Ho avuto la fortuna di vivere in tante città in Italia, ho avuto quindi la possibilità di conoscere molti dialetti, molti modi di dire, ma ciò che più mi piace individuare, tanto da diventare il mio pallino, sono le espressioni vocali non significati. Ecco di seguito alcuni esempi:
"DEH!": Espressione tipica livornese, che può indicare stupore, ma anche perplessità, di solito è preceduto da "boia", come se fosse un rafforzativo, così che "boia, deh!" riesce ad esprimere il massimo del suo senso, a seconda del contesto in cui viene usato. Può essere usato anche come inizio, per una frase di commiato:"Deh, io vado."
"Dì": Usato in Romagna, soprattutto a Rimini e dintorni. Viene più che altro usato ad inizio di frase, e può essere usato per diverse circostanze: "Dì, io vado." oppure "Dì, andiamoci a fare una piadina". Generalmente però viene utilizzato quando ci si saluta, una sorta di "vabbè, io vado".
"CIA' ": tipico milanese e brianzolo, viene più o meno usato nello stesso senso del "dì" romagnolo: "cià, inizio a lavare i piatti." Quindi non è per forza il "ciao" troncato, ma più un esortativo.
"SA' ": cuneese, e zone limitrofe, anch'esso viene usato nello stesso senso dei due precedenti, sempre ad inizio di frase, quando questa si riferisce ad un'azione che si sta per intraprendere. "Sà, andiamo a dormire." Può essere anche usata, però, nel senso di fastidio, di richiamo dell'attenzione se qualcuno ci sta importunando:" Sààààà, ma che cazzo fai?" (praticamente io mi sento chiamata in causa mille volte al giorno).
Ché poi, queste espressioni altro non sarebbero che il già citato "vabbé", ma anche solo "beh", che trovano il loro corrispettivo in inglese con "well", in spagnolo con "bueno", ma anche con"pués", in francese con "bon", e in tedesco con "gut". Spesso, infatti, non indicano esattamente il significato di "bene", ma servono più che altro a rompere un discorso, per entrare in un altro, oppure per prendere tempo, per fare una pausa a cui seguirà o una risposta su cui si doveva riflettere qualche secondo, o la descrizione di ciò che si sta per fare, come, ad esempio, andarsene:"Well, I gotta go, now."
Insomma, ce ne sarebbero ancora altre, ma il punto è che quando mi sono chiesta se nel mio dialetto ci fosse stata un'espressione del genere, la risposta all'inizio ha un po' faticato ad arrivare. Infatti, in romanesco di espressioni noun-sense ce ne sono molte, e possono essere usate ad inizio di frase: "Ao'! 'mbé, come stai?" Ma anche alla fine:" 'Mbé, come stai, ao'?" ". Possono essere usate come rafforzativo: "Ao', ma che cazzo voi?" O magari per richiamare l'attenzione di qualcuno che ci è distante:"AOOOOO' MASSIMOOOO!" Quindi penso di avere identificato "AO' " come espressione senso-non-senso, nel romanesco. Ma ho comunque ritenuto opportuno non limitarmi solo ad essa, in quanto vi sono altre espressioni altrettanto usate, che non possono non essere citate: eh, ohh, ahn?, ah, uh, con piccole sfumature di intensità e durata che dettano il senso e il ritmo della conversazione. Diciamo che siamo rimasti attaccati ad espressioni generalmente più glottidali, al punto da sembrano quasi scimmiesche.
Discussione tra due romani:
- Aooooo'! ... Aooo'? OHHH! -
- AO'! EH? -
- Ma poi... Eh? -
- Ahn? -
- No, dico... Eh?! -
- Ahhh! Ehhh... Eh eh... sì, sì! -
- Ah! E... -
- Ao', eh!, eddamme tempo! -
- Uh! Avoja! Ma quanto? -
- Aoo', ma io mica te sto a capi', che cazzo stai a di'? -
- Ma allora de che cazzo 'amo parlato, finadesso?! -
Tipico.
Nella foto sotto, al centro, mia nonna. L'elegònza e la sobrietà nel portamento di questa donna sono impareggiabili...
... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.
martedì 21 giugno 2011
lunedì 20 giugno 2011
"Quella a Brooke le fa una pippa!"
Ta-ra-ta-ta-ta-ta-ra
..ta-ra-ta...
