... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.

sabato 16 aprile 2011

Cose di casa

Casa Santarossa, come tutte le famiglie, ha un equilibrio tutto suo, che per molti, conoscendolo, vuol dire non averlo.
Nella mia famiglia è pressoché impossibile avere un minimo di privacy, un minimo di silenzio, un minimo di relax, un minimo.
E mio padre che urla per qualsiasi cosa, che sia incazzato o che sia divertito (altrimenti non parla affatto), e mia madre che non ci sente una beneamata mazza e le cose le vanno ripetute due volte (sebbene quando poi ti rifiuti di ripeterle, chissà com'è, ci arriva e ti risponde. Mezz'ora dopo.), la gatta che miagola e miagola e miagola, manco fosse un cane, e ti porta lo spago e poi ti guarda e poi guarda lo spago e poi ti riguarda e "Ho capito, Miù, ma non me va! Io ho voluto un gatto perché è indipendente, ergo non c'è bisogno che ci interagisca come invece dovrei fare col cane!" E mia sorella che... mia sorella è inesistente, tranne quando le metti fuori posto la SUA penna, il SUO giacchetto, il SUO bracciale, o ti siedi sul SUO letto. Avete presente Gollum? Non curante del fatto che per almeno quindici anni, IO, sia stata costretta a non potere avere nulla da potersi considerare come unicamente MIO, visto che"Le cose sono di tutte e due, Sara, e comunque gliele devi prestare a tua sorella." Fottuta mocciosa rompi palle, ma io stavo tanto bene i primi sette anni di vita da figlia unica, che palle oh. "Ma noi l'abbiamo fatta per te, perché altrimenti stavi sola!" E chiederlo, prima, no? Per il resto comunque mia sorella è totalmente assente, o, tutt'al più, commenta con un "Esticazzi!?" E via.
Ad ogni modo, il fatto di non vivere più qui e di capitarci solo un paio di volte l'anno, fa sì che tutto che quello che un tempo fosse insopportabile, oggi... sia esattamente identico. Però, ogni tanto dànno davvero il meglio di loro, soprattutto quando tu (cioè io) che non vivi più a Roma, ma stai in mezzo ai polentoni, riesci a notare doppiamente la veracità romana nei dialoghi.
Così l'altra sera mia sorella era in bagno. Era in bagno da un po', e non aveva chiuso la porta, cioè era solo accostata.
Io sbragata sul letto in camera.
Mamma e papà in cucina.
Papà:"Stefà, io poi dice che uno se 'ncazza, in quella doccia ce stanno du'(s)cento stronzate, ma non ce sta uno shampoo!"
Mamma:"Ah, ma figurate, sei tu chessei completamente cecato, ormai."
Papà:"Ah, sì? Allora va a vedé!"
Ora, il caso ha voluto che mia sorella fosse proprio nel bagno con la doccia, ed io ero già lì che attendevo impaziente la sceneggiata napoletana.
Mamma, purtroppo, nonostante i trentasette anni di relazione con mio padre, non ha ancora capito che quando mio padre parla bisogna solo dire "sì, Paolo!" e fare altro. Anche dormire va bene.
Mamma entra in bagno, come se Veronica non fosse lì (praticamente come quando Gollum indossa l'anello) Apre la doccia:
"Ecco, e questo? Questo che è? E' S-H-A-M-P-O-O!"
Papà:"Famme vede'!"
Veronica:"Aho, ma io sto a cacà, eh!"
Papà:"Embe', 'ndo sta scritto shampoo? Io leggo solo "bain satin", che cazzo vordì?"
Mamma:" Ben seten, comunque è shampoo."
Veronica:"Aho, ma ve n'annateeee? Posso cagà in santa pace?"
Papà:"Guarda, guarda, du'(s)cento cazzate, e quello per le punte e quello per il viso e quello per il culo e quello per il cazzo che ve se frega..."
Mamma:"Aho, tanto te te fai sempre la doccia a lavoro, mò che voi?"
Papà:"Ecco, non so' mai considerato dentro 'sta casa!"
Miù:"Maooooooooo"
Veronica:"No, veramente quella che non è considerata so' iooooo! Miù, no per Dio, non puoi salirmi in braccio, STO CA-GAN-DOOOOO! Ma c'è qualcuno chemme sente?"
Papà:"Senti quell'altra di là come se la ride, 'sta stronza!"
Mamma:"Ride per Veronica."
Io:"No, no, che Veronica... Tanto comunque è stitica, perde solo tempo lì sopra... Ma B-A-I-N S-A-T-I-N, papà, b a i n  s a t i n!"
Papà:"Tu fia è sempre la solita stronza, e più cresce e più è stronza."
Mamma:"Indovina un po' di ha ripreso?"
Papà:"Ecco, io so' sempre lo stronzo de casa, lo sapevo che finiva così! Non ho manco uno shampoo!"
Veronica:"Sticazzi, io cago."


