Ieri, non ricordo più chi, mi ha chiesto quanti anni avessi. Così, senza pensarci su, ho risposto "Ventisei! Ne faccio ventisette a Novembre!" Ma poi ho avuto come un déjà-vu... E certo, questo era quello che dicevo un anno fa; ora dovrei dire ventisette e mezzo, come si faceva una volta da bambini. Del resto, è vero che con la senilità ritorna anche l'infanzia. Così, ho pensato alla mia età, non che quasi ventotto siano tanti, ma diciamo che sono più vicina ai trenta che ai venticinque, e questa è una cosa che va ricordata, soprattutto quando fai shopping e ti ritrovi in negozi da teenager, con i mano una minigonna "girofiga", con pizzi e merletti, dal colore al quanto eccentrico.
Certo è che, rispetto a molte donne, io non temo il periodo che caratterizza i trent'anni per la famosa "sindrome da orologio biologico", no. Infatti, questa, già è apparsa proprio intorno ai venticinque.
Era l'estate del 2009, e in da un po' di tempo, ormai, facevo da baby-sitter ad una creatura di pochi mesi. Così, quando il periodo estivo ci ha divise, ho iniziato ad avere una sorta di gravidanza isterica. Ché uno si potrebbe aspettare che riversassi quella mancanza sul gatto, il cane, il pappagallo, e, invece, mi sono affezionata al mio cuscino. Gli avevo anche dato un nome: Dodo (in francese "ninne").
Dodo dormiva abbracciato a me tutta la notte, e quando mi alzavo lo tenevo in braccio, ci giravo per casa, e a volte rimanevo impalata in piedi a cullarci stretti, stretti. Oppure me lo mettevo sotto la maglia, come se avessi il pancione e lo accarezzavo. E io vi giuro che è vero.
La cosa che più oggi non mi spiego è come i miei genitori, sorella compresa, non m'abbiano mai detto nulla. No, dico, nemmeno un:"Ma che cazzo fai con quel cuscino in braccio, imbecille!?" "Ma perché non ti droghi, come tutti i figli dei nostri amici?" Perché loro lo sapevano che non stavo facendo uso di droghe, nonostante l'atipico comportamento. Il che la dice lunga sui livelli di insanità mentali a cui li avessi abituati.
Poi, arrivò l'estate, e portai con me Dodo in campeggio. Mica potevo lasciarlo a casa, eh! Ovviamente, nemmeno i miei compagni di viaggio mi fecero troppe domande sul motivo per cui stessi portando con me un cuscino. In realtà, loro non voglio proprio venire a conoscenza delle mie turbe periodiche, preferiscono assecondarle. La vacanza passò in fretta, e l'estate, con i suoi ormoni impazziti e il ritorno ad una piacevole attività sessuale (accantonata per inspiegabili motivi, per più di un anno), fece sì che Dodo finisse avvolto in un sacchetto di plastica. Perché in fondo il sesso sicuro è meglio, se non vuoi ritrovarti a cantare la ninna-nanna...
"Abbiamo tutti bisogno di uova" dice W. Allen. La metafora delle uova da lui usata è perfettamente calzante: sì, per quanto difficili da digerire le uova ci piacciono, così come le relazioni. Ma ne abbiamo davvero così bisogno? "L'uomo è un animale sociale, Sara!" Sì, ma a me il dottore diceva sempre che le uova fanno male, bisogna mangiarne al massimo un paio a settimana, ma nemmeno tutte le settimane, quindi, come la mettiamo, eh!?
Perché parlo così? Perchè dopo tre anni di singolitudine avevo dimenticato quanto fosse difficile avere una relazione. E' molto, ma molto probabile che il mio sia un punto di vista prerogativamente femminile. Credo, infatti, che anche per un uomo le relazioni siano difficili, ma più per una questione di "rotture de cojoni" dovute ai limiti alla loro ex libertà.
