forse, non è nemmeno giusto per chi la riceve, perché la riceve sentendola come un peso, un favore, a cui deve dire "grazie", con la stessa entusiasmo con cui mio padre riesce a manifestare i suoi sentimenti.
Ecco, allora, che il compromesso diventa un gesto innaturale, che non ci appartiene, al quale comunque verremo, prima o poi, meno.
Perché io sono un rotondo, e mi sono trovata un quadrato di fianco, e chi nasce quadrato, non può morire rotondo, e no, nemmeno se mangia tanto! Oppure, come mi ha detto P., può diventare ovale, che non è proprio una forma perfetta, ma ce l'ha di sicuro messa tutta per trasformarsi nella forma più simile a quella di un rotondo.
E allora io mi sciolgo, non capisco più niente, non mi ricordo nemmeno di che stavo parlando... ah, sì, il compromesso! Sì, sì, va bene, compromettiamoci! Compromettiamoci come se non ci fosse un domani!!!
martedì 11 ottobre 2011
Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo
Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un solo tuo sguardo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un solo tuo sguardo
Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni
Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo
Ieri ho letto: "L'anagramma di matrimonio è "tinorimano". Non è pazzesco? E continua a non avere senso."
Un tempo (qualcosa come pochi mesi fa) mi sarei accappottata per terra dalle risate, per minuti e minuti. Oggi faccio un sorriso e penso (addirittura) ma anche no, dài.
Cristo, ma cosa mi sta succedendo? Non mi riconosco più, e un po' mi vergogno di me. Ma mica della me di ora, no, no. Della me di qualche tempo fa, che aveva smesso di credere e che non sapeva fare altro che sputare sopra ogni singolo sentimento.
Ché, a essere onesti, ancora lo faccio. Sì, perché certe abitudini sono dure a morire. E, in fondo, mi hanno fatto da scudo per tanto tempo, per tutte le volte che sono stata ferita, delusa, tradita, illusa. Me poverella.
E se proprio posso dirla tutta, l'idea di stare per sempre e sempre e sempre con la stessa persona, di non potere più prendere e partire per una città con cui sto in fissa in quel momento, andarci a vivere per un po' e perdere, come sempre, tempo e soldi... ecco, un po' mi fa mancare il fiato. Il pensiero del non avere più i brividi da "Oddio mi ha mandato un messaggio!!!" O anche: "Chiamo? No, non chiamo. E se non chiama? Cristo che palle." E adolescenziate varie, già mi mancano. L'odio misto ad invidia di quando vedo una coppietta che si bacia in macchina, mentre il semaforo è rosso, e strillo:"E' VERDE, DAI CAZZO!!!" ...beh, a dire il vero, questo lo faccio ancora.
Ma poi ce lo so che sono i tipici espedienti che si trovano quando si ha paura di crescere. Poi, lo capisco che quando P. tarda dieci minuti, io già vado al manicomio (soprattutto quando ci ho la cena sui fornelli, cristìddio). Ché quando mi chiedo "ma sono sicura, sicura che lo amo?" E mi rispondo "sì" e mi chiedo ancora "perché?" mi rispondo sempre con "aho, ammazza che palle."
Perché per quanto ci si sforzi di capire le ragioni di certi sentimenti, ti rendi conto che quando ami una persona non c'è un vero motivo. Voglio dire: di quante persone pensate che siano carine, affascinanti, piacevoli, stronze, simpatiche, blablabla, ma non ne siete innamorati? Ecco, il motivo in più è che non esiste un motivo in più da spiegare con le parole.
Perché quando mi viene chiesto "Perché ti sposi, visto che già convivi?" (ho appena anticipato il vero motivo del post. doh!) Io, non lo so perché. E mica posso sape' tutto io! Però so che quando poi lo guardo, quando poi stiamo insieme, non mi serve un perché, né una risposta, né la certezza che sarà per sempre così. E' quello che siamo ora e basta. [quest'ultima è un po' una cazzata romanzata, in quanto lo bombardo di "E se poi tra dieci anni non mi baci più come ora? E se poi ingrasso? E se poi facciamo figli e non facciamo più l'amore così?" "Beh, ma queste sono cose che è normale che succedano... no?" "AH! LO SAPEVO. Ora chiamo per annullare tutto."]
Beh, noi il primo settembre 2012 ci sposiamo, il perché (non) ve l'ho detto,
e se non vi basta...
giovedì 6 ottobre 2011
Sono una cardiopatetica.
Lo sapevo.
Tutto il mio lavoro da ipocondriaca, ieri, dopo anni, ha trovato un senso.
Pensavo di avere un banale problemino con la pillola, di quelle cose che hanno tutte: spotting senza senso, molto prima del ciclo. E, invece, ieri, una mia amica, una fortunata conoscenza fatta tramite blog, mi ha svelando un mondo, che se voi sapeste...
Ché poi "fortunata" ancora non lo so. Io pensavo di chiedere consiglio ad una donna più grande e più esperta; invece, la donna più grande, si rivela essere una ginecologa spacca culi, precisetti, che tra un termine tipo "fibrinogeno" e uno come "tempo di protrombina", mi tira fuori il mio nuovo trip: LA PROTEINA C ATTIVATA.
In pratica, se ho capito bene, se sviluppi una resistenza alla proteina C attivata, sei a rischio di trombosi, soprattutto nei casi in cui prendi la pillola e fumi. Io prendo la pillola e fumo. Eh, inutile trovare giustificazioni, fumo poco o niente, ma ho fumato per anni e anni.
- La che scusa? -
- PROTEINA C ATTIVATA. -
- E quando l'hai attivata, Sà? -
- Non lo so, avrò sbattuto sull'interruttore, per sbaglio... -
- Cristo, Sà! -
- Adesso, ogni volta che sentirò il solito dolore al braccio sinistro, penserò che sia la volta buona. -
- Ma il dolore ce l'hai anche al destro... -
- Embè? -
- Lasciamo perde... Non vai in bici oggi? -
- No, non posso. -
- Perché? -
- Perché sforzo il cuore. -
- ... -
- Potrei fare una passeggiata, senza affaticarmi, però. -
- Sà... non sei cardiopatica. -
- Sì, rischio una protrombina. -
- ... ... -
- P. ha detto che se muoio mi fa seppellire qui. -
- A Cuneo? -
- No, intendo in giardino. -
- Beh, è comodo. Ma non ti fai cremare? -
- Scherzi?! Prima o poi diventerei scheletro, e finalmente non potrò più dire "Voglio dimagrire, mi sento grassa." -
- Fossi in te mi ammazzerei subito solo per questo... -
- Dici? -
- ... ... ... -
Tutto il mio lavoro da ipocondriaca, ieri, dopo anni, ha trovato un senso.
Pensavo di avere un banale problemino con la pillola, di quelle cose che hanno tutte: spotting senza senso, molto prima del ciclo. E, invece, ieri, una mia amica, una fortunata conoscenza fatta tramite blog, mi ha svelando un mondo, che se voi sapeste...
Ché poi "fortunata" ancora non lo so. Io pensavo di chiedere consiglio ad una donna più grande e più esperta; invece, la donna più grande, si rivela essere una ginecologa spacca culi, precisetti, che tra un termine tipo "fibrinogeno" e uno come "tempo di protrombina", mi tira fuori il mio nuovo trip: LA PROTEINA C ATTIVATA.
In pratica, se ho capito bene, se sviluppi una resistenza alla proteina C attivata, sei a rischio di trombosi, soprattutto nei casi in cui prendi la pillola e fumi. Io prendo la pillola e fumo. Eh, inutile trovare giustificazioni, fumo poco o niente, ma ho fumato per anni e anni.
- La che scusa? -
- PROTEINA C ATTIVATA. -
- E quando l'hai attivata, Sà? -
- Non lo so, avrò sbattuto sull'interruttore, per sbaglio... -
- Cristo, Sà! -
- Adesso, ogni volta che sentirò il solito dolore al braccio sinistro, penserò che sia la volta buona. -
- Ma il dolore ce l'hai anche al destro... -
- Embè? -
- Lasciamo perde... Non vai in bici oggi? -
- No, non posso. -
- Perché? -
- Perché sforzo il cuore. -
- ... -
- Potrei fare una passeggiata, senza affaticarmi, però. -
- Sà... non sei cardiopatica. -
- Sì, rischio una protrombina. -
- ... ... -
- P. ha detto che se muoio mi fa seppellire qui. -
- A Cuneo? -
- No, intendo in giardino. -
- Beh, è comodo. Ma non ti fai cremare? -
- Scherzi?! Prima o poi diventerei scheletro, e finalmente non potrò più dire "Voglio dimagrire, mi sento grassa." -
- Fossi in te mi ammazzerei subito solo per questo... -
- Dici? -
- ... ... ... -
giovedì 29 settembre 2011
Ci credete che il clitoride è stato scoperto alla fine del 1400 da un anatomista di nome Colombo?!
Ed è proprio il caso di dire che ha scoperto l'America!!!
Ieri ho letto un articolo, uno dei tanti, sull'orgasmo femminile. L'articolo si intitola "L'unitile orgasmo femminile, un semplice divertimento."
Sono convinta che qualsiasi donna, dopo aver letto solo il titolo, è già pronta con del napalm in mano a dare fuoco allo scienziato del caso, della solita università sailcazzo, che ha tirato fuori l'ennesima teoria inverosimile sull'orgasmo femminile.
In poche parole, l'orgasmo femminile, uterino o clitorideo, non avrebbe nessun fine in termini evolutivi. Cioè, averlo o no, non comprometterebbe la possibilità di rimanere incinte. Al contrario, invece, quello maschile è NECESSARIO, per raggiungere l'eiaculazione e quindi la fuoriuscita di sperma. Non solo, maggiore è l'intensità del loro orgasmo, maggiore è il getto che manda in orbita gli spermatozoi, per permettergli di raggiungere prima gli ovuli.
E non è finita. Il culmine dell'articolo viene raggiunto quando un'altra teoria ammette l'esistenza dell'orgasmo femminile solo come una conseguenza di quello maschile. Mi spiego meglio: il piacere femminile è un errore, un prodotto inutile, dovuto solo all'essere biologicamente simili all'uomo.
Ora, di queste e altre stronzate ne vengono dette a bizzeffe. Ma io, che non sono una scienziata, una banale risposta me la sarei pure data.
E' abbastanza risaputo che le bestie di sesso femminile non provino nessun tipo di orgasmo. Eppure, per istinto si lasciano montare, subendo solo il dolore e la violenza (nella maggior parte delle specie) del momento. Perché? Istinto. Ora, immaginate questo nel genere umano femminile. Ché la prima volta faccia male e non sia granché, si sa. Ma poi, incontri altre donne più esperte che ti dicono "Sono venuta quattro volte, l'abbiamo fatto tutta la notte!!!" E di sicuro non per procreare. Ma immaginiamo che non ci sia mai nessun tipo di piacere per la donna. Essendo l'essere umano (non in tutti i casi) l'unico essere sulla Terra in grado di pensare, se così fosse, quanto tempo fa si sarebbe estinta la razza umana?! Pensate che mondo! Donne sessualmente spente, in preda ad ormoni che non scaricano mai (perché anche noi a modo nostro "scarichiamo" in quei momenti), e uomini che si smanettano dalla mattina alla sera, o che avrebbero un gran numero di rapporti omosessuali, visto che, a quanto pare, LORO, nella penetrazione anale hanno un vero e proprio senso di piacere fisico, dovuto alla stimolazione di non me ricordo più che (non vorrei dire una cazzata, ma credo la prostata), che la donna può raggiungere solo mentalmente. Tanto pe' cambia'. Perché per noi donne è tutto solo mentale: l'orgasmo, il piacere, l'amore, la vita... insomma, nelle nostre menti ci sono mondi che voi umani...