- Pronto? -
- Sare'!? -
- Ah, ciao ma', sto con l'auricolare, non avevo visto il numero. Allora, che hai deciso, sali? -
- Vorrei tanto, ammamma, ma non riesco. Tua nonna ci ha "il periodo"... -
- Che palle. Per cosa è depressa, mò? -
- Ma prima perché è andata alla riesumazione delle salme dei suoi genitori, e allora si è impressionata, sai... -
-Che figo! Ma è vero che ora, per via dei conservanti, non ci decomponiamo quasi più? -
- Sara! -
- Eh!? Vabbè, poi per che altro è depressa? -
- Eh, per una cosa che è uscita fuori di recente, riguardo mio cugino Antonio, hai presente? -
- Quello che parla come Bossi? -
- Sara!!! Porello, è stato tanto male... -
- Sempre stronzo rimane. Vabbè, quindi? -
- Quindi è successo che suo figlio, Alessio, quello che ci ha il bar, ci avrà più o meno trentasei anni... te lo ricordi? -
- Uh... seh, seh... -
- Non te lo ricordi... -
- Dài, ma'! Di'! -
- Beh, insomma, Alessio sta male, allora è ricoverato e aspetta un trapianto di midollo, quindi hanno fatto i test per la compatibilità col padre e la madre, visto che la sorella vive in America. -
- Ah, la madre... Quella che si faceva il genero? -
- Quale? -
- Se ne faceva più di uno? -
- Si faceva il marito della sorella di Antonio. -
- Eh, il genero! -
- Si chiama cognato. -
- Quella roba lì. -
- Sì, lei. Insomma, hai presente, Giuseppe? L'altro mio cugino, che è cugino pure di Antonio, ovviamente? -
- Ah ma', io finora ho una serie di riesumazioni di nomi di persone inutili nella mia vita, di cui non me ne po' frega' di meno, e ancora non è successo niente. -
- Ah ma', io finora ho una serie di riesumazioni di nomi di persone inutili nella mia vita, di cui non me ne po' frega' di meno, e ancora non è successo niente. -
- Ma hai capito o no chi è? -
- Seh, seh, quello che non ci hai mai una lira, che è sempre in botta tra coca e alcol. Certo, ma'... che famiglia... -
- Insomma, pare che lui, quando ha saputo di Alessio, sia andato in ospedale e gli abbia detto:"Io sono tuo padre!", per via del trapianto, sai, non avrebbe avuto compatibilità col padre, beh, quello che credeva tale... -
- NOOOOO! Quella donna è davvero un idolo! Comunque non è che gli sia andata meglio, visto che quello vero è un tossico. Ma quindi lui lo ha sempre saputo! -
- Eh! Hai capito LEI che mignottone? Brooke le fa una pippa! -
- Oh, meno male, è arrivata la citazione colta! -
- Beh, dài, dove altro si sentono 'ste cose!? -
- Ma scusa, mi racconti mille cose pallose al giorno, e questa me la dici solo per via di nonna? Comunque ci farò un post. Cioè, sono quelle cose che pensi che accadano solo agli altri, tipo gli attori nei telefilm alla Beautiful. -
- Sara, no! -
- Ma', io sono la figlia di mio padre? -
- Ma', io sono la figlia di mio padre? -
- Certo. -
- Eccheppalle! Lo vedi? Le fortune sempre all'altri, eh!? -
- Ma veramente... -
- Ti rendi conto se io avessi scoperto una cosa del genere? Mi sarei fatta almeno una decina di anni di psicoanalisi, seghe mentali abbestia, roba che Woody Allen avrebbe pure potuto baciarmi il culo, e invece no! Tu sempre a fa' la santa, eh!? -
- Beh, ma non penso saresti stata contenta di essere la figlia di Giuseppe, cioè è uno scannato... -
- Ma io mica pensavo a lui! Tu sì, invece! -
- No, beh, ma si parlava di lui, e allora -
- E' tuo cugino!!! -
- Ma fammi parlare! Infatti, dicevo -
- Ti prego non dire altro, pervertita! -
- Ah Sarè, ma va un po' affanculo, ammamma, eh! -
- Ok, ciao, ma'! -
- Che fija stronza. Cià. -
martedì 14 giugno 2011
Attenzione alla sindrome da orologio biologico in scadenza.
Certo è che, rispetto a molte donne, io non temo il periodo che caratterizza i trent'anni per la famosa "sindrome da orologio biologico", no. Infatti, questa, già è apparsa proprio intorno ai venticinque.
Era l'estate del 2009, e in da un po' di tempo, ormai, facevo da baby-sitter ad una creatura di pochi mesi. Così, quando il periodo estivo ci ha divise, ho iniziato ad avere una sorta di gravidanza isterica. Ché uno si potrebbe aspettare che riversassi quella mancanza sul gatto, il cane, il pappagallo, e, invece, mi sono affezionata al mio cuscino. Gli avevo anche dato un nome: Dodo (in francese "ninne").
Dodo dormiva abbracciato a me tutta la notte, e quando mi alzavo lo tenevo in braccio, ci giravo per casa, e a volte rimanevo impalata in piedi a cullarci stretti, stretti. Oppure me lo mettevo sotto la maglia, come se avessi il pancione e lo accarezzavo. E io vi giuro che è vero.
La cosa che più oggi non mi spiego è come i miei genitori, sorella compresa, non m'abbiano mai detto nulla. No, dico, nemmeno un:"Ma che cazzo fai con quel cuscino in braccio, imbecille!?" "Ma perché non ti droghi, come tutti i figli dei nostri amici?" Perché loro lo sapevano che non stavo facendo uso di droghe, nonostante l'atipico comportamento. Il che la dice lunga sui livelli di insanità mentali a cui li avessi abituati.