venerdì 15 aprile 2011

"Dei conti se ne occupa mio ziu Antunelloooooooo!"


a breve finiranno ai piani superiori
E poi, siccome quando torni a Roma non hai un bel niente da fa', vai a fare la spesa nel supermercato, così aiuti mamma. Quello dove facevi la spesa sempre, quello che era il primo del quartiere, quello che da piccola"Andiamo all'Emme più, che è più grande, mamma?" Quello che quella volta che era estate e io stavo in motorino, e 'sto motorino lo legavo pure mentre ci camminavo su (in senso che era acceso, eh...), tante volte me lo rubassero in corsa, e quella volta feci una fatica immensa poi a slegarlo, perché insomma lì, in quel supermercato, ho vissuto i 5 minuti più lunghi della mia vita, quando, passando davanti al bancone frigo, ho avuto un fortissimo dolore intestinale e sono corsa fuori, ma era impossibile piegarmi per slegare quel fottutomotorinodimerdamagarimelorubano, e mi sono ritrovata ad implorare una cassiera di farmi usare un bagno perché non sarei arrivata a casa viva, o quanto meno in forma solida. Quello che un'altra volta invece, sempre co' 'sto motorino, mi sono fermata lì davanti per comprare un paio di cosucce prima di andare a ballare la sera, e mi sono fermata accanto alla macchina dei carabinieri, incurante del fatto che dietro di me sedesse la mia migliore amichetta, e che in due mica si poteva andare, ma poi è arrivato un commesso del supermercato, che gli ha detto:"Marescià, lasci fa' che so ragazzine tanto brave!" E lui ci ha lasciate fare. Quello in cui facevo la spesa sempre con nonna. Insomma, quello in cui adesso (adesso quanto non saprei) sopra, al piano di sopra, ci hanno fatto uno studio di filmini porno-amatoriali, e gli "agenti commerciali" dello stesso cercano di adescare gente in mezzo alla strada per andare a girare. E io non ci posso più entrare senza immaginarmi che la roba, tutta, possa essere stata maneggiata da chi sopra si è appena fatto un giretto sulla giostra, e va toccando dappertutto, co' quei diti che manco lo vojo sape' 'ndo so finiti. Mi guardo intorno, e penso che chiunque lì potrebbe essere un possibile candidato ideale a seconda della perversione sessuale: il nerd, il ciccione, la commessa, il macellaio, il manager, il magribino. Anzi, magari sono proprio quelli che stanno recitando e stanno lì per rifocillarsi, e toccheno la frutta e "Signora, ma il guanto, non se lo mette? E no, non intendo quell'altro tipo di guanto, che schifo!" Oppure, guardi il panettiere, e magari pensi che per arrotondare se sia fatto un bel giretto pure lui ai piani superiori... I piani superiori, "arrivare ai piani superiori"... Forse in ogni ufficio all'ultimo piano c'è uno studio porno-amatoriale? E mentre pensi, e pensi che è meglio non pensare, il panettiere incalza, facendoti il gesto con il coltello stretto da quelle manone:"Ce lo spacco il culetto? Jelo metto da parte, così se lo magna subito, che è 'a parte più bona!" E tu pensi che non mangerai mai più un culetto di pane manco stessi a mori' in quel momento. E poi ti giri e vedi tua nonna! No no no no ti prego, Mente, fermati! Non partorire quello che stai per vedere... Nooooooooooooooooo!

Cristo!

martedì 12 aprile 2011

I famosi discorsi che un uomo non vorrebbe mai sentire.

Ché poi "omo", inteso come essere rude e volgare, siamo proprio sicuri che sia quello col pene?