Ché poi. Pare che il 15% delle donne al mondo non riesca ad avere veri e propri orgasmi. Sarà... Sta di fatto che quello femminile è decisamente molto, ma molto più lungo. Questo spiega pure perché l'uomo dopo essere venuto, sarebbe già pronto ad uscire ed andare al bar con gli amici, mentre la donna è ancora lì nel letto che vuole coccole e attenzioni, mentre si gode il momento. Ovviamente anche questo non ha un fine evolutivo. Eppure, (per sentito dire, eh!) se la donna si alzasse come un lampo subito dopo, tutto quello che è appena entrato, per la legge della gravità, scenderebbe, senza poi apportare nessun risultato... Ma ripeto, è tutto solo un errore.
Che io se ci penso mi sale un nervoso, e vorrei per davvero registrarmi durante un orgasmo per poi mandarlo all' Eistein della situazione e dirgli: "Tiè, senti come urlo per sbaglio, stronzo! Tu continua a segarti in laboratorio, però."
L'unica vera notizia degna di nota, in quell'articolo, è la scoperta di Colombo.
Tocchiamoci l'America!!!
Ieri ho letto un articolo, uno dei tanti, sull'orgasmo femminile. L'articolo si intitola "L'unitile orgasmo femminile, un semplice divertimento."
Sono convinta che qualsiasi donna, dopo aver letto solo il titolo, è già pronta con del napalm in mano a dare fuoco allo scienziato del caso, della solita università sailcazzo, che ha tirato fuori l'ennesima teoria inverosimile sull'orgasmo femminile.
In poche parole, l'orgasmo femminile, uterino o clitorideo, non avrebbe nessun fine in termini evolutivi. Cioè, averlo o no, non comprometterebbe la possibilità di rimanere incinte. Al contrario, invece, quello maschile è NECESSARIO, per raggiungere l'eiaculazione e quindi la fuoriuscita di sperma. Non solo, maggiore è l'intensità del loro orgasmo, maggiore è il getto che manda in orbita gli spermatozoi, per permettergli di raggiungere prima gli ovuli.
E non è finita. Il culmine dell'articolo viene raggiunto quando un'altra teoria ammette l'esistenza dell'orgasmo femminile solo come una conseguenza di quello maschile. Mi spiego meglio: il piacere femminile è un errore, un prodotto inutile, dovuto solo all'essere biologicamente simili all'uomo.
Ora, di queste e altre stronzate ne vengono dette a bizzeffe. Ma io, che non sono una scienziata, una banale risposta me la sarei pure data.
E' abbastanza risaputo che le bestie di sesso femminile non provino nessun tipo di orgasmo. Eppure, per istinto si lasciano montare, subendo solo il dolore e la violenza (nella maggior parte delle specie) del momento. Perché? Istinto. Ora, immaginate questo nel genere umano femminile. Ché la prima volta faccia male e non sia granché, si sa. Ma poi, incontri altre donne più esperte che ti dicono "Sono venuta quattro volte, l'abbiamo fatto tutta la notte!!!" E di sicuro non per procreare. Ma immaginiamo che non ci sia mai nessun tipo di piacere per la donna. Essendo l'essere umano (non in tutti i casi) l'unico essere sulla Terra in grado di pensare, se così fosse, quanto tempo fa si sarebbe estinta la razza umana?! Pensate che mondo! Donne sessualmente spente, in preda ad ormoni che non scaricano mai (perché anche noi a modo nostro "scarichiamo" in quei momenti), e uomini che si smanettano dalla mattina alla sera, o che avrebbero un gran numero di rapporti omosessuali, visto che, a quanto pare, LORO, nella penetrazione anale hanno un vero e proprio senso di piacere fisico, dovuto alla stimolazione di non me ricordo più che (non vorrei dire una cazzata, ma credo la prostata), che la donna può raggiungere solo mentalmente. Tanto pe' cambia'. Perché per noi donne è tutto solo mentale: l'orgasmo, il piacere, l'amore, la vita... insomma, nelle nostre menti ci sono mondi che voi umani...
Ché poi. Pare che il 15% delle donne al mondo non riesca ad avere veri e propri orgasmi. Sarà... Sta di fatto che quello femminile è decisamente molto, ma molto più lungo. Questo spiega pure perché l'uomo dopo essere venuto, sarebbe già pronto ad uscire ed andare al bar con gli amici, mentre la donna è ancora lì nel letto che vuole coccole e attenzioni, mentre si gode il momento. Ovviamente anche questo non ha un fine evolutivo. Eppure, (per sentito dire, eh!) se la donna si alzasse come un lampo subito dopo, tutto quello che è appena entrato, per la legge della gravità, scenderebbe, senza poi apportare nessun risultato... Ma ripeto, è tutto solo un errore.
Che io se ci penso mi sale un nervoso, e vorrei per davvero registrarmi durante un orgasmo per poi mandarlo all' Eistein della situazione e dirgli: "Tiè, senti come urlo per sbaglio, stronzo! Tu continua a segarti in laboratorio, però."
L'unica vera notizia degna di nota, in quell'articolo, è la scoperta di Colombo.
Tocchiamoci l'America!!!
martedì 27 settembre 2011
No, non sono incinta.
Non so come mai, sarà l'età, sarà che convivo, sarà perché boh, ma, di recente, ogni sacrosanta volta che dico:"Ti devo dire una cosa!" Mi viene risposto:"SEI INCINTA!" NO.
Ma se questo mi venisse detto solo dagli amici, conoscenti, che magari non vedono l'ora, che si emozionano all'idea di un pupo in arrivo, andrebbe anche più o meno bene. Quelli che invece mi fanno proprio venire il nervoso, sono coloro che te lo chiedono come per giustificare ogni tuo malessere, o malumore; un po' come quando ti viene detto:"Che ti devono venire?" A chi non è stato detto.
Ché poi io sono nervosa con, senza, durante, perciò mi cambia proprio poco. Ci ho l'ormone incazzoso, punto e basta.
Ma c'è un posto in cui qualsiasi cosa tu abbia, se sei donna, di sicuro puoi essere incinta.
- Salve, mi chiamo Sara Santarossa. -
- Mi dica. -
- Ecco, io è da oggi che ho dei crampi pazzeschi allo stomaco. Penso di avere un'influenza... Ma è proprio qualcosa di potente. -
- E' incinta? -
- No. Dicevo, non mi passa nemmeno col Buscopan, proprio non c'è nulla da fare. E infatti, sono le 2,00 di notte e mi ritrovo qui. -
- E' sicura di non essere incinta? -
- Sì. Ho preso anche quel medicinale, quello che serve per smettere di avere le nausee. Ma niente. -
- Ultima mestruazione? -
- In corso. -
- Ma in corso da quando? -
- Dio mio, ma questo è un quizzettone! Non lo so, 2 giorni, 3 al massimo. Certo, ora che ci penso, potrebbe anche essere un aborto spontaneo. Ma poi, le sembro grassa? -
- No, assolutamente... -
- Eh, allora la faccia finita. NON SONO INCINTA, prendo la pillola, e il sangue che ho in corso non è un aborto! Posso dirle ora dove mi fa male, senza che prepari la sala operatoria per un parto d'urgenza?! -
- Sì, certo, le facciamo delle analisi, intanto. -
Passano minuti:
- Signorina, le analisi vanno benissimo e le confermo che LEI NON E' INCINTA! -
- No, ma sento che sto per partorire una bestemmia. -
P.S. Si può fare all'amore quando si è incinte, eh, ma verrebbe fuori una cosa più o meno così:
Ma se questo mi venisse detto solo dagli amici, conoscenti, che magari non vedono l'ora, che si emozionano all'idea di un pupo in arrivo, andrebbe anche più o meno bene. Quelli che invece mi fanno proprio venire il nervoso, sono coloro che te lo chiedono come per giustificare ogni tuo malessere, o malumore; un po' come quando ti viene detto:"Che ti devono venire?" A chi non è stato detto.
Ché poi io sono nervosa con, senza, durante, perciò mi cambia proprio poco. Ci ho l'ormone incazzoso, punto e basta.
Ma c'è un posto in cui qualsiasi cosa tu abbia, se sei donna, di sicuro puoi essere incinta.
- Salve, mi chiamo Sara Santarossa. -
- Mi dica. -
- Ecco, io è da oggi che ho dei crampi pazzeschi allo stomaco. Penso di avere un'influenza... Ma è proprio qualcosa di potente. -
- E' incinta? -
- No. Dicevo, non mi passa nemmeno col Buscopan, proprio non c'è nulla da fare. E infatti, sono le 2,00 di notte e mi ritrovo qui. -
- E' sicura di non essere incinta? -
- Sì. Ho preso anche quel medicinale, quello che serve per smettere di avere le nausee. Ma niente. -
- Ultima mestruazione? -
- In corso. -
- Ma in corso da quando? -
- Dio mio, ma questo è un quizzettone! Non lo so, 2 giorni, 3 al massimo. Certo, ora che ci penso, potrebbe anche essere un aborto spontaneo. Ma poi, le sembro grassa? -
- No, assolutamente... -
- Eh, allora la faccia finita. NON SONO INCINTA, prendo la pillola, e il sangue che ho in corso non è un aborto! Posso dirle ora dove mi fa male, senza che prepari la sala operatoria per un parto d'urgenza?! -
- Sì, certo, le facciamo delle analisi, intanto. -
Passano minuti:
- Signorina, le analisi vanno benissimo e le confermo che LEI NON E' INCINTA! -
- No, ma sento che sto per partorire una bestemmia. -
P.S. Si può fare all'amore quando si è incinte, eh, ma verrebbe fuori una cosa più o meno così:
venerdì 23 settembre 2011
Mi avvalgo del diritto di avere il 41.
- ...vorrei provare quel modello! -
- Che numero porta? -
- [ché porto? Io non porto nulla! Semmai ho! Cioè, ora le rispondo "Guardi, oggi ho portato il 38, ma mi dia anche una 42, che a casa ho anche quello e almeno entro con entrambi i numeri."] -
- Il 41. -
- Di questo modello non c'è. -
- Perché? -
- ... Non c'è per tutti i modelli... Però! Abbiamo una linea da donna, dal 41 al 43! Le porto il catalogo. -
- Ma me lo porta perché i modelli non sono in negozio? -
- Eh, no... Sono solo su ordinazione... -
- Ma perché? Cioè, io voglio essere trattata come tutte! Non è che me manca una gamba, ché me devo fa fa' dei pantaloni "su ordinazione"! -
- ... Lo so... Ha ragione... -
- E poi qui i modelli so brutti, ma i piedi dopo il 40 già so' brutti, dobbiamo anche metterlo in evidenza?! -
- ... Mi spiace... -
- E guardi qui!!! Gli unici decenti ci hanno 15 centimetri de tacco! Mi spiega che cosa se ne fa una che porta 41-42-43 de 15 centimentri? Mica sarò un fenomeno da baraccone, con i piedi più lunghi del corpo! Probabilmente so' già alta, no!? -
- ... Non so cosa dire... -
- Voglio i miei modelli come un 37. -
- Non ci sono... -
- Io chiamo i carabinieri e vi denuncio tutti. -
- Che numero porta? -
- [ché porto? Io non porto nulla! Semmai ho! Cioè, ora le rispondo "Guardi, oggi ho portato il 38, ma mi dia anche una 42, che a casa ho anche quello e almeno entro con entrambi i numeri."] -
- Il 41. -
- Di questo modello non c'è. -
- Perché? -
- ... Non c'è per tutti i modelli... Però! Abbiamo una linea da donna, dal 41 al 43! Le porto il catalogo. -
- Ma me lo porta perché i modelli non sono in negozio? -
- Eh, no... Sono solo su ordinazione... -
- Ma perché? Cioè, io voglio essere trattata come tutte! Non è che me manca una gamba, ché me devo fa fa' dei pantaloni "su ordinazione"! -
- ... Lo so... Ha ragione... -
- E poi qui i modelli so brutti, ma i piedi dopo il 40 già so' brutti, dobbiamo anche metterlo in evidenza?! -
- ... Mi spiace... -
- E guardi qui!!! Gli unici decenti ci hanno 15 centimetri de tacco! Mi spiega che cosa se ne fa una che porta 41-42-43 de 15 centimentri? Mica sarò un fenomeno da baraccone, con i piedi più lunghi del corpo! Probabilmente so' già alta, no!? -
- ... Non so cosa dire... -
- Voglio i miei modelli come un 37. -
- Non ci sono... -
- Io chiamo i carabinieri e vi denuncio tutti. -
venerdì 16 settembre 2011
Non solo non è giornata, ma proprio odio tutti.