Poi, arrivò l'estate, e portai con me Dodo in campeggio. Mica potevo lasciarlo a casa, eh! Ovviamente, nemmeno i miei compagni di viaggio mi fecero troppe domande sul motivo per cui stessi portando con me un cuscino. In realtà, loro non voglio proprio venire a conoscenza delle mie turbe periodiche, preferiscono assecondarle. La vacanza passò in fretta, e l'estate, con i suoi ormoni impazziti e il ritorno ad una piacevole attività sessuale (accantonata per inspiegabili motivi, per più di un anno), fece sì che Dodo finisse avvolto in un sacchetto di plastica. Perché in fondo il sesso sicuro è meglio, se non vuoi ritrovarti a cantare la ninna-nanna...
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| sì, ero anche picchiata da mio marito. |
mercoledì 8 giugno 2011
Occhio, ché mi rode il colon.
"Abbiamo tutti bisogno di uova" dice W. Allen. La metafora delle uova da lui usata è perfettamente calzante: sì, per quanto difficili da digerire le uova ci piacciono, così come le relazioni. Ma ne abbiamo davvero così bisogno? "L'uomo è un animale sociale, Sara!" Sì, ma a me il dottore diceva sempre che le uova fanno male, bisogna mangiarne al massimo un paio a settimana, ma nemmeno tutte le settimane, quindi, come la mettiamo, eh!?
Perché parlo così? Perchè dopo tre anni di singolitudine avevo dimenticato quanto fosse difficile avere una relazione. E' molto, ma molto probabile che il mio sia un punto di vista prerogativamente femminile. Credo, infatti, che anche per un uomo le relazioni siano difficili, ma più per una questione di "rotture de cojoni" dovute ai limiti alla loro ex libertà.
Noi, noi femmine, invece, ci portiamo appresso un fardello ben più pesante, fatto di paranoie, ansie, paure, scheletri nell'armadio, EX, le maledette EX del tuo ragazzo, ché tutti abbiamo degli ex, ma c'è soprattutto sempre un'EX in particolare con cui dovrai sempre fare i conti, sempre. E sì, sei lì che pensi "Oh ma io valgo di più, vaffanculo!" Ma tanto è un pensiero che dura pochi minuti, prima che torni a roderti il culo, e il colon. Sì, perché nel mio caso, più che il culo è una questione di colon.
Ieri mi sono resa conto che tutte le volte che mi sono innamorata, tutte le volte che ho avuto una relazione, ho sofferto pesantemente di colite. "E' che tu somatizzi troppo!" Eh, e quindi!? "Devi imparare a essere più sicura e, soprattutto, FRE-GAR-TE-NE!" Ma come si fa a dare un consiglio del genere? Cioè, se una volta sei stata un po' innamorata, ce lo saprai che è impossibile e che non puoi vivere senza questi arrovellamenti mentali e fisici, no!? Vojo, di': ma de che stamo a parla'!? "Tu fai troppi paragoni col passato delle persone, con quello che erano con una persona e quello che sono con te." Ma com'è che ogni volta che li ho fatti succedeva che davvero il modo in cui io ero amata era diverso in quanto molto meno importante!? Cioè, come mai quando mi parte la paranoia puntualmente finisce nel modo da me previsto? Qualcuno mi spiega perché se mi si accede la spia esce fuori che ho ragione? Sempre, eh. "Perché sei TU che vuoi far finire le relazioni, perché non sei in grado di starci!" Credere a questa cazzata è come fidarsi del "ti lascio perché non so renderti felice come meriti" e non ne aggiungo altre, ché già mi sento il colon che bestemmia.
Riflettendo con distacco, e chiacchierando con un paio di care amiche, mi sono ricordata i tempi della singolitudine. Ché sì, cerchi sempre la relazione, l'amore, il sesso, il buon sesso, ma io non soffrivo di nulla, veramente, cioè oltre le mie ipocondrie, non c'era nulla.
I motivi per cui una relazione è pesante, sono sempre più o meno gli stessi: gelosie, incomprensioni, aspettative disilluse, progetti irrealizzati, offese, bugie. Ah, le bugie. Quante bugie mi sono sentita dire, potrei scrivere enciclopedie intere, dalle più banali alle più bestiali. Le bugie sono la morte dei sentimenti. "Ma le piccole bugie ci stanno!" Stronzate, quando le scopri il culo ti rode a mille, e, nel mio caso, il colon si gira tre volte su stesso sperando di impiccarsi.
Insomma, ieri mi interrogavo sull'effettiva necessità di avere una relazione, quando questa, come tutte del resto se c'è davvero del sentimento, ti porta anche del male fisico. Bah, sì, io sarò estremamente delicatina, sensibile, quelle che vi pare, ma, aho, io così so', di cambiarmi non ci ho più voglia. Cambiate voi, ché io ci ho la bile lacerata, fanculo.