Ieri sera ho imparato che la pillola del giorno dopo può non funzionare, e, addirittura, può non funzionare il giorno prima del ciclo. Che la favola del periodo di fecondazione, oltre il quale è davvero raro rimanere incinta, è un po' 'na cazzata. Che la pillola, presa a lungo, può fare atrofizzare le ovaie, o, all'opposto, farle lavorare troppo e farti rimanere incinta alla prima botta. O ancora, che a volte va presa perché senza le ovaie non ovulano. Ho capito che abortire è oltremodo doloroso, che il raschiamento all'utero non viene fatto solo con un tubicino che aspira, ma con una sorta di rastrello che stacca l'embrione e poi si aspira, co' 'sto famoso tubicino, il resto. Ma la vera lezione è stata quella sui dolorosi giorni a venire, e delle famose gocce da prendere per ricostruire quella parte dell'utero, che a volte comporta, oltre al dolore, l'espulsione di una sorta di palla di sangue coagulato. Ho scoperto che ci sono donne "che rimangono incinte pure co' 'na scopata ar culo, figurate durante il ciclo!" "Eddaì P. ..." "Aho, è 'a verità!" Che il parto cesario è quasi obbligatorio quando si hanno i fianchi troppo piccoli, perché si rischia di rompere le ossa del femore. Ma che poi, però, bisogna stare per giorni ferme, perché col cesario ti becchi i punti, e hai così male che non riesci nemmeno a tenere in braccio tuo figlio. "Mado', che palle essere donne." Dico chiudendo le gambe in segno di protezione. "Alla fine la zucchina va sempre in culo all'ortolano, è proprio vero." "Già." Dice P. annuendo con amarezza.
Ho imparato anche che "i figli so' della madre, il padre è quello che dà no sganassone ogni tanto. "Quando vié tu' padre becchi e' resto!" Ecco, tuo padre è solo "il resto". "
Ho scoperto che ci sono tanti tipi di pene, e tante altre denominazioni, tra cui "terza palla", per le modestissime dimensioni, e il già noto "cazzo a banana" il cui consiglio è "faje dà 'na stirata e forse ne riparlamo, abbello!" E che se proprio non ti va o se lui non viene, non gli si drizza, ecc, "se ne po' pure annà a fanculo, che cojoni!" "Ma magari era agitato..." "Esticazzi?" O che se 'ste dimensioni sono davvero insignificanti, glielo si fa notare con garbo "Vabbè senti, esce sempre, anzi non sta proprio dentro, quindi buonanotteeee!" "Ma davvero gli hai detto così?" "Aho, me sentivo il traforo del Monte Bianco! Che famo? La cinquecento nella galleria? Il salame lanciato in un corridoio?" "Ehm, sì, penso di avere afferrato la fine allegoria..." Ho imparato che il tatto non è solo "uomo", ma anche "donna", insomma. Che ci sono amiche, amiche decennali, che hanno avuto una solo tre uomini "a letto" in tutta la  vita, e l'altra tra i tre... e i quaranta "Più o meno, eh!", insomma, non sa definire con esattezza.
Ho saputo di altre amiche che non vede e non sente più, amiche che dopo cinque anni si sono lasciate perché non erano più innamorate "Evvabbé! che cazzo s'aspettavano? L'amore passionale sempre? Io me rompo er cazzo ogni due anni. E così che va." "Vabbè, P., ma magari uno desidera di più, non so..." "So' cazzate, CA-ZZA-TE."
Ho appreso anche qualche nuovo giochetto sessuale, un qualcosa che ha a che vedere con la chiusura di un tubicino "Praticamente, tra l'attaccatura delle palle e ancora più sotto. Dove sta lo scroto, no? Eh, lì sotto!" "A parte la lezione di anatomia che già sento di dover prendere, ma di che stiamo parlando?" "Del pompino. Io però non l'ho ancora mai provato, eh! Ma dice che devi premere col dito su 'sto tubicino, che è quello dove poi passa lo sperma, ma lo devi fare solo poco prima che sta per venire, proprio un attimo prima!" "Gesù, io non so ti rendi conto del livello di difficoltà di tutto ciò! Il pompino è la cosa più semplice del mondo e senti che me stai a di'! Vabbè, ma a che servirebbe?" "Perché se lo premi e poi lasci proprio mentre sta venendo gode di più e fa uno schizzo della madonna!" "Ah, beh per la serie"come fare senza!"
Ho visto negli occhi di A. tanta gioia e un'esclamazione entusiasta "Siamo come le quattro di Sex and the City!" "Sì, più o meno, ma P. "je fa una pippa" a Samantha..."




Ieri sera doveva essere una serata tanto bella tra vecchie amiche, ex compagne di scuola, e infatti. A volte, però, sarebbe bello avere un'amica dico almeno una, con cui parlare di scarpe e borse.

domenica 27 marzo 2011

Astro(L)Abile

Sì, con questo post apro un altro capitolo dei miei cassetti nascosti.