Noi, noi femmine, invece, ci portiamo appresso un fardello ben più pesante, fatto di paranoie, ansie, paure, scheletri nell'armadio, EX, le maledette EX del tuo ragazzo, ché tutti abbiamo degli ex, ma c'è soprattutto sempre un'EX in particolare con cui dovrai sempre fare i conti, sempre. E sì, sei lì che pensi "Oh ma io valgo di più, vaffanculo!" Ma tanto è un pensiero che dura pochi minuti, prima che torni a roderti il culo, e il colon. Sì, perché nel mio caso, più che il culo è una questione di colon.
Ieri mi sono resa conto che tutte le volte che mi sono innamorata, tutte le volte che ho avuto una relazione, ho sofferto pesantemente di colite. "E' che tu somatizzi troppo!" Eh, e quindi!? "Devi imparare a essere più sicura e, soprattutto, FRE-GAR-TE-NE!" Ma come si fa a dare un consiglio del genere? Cioè, se una volta sei stata un po' innamorata, ce lo saprai che è impossibile e che non puoi vivere senza questi arrovellamenti mentali e fisici, no!? Vojo, di': ma de che stamo a parla'!? "Tu fai troppi paragoni col passato delle persone, con quello che erano con una persona e quello che sono con te." Ma com'è che ogni volta che li ho fatti succedeva che davvero il modo in cui io ero amata era diverso in quanto molto meno importante!? Cioè, come mai quando mi parte la paranoia puntualmente finisce nel modo da me previsto? Qualcuno mi spiega perché se mi si accede la spia esce fuori che ho ragione? Sempre, eh. "Perché sei TU che vuoi far finire le relazioni, perché non sei in grado di starci!" Credere a questa cazzata è come fidarsi del "ti lascio perché non so renderti felice come meriti" e non ne aggiungo altre, ché già mi sento il colon che bestemmia.
Riflettendo con distacco, e chiacchierando con un paio di care amiche, mi sono ricordata i tempi della singolitudine. Ché sì, cerchi sempre la relazione, l'amore, il sesso, il buon sesso, ma io non soffrivo di nulla, veramente, cioè oltre le mie ipocondrie, non c'era nulla.
I motivi per cui una relazione è pesante, sono sempre più o meno gli stessi: gelosie, incomprensioni, aspettative disilluse, progetti irrealizzati, offese, bugie. Ah, le bugie. Quante bugie mi sono sentita dire, potrei scrivere enciclopedie intere, dalle più banali alle più bestiali. Le bugie sono la morte dei sentimenti. "Ma le piccole bugie ci stanno!" Stronzate, quando le scopri il culo ti rode a mille, e, nel mio caso, il colon si gira tre volte su stesso sperando di impiccarsi.
Insomma, ieri mi interrogavo sull'effettiva necessità di avere una relazione, quando questa, come tutte del resto se c'è davvero del sentimento, ti porta anche del male fisico. Bah, sì, io sarò estremamente delicatina, sensibile, quelle che vi pare, ma, aho, io così so', di cambiarmi non ci ho più voglia. Cambiate voi, ché io ci ho la bile lacerata, fanculo.
Le uova sono il veleno del c. (cuore, cervello, colon, culo? Colesterolo).
E se notate bene il titolo del post, vi accorgerete che non sto parlando di una vittoria, ma di una Vittoria!
Per farla breve, Vittoria sarebbe, no scusate, SAREBBE il nome che P. AVREBBE scelto per nostra figlia, semmai, un domani, chissà, vedremo.
Sorvolando sul fatto che mia figlia non se chiamerà mai Vittoria, ma, casomai, Arianna, o Alice, o Micole, o Greta, successe che qualche sera fa P. ed io stavamo per diventare, FORSE, genitori, decisamente anzitempo.
Ovviamente, è quel classico errore che capita solo di notte e solo nei fine settimana.