Ci sono cose che non tollero. Beh, è anche ovvio. Ma di solito non le tollero e basta, di recente, invece, sono armata fino ai denti, quasi che non vedo l'ora che una di queste "cose" mi capiti per poter sfogare un po' di nervosismo. E vi giuro che sono una donna che fa sesso (sebbene il punto 1 della lista), ma la mia parte isterica non si arrenderà mai.
Oh, dunque, a seguire una breve lista di punti fondamentali, che magari poi porterò alle prossime elezioni.
N.° 10
Chi ascolta musica di merda. No, no non voglio sentire la stronzata del "Ma sono gusti, non puoi giudicare!" Ci sono anche limiti, per Dio, e qui vengono superati. E non paro degli ascoltatori di Vasco, Gigi d'Alessio, e via dicendo. Ma di chi ascolta Metal, o che ascolta (e questa è la cosa inquietante) technominimalhousedelimortanguerieri. Bah. Ma ce le hai le orecchie? Lo senti che è baccano e basta? Per loro, comunque, ci sarà salvezza, dopo la morte. Infatti saranno condannati al girone della buona musica, cioè quella che ascolto io.
N.°9
Coloro che sono acculturati, quell'acculturato radical-chic de mis cojones, e te lo devono sbattere in faccia ogni tre secondi. Che attaccano pipponi assurdi, manco stessi leggendo "una pagina a caso" di Wikipedia, e sei lì che tanto non ascolti, che lo fai capire, ma non c'è verso: sono troppo presi da loro stessi. Ecco per costoro, sempre dopo la morte, spetterà l'eternità a parlare con mia nonna che non conosce l'uso del congiuntivo, e, in generale, di molte altre regole dell'italiano. Ovviamente una conversazione univoca: mia nonna parla (e mia nonna parla, eh!) e loro ad ascoltare.
N.8
I motorini/moto/scooter modificati. Che quando passano sotto casa non solo non riesco a sentire più niente, né di quello che dico, né di quello che ascolto, ma mi fanno proprio male le orecchie. Ecco, i proprietari di tali mezzi dovrebbero autodisintegrarsi all'istante, per poi finire nel girone delle biciclette, anzi no, di quelli che devono andare a piedi per sempre.
N.7
Chi se la tira. In qualsiasi luogo, momento, per qualsiasi motivo. Chi se la tira per il suo blog, chi se la tira per il suo lavoro, fisico, intelletto (sebbene, nell'ultimo caso, le due cose sarebbero altamente contrastanti), stato economico. Chi se la tira, insomma.
N.6
Quando non me la tiro, e invece dovrei farlo, perché davanti ho una testa di cazzo tale, da meritarsi solo di essere messa a nudo come un verme. E invece? Niente, mi blocco. Ché poi torno a casa e ci ripenso e mi incazzo come una bestia. E sì, magari quando rivedo il suddetto/a glielo dico pure. Ma voi mette con la prontezza di averlo fatto lì? In quel momento?
N.5
Mia nonna. Non quella della foto sopra, quell'altra. Ché io le voglio bene, ché lei è vecchia e mi adora, ma, cristiddio, non mi chiamare ogni giorno, per dirmi sempre le stesse cose da quando sono nata. Mollami, lasciami in pace, hai altri cinque nipoti, ma io che t'ho fatto?! E poi non la sopporto perché mi fa sentire in colpa. Più mi chiama, più bestemmio e più mi sento una merda. "Cattiva, Sara, sei una cattiva nipote! Quella ti adora!" Eh, ma a che prezzo?
N.4
Quella baldracca di mia sorella. Ché da quando è nata è stata sempre il termine di paragone estetico. La frase più sentita della mia vita, fa più o meno così:"Bella Veronica, è proprio bella. Certo anche Sara, eh! Ma sono due bellezze differenti... Sara poi è più buona. " Cioè, un po' come quando esci con uno e rispondi "Simpatico." all'amica che ti ha chiesto "Beh, com'è?" Oppure quando per anni e anni e anni vivi con amici che "Aho, ma tu' sorella, quando me la presenti?" E tu sei lì che guardi tua madre e dici:"Ma come cazzo è possibile che sei riuscita a fare due persone così fisicamente "differenti", non sei proprio capace a fare niente!" Instillando in lei il senso di colpa, tale da farti diventare il suo brutto anatroccolo preferito (il che può avere risvolti economici anche interessanti).
N.3
I NOTAV, i NOQUELLO, NOQUEST'ALTRO, NOECC. Siete utili quanto una forchetta per mangiare una minestra, siete senza motivazioni, siete banali, siete dei rompicoglioni infiniti, siete dei buffoni, gli stessi buffoni che poi non vanno a votare perché "ce sta la coda, e io voglio anda' al mare, che è domenica, e fa caldo." Non vi si sopporta, e spero tanto che un giorno vengano a manifestare dentro casa vostra, ma proprio tra la cucina e il bagno, e che il motivo sia una cosa come NOALLASTITICHEZZA.
N.2
La gente che non sa scrivere in italiano. Ma come si fa ancora oggi a scrivere "ce lo", "ce" e non "c'è", ausiliari senza l'acca, e "pò" anziché "po' ". PO' vuole l'apostrofo, cristosanto, non l'accento. Perché? Perché è un'elisione, sarebbe "POCO", tagli "co" e viene PO'. Adesso è chiaro?! E poi doppie sbagliate, ma magari solo queste, eh! No dico, tu, te meriti de esse passibile di denuncia. Tu, soprattutto quando l'errore lo fai tu, ventenne inutile, meriti una vita passata a riempire quadernini, ripetendo all'infinito sempre gli stessi sintagmi. Ché tanto non ci ho speranza che comunque li impari, ma di sicuro fai una vita più interessante.
N.1
Il mio ragazzo, quando mi compro un completino intimo da paura, mi metto le autoreggenti, aspetto che sia sabato sera e non ci sia nessuna stanchezza di mezzo, lo vado a svegliare così (s)vestita, mentre sonnecchia sul divano, lo tocco, si sveglia, mi guarda e...
Oh, dunque, a seguire una breve lista di punti fondamentali, che magari poi porterò alle prossime elezioni.
N.° 10
Chi ascolta musica di merda. No, no non voglio sentire la stronzata del "Ma sono gusti, non puoi giudicare!" Ci sono anche limiti, per Dio, e qui vengono superati. E non paro degli ascoltatori di Vasco, Gigi d'Alessio, e via dicendo. Ma di chi ascolta Metal, o che ascolta (e questa è la cosa inquietante) technominimalhousedelimortanguerieri. Bah. Ma ce le hai le orecchie? Lo senti che è baccano e basta? Per loro, comunque, ci sarà salvezza, dopo la morte. Infatti saranno condannati al girone della buona musica, cioè quella che ascolto io.
N.°9
Coloro che sono acculturati, quell'acculturato radical-chic de mis cojones, e te lo devono sbattere in faccia ogni tre secondi. Che attaccano pipponi assurdi, manco stessi leggendo "una pagina a caso" di Wikipedia, e sei lì che tanto non ascolti, che lo fai capire, ma non c'è verso: sono troppo presi da loro stessi. Ecco per costoro, sempre dopo la morte, spetterà l'eternità a parlare con mia nonna che non conosce l'uso del congiuntivo, e, in generale, di molte altre regole dell'italiano. Ovviamente una conversazione univoca: mia nonna parla (e mia nonna parla, eh!) e loro ad ascoltare.
N.8
I motorini/moto/scooter modificati. Che quando passano sotto casa non solo non riesco a sentire più niente, né di quello che dico, né di quello che ascolto, ma mi fanno proprio male le orecchie. Ecco, i proprietari di tali mezzi dovrebbero autodisintegrarsi all'istante, per poi finire nel girone delle biciclette, anzi no, di quelli che devono andare a piedi per sempre.
N.7
Chi se la tira. In qualsiasi luogo, momento, per qualsiasi motivo. Chi se la tira per il suo blog, chi se la tira per il suo lavoro, fisico, intelletto (sebbene, nell'ultimo caso, le due cose sarebbero altamente contrastanti), stato economico. Chi se la tira, insomma.
N.6
Quando non me la tiro, e invece dovrei farlo, perché davanti ho una testa di cazzo tale, da meritarsi solo di essere messa a nudo come un verme. E invece? Niente, mi blocco. Ché poi torno a casa e ci ripenso e mi incazzo come una bestia. E sì, magari quando rivedo il suddetto/a glielo dico pure. Ma voi mette con la prontezza di averlo fatto lì? In quel momento?
N.5
Mia nonna. Non quella della foto sopra, quell'altra. Ché io le voglio bene, ché lei è vecchia e mi adora, ma, cristiddio, non mi chiamare ogni giorno, per dirmi sempre le stesse cose da quando sono nata. Mollami, lasciami in pace, hai altri cinque nipoti, ma io che t'ho fatto?! E poi non la sopporto perché mi fa sentire in colpa. Più mi chiama, più bestemmio e più mi sento una merda. "Cattiva, Sara, sei una cattiva nipote! Quella ti adora!" Eh, ma a che prezzo?
N.4
Quella baldracca di mia sorella. Ché da quando è nata è stata sempre il termine di paragone estetico. La frase più sentita della mia vita, fa più o meno così:"Bella Veronica, è proprio bella. Certo anche Sara, eh! Ma sono due bellezze differenti... Sara poi è più buona. " Cioè, un po' come quando esci con uno e rispondi "Simpatico." all'amica che ti ha chiesto "Beh, com'è?" Oppure quando per anni e anni e anni vivi con amici che "Aho, ma tu' sorella, quando me la presenti?" E tu sei lì che guardi tua madre e dici:"Ma come cazzo è possibile che sei riuscita a fare due persone così fisicamente "differenti", non sei proprio capace a fare niente!" Instillando in lei il senso di colpa, tale da farti diventare il suo brutto anatroccolo preferito (il che può avere risvolti economici anche interessanti).
N.3
I NOTAV, i NOQUELLO, NOQUEST'ALTRO, NOECC. Siete utili quanto una forchetta per mangiare una minestra, siete senza motivazioni, siete banali, siete dei rompicoglioni infiniti, siete dei buffoni, gli stessi buffoni che poi non vanno a votare perché "ce sta la coda, e io voglio anda' al mare, che è domenica, e fa caldo." Non vi si sopporta, e spero tanto che un giorno vengano a manifestare dentro casa vostra, ma proprio tra la cucina e il bagno, e che il motivo sia una cosa come NOALLASTITICHEZZA.
N.2
La gente che non sa scrivere in italiano. Ma come si fa ancora oggi a scrivere "ce lo", "ce" e non "c'è", ausiliari senza l'acca, e "pò" anziché "po' ". PO' vuole l'apostrofo, cristosanto, non l'accento. Perché? Perché è un'elisione, sarebbe "POCO", tagli "co" e viene PO'. Adesso è chiaro?! E poi doppie sbagliate, ma magari solo queste, eh! No dico, tu, te meriti de esse passibile di denuncia. Tu, soprattutto quando l'errore lo fai tu, ventenne inutile, meriti una vita passata a riempire quadernini, ripetendo all'infinito sempre gli stessi sintagmi. Ché tanto non ci ho speranza che comunque li impari, ma di sicuro fai una vita più interessante.
N.1
Il mio ragazzo, quando mi compro un completino intimo da paura, mi metto le autoreggenti, aspetto che sia sabato sera e non ci sia nessuna stanchezza di mezzo, lo vado a svegliare così (s)vestita, mentre sonnecchia sul divano, lo tocco, si sveglia, mi guarda e...
"MI FAI UNA TISANA?"
lunedì 12 settembre 2011
Grottarossa, in fondo, resta sempre in me.