Le uova sono il veleno del c. (cuore, cervello, colon, culo? Colesterolo).
Perché parlo così? Perchè dopo tre anni di singolitudine avevo dimenticato quanto fosse difficile avere una relazione. E' molto, ma molto probabile che il mio sia un punto di vista prerogativamente femminile. Credo, infatti, che anche per un uomo le relazioni siano difficili, ma più per una questione di "rotture de cojoni" dovute ai limiti alla loro ex libertà.
Noi, noi femmine, invece, ci portiamo appresso un fardello ben più pesante, fatto di paranoie, ansie, paure, scheletri nell'armadio, EX, le maledette EX del tuo ragazzo, ché tutti abbiamo degli ex, ma c'è soprattutto sempre un'EX in particolare con cui dovrai sempre fare i conti, sempre. E sì, sei lì che pensi "Oh ma io valgo di più, vaffanculo!" Ma tanto è un pensiero che dura pochi minuti, prima che torni a roderti il culo, e il colon. Sì, perché nel mio caso, più che il culo è una questione di colon.
Ieri mi sono resa conto che tutte le volte che mi sono innamorata, tutte le volte che ho avuto una relazione, ho sofferto pesantemente di colite. "E' che tu somatizzi troppo!" Eh, e quindi!? "Devi imparare a essere più sicura e, soprattutto, FRE-GAR-TE-NE!" Ma come si fa a dare un consiglio del genere? Cioè, se una volta sei stata un po' innamorata, ce lo saprai che è impossibile e che non puoi vivere senza questi arrovellamenti mentali e fisici, no!? Vojo, di': ma de che stamo a parla'!? "Tu fai troppi paragoni col passato delle persone, con quello che erano con una persona e quello che sono con te." Ma com'è che ogni volta che li ho fatti succedeva che davvero il modo in cui io ero amata era diverso in quanto molto meno importante!? Cioè, come mai quando mi parte la paranoia puntualmente finisce nel modo da me previsto? Qualcuno mi spiega perché se mi si accede la spia esce fuori che ho ragione? Sempre, eh. "Perché sei TU che vuoi far finire le relazioni, perché non sei in grado di starci!" Credere a questa cazzata è come fidarsi del "ti lascio perché non so renderti felice come meriti" e non ne aggiungo altre, ché già mi sento il colon che bestemmia.
Riflettendo con distacco, e chiacchierando con un paio di care amiche, mi sono ricordata i tempi della singolitudine. Ché sì, cerchi sempre la relazione, l'amore, il sesso, il buon sesso, ma io non soffrivo di nulla, veramente, cioè oltre le mie ipocondrie, non c'era nulla.
I motivi per cui una relazione è pesante, sono sempre più o meno gli stessi: gelosie, incomprensioni, aspettative disilluse, progetti irrealizzati, offese, bugie. Ah, le bugie. Quante bugie mi sono sentita dire, potrei scrivere enciclopedie intere, dalle più banali alle più bestiali. Le bugie sono la morte dei sentimenti. "Ma le piccole bugie ci stanno!" Stronzate, quando le scopri il culo ti rode a mille, e, nel mio caso, il colon si gira tre volte su stesso sperando di impiccarsi.
Insomma, ieri mi interrogavo sull'effettiva necessità di avere una relazione, quando questa, come tutte del resto se c'è davvero del sentimento, ti porta anche del male fisico. Bah, sì, io sarò estremamente delicatina, sensibile, quelle che vi pare, ma, aho, io così so', di cambiarmi non ci ho più voglia. Cambiate voi, ché io ci ho la bile lacerata, fanculo.
Le uova sono il veleno del c. (cuore, cervello, colon, culo? Colesterolo).
lunedì 30 maggio 2011
Non è ancora il caso di parlare di Vittoria!
E se notate bene il titolo del post, vi accorgerete che non sto parlando di una vittoria, ma di una Vittoria!
Per farla breve, Vittoria sarebbe, no scusate, SAREBBE il nome che P. AVREBBE scelto per nostra figlia, semmai, un domani, chissà, vedremo.
Sorvolando sul fatto che mia figlia non se chiamerà mai Vittoria, ma, casomai, Arianna, o Alice, o Micole, o Greta, successe che qualche sera fa P. ed io stavamo per diventare, FORSE, genitori, decisamente anzitempo.
Ovviamente, è quel classico errore che capita solo di notte e solo nei fine settimana.
Così, inizia la solita ricerca del consultorio, o guardia medica, del caso, sperando di non beccare l'obiettore di coscienza maledetto. Perché l'obiettore di coscienza è una razza che andrebbe veramente soppressa: falsa come pochi, non è magari contro il preservativo, ma dice di no alla pillola del giorno dopo. Per non parlare dell'aborto. E io, anni fa, in una sola notte, ne beccai ben tre, di obiettori. Eh.