Così, inizia la solita ricerca del consultorio, o guardia medica, del caso, sperando di non beccare l'obiettore di coscienza maledetto. Perché l'obiettore di coscienza è una razza che andrebbe veramente soppressa: falsa come pochi, non è magari contro il preservativo, ma dice di no alla pillola del giorno dopo. Per non parlare dell'aborto. E io, anni fa, in una sola notte, ne beccai ben tre, di obiettori. Eh.
Così andiamo alla guardia medica. Durante il tragitto ho un'idea geniale:
- Amore, quella che porto in grembo è Vittoria, quindi, dal momento che sto per prendere la pillola del giorno dopo, sperando che ce la dia, non mi sembra il caso di chiamare una FORSE, MAGARI, CHISSA', altra figlia con lo stesso nome, no? -
- Perché questa si dovrebbe chiamare Vittoria? -
- Perché la stronzata l'hai fatta tu, quindi è giusto che il nome lo scelga tu, no? -
- Ah, lo devo scegliere io? -
- Eh! -
- Allora si chiama Arianna, Alice, Micole, Greta. -
- No, beh, volevo dire che il nome è quello che hai già scelto tu... cazzo! -
- Eh, t'ho fregato! Suca! Comunque, amore, devi prendere la pillola. Ma non questa quella di tutti i giorni. -
- "Devi" un cazzo. Mica è una passeggiata de salute, eh! La prenderò, ma quando passerà l'estate. -
- E perché? -
- Shhh, zitto, maschio, che ne voi sape' te... Senti ma... E SE LO TENESSIMO!? - Chiedo con la consapevolezza di chi sa di aver appena inflitto il colpo letale alla Mortal Kombat.
- gnehcdjadapj...nnn, no? -
- Eh!? Aoh! Ripigliati, stavo scherzando, respira, tranquillo, tra poco arriviamo da un medico! -
- Tu non hai capito che sono ancora sotto shock. -
- Oh, mi parevi un po' troppo serafico, fino ad ora! -
Arriviamo nel tetro ambulatorio, ricavato in un ospedale di vecchi in lunga degenza, il che promette proprio bene sulla capacità di apertura mentale del medico che avremo davanti. Suono. Ad aprirmi arriva un assonnato dottore, tra i quaranta e i cinquanta, forse quaranta portati male, vestito alla cazzo di cane, che, con accento siculo, ci invita ad entrare.
Espongo al dottore il problema, e, senza che nemmeno finisca la frase, mi dice:
- Signorina, non mi dica nulla, firmi qui la delibera e si sbrighi ad andare a prendere la pillola! Che non le venisse in mente di tenerlo!
- No, ma io infatti...
- Lui è il suo fidanzato? -
- Sì... -
- Ecco, si sbrighi prima che si defili! -
- No, vabbé, ma è tranquilla, noi conviviamo... Non intendo defilarmi... - Dice P.
- E' tranquilla!? Lei forse non si rende conto di cosa voglia dire avere un figlio: ti-leva-la-vita. Io ne ho due, e ancora ricordo con ansia il giorno in cui mia moglie mi ha detto che era incinta del primo. Il secondo l'ho fatto per farla stare zitta, tanto lo tiene lei. - Dice il dottore.
- No, ecco è che io starei prendendo degli antibiotici, e vorrei sapere se con la pillola...- Dico io.
- Antibiotici per cosa? - Chiede il dottore.
- Per un batterio intestinale, che ho avuto nei giorni scorsi. - Rispondo io.
- Signorina, qualsiasi batterio non sarà mai nocivo come un figlio, li sospenda e si prenda 'sta pillola, subito! La mandi giù con quello che ha, va bene anche la birra, ma si sbrighi! Non vorrete mica avere figli, eh!? -
- No, beh, non ora, magari... - Dice P.