Ieri, e anche il giorno prima, mi sono beccata un pippone di due giorni sulle torri gemelle. Sia chiaro, me lo sono proprio cercato. Adoro vedere trasmissioni complottiste, teorie improbabili che si sciolgono su loro stesse. Ma non è di questo che voglio parlare. Così, mentre guardavo, un pensiero cattura la mia attenzione: ma io che cosa facevo dieci anni fa? Cioè, non in quel momento, ché tanto ero solo a casa a guardare la tv, io dico proprio dieci anni fa. Ma niente, io di dieci anni fa non ricordo quasi una beneamata. Eppure, invece, chiedimi dell'anno dopo, del 2002, e ti so dire anche l'ora esatta di ogni singolo evento.
Ricordo che ero una ragazzina tanto diversa da oggi. Se possibile, ancora più incazzosa e ribelle. Pure un po' coatta, a dire il vero. Ma non nel vestire, nemmeno nel linguaggio, quanto nell'arroganza.
Non dimenticherò mai quella volta, quando con un po' di amici, in una sera di Dicembre, si organizzava il Capodanno in un pub. Eravamo, ovviamente, in un pup tra Ponte Milvio e Lungotevere. "Potremmo andare alle terme di Viterbo!" "Sì, ma prima? Stiamo a casa da Paolo, no?" Io non conoscevo tutti. Anzi, quella sera, a dire il vero, conoscevo solo Paolo. Ma questo per me non era un problema, mi piaceva conoscere persone nuove. Peccato che quella sera fossero proprio conoscenze inutili. Ma uno degli amici di Paolo mi rimarrà sempre nel cuore. Sì, perché quando mi si chiede:"Ma eri coatta come?" Io tiro fuori quella sera, che tra i tanti episodi è quello che mi descrive meglio. Perché di cazzate ne facevo tante, alcune anche un po' da bulla, ma non fanno carpire appieno la mia attitudine alla coattanza romanesca.
Dunque dicevo, l'amico di Paolo era il classico pariolino (che se non lo sai, a Roma vuol dire "fighetto"), con zero personalità, zero simpatia, zero cose interessanti da dire, insomma lui lo zero lo rappresentava proprio bene. Non a caso, le idee tra me e lui spesso erano contrastanti. E, più che altro, non accettava il fatto che Paolo desse più retta a me. Così, cotanto gentiluomo ad un certo punto disse a Paolo:"Aho, ma perché stasera questa non la lasci sulla Salaria?" Paolo si mise la faccia tra le mani, scuotendo il capo, segno evidente che sapeva che il suo amico aveva fatto proprio un brutto errore. Infatti, la Salaria è uno dei tanti luoghi di culto per chi desideri andare a mignotte a Roma. Oggi non so bene cosa risponderei, probabilmente mi verrebbe fuori solo un "Ma come ti permetti, cafone?" Al massimo un "Ma chittesencula? A' testadecazzo!" Al tempo, invece, quando ERO coatta, rimasi molto calma e con il minimo sforzo gli risposi:"Ma sai che non è una cattiva idea? Pure perché magari così mi faccio una chiacchiera co' tu madre, è un po' che non la vedo, sta a batte forte, eh?!" "... Ma io non t'ho offeso la mamma..." Disse all'improvviso un bambino di sette anni, che ancora non aveva capito che io non sono di Corso Francia, o Ponte Milvio, io so' de Grottarossa, abbelloooo!!!
Ricordo che ero una ragazzina tanto diversa da oggi. Se possibile, ancora più incazzosa e ribelle. Pure un po' coatta, a dire il vero. Ma non nel vestire, nemmeno nel linguaggio, quanto nell'arroganza.
Non dimenticherò mai quella volta, quando con un po' di amici, in una sera di Dicembre, si organizzava il Capodanno in un pub. Eravamo, ovviamente, in un pup tra Ponte Milvio e Lungotevere. "Potremmo andare alle terme di Viterbo!" "Sì, ma prima? Stiamo a casa da Paolo, no?" Io non conoscevo tutti. Anzi, quella sera, a dire il vero, conoscevo solo Paolo. Ma questo per me non era un problema, mi piaceva conoscere persone nuove. Peccato che quella sera fossero proprio conoscenze inutili. Ma uno degli amici di Paolo mi rimarrà sempre nel cuore. Sì, perché quando mi si chiede:"Ma eri coatta come?" Io tiro fuori quella sera, che tra i tanti episodi è quello che mi descrive meglio. Perché di cazzate ne facevo tante, alcune anche un po' da bulla, ma non fanno carpire appieno la mia attitudine alla coattanza romanesca.
Dunque dicevo, l'amico di Paolo era il classico pariolino (che se non lo sai, a Roma vuol dire "fighetto"), con zero personalità, zero simpatia, zero cose interessanti da dire, insomma lui lo zero lo rappresentava proprio bene. Non a caso, le idee tra me e lui spesso erano contrastanti. E, più che altro, non accettava il fatto che Paolo desse più retta a me. Così, cotanto gentiluomo ad un certo punto disse a Paolo:"Aho, ma perché stasera questa non la lasci sulla Salaria?" Paolo si mise la faccia tra le mani, scuotendo il capo, segno evidente che sapeva che il suo amico aveva fatto proprio un brutto errore. Infatti, la Salaria è uno dei tanti luoghi di culto per chi desideri andare a mignotte a Roma. Oggi non so bene cosa risponderei, probabilmente mi verrebbe fuori solo un "Ma come ti permetti, cafone?" Al massimo un "Ma chittesencula? A' testadecazzo!" Al tempo, invece, quando ERO coatta, rimasi molto calma e con il minimo sforzo gli risposi:"Ma sai che non è una cattiva idea? Pure perché magari così mi faccio una chiacchiera co' tu madre, è un po' che non la vedo, sta a batte forte, eh?!" "... Ma io non t'ho offeso la mamma..." Disse all'improvviso un bambino di sette anni, che ancora non aveva capito che io non sono di Corso Francia, o Ponte Milvio, io so' de Grottarossa, abbelloooo!!!
giovedì 1 settembre 2011
Nella botte piccola c'è il vino buono
Ieri sera ripensavo ad un ragazzo che ho frequentato anni fa. E' eritreo, beh, italo-eritreo, a dire il vero, ma a me piaceva dire che fosse solo eritreo. Tanto la sua pelle era proprio scura. Ed eccomi subito al nocciolo della questione. Secondo me lui era proprio tanto bello. Ma questo anche secondo tutte le mie amiche, e molte altre che gli giravano attorno costantemente. Non era uno scemo, anzi. Infatti mi sentivo proprio presa sin da subito. E infatti è finita prima che iniziasse. Ma non è di questo che voglio parlare. Cioè, alla fine sì. Perché il motivo per cui fini' era che il tipo in questione è un sociopatico, logorroico, il tutto a causa del colore della sua pelle.
Che pipponi che attaccava, non finivano più. Perché lui è nero, perché i neri non sono integrati, perché sua madre fa un lavoro da nera (non la mignotta, ma la donna delle pulizie), perché lui proprio per il suo colore non potrà mai avere un lavoro importante, perché lui non ha una famiglia ricca, perché le ragazze se lo vogliono solo scopare per il suo lungo pene, ma, alla fine, non lo vogliono perché è povero e nero, e blablabla.
Ché io me lo ascoltavo (i primi tre minuti) e pensavo due cose:
la prima, che non è vero che le ragazze stessero con lui per il lungo "coso". Perché sarà stato lungo, ma io non ho mai visto una persona così incapace a letto. Cioè, con lui proprio vale il detto "la lunghezza non conta, conta come lo sai usare". Mai stata peggio. Al punto che alla fine nemmeno ci sono mai del tutto stata.
La seconda è: ma ancora co' sta cosa dei neri schiavizzati!? Che ti senti al centro del mondo perché sei nero e tutti ti guardano?! Ma fammi ridere! Sei solo un principiante. Un logorroico principiante.
Prendi me, ad esempio! Sono alta un metro e ottantadue, porto quarantuno di piede, ma ho il collo alto, così devo prendere un quarantadue, che mi sta grande e spesso non trovo, anzi non lo trovo mai! Ho le mani grandi (tutte cose che ho già detto in un altro post, e non so' cambiate, ovviamente), e vi giuro che non c'è volta che passi inosservata. E mica lo dico per fare la figa. Tutte le volte che qualcuno mi fissa sento partire sotto la banda, salgo sopra l'elefante, e il pagliaccio inizia a distribuisce i volantini, insieme alla scimmia, che, nel frattempo, urla nel megafono:
"ATTENZIONE, IL CIRCO STA ENTRANDO IN CITTA'! VENITE SSSIORE E SSSIORI!"
Mi sono anche tinta i capelli castani e me li sono fatti corti corti (da che erano lunghissimi e biondi), ma niente.
Non c'è giorno che qualcuno non mi faccia notare quanto sia alta. E dopo il "Ma quanto sei alta!" Arriva il "Quanto sei alta?" "Un metro e ottandue." "Sembra di più!" "Ci ho i tacchi" "Pure i tacchi porti?!" "Perché, ce sta un limite d'altezza, dettato dalla legge, del quale io non sono a conoscenza?" "Ma quanto porti di piede?" "Quarantuno." "Sembrava di più..." "Allora faccia lei." "Giocherai sicuramente a pallavolo!" "No." "E quelle mani! Se dài uno schiaffo a qualcuno lo uccidi." "Infatti io starei attenta a parlare." Ché, per altro, le mie mani sono lunghe, ma bellissime. Vaffanculo.
Comunque, il punto è:
MA BRUTTA POPOLAZIONE DI LILLIPUZIANI, DI NANI MANCATI, DI GENI PIGRI, DI MEDITERRANEI DI MERDA, no dico, ma sarà mica colpa mia se mamma m'ha fatta così? E' colpa mia se ho metà famiglia friulana, appartenente al ceppo austriaco di watussi, e l'unica parte che sarebbe dovuta essere piccola, quella calabrese, non lo era manco il caiser, perché il mio bisnonno era alto due metri? Un sordo muto, alto due metri. Ah, beata mia nonna. Che bella cosa che deve essere avere un padre sordo muto, al posto di un padre con il dono della parola, come il mio.
E poi, guarda un po', io mi sento a mio agio quando sono tra le popolazioni del nord! Tra le famose belle fighe nordiche! Che sia in Germania, Olanda, Svezia, Norvegia, io mi sentivo a casa. Avrei abbracciato tutte le ragazze sopra il metro e settantacinque, e le avrei ringraziate di esistere. Perché erano alte, con le spalle larghe e con poche tette, proprio come me! Ma belle, belle, belle! E donne! Proprio femmine! Non "femminone", ma solo FEMMINE, cazzo.
E qui, invece? A causa di una media d'altezza scarsa, una donna alta diventa l'attrazione circense, il fenomeno da baraccone.
Dovrò affidarmi ad un circo, almeno i fenomeni da baraccone, una volta, venivano pagati. Rivaffanculo.
E' un paese così pieno di bassi, che si sono dovuti inventare un detto che li risollevi. Come quello del fatto che pestare la merda porti fortuna. Tzè. "Nella botte piccola c'è il vino buono"
Che pipponi che attaccava, non finivano più. Perché lui è nero, perché i neri non sono integrati, perché sua madre fa un lavoro da nera (non la mignotta, ma la donna delle pulizie), perché lui proprio per il suo colore non potrà mai avere un lavoro importante, perché lui non ha una famiglia ricca, perché le ragazze se lo vogliono solo scopare per il suo lungo pene, ma, alla fine, non lo vogliono perché è povero e nero, e blablabla.
Ché io me lo ascoltavo (i primi tre minuti) e pensavo due cose:
la prima, che non è vero che le ragazze stessero con lui per il lungo "coso". Perché sarà stato lungo, ma io non ho mai visto una persona così incapace a letto. Cioè, con lui proprio vale il detto "la lunghezza non conta, conta come lo sai usare". Mai stata peggio. Al punto che alla fine nemmeno ci sono mai del tutto stata.
La seconda è: ma ancora co' sta cosa dei neri schiavizzati!? Che ti senti al centro del mondo perché sei nero e tutti ti guardano?! Ma fammi ridere! Sei solo un principiante. Un logorroico principiante.