Così andiamo alla guardia medica. Durante il tragitto ho un'idea geniale:
- Amore, quella che porto in grembo è Vittoria, quindi, dal momento che sto per prendere la pillola del giorno dopo, sperando che ce la dia, non mi sembra il caso di chiamare una FORSE, MAGARI, CHISSA', altra figlia con lo stesso nome, no? -
- Perché questa si dovrebbe chiamare Vittoria? -
- Perché la stronzata l'hai fatta tu, quindi è giusto che il nome lo scelga tu, no? -
- Ah, lo devo scegliere io? -
- Eh! -
- Allora si chiama Arianna, Alice, Micole, Greta. -
- No, beh, volevo dire che il nome è quello che hai già scelto tu... cazzo! -
- Eh, t'ho fregato! Suca! Comunque, amore, devi prendere la pillola. Ma non questa quella di tutti i giorni. -
- "Devi" un cazzo. Mica è una passeggiata de salute, eh! La prenderò, ma quando passerà l'estate. -
- E perché? -
- Shhh, zitto, maschio, che ne voi sape' te... Senti ma... E SE LO TENESSIMO!? - Chiedo con la consapevolezza di chi sa di aver appena inflitto il colpo letale alla Mortal Kombat.
- gnehcdjadapj...nnn, no? -
- Eh!? Aoh! Ripigliati, stavo scherzando, respira, tranquillo, tra poco arriviamo da un medico! -
- Tu non hai capito che sono ancora sotto shock. -
- Oh, mi parevi un po' troppo serafico, fino ad ora! -
Arriviamo nel tetro ambulatorio, ricavato in un ospedale di vecchi in lunga degenza, il che promette proprio bene sulla capacità di apertura mentale del medico che avremo davanti. Suono. Ad aprirmi arriva un assonnato dottore, tra i quaranta e i cinquanta, forse quaranta portati male, vestito alla cazzo di cane, che, con accento siculo, ci invita ad entrare.
Espongo al dottore il problema, e, senza che nemmeno finisca la frase, mi dice:
- Signorina, non mi dica nulla, firmi qui la delibera e si sbrighi ad andare a prendere la pillola! Che non le venisse in mente di tenerlo!
- No, ma io infatti...
- Lui è il suo fidanzato? -
- Sì... -
- Ecco, si sbrighi prima che si defili! -
- No, vabbé, ma è tranquilla, noi conviviamo... Non intendo defilarmi... - Dice P.
- E' tranquilla!? Lei forse non si rende conto di cosa voglia dire avere un figlio: ti-leva-la-vita. Io ne ho due, e ancora ricordo con ansia il giorno in cui mia moglie mi ha detto che era incinta del primo. Il secondo l'ho fatto per farla stare zitta, tanto lo tiene lei. - Dice il dottore.
- No, ecco è che io starei prendendo degli antibiotici, e vorrei sapere se con la pillola...- Dico io.
- Antibiotici per cosa? - Chiede il dottore.
- Per un batterio intestinale, che ho avuto nei giorni scorsi. - Rispondo io.
- Signorina, qualsiasi batterio non sarà mai nocivo come un figlio, li sospenda e si prenda 'sta pillola, subito! La mandi giù con quello che ha, va bene anche la birra, ma si sbrighi! Non vorrete mica avere figli, eh!? -
- No, beh, non ora, magari... - Dice P.
- Voi siete pazzi, e per carità non vi sposate! -
- E proprio vero che c'è sempre un karma che riequilibria tutto: io anni fa dovetti pregare per avere 'sta pillola e mò lei me la vuole cacciare in gola a forza, quasi. Ne vengono tante di coppie a chiederla? - Chiedo, curiosa.
- Almeno cinque / sei a notte, nei week end. Lo vede, infatti, come sono attrezzato con fogli, delibere, ecc.? La maggior parte sono ragazzine di tredici anni o straniere. -
- Ciao, sono Sara, sono italiana, sono prossima ai trent'anni e ho ancora bisogno della pillola del giorno dopo. -
- Le peggiori sono le sudamericane! Si figuri che una l'altra notte voleva a tutti i costi spiegarmi la posizione in cui era nel momento in cui è successo e come è successo! -
- Forse voleva essere sicura di doverla prendere... -
- Ah, di sicuro sapeva come l'aveva preso! -
- Cinque / sei a notte sono tante. Ma del resto qui non c'è niente da fare... - Dice P.
- Quindi l'abbiamo fatto perché non avevamo niente da fare? Guarda che qui mica stamo nel terzo mondo! Ce sta la televisione qui, e se non ricordo male era pure accesa. - M'incazzo io.
- No, beh, ma, ecco, si vede che c'era un programma noioso... - Incalza P.
- Scommetti che tu te tieni Vittoria, stanotte? -
- Ragazzi, non perdete la testa! Ecco la ricetta e, mi raccomando, ricordatevi delle mie parole! -
Così, andiamo alla ricerca della pillola della vergogna, quella che comunque il farmacista, soprattutto se attempato, è sempre un po' restio a prendere, tanto da dire "Mi spiace, ma non ce l'ho quel farmaco lì." E figuriamoci!
