... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.

venerdì 22 luglio 2011

Ottanta.

Quel giorno Arianna sedeva su una comoda poltroncina da giardino, all'interno del suo cortile. Era estate, era il tramonto, e c'era una bella luce. Ma la luce più bella la riflettevano gli occhi di Arianna, quel giorno. Arianna era sola, e pensava. Si sentiva serena, in pace, leggera. Ma, soprattutto, si sentiva pronta. Dopo tanti anni, finalmente era arrivato quel momento. Certo era difficile credere di avere voluto vivere tutto quel tempo in attesa di poter assaporare, finalmente, quell'attimo. Sul volto di Arianna, però, non c'era un'espressione stupita, anzi. Aveva un sorriso beffardo, che poi diventava un risata tra sé e sé, perché capì che, forse, quella sensazione avrebbe potuto viverla molto prima. Eppure non provava rancore per se stessa. Arianna non guardava più al futuro, del resto non avrebbe nemmeno più potuto... Beh, non più di tanto. Poteva solo guardare al passato, cosa non nuova, visto che non aveva fatto altro nella sua vita.
Si guarda le mani, le sue grandi mani. Erano meno rugose di quanto avesse mai potuto immaginare, però le sembravano un po' le mani del lupo di Cappuccetto Rosso, travestito da nonna. Del resto anche il vestito che indossava quel giorno aiutava a rendere quell'immagine ancora più reale: un vestitino lilla, leggero, lungo fin sotto le ginocchia. Le mancava solo la cuffietta in testa, il naso lungo già lo aveva.
In realtà, quelle mani che tutti le facevano sempre notare, non erano solo giganti. Cioè, da giovane erano anche belle, eh! Erano affusolate, magre, con una pelle quasi setosa. Le unghie sembravano ricostruite, tanto erano perfettamente delineate e forti. E poi, erano mani che parlavano sempre insieme a lei. A volte, a dire il vero, la tradivano: proprio non ce la facevano a dire bugie, le mani. Ma lei, al tempo, non era stata in grado di rendere loro grazie: era troppo occupata a pensare come "questo" o "quello" potessero giudicarle, quasi fossero un fenomeno da baraccone. "Ehhh, eh, eh..." Disse Arianna, guardandole ancora volta. Ché poi quelle mani, a dirla tutta, avevano anche saputo darle piacere come mai nessun altro al mondo.
Arianna, prese a dondolarsi sulla poltroncina, quasi come volesse cullarsi, era sola, era sempre stata sola. No, sì, beh... Aveva molti cari amici. Aveva interrotto completamente ogni tipo di rapporto con la sua famiglia d'origine quando era ancora abbastanza giovane. Non era stata in grado di costruirsi una famiglia sua. Oddio, di relazioni, anche importanti le aveva avute, almeno fino ai trent'anni, ma non erano mai andate oltre le passioni e i fervori dei primi tempi. Avrebbe voluto dei figli, ma, in fondo, di figli ne aveva avuti tanti, a partire da sua sorella minore, i suoi stessi genitori, gli amici, e i suoi fidanzati. Forse era per questo che, alla fine, non aveva più avuto prole: il suo istinto materno, in qualche modo, era stato comunque appagato. Eppure non aveva nemmeno più rancore verso se stessa per questo. E sapeva che, prima o poi, il giorno avrebbe smesso di provarne sarebbe arrivato. Certo, avrebbe dovuto aspettare a lungo. Ma fin da piccola sapeva che un giorno riguardandosi indietro si sarebbe fatta una grande risata. Perché tutti quei tormenti, quei dolori, quelle passioni, oggi, erano solo vita. Non erano più nulla di terribile, di spaventoso, solo vita. E ora le sembrava tutto così semplice, quasi sciocco.
Arianna provava tenerezza per quella donna che adesso vedeva nei suoi ricordi. "Ah, quanta giovinezza che rifugge tutta via, chi vuol esser lieto sia, del doman' non v'è certezza!" E a lei del "doman' " ormai interessava ben poco. Così come del passato: c'era rimasto ben poco da smembrare, analizzare, capire. Le rimaneva il presente. Per la prima volta viveva solo lì. Qualcuno una volta le disse che "Il "domani" non esiste, "ieri" è passato, "oggi" è un dono, per questo si chiama presente." Di sicuro questo è un pensiero che può partorire solo la mente serena di un vecchio, a cui ormai è rimasto poco da poter cambiare. Di sicuro non gli sono rimaste le forze per volerlo fare.
Arianna sedeva serena, pronta anche ad andarsene, quando sarebbe stato il momento.

Arianna, finalmente, aveva ottant'anni.