Prendi me, ad esempio! Sono alta un metro e ottantadue, porto quarantuno di piede, ma ho il collo alto, così devo prendere un quarantadue, che mi sta grande e spesso non trovo, anzi non lo trovo mai! Ho le mani grandi (tutte cose che ho già detto in un altro post, e non so' cambiate, ovviamente), e vi giuro che non c'è volta che passi inosservata. E mica lo dico per fare la figa. Tutte le volte che qualcuno mi fissa sento partire sotto la banda, salgo sopra l'elefante, e il pagliaccio inizia a distribuisce i volantini, insieme alla scimmia, che, nel frattempo, urla nel megafono:
"ATTENZIONE, IL CIRCO STA ENTRANDO IN CITTA'! VENITE SSSIORE E SSSIORI!"
Mi sono anche tinta i capelli castani e me li sono fatti corti corti (da che erano lunghissimi e biondi), ma niente.
Non c'è giorno che qualcuno non mi faccia notare quanto sia alta. E dopo il "Ma quanto sei alta!" Arriva il "Quanto sei alta?" "Un metro e ottandue." "Sembra di più!" "Ci ho i tacchi" "Pure i tacchi porti?!" "Perché, ce sta un limite d'altezza, dettato dalla legge, del quale io non sono a conoscenza?" "Ma quanto porti di piede?" "Quarantuno." "Sembrava di più..." "Allora faccia lei." "Giocherai sicuramente a pallavolo!" "No." "E quelle mani! Se dài uno schiaffo a qualcuno lo uccidi." "Infatti io starei attenta a parlare." Ché, per altro, le mie mani sono lunghe, ma bellissime. Vaffanculo.
Comunque, il punto è:
MA BRUTTA POPOLAZIONE DI LILLIPUZIANI, DI NANI MANCATI, DI GENI PIGRI, DI MEDITERRANEI DI MERDA, no dico, ma sarà mica colpa mia se mamma m'ha fatta così? E' colpa mia se ho metà famiglia friulana, appartenente al ceppo austriaco di watussi, e l'unica parte che sarebbe dovuta essere piccola, quella calabrese, non lo era manco il caiser, perché il mio bisnonno era alto due metri? Un sordo muto, alto due metri. Ah, beata mia nonna. Che bella cosa che deve essere avere un padre sordo muto, al posto di un padre con il dono della parola, come il mio.
E poi, guarda un po', io mi sento a mio agio quando sono tra le popolazioni del nord! Tra le famose belle fighe nordiche! Che sia in Germania, Olanda, Svezia, Norvegia, io mi sentivo a casa. Avrei abbracciato tutte le ragazze sopra il metro e settantacinque, e le avrei ringraziate di esistere. Perché erano alte, con le spalle larghe e con poche tette, proprio come me! Ma belle, belle, belle! E donne! Proprio femmine! Non "femminone", ma solo FEMMINE, cazzo.
E qui, invece? A causa di una media d'altezza scarsa, una donna alta diventa l'attrazione circense, il fenomeno da baraccone.
Dovrò affidarmi ad un circo, almeno i fenomeni da baraccone, una volta, venivano pagati. Rivaffanculo.
E' un paese così pieno di bassi, che si sono dovuti inventare un detto che li risollevi. Come quello del fatto che pestare la merda porti fortuna. Tzè. "Nella botte piccola c'è il vino buono"
MA E' POCO E SA DI "TAPPO".
P.S. Mia nonna ha fatto la donna delle pulizie per una vita, era caucasica, e con un padre straricco. Perciò, se mi stai leggendo, o mai mi leggerai, impiccati.
martedì 23 agosto 2011
venerdì 22 luglio 2011
Ottanta.
Quel giorno Arianna sedeva su una comoda poltroncina da giardino, all'interno del suo cortile. Era estate, era il tramonto, e c'era una bella luce. Ma la luce più bella la riflettevano gli occhi di Arianna, quel giorno. Arianna era sola, e pensava. Si sentiva serena, in pace, leggera. Ma, soprattutto, si sentiva pronta. Dopo tanti anni, finalmente era arrivato quel momento. Certo era difficile credere di avere voluto vivere tutto quel tempo in attesa di poter assaporare, finalmente, quell'attimo. Sul volto di Arianna, però, non c'era un'espressione stupita, anzi. Aveva un sorriso beffardo, che poi diventava un risata tra sé e sé, perché capì che, forse, quella sensazione avrebbe potuto viverla molto prima. Eppure non provava rancore per se stessa. Arianna non guardava più al futuro, del resto non avrebbe nemmeno più potuto... Beh, non più di tanto. Poteva solo guardare al passato, cosa non nuova, visto che non aveva fatto altro nella sua vita.
Si guarda le mani, le sue grandi mani. Erano meno rugose di quanto avesse mai potuto immaginare, però le sembravano un po' le mani del lupo di Cappuccetto Rosso, travestito da nonna. Del resto anche il vestito che indossava quel giorno aiutava a rendere quell'immagine ancora più reale: un vestitino lilla, leggero, lungo fin sotto le ginocchia. Le mancava solo la cuffietta in testa, il naso lungo già lo aveva.
In realtà, quelle mani che tutti le facevano sempre notare, non erano solo giganti. Cioè, da giovane erano anche belle, eh! Erano affusolate, magre, con una pelle quasi setosa. Le unghie sembravano ricostruite, tanto erano perfettamente delineate e forti. E poi, erano mani che parlavano sempre insieme a lei. A volte, a dire il vero, la tradivano: proprio non ce la facevano a dire bugie, le mani. Ma lei, al tempo, non era stata in grado di rendere loro grazie: era troppo occupata a pensare come "questo" o "quello" potessero giudicarle, quasi fossero un fenomeno da baraccone. "Ehhh, eh, eh..." Disse Arianna, guardandole ancora volta. Ché poi quelle mani, a dirla tutta, avevano anche saputo darle piacere come mai nessun altro al mondo.
Arianna, prese a dondolarsi sulla poltroncina, quasi come volesse cullarsi, era sola, era sempre stata sola. No, sì, beh... Aveva molti cari amici. Aveva interrotto completamente ogni tipo di rapporto con la sua famiglia d'origine quando era ancora abbastanza giovane. Non era stata in grado di costruirsi una famiglia sua. Oddio, di relazioni, anche importanti le aveva avute, almeno fino ai trent'anni, ma non erano mai andate oltre le passioni e i fervori dei primi tempi. Avrebbe voluto dei figli, ma, in fondo, di figli ne aveva avuti tanti, a partire da sua sorella minore, i suoi stessi genitori, gli amici, e i suoi fidanzati. Forse era per questo che, alla fine, non aveva più avuto prole: il suo istinto materno, in qualche modo, era stato comunque appagato. Eppure non aveva nemmeno più rancore verso se stessa per questo. E sapeva che, prima o poi, il giorno avrebbe smesso di provarne sarebbe arrivato. Certo, avrebbe dovuto aspettare a lungo. Ma fin da piccola sapeva che un giorno riguardandosi indietro si sarebbe fatta una grande risata. Perché tutti quei tormenti, quei dolori, quelle passioni, oggi, erano solo vita. Non erano più nulla di terribile, di spaventoso, solo vita. E ora le sembrava tutto così semplice, quasi sciocco.
Arianna provava tenerezza per quella donna che adesso vedeva nei suoi ricordi. "Ah, quanta giovinezza che rifugge tutta via, chi vuol esser lieto sia, del doman' non v'è certezza!" E a lei del "doman' " ormai interessava ben poco. Così come del passato: c'era rimasto ben poco da smembrare, analizzare, capire. Le rimaneva il presente. Per la prima volta viveva solo lì. Qualcuno una volta le disse che "Il "domani" non esiste, "ieri" è passato, "oggi" è un dono, per questo si chiama presente." Di sicuro questo è un pensiero che può partorire solo la mente serena di un vecchio, a cui ormai è rimasto poco da poter cambiare. Di sicuro non gli sono rimaste le forze per volerlo fare.
Arianna sedeva serena, pronta anche ad andarsene, quando sarebbe stato il momento.
Arianna, finalmente, aveva ottant'anni.
Si guarda le mani, le sue grandi mani. Erano meno rugose di quanto avesse mai potuto immaginare, però le sembravano un po' le mani del lupo di Cappuccetto Rosso, travestito da nonna. Del resto anche il vestito che indossava quel giorno aiutava a rendere quell'immagine ancora più reale: un vestitino lilla, leggero, lungo fin sotto le ginocchia. Le mancava solo la cuffietta in testa, il naso lungo già lo aveva.
In realtà, quelle mani che tutti le facevano sempre notare, non erano solo giganti. Cioè, da giovane erano anche belle, eh! Erano affusolate, magre, con una pelle quasi setosa. Le unghie sembravano ricostruite, tanto erano perfettamente delineate e forti. E poi, erano mani che parlavano sempre insieme a lei. A volte, a dire il vero, la tradivano: proprio non ce la facevano a dire bugie, le mani. Ma lei, al tempo, non era stata in grado di rendere loro grazie: era troppo occupata a pensare come "questo" o "quello" potessero giudicarle, quasi fossero un fenomeno da baraccone. "Ehhh, eh, eh..." Disse Arianna, guardandole ancora volta. Ché poi quelle mani, a dirla tutta, avevano anche saputo darle piacere come mai nessun altro al mondo.
Arianna, prese a dondolarsi sulla poltroncina, quasi come volesse cullarsi, era sola, era sempre stata sola. No, sì, beh... Aveva molti cari amici. Aveva interrotto completamente ogni tipo di rapporto con la sua famiglia d'origine quando era ancora abbastanza giovane. Non era stata in grado di costruirsi una famiglia sua. Oddio, di relazioni, anche importanti le aveva avute, almeno fino ai trent'anni, ma non erano mai andate oltre le passioni e i fervori dei primi tempi. Avrebbe voluto dei figli, ma, in fondo, di figli ne aveva avuti tanti, a partire da sua sorella minore, i suoi stessi genitori, gli amici, e i suoi fidanzati. Forse era per questo che, alla fine, non aveva più avuto prole: il suo istinto materno, in qualche modo, era stato comunque appagato. Eppure non aveva nemmeno più rancore verso se stessa per questo. E sapeva che, prima o poi, il giorno avrebbe smesso di provarne sarebbe arrivato. Certo, avrebbe dovuto aspettare a lungo. Ma fin da piccola sapeva che un giorno riguardandosi indietro si sarebbe fatta una grande risata. Perché tutti quei tormenti, quei dolori, quelle passioni, oggi, erano solo vita. Non erano più nulla di terribile, di spaventoso, solo vita. E ora le sembrava tutto così semplice, quasi sciocco.
Arianna provava tenerezza per quella donna che adesso vedeva nei suoi ricordi. "Ah, quanta giovinezza che rifugge tutta via, chi vuol esser lieto sia, del doman' non v'è certezza!" E a lei del "doman' " ormai interessava ben poco. Così come del passato: c'era rimasto ben poco da smembrare, analizzare, capire. Le rimaneva il presente. Per la prima volta viveva solo lì. Qualcuno una volta le disse che "Il "domani" non esiste, "ieri" è passato, "oggi" è un dono, per questo si chiama presente." Di sicuro questo è un pensiero che può partorire solo la mente serena di un vecchio, a cui ormai è rimasto poco da poter cambiare. Di sicuro non gli sono rimaste le forze per volerlo fare.
Arianna sedeva serena, pronta anche ad andarsene, quando sarebbe stato il momento.
Arianna, finalmente, aveva ottant'anni.
giovedì 30 giugno 2011
Ai tanti che ho conosciuto.
E più in generale, all'uomo sentimentalmente medio, cioè il 99% della popolazione maschile.