Ma alla fine lo trovammo, dopo tanto peregrinare, tornammo a casa e prima che la prendessi P. mi dice:
- Ma, amore, quindi, volendo, ecco, potremmo, no?, come dire... approfittare e fare l'amore tranquilli... -
- Dopo quello che è successo, hai ancora voglia!? -
- Beh, sì... no? -
- Speravo me lo chiedessi. -
Per farla breve, Vittoria sarebbe, no scusate, SAREBBE il nome che P. AVREBBE scelto per nostra figlia, semmai, un domani, chissà, vedremo.
Sorvolando sul fatto che mia figlia non se chiamerà mai Vittoria, ma, casomai, Arianna, o Alice, o Micole, o Greta, successe che qualche sera fa P. ed io stavamo per diventare, FORSE, genitori, decisamente anzitempo.
Ovviamente, è quel classico errore che capita solo di notte e solo nei fine settimana.
Così, inizia la solita ricerca del consultorio, o guardia medica, del caso, sperando di non beccare l'obiettore di coscienza maledetto. Perché l'obiettore di coscienza è una razza che andrebbe veramente soppressa: falsa come pochi, non è magari contro il preservativo, ma dice di no alla pillola del giorno dopo. Per non parlare dell'aborto. E io, anni fa, in una sola notte, ne beccai ben tre, di obiettori. Eh.
Così andiamo alla guardia medica. Durante il tragitto ho un'idea geniale:
- Amore, quella che porto in grembo è Vittoria, quindi, dal momento che sto per prendere la pillola del giorno dopo, sperando che ce la dia, non mi sembra il caso di chiamare una FORSE, MAGARI, CHISSA', altra figlia con lo stesso nome, no? -
- Perché questa si dovrebbe chiamare Vittoria? -
- Perché la stronzata l'hai fatta tu, quindi è giusto che il nome lo scelga tu, no? -
- Ah, lo devo scegliere io? -
- Eh! -
- Allora si chiama Arianna, Alice, Micole, Greta. -
- No, beh, volevo dire che il nome è quello che hai già scelto tu... cazzo! -
- Eh, t'ho fregato! Suca! Comunque, amore, devi prendere la pillola. Ma non questa quella di tutti i giorni. -
- "Devi" un cazzo. Mica è una passeggiata de salute, eh! La prenderò, ma quando passerà l'estate. -
- E perché? -
- Shhh, zitto, maschio, che ne voi sape' te... Senti ma... E SE LO TENESSIMO!? - Chiedo con la consapevolezza di chi sa di aver appena inflitto il colpo letale alla Mortal Kombat.
- gnehcdjadapj...nnn, no? -
- Eh!? Aoh! Ripigliati, stavo scherzando, respira, tranquillo, tra poco arriviamo da un medico! -
- Tu non hai capito che sono ancora sotto shock. -
- Oh, mi parevi un po' troppo serafico, fino ad ora! -
Arriviamo nel tetro ambulatorio, ricavato in un ospedale di vecchi in lunga degenza, il che promette proprio bene sulla capacità di apertura mentale del medico che avremo davanti. Suono. Ad aprirmi arriva un assonnato dottore, tra i quaranta e i cinquanta, forse quaranta portati male, vestito alla cazzo di cane, che, con accento siculo, ci invita ad entrare.
Espongo al dottore il problema, e, senza che nemmeno finisca la frase, mi dice:
- Signorina, non mi dica nulla, firmi qui la delibera e si sbrighi ad andare a prendere la pillola! Che non le venisse in mente di tenerlo!
- No, ma io infatti...
- Lui è il suo fidanzato? -
- Sì... -
- Ecco, si sbrighi prima che si defili! -
- No, vabbé, ma è tranquilla, noi conviviamo... Non intendo defilarmi... - Dice P.
- E' tranquilla!? Lei forse non si rende conto di cosa voglia dire avere un figlio: ti-leva-la-vita. Io ne ho due, e ancora ricordo con ansia il giorno in cui mia moglie mi ha detto che era incinta del primo. Il secondo l'ho fatto per farla stare zitta, tanto lo tiene lei. - Dice il dottore.
- No, ecco è che io starei prendendo degli antibiotici, e vorrei sapere se con la pillola...- Dico io.
- Antibiotici per cosa? - Chiede il dottore.
- Per un batterio intestinale, che ho avuto nei giorni scorsi. - Rispondo io.
- Signorina, qualsiasi batterio non sarà mai nocivo come un figlio, li sospenda e si prenda 'sta pillola, subito! La mandi giù con quello che ha, va bene anche la birra, ma si sbrighi! Non vorrete mica avere figli, eh!? -
- No, beh, non ora, magari... - Dice P.