- Voi siete pazzi, e per carità non vi sposate! -
- E proprio vero che c'è sempre un karma che riequilibria tutto: io anni fa dovetti pregare per avere 'sta pillola e mò lei me la vuole cacciare in gola a forza, quasi. Ne vengono tante di coppie a chiederla? - Chiedo, curiosa.
- Almeno cinque / sei a notte, nei week end. Lo vede, infatti, come sono attrezzato con fogli, delibere, ecc.? La maggior parte sono ragazzine di tredici anni o straniere. -
- Ciao, sono Sara, sono italiana, sono prossima ai trent'anni e ho ancora bisogno della pillola del giorno dopo. -
- Le peggiori sono le sudamericane! Si figuri che una l'altra notte voleva a tutti i costi spiegarmi la posizione in cui era nel momento in cui è successo e come è successo! -
- Forse voleva essere sicura di doverla prendere... -
- Ah, di sicuro sapeva come l'aveva preso! -
- Cinque / sei a notte sono tante. Ma del resto qui non c'è niente da fare... - Dice P.
- Quindi l'abbiamo fatto perché non avevamo niente da fare? Guarda che qui mica stamo nel terzo mondo! Ce sta la televisione qui, e se non ricordo male era pure accesa. - M'incazzo io.
- No, beh, ma, ecco, si vede che c'era un programma noioso... - Incalza P.
- Scommetti che tu te tieni Vittoria, stanotte? -
- Ragazzi, non perdete la testa! Ecco la ricetta e, mi raccomando, ricordatevi delle mie parole! -
Così, andiamo alla ricerca della pillola della vergogna, quella che comunque il farmacista, soprattutto se attempato, è sempre un po' restio a prendere, tanto da dire "Mi spiace, ma non ce l'ho quel farmaco lì." E figuriamoci!
Ma alla fine lo trovammo, dopo tanto peregrinare, tornammo a casa e prima che la prendessi P. mi dice:
- Ma, amore, quindi, volendo, ecco, potremmo, no?, come dire... approfittare e fare l'amore tranquilli... -
- Dopo quello che è successo, hai ancora voglia!? -
- Beh, sì... no? -
- Speravo me lo chiedessi. -
Samuele è un bimbo di quattro anni, che vive sul piano di fianco al mio. Sta tutto il giorno in giardino, gioca con la sorella maggiore, strilla, corre, insomma, fa il bambino.
Ieri zompettava tutto contento, cioè zompettava più del solito:
- Ciao, Saraaaaaaaaaaaaa! -
- Ciao, Samu! Che fai!? -
- Mamma mi ha detto che mi porta sui cavalli! -
- No! Che bello! E quando vai? -
- Ieri! -
- Uhm, no, ieri no. Ieri è ieri, è passato. Cas... -
- Perché è passato!? -
- Come perché? Perché è un'azione passata... No, beh, così non semplifico le cose. Uhm, "ieri" è... Allora, "oggi" è adesso, "domani" è futuro -
- Perché futuro? -
- Lo sapevo, allora, ricomincio, "ieri" è... dunque, "oggi" beh, mi pare che con oggi non ci abbiamo dubbi, "domani" deve ancora avvenire... insomma, "domani" è domani, e "ieri" è ieri, ecco! -
- Dove? -
- Dove!? No, "dove" è una domanda che non è contemplata, Samue'!
- Perché comtemplat?
- Ciao, Samu! Che fai di bello!? -
- Mamma mi porta sui cavalli! -
- Ma che bello, quando? -
- Ieri! -
- Oh, bene! -
Così l'altro giorno ero in un negozio d'intimo, di cui non dirò il nome (Tezenis) e mentre io ero occupata a cercare una magliettona bella coprente, ho visto una ragazza accarezzare un completino intimo. Lo ha guardato e ha fatto un sorriso sognante, e il mio unico pensiero è stato"Illusa!" Già, perché la ragazza era effettivamente molto giovane, credo a malapena sulla ventina, e lei ancora non sa. Non sa che da qui ai prossimi anni spenderà inutilmente un patrimonio in completini intimi, e bustini, e canottierine di pizzo, e, e, e, quando questi non verranno mai lontanamente notati.