C'è stato un tempo, un tempo non troppo remoto, in cui ogni sabato andavo dalla psicologa. Ogni sabato, dalle 15,00 alle 16,00. Ogni sabato per un anno. Non che quella fosse la mia prima esperienza in ambito terapeutico... di sicuro però, è stata la prima come adulta (sì, ho iniziato da molto piccola). Quando la mia psicoterapeuta (errata corrige: non psicologa, ma psicoterapeuta, che se li chiami solo "psicologi" si incazzano, visto che la scuola di psicoterapia je costata fior de quattrini), mi ha detto che basta, potevamo lasciarci (in realtà glielo dissi io:"Mi sento pronta per camminare con le mie gambe! Ho voglia di muovermi da sola nel mondo reale!" "Bene! Allora sei pronta!" "Sono pronta? Come sono pronta? Non mi dici di no?" "Tu che vuoi?" "Una cazzo di risposta che non preveda una fottuta domanda, sarebbe tanto gradita una volta."), ho avuto bisogno di un'altra terapia per riprendermi dal distacco della mia terapia. Così, ho iniziato ad appassionarmi all'oroscopo. Ché voi pensavate che l'outing fosse già il fatto che io abbia speso 50,00 Euro ogni fine settimana, per andare da una terapista, e non aver avuto troppi risultati, eh? E invece no. Invece ho fatto anche di più.

Cupido e Psiche

Iniziai con l'oroscopo, imparando tutte le costellazioni, il Tema Natale (non sai che è, nevvero? E' il Vangelo, è quello che se lo leggi pensi:"Puttana Eva, ma sono io, cazzo!" Lascia stare che se leggi il tuo o quello di chiunque altro è sempre uguale... L'importante è il risultato, sempre.), il potere di Giove e il bucio di culo astrologico se ce l'hai nel segno giusto, anzi, per usare un termine tecnico, se ce l'hai domiciliato. "Va bene lo stesso se ci ha la residenza?" No, nessuno può residenziare in Giove, né in nessun altro pianeta. Per esempio io ho Giove in Sagittario, che - a quanto poi ho letto - è il massimo del culo. Eh. Adavede. Insomma Giove e Sagittario si piacciono un sacco, ma proprio una cifra. Io me lo immagino Sagittario:"Toc toc! Si può?" Giove:" Oh carissimo! Ben arrivato, prendi domicilio?" "No, no, ero solo di passaggio! E poi io, lo sanno tutti, amo viaggiare!" "Ma no, insisto! Rimani! Oh aspetta, bussano! E' Pesci!" Sagittario:"No ti prego che io quelli ce li ho proprio sulla quadratura, non li reggo" Pesci:"E' permesso?" Giove:"No, mi spiace, tu qui sei in esilio." "Ripasso dal VIA?"

Praticamente, oltre ai pianeti, ci sono le quadrature (bruttissima cosa, forse la più peggiore), le opposizioni (cosa brutta, ma un po' meno), i sestili (cosa buona), e i trigoni (cosa eccelsa). Ora, non vi sto a dire come si formino 'ste figure geometriche tra pianeti e segni zodiacali, io non l'ho mai capito, eppure riesco a sapere se due segni sono in quadratura o meno. E' il classico "Ho capito, ma non so spiegarlo, fidate."

Mi sono studiata per ore ed ore ("non ci avevi un cazzo da fa', Sà?" Banale.) il significato e la potenza di ogni fottuto pianeta. Dell'influenza che hanno quando sono in transito sul nostro segno/ascendente/luna. Un giorno però, durante una delle tante letture possibili del mio Tema Natale, ho letto una cosa teRibbbile: Urano in Sagittario era un cosiddetto "cazzoperilculo", e scusate se ho detto "cosiddetto". Insomma, mi diceva che avrebbe potuto FORSE (perché ce sta sempre il forse) causarmi dei problemi pesantissimi. Per farla breve mi sono cagata sotto e ho smesso.
E potevo rimanere senza niente a cui pensare? Senza nessun modo di poter prevedere il futuro, e controllare le mie future azioni?
Sicché mi detti alla metereologia. Sì, il fatto di sapere se da qui ad un mese piovesse o meno, mi dava un senso di onnipotenza. E, soprattutto, non ero mai senza argomenti in ascensore.