- Voi siete pazzi, e per carità non vi sposate! -
- E proprio vero che c'è sempre un karma che riequilibria tutto: io anni fa dovetti pregare per avere 'sta pillola e mò lei me la vuole cacciare in gola a forza, quasi. Ne vengono tante di coppie a chiederla? - Chiedo, curiosa.
- Almeno cinque / sei a notte, nei week end. Lo vede, infatti, come sono attrezzato con fogli, delibere, ecc.? La maggior parte sono ragazzine di tredici anni o straniere. -
- Ciao, sono Sara, sono italiana, sono prossima ai trent'anni e ho ancora bisogno della pillola del giorno dopo. -
- Le peggiori sono le sudamericane! Si figuri che una l'altra notte voleva a tutti i costi spiegarmi la posizione in cui era nel momento in cui è successo e come è successo! -
- Forse voleva essere sicura di doverla prendere... -
- Ah, di sicuro sapeva come l'aveva preso! -
- Cinque / sei a notte sono tante. Ma del resto qui non c'è niente da fare... - Dice P.
- Quindi l'abbiamo fatto perché non avevamo niente da fare? Guarda che qui mica stamo nel terzo mondo! Ce sta la televisione qui, e se non ricordo male era pure accesa. - M'incazzo io.
- No, beh, ma, ecco, si vede che c'era un programma noioso... - Incalza P.
- Scommetti che tu te tieni Vittoria, stanotte? -
- Ragazzi, non perdete la testa! Ecco la ricetta e, mi raccomando, ricordatevi delle mie parole! -
Così, andiamo alla ricerca della pillola della vergogna, quella che comunque il farmacista, soprattutto se attempato, è sempre un po' restio a prendere, tanto da dire "Mi spiace, ma non ce l'ho quel farmaco lì." E figuriamoci!
Ma alla fine lo trovammo, dopo tanto peregrinare, tornammo a casa e prima che la prendessi P. mi dice:
- Ma, amore, quindi, volendo, ecco, potremmo, no?, come dire... approfittare e fare l'amore tranquilli... -
- Dopo quello che è successo, hai ancora voglia!? -
- Beh, sì... no? -
- Speravo me lo chiedessi. -
mercoledì 25 maggio 2011
A Samuele ci piace di chiedere perché.
Ieri zompettava tutto contento, cioè zompettava più del solito:
- Ciao, Saraaaaaaaaaaaaa! -
- Ciao, Samu! Che fai!? -
- Mamma mi ha detto che mi porta sui cavalli! -
- No! Che bello! E quando vai? -
- Ieri! -
- Uhm, no, ieri no. Ieri è ieri, è passato. Cas... -
- Perché è passato!? -
- Come perché? Perché è un'azione passata... No, beh, così non semplifico le cose. Uhm, "ieri" è... Allora, "oggi" è adesso, "domani" è futuro -
- Perché futuro? -
- Lo sapevo, allora, ricomincio, "ieri" è... dunque, "oggi" beh, mi pare che con oggi non ci abbiamo dubbi, "domani" deve ancora avvenire... insomma, "domani" è domani, e "ieri" è ieri, ecco! -
- Dove? -
- Dove!? No, "dove" è una domanda che non è contemplata, Samue'!
- Perché comtemplat?
- Ciao, Samu! Che fai di bello!? -
- Mamma mi porta sui cavalli! -
- Ma che bello, quando? -
- Ieri! -
- Oh, bene! -
mercoledì 18 maggio 2011
l'essenziale è invisibile agli occhi.
Soprattutto per quelli di un uomo.
Così l'altro giorno ero in un negozio d'intimo, di cui non dirò il nome (Tezenis) e mentre io ero occupata a cercare una magliettona bella coprente, ho visto una ragazza accarezzare un completino intimo. Lo ha guardato e ha fatto un sorriso sognante, e il mio unico pensiero è stato"Illusa!" Già, perché la ragazza era effettivamente molto giovane, credo a malapena sulla ventina, e lei ancora non sa. Non sa che da qui ai prossimi anni spenderà inutilmente un patrimonio in completini intimi, e bustini, e canottierine di pizzo, e, e, e, quando questi non verranno mai lontanamente notati.
Non a caso, oramai, la più grande catena di intimo italiano, sì avete capito non c'è bisogno che scriva il nome (Intimissimi) si è buttata sui vestiti e sui pigiami di dubbio gusto erotico.
Perché quando una donna compra un reggiseno, uno slip, tanga, perizoma, è lì che lo osserva come una scema sognante. Si immagina il momento in cui lui le leverà i vestiti, e si soffermerà a guardarla. A guardare quanto le stia bene quel reggiseno, quanto le facciano un bel culo quelle mutande brasiliane. Illusa.
Ah, se gli uomini sapessero quanta cura ci sia nello scegliere il completino intimo della prima volta... E non della prima in assoluto, ma di ogni prima volta con uno nuovo.
