E se notate bene il titolo del post, vi accorgerete che non sto parlando di una vittoria, ma di una Vittoria!
Per farla breve, Vittoria sarebbe, no scusate, SAREBBE il nome che P. AVREBBE scelto per nostra figlia, semmai, un domani, chissà, vedremo.
Sorvolando sul fatto che mia figlia non se chiamerà mai Vittoria, ma, casomai, Arianna, o Alice, o Micole, o Greta, successe che qualche sera fa P. ed io stavamo per diventare, FORSE, genitori, decisamente anzitempo.
Ovviamente, è quel classico errore che capita solo di notte e solo nei fine settimana.
Così, inizia la solita ricerca del consultorio, o guardia medica, del caso, sperando di non beccare l'obiettore di coscienza maledetto. Perché l'obiettore di coscienza è una razza che andrebbe veramente soppressa: falsa come pochi, non è magari contro il preservativo, ma dice di no alla pillola del giorno dopo. Per non parlare dell'aborto. E io, anni fa, in una sola notte, ne beccai ben tre, di obiettori. Eh.
Così andiamo alla guardia medica. Durante il tragitto ho un'idea geniale:
- Amore, quella che porto in grembo è Vittoria, quindi, dal momento che sto per prendere la pillola del giorno dopo, sperando che ce la dia, non mi sembra il caso di chiamare una FORSE, MAGARI, CHISSA', altra figlia con lo stesso nome, no? -
- Perché questa si dovrebbe chiamare Vittoria? -
- Perché la stronzata l'hai fatta tu, quindi è giusto che il nome lo scelga tu, no? -
- Ah, lo devo scegliere io? -
- Eh! -
- Allora si chiama Arianna, Alice, Micole, Greta. -
- No, beh, volevo dire che il nome è quello che hai già scelto tu... cazzo! -
- Eh, t'ho fregato! Suca! Comunque, amore, devi prendere la pillola. Ma non questa quella di tutti i giorni. -
- "Devi" un cazzo. Mica è una passeggiata de salute, eh! La prenderò, ma quando passerà l'estate. -
- E perché? -
- Shhh, zitto, maschio, che ne voi sape' te... Senti ma... E SE LO TENESSIMO!? - Chiedo con la consapevolezza di chi sa di aver appena inflitto il colpo letale alla Mortal Kombat.
- gnehcdjadapj...nnn, no? -
- Eh!? Aoh! Ripigliati, stavo scherzando, respira, tranquillo, tra poco arriviamo da un medico! -
- Tu non hai capito che sono ancora sotto shock. -
- Oh, mi parevi un po' troppo serafico, fino ad ora! -
Arriviamo nel tetro ambulatorio, ricavato in un ospedale di vecchi in lunga degenza, il che promette proprio bene sulla capacità di apertura mentale del medico che avremo davanti. Suono. Ad aprirmi arriva un assonnato dottore, tra i quaranta e i cinquanta, forse quaranta portati male, vestito alla cazzo di cane, che, con accento siculo, ci invita ad entrare.
Espongo al dottore il problema, e, senza che nemmeno finisca la frase, mi dice:
- Signorina, non mi dica nulla, firmi qui la delibera e si sbrighi ad andare a prendere la pillola! Che non le venisse in mente di tenerlo!
- No, ma io infatti...
- Lui è il suo fidanzato? -
- Sì... -
- Ecco, si sbrighi prima che si defili! -
- No, vabbé, ma è tranquilla, noi conviviamo... Non intendo defilarmi... - Dice P.
- E' tranquilla!? Lei forse non si rende conto di cosa voglia dire avere un figlio: ti-leva-la-vita. Io ne ho due, e ancora ricordo con ansia il giorno in cui mia moglie mi ha detto che era incinta del primo. Il secondo l'ho fatto per farla stare zitta, tanto lo tiene lei. - Dice il dottore.
- No, ecco è che io starei prendendo degli antibiotici, e vorrei sapere se con la pillola...- Dico io.
- Antibiotici per cosa? - Chiede il dottore.
- Per un batterio intestinale, che ho avuto nei giorni scorsi. - Rispondo io.
- Signorina, qualsiasi batterio non sarà mai nocivo come un figlio, li sospenda e si prenda 'sta pillola, subito! La mandi giù con quello che ha, va bene anche la birra, ma si sbrighi! Non vorrete mica avere figli, eh!? -
- No, beh, non ora, magari... - Dice P.