A voi uomini che venite lasciati (non che vi fate lasciare, ma proprio che venite accannati) dovrebbe essere impedito per legge di avere una qualsiasi altra storia. Non ve la meritate, non ne siete all'altezza. State lì, col vostro orgoglio, misto a malinconia, mancanza. Rimanete attaccati a ciò che più vi ha causato insicurezza, anziché rimboccarvi le maniche ed andare avanti, ma da soli, non aspettando che arrivi la manna a salvarvi, a farvi creare nuovi ricordi che vi cancellino i vecchi. Totalmente incapaci di crescere, aspettate un nuovo rimpiazzo degno dell'ex, o una mamma che vi culli, che vi faccia riacquisire fierezza. Perché magari ciò che avete davanti agli occhi ora vale mille volte il vecchio amore, ma l'unico scopo che ha questa nuova persona è quello di poter dire: "Guarda con chi sto!" Come se chi vi sta accanto fosse solo un paragone, un trofeo, un mezzo e non la via. Quando tutto questo viene messo sotto la luce del sole, si sentono echeggiare frasi come "Ma non l'ho fatto consapevolmente. Non credevo di farti male." Sono stupita di come possa un essere umano pensare che non ci sia consapevolezza, quando si dice di fare, dire, pensare cose, senza nemmeno mettersi per un attimo nei panni dell'altro. E se non c'è consapevolezza, c'è una gran volontà di non mettercela per avere sempre un alibi alla mano: l'ingenuità. Il mondo vi protegge, perché le donne per prime dicono:"Ma i maschi sono così!" E si accontentano di quel poco che le viene dato, consigliandoti di indottrinarli piano, piano, come se non fosse già abbastanza difficile stare in un rapporto e con se stessi, figuriamoci se una deve anche imboccare l'altro. La vostra padronanza dell'ego fa spavento, il fatto di sguazzare dentro alle vostre poche facoltà di empatia, al vostro coprirvi dietro ai "Non ci ho pensato" è ridicolo. E a me, più che altro, fa schifo.
"c'è la gabbia del cervello
sìè mangiata il suo fringuello
il becchime che rimane
lo daremo a un altro infame "
A voi uomini che venite lasciati (non che vi fate lasciare, ma proprio che venite accannati) dovrebbe essere impedito per legge di avere una qualsiasi altra storia. Non ve la meritate, non ne siete all'altezza. State lì, col vostro orgoglio, misto a malinconia, mancanza. Rimanete attaccati a ciò che più vi ha causato insicurezza, anziché rimboccarvi le maniche ed andare avanti, ma da soli, non aspettando che arrivi la manna a salvarvi, a farvi creare nuovi ricordi che vi cancellino i vecchi. Totalmente incapaci di crescere, aspettate un nuovo rimpiazzo degno dell'ex, o una mamma che vi culli, che vi faccia riacquisire fierezza. Perché magari ciò che avete davanti agli occhi ora vale mille volte il vecchio amore, ma l'unico scopo che ha questa nuova persona è quello di poter dire: "Guarda con chi sto!" Come se chi vi sta accanto fosse solo un paragone, un trofeo, un mezzo e non la via. Quando tutto questo viene messo sotto la luce del sole, si sentono echeggiare frasi come "Ma non l'ho fatto consapevolmente. Non credevo di farti male." Sono stupita di come possa un essere umano pensare che non ci sia consapevolezza, quando si dice di fare, dire, pensare cose, senza nemmeno mettersi per un attimo nei panni dell'altro. E se non c'è consapevolezza, c'è una gran volontà di non mettercela per avere sempre un alibi alla mano: l'ingenuità. Il mondo vi protegge, perché le donne per prime dicono:"Ma i maschi sono così!" E si accontentano di quel poco che le viene dato, consigliandoti di indottrinarli piano, piano, come se non fosse già abbastanza difficile stare in un rapporto e con se stessi, figuriamoci se una deve anche imboccare l'altro. La vostra padronanza dell'ego fa spavento, il fatto di sguazzare dentro alle vostre poche facoltà di empatia, al vostro coprirvi dietro ai "Non ci ho pensato" è ridicolo. E a me, più che altro, fa schifo.
"c'è la gabbia del cervello
sìè mangiata il suo fringuello
il becchime che rimane
lo daremo a un altro infame "
mercoledì 29 giugno 2011
Il mestiere più infame che c'è.
Questo è un post sfogo, e un post-sfogo, per raccontare quanto accadutomi nei giorni passati, fino a ieri.
Come saprete ultimamente sono stata poco bene. Eh, sì, ma tranquilli, mi sto riprendendo, non vi rammaricate! Lo so, lo so, vi ho fatto preoccupare e mi spiace. Come dici? Non sai cosa abbia avuto? Io credo che prima di parlare con me sia il caso che tu ti aggiorni su tutti i miei status, degli ultimi sei mesi almeno, su Facebook.
Dunque sono passata per le pene della colite, fino ad arrivare alla stitichezza, ed ho raggiunto anche l'ultimo livello: le emorroidi.
Che cooosa? Eh, sì. Aho, ecchesaràmmai? Sappiate che prima o poi ce le hanno tutti, almeno una volta nella vita. E magari leggere questo mio post vi salverà il culo.
Così, i vari malesseri mi hanno portata più volte in farmacia. E' curioso il fatto che per un certo genere di disturbi, il nome stesso delle medicine ricordi vagamente, e sottolineo vagamente, il nome del male che si cerca di risolvere. Ché io mi chiedo perché le medicine per la tosse non si chiamano "Tosseril" o qualcosa di simile? O magari quelle per il mal di stomaco, che so, "Stomacol" "Gastritil", e via dicendo. Ma niente. Invece, per malattie come dissenteria, abbiamo il "Dissenten", che farebbero prima a chiamarlo "Cagaddossoril", ad esempio. Come se quella per il vomito si chiamasse "Vomiten" o "Sboccopan". Ché poi uno dice "Beh, ma allora chiedi un "Imodium", no?" E chi è che non conosce a cosa serva l'Imodium, eh!?
Ma in realtà, quando sono andata a chiedere delle creme per le emorroidi, i nomi non potevano destare il minimo sospetto. Poi però arriva la farmacista di turno a mettere il dito nella piaga:
- Buongiorno, vorrei Luan pomata. -
- Concentrata o normale? -
- Ah, boh, secondo lei? -
- Dipende da quanto tempo ha le emorroidi -
- [No, ma urlalo pure, puttana maledetta! Ora lo sa pure il pizzicarolo* di fianco!] Beh, non molto... -
- Beh, comunque è sempre meglio quella concentrata. -
- [lo vedi che sei una troia? Allora che cazzo me lo hai chiesto a fare?] Bene. -
Quella dietro di me ha chiesto, con ampio respiro, quasi in senso di liberazione: "Vorrei BENEFIBRA, grazie." Ché in realtà erano anni che non cagava, ma s'era sempre vergognata di chiederlo. Certo dopo una che chiede una pomata per le emorroidi, chiedere delle fibre per riuscire ad andare al bagno, le sarà sembrata ben poca cosa, a confronto.
Non risolto il problema con la pomata, ricordo che, anni fa, per lo stesso problema (ed anche l'unico periodo in cui ero fidanzata. Giuro che non è per pratiche anali spinte, ma è che le relazioni mi comportano una serie di rodimenti di culo, non indifferenti) il dottore mi aveva suggerito di prendere Venoruton compresse. Il Venoruton, come suggerisce il nome stesso, serve per rinforzare i capillari; infatti, nella pubblicità, si fa riferimento al fatto che quando si hanno le gambe pesanti, è bene prenderlo, affinché i capillari si ispessiscano e riescano a far circolare meglio il sangue, o una roba del genere. Comunque, avete capito bene? "Affinché i capillari delle GAMBE", dice la pubblicità.
Così, dopo una settimana rientro in un'altra farmacia. Venoruton è lì, proprio affianco alla cassa:
- Vorrei Veronuton, ma qui è solo bustine, ce l'ha in compresse? -
- Sì, glielo vado a prendere. -
Di fianco a me un signore che aspettava per la misurazione della pressione, dietro altra gente in fila.
- Ecco a lei. Altro? -
- Senta... - Dico a bassa voce, e questo voleva intendere che fosse un discorso in confidenza tra me e lei.
- Sì? -
- Ecco, io lo presi anni fa, il dottore me lo diede per le... 'morroid'... Va bene, no? -
- Oh, Sì Sì! Viene usato soprattutto per quello! - Dice con tono normale, che nel silenzio della farmacia è come parlare ad alta voce.
- Ah, pensavo per le gambe, ma comunque. -
- Beh, le emorroidi sono dei capillari che si sono irritati, le consiglio, per un intervento repentino e ad urto, di prenderne due la mattina, due a pranzo e due la sera per tre giorni, poi va a diminuire. -
- [Ma chi minchia ti ha detto che ho bisogno di un impatto ad urto!?] Bene. -
Ovviamente, tanta la fretta di scappare, che ho dimenticato il cellulare sul bancone e sono stata costretta a rientrare: "Scusate sono quella delle emorroidi, avete voi il mio cellulare!? " "Sì, l'avevamo riconosciuta, non glielo abbiamo fregato, perché ci sembra abbastanza sfigata, non spariamo sulla croce verde, noi. " "Gentilissimi!"
Risolto, finalmente, il problema emo, a causa di una lunga serie di farmaci, tra cui antibiotici e antidolorifici, inizio ad avere "un fastidioso prurito intimo" (cit.). Anche se in realtà era più un bruciore. Dopo essermi fatta venire svariate paranoie, vado dal ginecologo, che mi tranquillizza:"E' solo una vulvite: antibiotici, caldo, sfregamenti" Sfregamenti? Ma che dice!? Che cazzo, ce sta pure la mamma di P. qui di fianco a me! Dottò, essù! "... magari dimagrimenti o aumento di peso repentino... Comunque, prenda questa crema e stia tranquilla."
Arivado in farmacia, ma aricambio farmacia. Entro. Una dottoressa era già impegnata con un cliente, l'altro libero:
- Salve, vorrei Tantum rosa crema. -
- Sì, vediamo. Uhm, è fuori commercio. Per cosa le serve, esattamente? -
- [Ci hai la ricetta sotto al naso, c'è scritto DIAGNOSI, ma leggi, no?] uhm, per un' irritazione.... -
- Ha anche prurito? -
Entrano due clienti.
- No, bruciore. -
- Quindi niente prurito? -
- [Se me do una grattata adesso, sei più contento?] No. -
- Perché ci sarebbe Vagisil, ma è più analgesica che curativa... -
- [Uhm, a proposito di nomi che non lasciano spazio all'immaginazione] E non c'è qualcos'altro come Tantum Rosa? -
- Sì, un secondo aspetti. -
Comincia ad aprire e chiudere cassetti. Apre e chiude, riapre e richiude sempre gli stessi. E' indeciso. E indovinate che fa? Chiede alla distante ed occupata collega.
- Nora, scusa, va bene Alkagin anziché Tantum Rosa? -
Ok, è tranquilla, la farmacia è solo piena di signori che non possono sape' cosa sia.
- Mi scusi un secondo, - dice Nora al suo cliente - Beh, se no Vagisil, lei ha prurito? -
- [Eh, me pareva strano, adesso lo sanno tutti! Ciao, mi chiamo Sara ed ho da 4 giorni un fastidioso arrossamento, niente di che, eh, però sapete è davvero noioso, soprattutto perché non mi permette nemmeno di scopare] No, non-ho-prurito. -
- Beh, comunque Alkagin va bene sia per curare che per placare bruciore e prurito. -
- [Zoccola maledetta, ma allora voi ci godete, eh? Frustrate di merda.] Bene. -
Io credevo che il lavoro più infame fosse quello da commesso in un sexy shop, a sentire e vivere le vicende del mio migliore amico, o magari la commessa di indumenti, anche intimi, che quando una le dice la taglia di seno o dei pantaloni, ti guarda il culo o le tette, e con ghigno cinico ti chiede:"Sicura? Le prendo una taglia in più comunque, non per lei, eh!, ma è che calzano poco..." Dice l'ipocrita, nel caso de pantaloni, ad esempio. Ma invece il mestiere del commesso da farmacia - hai capito bene, sì, del commesso, caro il mio Dottor Fallito! - è mille volte più sadico.