Non a caso, oramai, la più grande catena di intimo italiano, sì avete capito non c'è bisogno che scriva il nome (Intimissimi) si è buttata sui vestiti e sui pigiami di dubbio gusto erotico.
Nonostante la posa secsi, rimane un pigiama anticoncezionale.
Perché quando una donna compra un reggiseno, uno slip, tanga, perizoma, è lì che lo osserva come una scema sognante. Si immagina il momento in cui lui le leverà i vestiti, e si soffermerà a guardarla. A guardare quanto le stia bene quel reggiseno, quanto le facciano un bel culo quelle mutande brasiliane. Illusa.
Ah, se gli uomini sapessero quanta cura ci sia nello scegliere il completino intimo della prima volta... E non della prima in assoluto, ma di ogni prima volta con uno nuovo.
Sorvolando sul fatto che nella maggior parte delle volte il tutto avviene in circostanze pressoché buie, anche quando non lo sono, i suddetti vengono tolti praticamente assieme ai pantaloni, alla maglietta, e creano pure un po' di fastidio, di perdita di tempo:"Come cazz' se leva!?" Ma provocano anche situazioni imbarazzanti, goffe: il più delle volte la mutanda rimane incastrata ad un solo piede, e tu sei lì che scalci, mostrando disinvoltura e sorrisi partecipi, e mentre lui è già dove sappiamo, il tuo pensiero è ancora alla mutanda, e cerchi di allungarti come una cazzo di contorsionista per finire di levarla, oppure l'altro piede si improvvisa mano con tanto di dito opponibile prensile e cerca di afferrare i lembi, ma s'è impigliata in mezzo alle calze e allora "Vabbè, me la levo quando me la levo, ci ho pure speso quaranta euro, fanculo!"
Solo una cosa un uomo non ti leva mai: le autoreggenti. Ché io le usavo per pura comodità, visto che le calze, intendo i collant, mi stavano sempre basse di cavallo. Poi, vuoi l'avvento dei trans, vuoi che le grandi catene si siano accorte che esiste un mondo di donne con una gamba più lunga di sessanta centimetri, hanno inventato i collant per quelle come me. Ed è stato allora che ho deciso di non comprare più mezzo autoreggente, eh eh. Non perché non li trovi comunque comodi, no. Ma perché un autoreggente va guadagnato, così come un completino va notato e adorato, razza de bifolchi.
Quindi il primo passo verso una nuova esistenza, e verso anche una nuova economia, quando entrerete in un negozio d'intimo, è ripetere come un mantra:
"IO NON HO BISOGNO DI QUEL REGGISENO, LUI NON LO NOTERA' E DEVO SMETTERLA DI RIFILARMI LA CAZZATA "MA INFATTI IO LO COMPRO PER ME STESSA!"
Così ieri sera stavo facendo a botte col mio ragazzo. Dopo un lungo match, a più riprese, da che eravamo entrambi sul divano, siamo finiti che io ero sopra, sul divano, e lui sotto, sul tappeto e al tappeto.
Che non ci si capisca, quando parliamo, è cosa ormai ben nota, tra noi due. "Mi passi il canavaccio?" "Chi!?" "Uhm, lo strofinaccio..." "Ah, la pezza!" "Non è la pezza, è il canavaccio, la pezza è quella che ti darei io ogni volta che non mi capisci. E sì che nei film parlano romanesco, spesso, mica cuneese!" "E che vuol dire!? Mica è la lingua nazionale!" "Ah, già, ché qui parlate quel mezzo dialetto imbastardito dal francese... Che vergogna, state dalla loro parte." "Ma loro di chi!?" "Dei francesi, i nostri nemici numero uno in Europa. Non dirmi che non li odi! Sono odiati da tutti! Si odiano anche loro!" "Blablablabla bla!" Conclude, impiastricciando qualcosa nella sua lingua locale.