- Voi siete pazzi, e per carità non vi sposate! -
- E proprio vero che c'è sempre un karma che riequilibria tutto: io anni fa dovetti pregare per avere 'sta pillola e mò lei me la vuole cacciare in gola a forza, quasi. Ne vengono tante di coppie a chiederla? - Chiedo, curiosa.
- Almeno cinque / sei a notte, nei week end. Lo vede, infatti, come sono attrezzato con fogli, delibere, ecc.? La maggior parte sono ragazzine di tredici anni o straniere. -
- Ciao, sono Sara, sono italiana, sono prossima ai trent'anni e ho ancora bisogno della pillola del giorno dopo. -
- Le peggiori sono le sudamericane! Si figuri che una l'altra notte voleva a tutti i costi spiegarmi la posizione in cui era nel momento in cui è successo e come è successo! -
- Forse voleva essere sicura di doverla prendere... -
- Ah, di sicuro sapeva come l'aveva preso! -
- Cinque / sei a notte sono tante. Ma del resto qui non c'è niente da fare... - Dice P.
- Quindi l'abbiamo fatto perché non avevamo niente da fare? Guarda che qui mica stamo nel terzo mondo! Ce sta la televisione qui, e se non ricordo male era pure accesa. - M'incazzo io.
- No, beh, ma, ecco, si vede che c'era un programma noioso... - Incalza P.
- Scommetti che tu te tieni Vittoria, stanotte? -
- Ragazzi, non perdete la testa! Ecco la ricetta e, mi raccomando, ricordatevi delle mie parole! -
Così, andiamo alla ricerca della pillola della vergogna, quella che comunque il farmacista, soprattutto se attempato, è sempre un po' restio a prendere, tanto da dire "Mi spiace, ma non ce l'ho quel farmaco lì." E figuriamoci!
Ma alla fine lo trovammo, dopo tanto peregrinare, tornammo a casa e prima che la prendessi P. mi dice:
- Ma, amore, quindi, volendo, ecco, potremmo, no?, come dire... approfittare e fare l'amore tranquilli... -
- Dopo quello che è successo, hai ancora voglia!? -
- Beh, sì... no? -
- Speravo me lo chiedessi. -
Nella foto sotto, al centro, mia nonna. L'elegònza e la sobrietà nel portamento di questa donna sono impareggiabili...
... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.
lunedì 30 maggio 2011
mercoledì 25 maggio 2011
A Samuele ci piace di chiedere perché.
Ieri zompettava tutto contento, cioè zompettava più del solito:
- Ciao, Saraaaaaaaaaaaaa! -
- Ciao, Samu! Che fai!? -
- Mamma mi ha detto che mi porta sui cavalli! -
- No! Che bello! E quando vai? -
- Ieri! -
- Uhm, no, ieri no. Ieri è ieri, è passato. Cas... -
- Perché è passato!? -
- Come perché? Perché è un'azione passata... No, beh, così non semplifico le cose. Uhm, "ieri" è... Allora, "oggi" è adesso, "domani" è futuro -
- Perché futuro? -
- Lo sapevo, allora, ricomincio, "ieri" è... dunque, "oggi" beh, mi pare che con oggi non ci abbiamo dubbi, "domani" deve ancora avvenire... insomma, "domani" è domani, e "ieri" è ieri, ecco! -
- Dove? -
- Dove!? No, "dove" è una domanda che non è contemplata, Samue'!
- Perché comtemplat?
- Ciao, Samu! Che fai di bello!? -
- Mamma mi porta sui cavalli! -
- Ma che bello, quando? -
- Ieri! -
- Oh, bene! -
mercoledì 18 maggio 2011
l'essenziale è invisibile agli occhi.
Soprattutto per quelli di un uomo.
Così l'altro giorno ero in un negozio d'intimo, di cui non dirò il nome (Tezenis) e mentre io ero occupata a cercare una magliettona bella coprente, ho visto una ragazza accarezzare un completino intimo. Lo ha guardato e ha fatto un sorriso sognante, e il mio unico pensiero è stato"Illusa!" Già, perché la ragazza era effettivamente molto giovane, credo a malapena sulla ventina, e lei ancora non sa. Non sa che da qui ai prossimi anni spenderà inutilmente un patrimonio in completini intimi, e bustini, e canottierine di pizzo, e, e, e, quando questi non verranno mai lontanamente notati.