[* Pizzicarolo: chiamasi pizzicarolo colui che esercita la professione del salumiere. Nome derivante dall'abitudine dei suddetti di farti assaggiare, per indurti poi all'acquisto, ogni genere di salume o formaggio. Il cliente si ritrova, quindi, a pizziccare, ma anche spizzicare, tra questo e quello, approfittando della generosità del gestore, per concludere con un classico: "Magari la prossima volta, ché devo fini' prima quello che ci ho in frigo."]
lunedì 27 giugno 2011
Prima di tutto, non si fa la pipì sotto la doccia. Almeno in palestra.
Sono ben cinque giorni che ho ripreso ad andare in palestra, dopo esattamente due anni. No, non che in questi due anni non mi sia mai mossa dal divano, ogni tanto mi allenavo alla buona, seguendo anche toutorial su YouTube, tipo lui
Lo so che stai pensando che lo seguo perché è un bel negrone ammuscolato, e che magari mi immagini chissà quali dimensioni, ma sei solo una persona attaccata a banali clichés. E poi, lo stronzo, se la fa con la bionda a destra, tanto per non deludere i vari luoghi comuni.
Non so perché, ma mai come oggi mi rendo conto che in palestra c'è un mondo che... eh, che voi umani.
Lo spogliatoio è quello che dà maggiori soddisfazioni. Si pensa sempre che gli episodi più scabrosi avvengano in quello maschile, ma secondo me hanno tanto da imparare. Ad iniziare dalla sottoscritta, eh.
Per esempio, sono esattamente cinque giorni che dimentico di comprare le ciabatte per la doccia. Di certo non è che me la possa fare scalza, quindi? Calzini. L'immagine di per sé è già abbastanza raccapricciante: una donna nuda, con un asciugamano attorno, shampoo in mano e i calzini ai piedi, magari bianchi e di spugna (ho detto"magari", non che li usi davvero, eh). La cosa però ancora più bella è che nessuna ti può guardare male. Sì, perché, prima o poi, capita a tutte di farsi la doccia coi calzini. Se proprio sei fortunata e in confidenza, qualcuna ti presta le sue ciabatte, ma, tendenzialmente, in palestra ci si schifa di tutto e di tutti. E non a torto: metti che "quella" sotto la doccia piscia e il suo piscio finisce sulle mie ciabatte!? Cristo, non ci voglio nemmeno pensare. E sì, la pipì sotto la doccia la fanno anche le donne. Io la facevo in piscina, perché tanto mi avevano detto che il cloro disinfetta tutto. Poi ho preso una verruca, in piscina, proprio sotto al piede, e allora ho capito che quella sul cloro era una cazzata.
Sorvolando sui vari aspetti pluribatteriologici che ci sono in uno spogliatoio, e a cui preferisco non pensare (altrimenti mi prende un attacco di panico in diretta), ci sono altri eventi tipici, che ancora oggi non sono riuscita a spiegare. Un caso su tutti è il fenomeno delle donne che quando si cambiano, per iniziare ad allenarsi, si levano le mutande e si mettono direttamente i fuson. Ecco, queste mi hanno sempre abbastanza incuriosito, fino al punto in cui mi hanno proprio fatto schifo. E mi hanno fatto schifo nel momento in cui ho realizzato che quando una così poggia il suo culo e la sua patata su una cyclette, il suo sudore rimane sul sellino, e, per di più, il suo puzzo intimo trapassano ancora meglio, senza le mutande! Così una volta l'ho chiesto. Sì, non ne potevo più e sapete cosa mi ha risposto, la tipa in questione? "Perché è più igienico." Vi giuro che ero talmente basita che non ho avuto nemmeno la prontezza di rispondere.
Generalmente questa pratica è adottata dalle signore sulla cinquantina. Evidentemente sono quelle che alla cazzata del cloro che disinfetta tutto avevano creduto davvero, poi qualcuno gli ha detto che senza mutande è più igienico, e loro non hanno avuto problemi a seguire il consiglio. Suppongo sia stato un uomo, che così avrebbe avuto maggiore accesso alla visione della riga.
Rimanendo sempre in tema, in uno spogliatoio femminile si ha anche la possibilità di apprezzare l'estro delle estetiste nel depilare la patata. Oppure del non depilarla. Così, troviamo tipiche patonze anni '50 ricciolute e ben estese, oppure patatine con una striscietta di pelo leggermente accennata, giusto per far capire che si è superata l'età dello sviluppo, o, ancora, chi preferisce una depilazione totale (la potenza del porno) perché ha mancanza della sua patata pre-sviluppo.
Lo so che stai pensando che lo seguo perché è un bel negrone ammuscolato, e che magari mi immagini chissà quali dimensioni, ma sei solo una persona attaccata a banali clichés. E poi, lo stronzo, se la fa con la bionda a destra, tanto per non deludere i vari luoghi comuni.
Non so perché, ma mai come oggi mi rendo conto che in palestra c'è un mondo che... eh, che voi umani.
Lo spogliatoio è quello che dà maggiori soddisfazioni. Si pensa sempre che gli episodi più scabrosi avvengano in quello maschile, ma secondo me hanno tanto da imparare. Ad iniziare dalla sottoscritta, eh.
Per esempio, sono esattamente cinque giorni che dimentico di comprare le ciabatte per la doccia. Di certo non è che me la possa fare scalza, quindi? Calzini. L'immagine di per sé è già abbastanza raccapricciante: una donna nuda, con un asciugamano attorno, shampoo in mano e i calzini ai piedi, magari bianchi e di spugna (ho detto"magari", non che li usi davvero, eh). La cosa però ancora più bella è che nessuna ti può guardare male. Sì, perché, prima o poi, capita a tutte di farsi la doccia coi calzini. Se proprio sei fortunata e in confidenza, qualcuna ti presta le sue ciabatte, ma, tendenzialmente, in palestra ci si schifa di tutto e di tutti. E non a torto: metti che "quella" sotto la doccia piscia e il suo piscio finisce sulle mie ciabatte!? Cristo, non ci voglio nemmeno pensare. E sì, la pipì sotto la doccia la fanno anche le donne. Io la facevo in piscina, perché tanto mi avevano detto che il cloro disinfetta tutto. Poi ho preso una verruca, in piscina, proprio sotto al piede, e allora ho capito che quella sul cloro era una cazzata.
Sorvolando sui vari aspetti pluribatteriologici che ci sono in uno spogliatoio, e a cui preferisco non pensare (altrimenti mi prende un attacco di panico in diretta), ci sono altri eventi tipici, che ancora oggi non sono riuscita a spiegare. Un caso su tutti è il fenomeno delle donne che quando si cambiano, per iniziare ad allenarsi, si levano le mutande e si mettono direttamente i fuson. Ecco, queste mi hanno sempre abbastanza incuriosito, fino al punto in cui mi hanno proprio fatto schifo. E mi hanno fatto schifo nel momento in cui ho realizzato che quando una così poggia il suo culo e la sua patata su una cyclette, il suo sudore rimane sul sellino, e, per di più, il suo puzzo intimo trapassano ancora meglio, senza le mutande! Così una volta l'ho chiesto. Sì, non ne potevo più e sapete cosa mi ha risposto, la tipa in questione? "Perché è più igienico." Vi giuro che ero talmente basita che non ho avuto nemmeno la prontezza di rispondere.
Generalmente questa pratica è adottata dalle signore sulla cinquantina. Evidentemente sono quelle che alla cazzata del cloro che disinfetta tutto avevano creduto davvero, poi qualcuno gli ha detto che senza mutande è più igienico, e loro non hanno avuto problemi a seguire il consiglio. Suppongo sia stato un uomo, che così avrebbe avuto maggiore accesso alla visione della riga.
Che, se possibile, è anche peggio della riga del culo, quando ti si abbassano i pantaloni.
E' strana la vita: quando sei piccola non vedi l'ora che ti spuntino i primi peli proprio lì. Poi, invece, faresti un'operazione col laser, la pagheresti anche 6.000 Euro, se questa ti assicurasse davvero che non ne avrai più memoria dei peli pelvici.
Poi abbiamo la sezione tette e culi.Ci sono donne che a vederle magari in sala pesi, o durante una lezione, hanno un culo bello tondo, sodo, che rasenta la perfezione. Che sono magre, che hanno gambe snelle e seni alti.
Ma poi arriva la prova spogliatoio.
E lì ci sono momenti di goduria infinita. Già, perchè le suddette, spesso, calati i fuson attillati, mostrano segni di grave imperfezione: cuscinetti, cellulite, smagliature, redenzione idrica, tette mosce, ad effetto pera, quasi come se fossero state svuotate, o tette minuscole che non possono minimamente essere calanti dal momento che stentano ad uscire dal petto.
Generalmente, quando la figa morta* del caso [*Figa Morta: dicesi "figa morta" di colei che gira per la palestra tirandosela abbestia, non sorride mai, e di rado ha espressioni di qualsiasi tipo, concedendo qualche parola solo al trainer figo (altro esemplare che merita un post a parte), che sta lì massimo quarantacinque minuti, non suda, ha sempre il gloss sulle labbra, raramente alza gli occhi da terra, e se lo fa guarda come nel vuoto; lei è lì per caso, o comunque non se lo ricorda perché.] si rivela nella sue piccole imperfezioni a noi povere inette, ci concede attimi di puro entusiasmo, roba che verrebbe voglia di sputtanarla davanti a tutti, e, infatti, è abbastanza comune vedere che in molte le si gettano con gli occhi addosso, socchiusi, sintomo di una scannerizzazione profonda, al fine di trovarle quei tréquattro difetti, che ti permettano di vivere meglio con te stessa. Non a caso, alla fine del processo di osservazione segue una sorta di ghigno soddisfatto e malefico.
Ché i maschi si credono che sia difficile misurare rigorosamente con la coda dell'occhio, non sia mai li prendano per froci, le lunghezze dei loro peni e sentirsi eventualmente in deficit per questo, ma non lo sanno mica che cosa voglia dire contare i peli del culo, con sguardi rapidi e fulminei, delle altre.
martedì 21 giugno 2011
Quando dico "ao' ", dico tutto. E non dico niente.
Ho avuto la fortuna di vivere in tante città in Italia, ho avuto quindi la possibilità di conoscere molti dialetti, molti modi di dire, ma ciò che più mi piace individuare, tanto da diventare il mio pallino, sono le espressioni vocali non significati. Ecco di seguito alcuni esempi:
"DEH!": Espressione tipica livornese, che può indicare stupore, ma anche perplessità, di solito è preceduto da "boia", come se fosse un rafforzativo, così che "boia, deh!" riesce ad esprimere il massimo del suo senso, a seconda del contesto in cui viene usato. Può essere usato anche come inizio, per una frase di commiato:"Deh, io vado."
"Dì": Usato in Romagna, soprattutto a Rimini e dintorni. Viene più che altro usato ad inizio di frase, e può essere usato per diverse circostanze: "Dì, io vado." oppure "Dì, andiamoci a fare una piadina". Generalmente però viene utilizzato quando ci si saluta, una sorta di "vabbè, io vado".
"CIA' ": tipico milanese e brianzolo, viene più o meno usato nello stesso senso del "dì" romagnolo: "cià, inizio a lavare i piatti." Quindi non è per forza il "ciao" troncato, ma più un esortativo.
"SA' ": cuneese, e zone limitrofe, anch'esso viene usato nello stesso senso dei due precedenti, sempre ad inizio di frase, quando questa si riferisce ad un'azione che si sta per intraprendere. "Sà, andiamo a dormire." Può essere anche usata, però, nel senso di fastidio, di richiamo dell'attenzione se qualcuno ci sta importunando:" Sààààà, ma che cazzo fai?" (praticamente io mi sento chiamata in causa mille volte al giorno).
Ché poi, queste espressioni altro non sarebbero che il già citato "vabbé", ma anche solo "beh", che trovano il loro corrispettivo in inglese con "well", in spagnolo con "bueno", ma anche con"pués", in francese con "bon", e in tedesco con "gut". Spesso, infatti, non indicano esattamente il significato di "bene", ma servono più che altro a rompere un discorso, per entrare in un altro, oppure per prendere tempo, per fare una pausa a cui seguirà o una risposta su cui si doveva riflettere qualche secondo, o la descrizione di ciò che si sta per fare, come, ad esempio, andarsene:"Well, I gotta go, now."