Sorvolando sul fatto che nella maggior parte delle volte il tutto avviene in circostanze pressoché buie, anche quando non lo sono, i suddetti vengono tolti praticamente assieme ai pantaloni, alla maglietta, e creano pure un po' di fastidio, di perdita di tempo:"Come cazz' se leva!?" Ma provocano anche situazioni imbarazzanti, goffe: il più delle volte la mutanda rimane incastrata ad un solo piede, e tu sei lì che scalci, mostrando disinvoltura e sorrisi partecipi, e mentre lui è già dove sappiamo, il tuo pensiero è ancora alla mutanda, e cerchi di allungarti come una cazzo di contorsionista per finire di levarla, oppure l'altro piede si improvvisa mano con tanto di dito opponibile prensile e cerca di afferrare i lembi, ma s'è impigliata in mezzo alle calze e allora "Vabbè, me la levo quando me la levo, ci ho pure speso quaranta euro, fanculo!"
Solo una cosa un uomo non ti leva mai: le autoreggenti. Ché io le usavo per pura comodità, visto che le calze, intendo i collant, mi stavano sempre basse di cavallo. Poi, vuoi l'avvento dei trans, vuoi che le grandi catene si siano accorte che esiste un mondo di donne con una gamba più lunga di sessanta centimetri, hanno inventato i collant per quelle come me. Ed è stato allora che ho deciso di non comprare più mezzo autoreggente, eh eh. Non perché non li trovi comunque comodi, no. Ma perché un autoreggente va guadagnato, così come un completino va notato e adorato, razza de bifolchi.
Quindi il primo passo verso una nuova esistenza, e verso anche una nuova economia, quando entrerete in un negozio d'intimo, è ripetere come un mantra:
"IO NON HO BISOGNO DI QUEL REGGISENO, LUI NON LO NOTERA' E DEVO SMETTERLA DI RIFILARMI LA CAZZATA "MA INFATTI IO LO COMPRO PER ME STESSA!"
Così l'altro giorno ero in un negozio d'intimo, di cui non dirò il nome (Tezenis) e mentre io ero occupata a cercare una magliettona bella coprente, ho visto una ragazza accarezzare un completino intimo. Lo ha guardato e ha fatto un sorriso sognante, e il mio unico pensiero è stato"Illusa!" Già, perché la ragazza era effettivamente molto giovane, credo a malapena sulla ventina, e lei ancora non sa. Non sa che da qui ai prossimi anni spenderà inutilmente un patrimonio in completini intimi, e bustini, e canottierine di pizzo, e, e, e, quando questi non verranno mai lontanamente notati.
Non a caso, oramai, la più grande catena di intimo italiano, sì avete capito non c'è bisogno che scriva il nome (Intimissimi) si è buttata sui vestiti e sui pigiami di dubbio gusto erotico.
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| Nonostante la posa secsi, rimane un pigiama anticoncezionale. |
Ah, se gli uomini sapessero quanta cura ci sia nello scegliere il completino intimo della prima volta... E non della prima in assoluto, ma di ogni prima volta con uno nuovo.
Sorvolando sul fatto che nella maggior parte delle volte il tutto avviene in circostanze pressoché buie, anche quando non lo sono, i suddetti vengono tolti praticamente assieme ai pantaloni, alla maglietta, e creano pure un po' di fastidio, di perdita di tempo:"Come cazz' se leva!?" Ma provocano anche situazioni imbarazzanti, goffe: il più delle volte la mutanda rimane incastrata ad un solo piede, e tu sei lì che scalci, mostrando disinvoltura e sorrisi partecipi, e mentre lui è già dove sappiamo, il tuo pensiero è ancora alla mutanda, e cerchi di allungarti come una cazzo di contorsionista per finire di levarla, oppure l'altro piede si improvvisa mano con tanto di dito opponibile prensile e cerca di afferrare i lembi, ma s'è impigliata in mezzo alle calze e allora "Vabbè, me la levo quando me la levo, ci ho pure speso quaranta euro, fanculo!"
Solo una cosa un uomo non ti leva mai: le autoreggenti. Ché io le usavo per pura comodità, visto che le calze, intendo i collant, mi stavano sempre basse di cavallo. Poi, vuoi l'avvento dei trans, vuoi che le grandi catene si siano accorte che esiste un mondo di donne con una gamba più lunga di sessanta centimetri, hanno inventato i collant per quelle come me. Ed è stato allora che ho deciso di non comprare più mezzo autoreggente, eh eh. Non perché non li trovi comunque comodi, no. Ma perché un autoreggente va guadagnato, così come un completino va notato e adorato, razza de bifolchi.
Quindi il primo passo verso una nuova esistenza, e verso anche una nuova economia, quando entrerete in un negozio d'intimo, è ripetere come un mantra:
"IO NON HO BISOGNO DI QUEL REGGISENO, LUI NON LO NOTERA' E DEVO SMETTERLA DI RIFILARMI LA CAZZATA "MA INFATTI IO LO COMPRO PER ME STESSA!"
I-LLU-SE!
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