Non a caso, oramai, la più grande catena di intimo italiano, sì avete capito non c'è bisogno che scriva il nome (Intimissimi) si è buttata sui vestiti e sui pigiami di dubbio gusto erotico.
Perché quando una donna compra un reggiseno, uno slip, tanga, perizoma, è lì che lo osserva come una scema sognante. Si immagina il momento in cui lui le leverà i vestiti, e si soffermerà a guardarla. A guardare quanto le stia bene quel reggiseno, quanto le facciano un bel culo quelle mutande brasiliane. Illusa.
Ah, se gli uomini sapessero quanta cura ci sia nello scegliere il completino intimo della prima volta... E non della prima in assoluto, ma di ogni prima volta con uno nuovo.
Sorvolando sul fatto che nella maggior parte delle volte il tutto avviene in circostanze pressoché buie, anche quando non lo sono, i suddetti vengono tolti praticamente assieme ai pantaloni, alla maglietta, e creano pure un po' di fastidio, di perdita di tempo:"Come cazz' se leva!?" Ma provocano anche situazioni imbarazzanti, goffe: il più delle volte la mutanda rimane incastrata ad un solo piede, e tu sei lì che scalci, mostrando disinvoltura e sorrisi partecipi, e mentre lui è già dove sappiamo, il tuo pensiero è ancora alla mutanda, e cerchi di allungarti come una cazzo di contorsionista per finire di levarla, oppure l'altro piede si improvvisa mano con tanto di dito opponibile prensile e cerca di afferrare i lembi, ma s'è impigliata in mezzo alle calze e allora "Vabbè, me la levo quando me la levo, ci ho pure speso quaranta euro, fanculo!"
Solo una cosa un uomo non ti leva mai: le autoreggenti. Ché io le usavo per pura comodità, visto che le calze, intendo i collant, mi stavano sempre basse di cavallo. Poi, vuoi l'avvento dei trans, vuoi che le grandi catene si siano accorte che esiste un mondo di donne con una gamba più lunga di sessanta centimetri, hanno inventato i collant per quelle come me. Ed è stato allora che ho deciso di non comprare più mezzo autoreggente, eh eh. Non perché non li trovi comunque comodi, no. Ma perché un autoreggente va guadagnato, così come un completino va notato e adorato, razza de bifolchi.
Quindi il primo passo verso una nuova esistenza, e verso anche una nuova economia, quando entrerete in un negozio d'intimo, è ripetere come un mantra:
"IO NON HO BISOGNO DI QUEL REGGISENO, LUI NON LO NOTERA' E DEVO SMETTERLA DI RIFILARMI LA CAZZATA "MA INFATTI IO LO COMPRO PER ME STESSA!"
Così l'altro giorno ero in un negozio d'intimo, di cui non dirò il nome (Tezenis) e mentre io ero occupata a cercare una magliettona bella coprente, ho visto una ragazza accarezzare un completino intimo. Lo ha guardato e ha fatto un sorriso sognante, e il mio unico pensiero è stato"Illusa!" Già, perché la ragazza era effettivamente molto giovane, credo a malapena sulla ventina, e lei ancora non sa. Non sa che da qui ai prossimi anni spenderà inutilmente un patrimonio in completini intimi, e bustini, e canottierine di pizzo, e, e, e, quando questi non verranno mai lontanamente notati.
Non a caso, oramai, la più grande catena di intimo italiano, sì avete capito non c'è bisogno che scriva il nome (Intimissimi) si è buttata sui vestiti e sui pigiami di dubbio gusto erotico.
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| Nonostante la posa secsi, rimane un pigiama anticoncezionale. |
Ah, se gli uomini sapessero quanta cura ci sia nello scegliere il completino intimo della prima volta... E non della prima in assoluto, ma di ogni prima volta con uno nuovo.
Sorvolando sul fatto che nella maggior parte delle volte il tutto avviene in circostanze pressoché buie, anche quando non lo sono, i suddetti vengono tolti praticamente assieme ai pantaloni, alla maglietta, e creano pure un po' di fastidio, di perdita di tempo:"Come cazz' se leva!?" Ma provocano anche situazioni imbarazzanti, goffe: il più delle volte la mutanda rimane incastrata ad un solo piede, e tu sei lì che scalci, mostrando disinvoltura e sorrisi partecipi, e mentre lui è già dove sappiamo, il tuo pensiero è ancora alla mutanda, e cerchi di allungarti come una cazzo di contorsionista per finire di levarla, oppure l'altro piede si improvvisa mano con tanto di dito opponibile prensile e cerca di afferrare i lembi, ma s'è impigliata in mezzo alle calze e allora "Vabbè, me la levo quando me la levo, ci ho pure speso quaranta euro, fanculo!"