Sta di fatto che ieri sera P. stava quasi per perdere la virilità. E non solo perché una donna (di un metro e ottantadue) stava per afferrare, proprio lì in mezzo, un uomo (di un metro e settantadue), no. Ma perché P., all'improvviso, urla: "PUGNO, PUGNO!" "Che pugno!? Non ti sto prendendo a pugni! Voglio solo pizzicarti le palle, amore!" "Ho detto PUGNO, DAVVERO, SARA!" "Oh, senti, tu prima m'hai dato due pugni, dico due!, perché Zlatan ha preso due pali, mò stai zitto!" "Ahio! SARAAAAA! Ma no, pugno! Non hai capito, allora!?" "Se mi vuoi dare un pugno, primo, mi sembra poco carino, e secondo, mica lo si annuncia prima, e poi lasciami i polsi, me stai a fa' male!" "Oh Sa', no! Ho detto pugno e tu ti devi fermare" "Ah! Intendi "toppa"!" "EH!?" "Sì, "toppa" interrompe il gioco, non "pugno"! Che minchia c'entra "pugno"!?" "Perché "toppa" che cazzo è!?" "Toppa! Quella che metti sui pantaloni quando sono bucati." "Embè!?" " "Embè" ce fanno le pecore e il lupo se le magna!" "Terrona maledetta, non lo voglio manco sapere quello che cazzo stai dicendo." "Montanaro." "Burina." "Mangia bagnacauda." "Noi vi mandiamo i soldi." "E se i soldi me li mandi te a Roma, io che cazzo me arzo a fa' la mattina pe' anda' a lavoro!?" "Ma infatti tu a lavoro non ci stai andando." "Perché vivo qui, ora." "Eh, e ti mantengo io, lo vedi!?" "Beh, ma... Uhm, Sento che c'è qualcosa che non mi torna in questo discorso... Non so..."
... continua... (abbastanza a lungo ogni giorno, sempre con tanto ammmore, eh.)
"e per fortuna non distribuivano il Times nella giungla."
Ebbene sì, ieri sera ho visto l'abisso. Sì, sì, so che altre volte ho sfiorato il dramma, ma ieri sera era proprio arrivata la fine.
Per cosa? E' davvero così importante saperlo? Ok, ok... Beh è successo che un neo, un neo che ho da immemore tempo, sullo stomaco, non so come non so perché, abbia preso a farmi male non appena lo sfiorassi e mi si era gonfiato. "Ti sarai sicuramente grattata!" No e no, non ricominciamo! Io non mi sono grattata. O almeno, non che ricordi. Il fatto è che un neo che fa male all'improvviso non è mica una cosa normale, o no?