Insomma, ce ne sarebbero ancora altre, ma il punto è che quando mi sono chiesta se nel mio dialetto ci fosse stata un'espressione del genere, la risposta all'inizio ha un po' faticato ad arrivare. Infatti, in romanesco di espressioni noun-sense ce ne sono molte, e possono essere usate ad inizio di frase: "Ao'! 'mbé, come stai?" Ma anche alla fine:" 'Mbé, come stai, ao'?" ". Possono essere usate come rafforzativo: "Ao', ma che cazzo voi?" O magari per richiamare l'attenzione di qualcuno che ci è distante:"AOOOOO' MASSIMOOOO!" Quindi penso di avere identificato "AO' " come espressione senso-non-senso, nel romanesco. Ma ho comunque ritenuto opportuno non limitarmi solo ad essa, in quanto vi sono altre espressioni altrettanto usate, che non possono non essere citate: eh, ohh, ahn?, ah, uh, con piccole sfumature di intensità e durata che dettano il senso e il ritmo della conversazione. Diciamo che siamo rimasti attaccati ad espressioni generalmente più glottidali, al punto da sembrano quasi scimmiesche.
Discussione tra due romani:
- Aooooo'! ... Aooo'? OHHH! -
- AO'! EH? -
- Ma poi... Eh? -
- Ahn? -
- No, dico... Eh?! -
- Ahhh! Ehhh... Eh eh... sì, sì! -
- Ah! E... -
- Ao', eh!, eddamme tempo! -
- Uh! Avoja! Ma quanto? -
- Aoo', ma io mica te sto a capi', che cazzo stai a di'? -
- Ma allora de che cazzo 'amo parlato, finadesso?! -
Tipico.
"DEH!": Espressione tipica livornese, che può indicare stupore, ma anche perplessità, di solito è preceduto da "boia", come se fosse un rafforzativo, così che "boia, deh!" riesce ad esprimere il massimo del suo senso, a seconda del contesto in cui viene usato. Può essere usato anche come inizio, per una frase di commiato:"Deh, io vado."
"Dì": Usato in Romagna, soprattutto a Rimini e dintorni. Viene più che altro usato ad inizio di frase, e può essere usato per diverse circostanze: "Dì, io vado." oppure "Dì, andiamoci a fare una piadina". Generalmente però viene utilizzato quando ci si saluta, una sorta di "vabbè, io vado".
"CIA' ": tipico milanese e brianzolo, viene più o meno usato nello stesso senso del "dì" romagnolo: "cià, inizio a lavare i piatti." Quindi non è per forza il "ciao" troncato, ma più un esortativo.
"SA' ": cuneese, e zone limitrofe, anch'esso viene usato nello stesso senso dei due precedenti, sempre ad inizio di frase, quando questa si riferisce ad un'azione che si sta per intraprendere. "Sà, andiamo a dormire." Può essere anche usata, però, nel senso di fastidio, di richiamo dell'attenzione se qualcuno ci sta importunando:" Sààààà, ma che cazzo fai?" (praticamente io mi sento chiamata in causa mille volte al giorno).
Ché poi, queste espressioni altro non sarebbero che il già citato "vabbé", ma anche solo "beh", che trovano il loro corrispettivo in inglese con "well", in spagnolo con "bueno", ma anche con"pués", in francese con "bon", e in tedesco con "gut". Spesso, infatti, non indicano esattamente il significato di "bene", ma servono più che altro a rompere un discorso, per entrare in un altro, oppure per prendere tempo, per fare una pausa a cui seguirà o una risposta su cui si doveva riflettere qualche secondo, o la descrizione di ciò che si sta per fare, come, ad esempio, andarsene:"Well, I gotta go, now."
Insomma, ce ne sarebbero ancora altre, ma il punto è che quando mi sono chiesta se nel mio dialetto ci fosse stata un'espressione del genere, la risposta all'inizio ha un po' faticato ad arrivare. Infatti, in romanesco di espressioni noun-sense ce ne sono molte, e possono essere usate ad inizio di frase: "Ao'! 'mbé, come stai?" Ma anche alla fine:" 'Mbé, come stai, ao'?" ". Possono essere usate come rafforzativo: "Ao', ma che cazzo voi?" O magari per richiamare l'attenzione di qualcuno che ci è distante:"AOOOOO' MASSIMOOOO!" Quindi penso di avere identificato "AO' " come espressione senso-non-senso, nel romanesco. Ma ho comunque ritenuto opportuno non limitarmi solo ad essa, in quanto vi sono altre espressioni altrettanto usate, che non possono non essere citate: eh, ohh, ahn?, ah, uh, con piccole sfumature di intensità e durata che dettano il senso e il ritmo della conversazione. Diciamo che siamo rimasti attaccati ad espressioni generalmente più glottidali, al punto da sembrano quasi scimmiesche.
Discussione tra due romani:
- Aooooo'! ... Aooo'? OHHH! -
- AO'! EH? -
- Ma poi... Eh? -
- Ahn? -
- No, dico... Eh?! -
- Ahhh! Ehhh... Eh eh... sì, sì! -
- Ah! E... -
- Ao', eh!, eddamme tempo! -
- Uh! Avoja! Ma quanto? -
- Aoo', ma io mica te sto a capi', che cazzo stai a di'? -
- Ma allora de che cazzo 'amo parlato, finadesso?! -
Tipico.
lunedì 20 giugno 2011
"Quella a Brooke le fa una pippa!"
Ta-ra-ta-ta-ta-ta-ra
..ta-ra-ta...
- Pronto? -
- Sare'!? -
- Ah, ciao ma', sto con l'auricolare, non avevo visto il numero. Allora, che hai deciso, sali? -
- Vorrei tanto, ammamma, ma non riesco. Tua nonna ci ha "il periodo"... -
- Che palle. Per cosa è depressa, mò? -
- Ma prima perché è andata alla riesumazione delle salme dei suoi genitori, e allora si è impressionata, sai... -
-Che figo! Ma è vero che ora, per via dei conservanti, non ci decomponiamo quasi più? -
- Sara! -
- Eh!? Vabbè, poi per che altro è depressa? -
- Eh, per una cosa che è uscita fuori di recente, riguardo mio cugino Antonio, hai presente? -
- Quello che parla come Bossi? -
- Sara!!! Porello, è stato tanto male... -
- Sempre stronzo rimane. Vabbè, quindi? -
- Quindi è successo che suo figlio, Alessio, quello che ci ha il bar, ci avrà più o meno trentasei anni... te lo ricordi? -
- Uh... seh, seh... -
- Non te lo ricordi... -
- Dài, ma'! Di'! -
- Beh, insomma, Alessio sta male, allora è ricoverato e aspetta un trapianto di midollo, quindi hanno fatto i test per la compatibilità col padre e la madre, visto che la sorella vive in America. -
- Ah, la madre... Quella che si faceva il genero? -
- Quale? -
- Se ne faceva più di uno? -
- Si faceva il marito della sorella di Antonio. -
- Eh, il genero! -
- Si chiama cognato. -
- Quella roba lì. -
- Sì, lei. Insomma, hai presente, Giuseppe? L'altro mio cugino, che è cugino pure di Antonio, ovviamente? -
- Ah ma', io finora ho una serie di riesumazioni di nomi di persone inutili nella mia vita, di cui non me ne po' frega' di meno, e ancora non è successo niente. -
- Ah ma', io finora ho una serie di riesumazioni di nomi di persone inutili nella mia vita, di cui non me ne po' frega' di meno, e ancora non è successo niente. -
- Ma hai capito o no chi è? -
- Seh, seh, quello che non ci hai mai una lira, che è sempre in botta tra coca e alcol. Certo, ma'... che famiglia... -
- Insomma, pare che lui, quando ha saputo di Alessio, sia andato in ospedale e gli abbia detto:"Io sono tuo padre!", per via del trapianto, sai, non avrebbe avuto compatibilità col padre, beh, quello che credeva tale... -
- NOOOOO! Quella donna è davvero un idolo! Comunque non è che gli sia andata meglio, visto che quello vero è un tossico. Ma quindi lui lo ha sempre saputo! -
- Eh! Hai capito LEI che mignottone? Brooke le fa una pippa! -
- Oh, meno male, è arrivata la citazione colta! -
- Beh, dài, dove altro si sentono 'ste cose!? -
- Ma scusa, mi racconti mille cose pallose al giorno, e questa me la dici solo per via di nonna? Comunque ci farò un post. Cioè, sono quelle cose che pensi che accadano solo agli altri, tipo gli attori nei telefilm alla Beautiful. -
- Sara, no! -
- Ma', io sono la figlia di mio padre? -
- Ma', io sono la figlia di mio padre? -
- Certo. -
- Eccheppalle! Lo vedi? Le fortune sempre all'altri, eh!? -
- Ma veramente... -
- Ti rendi conto se io avessi scoperto una cosa del genere? Mi sarei fatta almeno una decina di anni di psicoanalisi, seghe mentali abbestia, roba che Woody Allen avrebbe pure potuto baciarmi il culo, e invece no! Tu sempre a fa' la santa, eh!? -
- Beh, ma non penso saresti stata contenta di essere la figlia di Giuseppe, cioè è uno scannato... -
- Ma io mica pensavo a lui! Tu sì, invece! -
- No, beh, ma si parlava di lui, e allora -
- E' tuo cugino!!! -
- Ma fammi parlare! Infatti, dicevo -
- Ti prego non dire altro, pervertita! -
- Ah Sarè, ma va un po' affanculo, ammamma, eh! -
- Ok, ciao, ma'! -
- Che fija stronza. Cià. -
martedì 14 giugno 2011
Attenzione alla sindrome da orologio biologico in scadenza.
Certo è che, rispetto a molte donne, io non temo il periodo che caratterizza i trent'anni per la famosa "sindrome da orologio biologico", no. Infatti, questa, già è apparsa proprio intorno ai venticinque.
Era l'estate del 2009, e in da un po' di tempo, ormai, facevo da baby-sitter ad una creatura di pochi mesi. Così, quando il periodo estivo ci ha divise, ho iniziato ad avere una sorta di gravidanza isterica. Ché uno si potrebbe aspettare che riversassi quella mancanza sul gatto, il cane, il pappagallo, e, invece, mi sono affezionata al mio cuscino. Gli avevo anche dato un nome: Dodo (in francese "ninne").
Dodo dormiva abbracciato a me tutta la notte, e quando mi alzavo lo tenevo in braccio, ci giravo per casa, e a volte rimanevo impalata in piedi a cullarci stretti, stretti. Oppure me lo mettevo sotto la maglia, come se avessi il pancione e lo accarezzavo. E io vi giuro che è vero.
La cosa che più oggi non mi spiego è come i miei genitori, sorella compresa, non m'abbiano mai detto nulla. No, dico, nemmeno un:"Ma che cazzo fai con quel cuscino in braccio, imbecille!?" "Ma perché non ti droghi, come tutti i figli dei nostri amici?" Perché loro lo sapevano che non stavo facendo uso di droghe, nonostante l'atipico comportamento. Il che la dice lunga sui livelli di insanità mentali a cui li avessi abituati.
Poi, arrivò l'estate, e portai con me Dodo in campeggio. Mica potevo lasciarlo a casa, eh! Ovviamente, nemmeno i miei compagni di viaggio mi fecero troppe domande sul motivo per cui stessi portando con me un cuscino. In realtà, loro non voglio proprio venire a conoscenza delle mie turbe periodiche, preferiscono assecondarle. La vacanza passò in fretta, e l'estate, con i suoi ormoni impazziti e il ritorno ad una piacevole attività sessuale (accantonata per inspiegabili motivi, per più di un anno), fece sì che Dodo finisse avvolto in un sacchetto di plastica. Perché in fondo il sesso sicuro è meglio, se non vuoi ritrovarti a cantare la ninna-nanna...
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| sì, ero anche picchiata da mio marito. |
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