Solo una cosa un uomo non ti leva mai: le autoreggenti. Ché io le usavo per pura comodità, visto che le calze, intendo i collant, mi stavano sempre basse di cavallo. Poi, vuoi l'avvento dei trans, vuoi che le grandi catene si siano accorte che esiste un mondo di donne con una gamba più lunga di sessanta centimetri, hanno inventato i collant per quelle come me. Ed è stato allora che ho deciso di non comprare più mezzo autoreggente, eh eh. Non perché non li trovi comunque comodi, no. Ma perché un autoreggente va guadagnato, così come un completino va notato e adorato, razza de bifolchi.
Quindi il primo passo verso una nuova esistenza, e verso anche una nuova economia, quando entrerete in un negozio d'intimo, è ripetere come un mantra:
"IO NON HO BISOGNO DI QUEL REGGISENO, LUI NON LO NOTERA' E DEVO SMETTERLA DI RIFILARMI LA CAZZATA "MA INFATTI IO LO COMPRO PER ME STESSA!"
I-LLU-SE!
mercoledì 11 maggio 2011
Quando le incomprensioni dialettali ti possono costare la vita.
Così ieri sera stavo facendo a botte col mio ragazzo. Dopo un lungo match, a più riprese, da che eravamo entrambi sul divano, siamo finiti che io ero sopra, sul divano, e lui sotto, sul tappeto e al tappeto.
Che non ci si capisca, quando parliamo, è cosa ormai ben nota, tra noi due. "Mi passi il canavaccio?" "Chi!?" "Uhm, lo strofinaccio..." "Ah, la pezza!" "Non è la pezza, è il canavaccio, la pezza è quella che ti darei io ogni volta che non mi capisci. E sì che nei film parlano romanesco, spesso, mica cuneese!" "E che vuol dire!? Mica è la lingua nazionale!" "Ah, già, ché qui parlate quel mezzo dialetto imbastardito dal francese... Che vergogna, state dalla loro parte." "Ma loro di chi!?" "Dei francesi, i nostri nemici numero uno in Europa. Non dirmi che non li odi! Sono odiati da tutti! Si odiano anche loro!" "Blablablabla bla!" Conclude, impiastricciando qualcosa nella sua lingua locale.
Sta di fatto che ieri sera P. stava quasi per perdere la virilità. E non solo perché una donna (di un metro e ottantadue) stava per afferrare, proprio lì in mezzo, un uomo (di un metro e settantadue), no. Ma perché P., all'improvviso, urla: "PUGNO, PUGNO!" "Che pugno!? Non ti sto prendendo a pugni! Voglio solo pizzicarti le palle, amore!" "Ho detto PUGNO, DAVVERO, SARA!" "Oh, senti, tu prima m'hai dato due pugni, dico due!, perché Zlatan ha preso due pali, mò stai zitto!" "Ahio! SARAAAAA! Ma no, pugno! Non hai capito, allora!?" "Se mi vuoi dare un pugno, primo, mi sembra poco carino, e secondo, mica lo si annuncia prima, e poi lasciami i polsi, me stai a fa' male!" "Oh Sa', no! Ho detto pugno e tu ti devi fermare" "Ah! Intendi "toppa"!" "EH!?" "Sì, "toppa" interrompe il gioco, non "pugno"! Che minchia c'entra "pugno"!?" "Perché "toppa" che cazzo è!?" "Toppa! Quella che metti sui pantaloni quando sono bucati." "Embè!?" " "Embè" ce fanno le pecore e il lupo se le magna!" "Terrona maledetta, non lo voglio manco sapere quello che cazzo stai dicendo." "Montanaro." "Burina." "Mangia bagnacauda." "Noi vi mandiamo i soldi." "E se i soldi me li mandi te a Roma, io che cazzo me arzo a fa' la mattina pe' anda' a lavoro!?" "Ma infatti tu a lavoro non ci stai andando." "Perché vivo qui, ora." "Eh, e ti mantengo io, lo vedi!?" "Beh, ma... Uhm, Sento che c'è qualcosa che non mi torna in questo discorso... Non so..."
... continua... (abbastanza a lungo ogni giorno, sempre con tanto ammmore, eh.)
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