Cioè, io non sono un'allarmista, dico solo che bisogna stare attenti, ecco tutto. Ovviamente, la prima cosa che ho fatto è stata quella di mantenere il mio normale iter comportamentale che ormai da tempo, a forza di svariati episodi, sono riuscita a mettere in atto. E, incredibilmente, sono entrata nel panico due secondi dopo rispetto al vecchio record, e questo non appena mi sono alzata la maglia e ho realizzato che il dolore proveniva da un neo. Mi sono alzata ho iniziato con una serie di "ohccazzo merda porca troia, cristo! un neo no eh!, puttana eva zoccola", ho cercato il gentalyn beta me lo sono messo su, ho messo un fazzoletto e ho iniziato a piangere. Ed è stato allora che mi è venuto in mente che mia madre due anni fa avrebbe dovuto prendermi una visita dal dermatologo, perché me lo aveva detto la ginecologa di farmi controllare i nei. Eh! Così, colta da una rabbia imprevista, decido di chiamarla alle 23,00 di un normalissimo mercoledì sera:
- Sara! che è successo!? -
- Ah! Mmmammmmmaaa... -
- Sara! Perché piangi? -
- Mi fa mmm-hihi-aaa-hihi-leee -
- Cosa? Se piangi non capisco! -
- Un neo! Mi fa malissimooooohihighghhihighh -
- Mio dio, Sara! Te lo sei grattato, ti prudeva è rosso? -
- Sì, masniffsniffnon me lo sono ghghghrattatooooo. -
- Magari non ti ricordi... -
- Noneee! Comunque mi fa male anche solo a stare piegata, è il neo sulla pancia! -
- E allora non ti piegare... -
- Ma che consiglio è!? Oddio e se è un tumore? -
- No, Sara, ti prego, non cominciare! Ma, scusa, sei sola? Dov'è P.? -
- Ad una riunione. -
- Alle 11.00!? -
- Mi avresti dovuto prendere un appuntamento dal dermatologo due anni fa! -
- Eh!? -
- Sì, ricordi? Me lo aveva detto la ginecologa! E tu mi ha sempre detto che lei era un'allarmista! E ora? Sono qui con un forse-tumore! Cristo, stavo così bene fino a dieci minuti fa, mi si è ribaltato il mondo in un secondo. Non voglio morire per un neo, cazzo! -
- Ma non lo puoi chiamare P.? Ti fai portare al pronto soccorso... -
- Quindi pensi che sia una cosa seria, da andare all'ospedale? -
- Ma no, lo dico solo per farti tranquillizzare, che posso fare ad 800 km di distanza, Sà!? -
- Niente, non puoi mai fare niente, tu. -
E poi solita storia, lei richiama, io piango senza controllo, P. torna mi trova in quello stato e mi dice "Amore che succede? Non tremare, cos'hai? Eh? Un neo? Fai vedere! Ma Sara, te lo sarai grattato! Vuoi andare al pronto soccorso? E allora, che vuoi fare? Vuoi una camomilla!? Certo io lo sapevo che sei ipocondriaca, ma non pensavo che già alla seconda sera" "Terza!" "Terza, sì!, di convivenza sarebbe successo! Beh, meglio, tu vuoi sempre dare subito il meglio, brava amore!" "Che cazzo ridi? A me fa male, eh!" "Niente amore, niente! Ti preparo la camomilla."
Di solito alla fine mi tranquillizzo, e vedo anche io il lato buffo della vicenda... Stavolta però niente, un pensiero fisso mi accompagnava "E stavolta non fosse solo ipocondria, maledetti stolti?" "Sara, pare davvero che ci speri che non lo sia!" "No, no e no! Io ho solo paura, ma che ne sapete VOI, io vedo l'orrore ogni volta. La fine. La... Morte, sì lei!"
Ed è proprio quando arrivi a pensare che sia la fine, che, tutto sommato, un po' l'accetti :"Scriverò un post, lo farò uscire però programmato, non voglio che si sappia prima se sto male. E pensare che io uno che faceva davvero questa cosa lo prendevo per il culo... La previdenza non è mai abbastanza, dovrei dare le mie password a qualcuno e, non so, lasciare qualcosa, e... Ma proprio adesso!?"
Così ti rendi conto che l'ipocondria è direttamente proporzionale alla sensazione di Vita che hai. Che ti capita in un momento di cambiamento, di novità, di bellezza. Che è quel qualcosa che cerca di dirti"Ehi, io non so dove minchia stai e con chi! Tornate dov'eri!" "Ma io sto tanto bene qui!" "Appunto! E vorrai mica stare bene, tu, nella vita!?"
L'orrore, diceva Kurtz alla fine di "Cuore di tenebra", l'orrore. E potete biasimarlo?
(Sì, sì, comunque me lo faccio controllare sto neo, anche se qui, ho trovato una dermatologa non allarmista. Non quanto me.)