Ovviamente, fu una passione di due settimane, e tornai all'astrologia. L'autonalisi, però - così come per l'autopsicanalisi - non mi bastava più: ricorsi, tramite conoscenza, all'ausilio di Giovanni. Chi è Giovanni? Giovanni è un cartomante, un mago Othelma della situazione, uno che la prima volta che mi ha vista mi disse:"Ma ci conosciamo? Io ti ho già vista..." Io, che per altro ero anche da poco tornata a Milano, risposi solo:"Non me pare." "Sì, sì, tu sei una donna atavica: vieni da molto lontano..." "Beh, Roma non è così lontana: co' tre ore stai a Milano Centrale." "Intendo che vieni dal passato..." "Ah, dal passato, certo... Stè, secondo me oggi non gli hanno dato le medicine..."
Giovanni è uno che dice di avere le visioni, che dice che nel 2012 moriremo tutti e lui lo sa perché l'ha visto, tanto che da due mesi si è trasferito in montagna, perché quando si scioglieranno i ghiacciai, lui, non affogherà. E' uno che dice che tra gli umani ci stanno i rettiliani, e che sono quelli che detengono il potere del mondo. Giovanni poi mi confonde le idee: ogni volta si fa il segno della croce, e ha sempre con sé un rosario, che poggia sul tavolo accanto alle carte. Ma insomma, 'sta storia dell'astrologia è pagana o no? Mica erano in competizione? Cioè, io un prete con le carte non l'ho mai visto, a parte quando becco il mio parroco in bisca.
Giovanni mi fa le carte. Ovviamente, le mie, erano le carte più belle che avesse mai visto. Giovanni si fa pagare 40,00 Euri a seduta, tutto sommato avevo un risparmio di 10 Euro e mi sentivo molto più normale. Giovanni però, puttana Eva, mi dice che ha una visione: eravamo a settembre 2009, e che tra fine settembre e primi di ottobre il mio ex mi avrebbe contattata. La cosa mi fece ridere: non lo sentivo da un paio d'anni e non mi aveva mai scritto. il 30 settembre 2009 Ex si fa sentire su Messanger. Mò lascia perde che io avevo scritto uno stato in cui proclamavo il mio ritorno a Milano e sapevo che la cosa lo avrebbe incuriosito.
La disperazione del periodo mi porta a credergli ciecamente. Risultato? Detti altri 90,00 Euri a Giovanni per farmi fare il Tema Natale. Tanto per cambiare, il mio, era il più bello che avesse mai visto. La cosa mi gasa, mi sento più figa, e continuo a farmi fare le carte. Ogni volta che gli chiedevo se il ragazzo che stavo frequentando potesse essere quello giusto, quello definitivo, Giovanni mi diceva "Sì, è lui", di lì a poco finiva. Fuss' ca fuss' che porti sfiga, Giova'? Giovanni mi dice che però quello che sposerò non arriverà prima del 2011 e che mi devo mettere l'anima in pace fino ad allora. Tzè.
Mollo Giovanni, e, sempre tramite conoscenze comuni ("Ma che gente conosci, Sà?" Banale.) arrivo ad un'altra signora. Stavolta, però, è gratis! La signora mi dice che il mio ascendente/Luna/Sole fanno un trigono da paura e che avrò ben tre figli! Che mi vede feconda nel 2011, e incinta nel 2012. Al che mi viene in mente che nel 2012 moriremo tutti e le dico:"Le pare il caso di dare certe notizie così? Lo sa da quanto tempo aspetto questo bambino? E piuttosto che andare in montagna con Giovanni, io affogo qui. Ha capito, eh?" Ma poi, che vuol dire feconda nel 2011 e incinta nel 2012? Ah! Ci sono arrivata: il 31 dicembre 2011 sarà particolarmente feconda, a mezzanotte sarò fecondata, il primo gennaio 2012 incinta. Ecco, andrà così. E chi sono io per sfatare il Destino? Mi toccherà bucare ogni preservativo che mi ritrovo in casa e dire a patasdrulli che prendo la pillola, quando invece no.
Mollo anche questa signora, e decido di abbonarmi ad astro.com, pagando un servizio che mi offrirà per un anno un oroscopo personalizzato, alla modica cifra di 70,00 Euro! Alla fine sono meno di un euro al giorno, suvvia!
Astropuntocom diventa una vera droga, al punto che non passa giorno che non lo legga prima di fare ogni cosa. Ma non solo. Con Astro.com tu puoi anche andare indietro nel passato, mettendo giorno e data, e avanti nel futuro. Cioè, finalmente il vero controllo! Niente mi frega più, manco Saturno, tiè!
Purtroppo arrivò il giorno in cui mi stancai. E proprio quel giorno arrivò un amico, un amico subdolo, che in maniera ancora più subdola mi disse:"Sai, io sono un matematico, uno scienziato, e non sto certo a credere a certe stronzate di alcun tipo. MA! Ma. Ma per CURIOSITA' ho chiamato una maga, sai di quelle da annuncio su internet, che con soli 10 Euro mi ha fatto una telefonata di un'ora, in cui, un altro po' e mi diceva anche quanti peli ho sul culo. Prendendoci, ovviamente! Oh, beh, mò non è che ci creda, eh! Però..." "..." "Non lo so... Vorresti provare?" "Guarda che io ci credo, mica ci avevo bisogno di tutta 'sto spreco de fiato!"
Così, mi metto in contatto con Anna, la maga. Era settembre, ero a Milano, e il giorno dopo dovevo ritornare a Londratiodiognigiornodipiù.
Beh, quella fu l'ultima volta che io ebbi a che fare col mondo della scienza patologica.
Anna è una donna napoletana, e già questo mi piaceva: maga, partenopea, con l'indole allo strillo ai figli di tanto in tanto "Aheeeee mammà sta al telefonooooo statt' zitt'! Scusami Sara, è che ho due figli piccoli e mio marito non so dove sia AHEEEEEE ALLOR'? ABBUFF' 'I PACCAR'!"
Prese per il culo a parte, che uno creda o meno, che sia suggestionato o meno, Anna mi disse nel dettaglio, azzeccando descrizioni fisiche, date, eventi, in un maniera che per un attimo mi fecero seriamente dubitare della mia vita stessa e di tutto quello che avevo creduto fino a quel giorno.
Ché io, sì, credo nelle energie, ogni tanto mi lascio coccolare dal fascino dell'esoterico, come una dolce fantasia a cui ti vuoi consapevolmente abbandonare, ma quel giorno, quella donna, mi mise paura. Anche lei disse che il 2011 UAU! Uomo della mia vita, svolta totale, ecc ecc. Ché, soprattutto, l'uomo in questione avrebbe avuto la divisa. "Ma non un poliziotto. Almeno, non per forza! Un qualsiasi lavoro che preveda una qualsiasi divisa, fosse anche solo un camice!"
Dopo quella conversazione, io feci tutto l'esatto opposto di quello che lei aveva predetto di lì a breve. "Il tuo ex, quello che ti ha fatto soffrire fino a pochi giorni fa, lui no! Non lo sentirai più, e nè hai voglia di farlo, mi sembra di vedere" E tac! Te l'ho chiamato proprio il giorno dopo. Eh eh eh. Aspettavo solo una scusa, io!
Per un altro periodo, invece, valutavo solo uomini con lavoro in divisa. A volte se proprio mi piaceva, ma non indossava nessuna tenuta costretta nel suo lavoro, comunque me la inventavo, tipo:"Beh, è avvocato, DEVE indossare la giacca e la cravatta ogni giorno, alla fine è un po' come se fosse una divisa, no?!" "Sà, stai ai cocci, ce lo sai?" "Anna dice che io il 2011 ci ho come anno per l'uomo della mia vita, che faccio, me la prendo comoda, dopo tutti i soldi spesi?"
Col passare del tempo, però, mi rendevo conto che questo sapere troppo del mio futuro (ché sì, sapevo che non sarebbe andato come previsto dalla fattucchiera, ma il fatto di avere più o meno un'idea, un'idea indotta, non mia) mi aveva un po' fatto spegnere la curiosità. Così, nella mia vita, subentrò qualcosa di nuovo, qualcosa che avevo desiderato tanto, ma che non ero mai riuscita ad ottenere: bastarmi e avere la passione per il non conosciuto, per l'imprevidibilità, anche quelle più noiose, quelle che di solito avevo sempre solo considerato come rotture di palle, sfighe santarossiane alla Fantozzi, per intenderci.
E sì, non è che avessi d'improvviso gli occhi cuciti, ma la ricerca non era più spasmodica, il pensiero di rimanere sola non era più opprimente, e che alla fine preferivo un finale non calcolato.

A volte si seguono percorsi sbagliati, percorsi di cui poi ci si vergogna, ma se sono serviti ad ottenere uno scopo superiore, quasi impensabile per un soggetto come me, beh, che Dio (?) li benedica.



lo so che non coincidono
le previsioni e l’esito
le obbiezioni in merito
le immagino però
perché fermarsi?
in radio c’è anche un pezzo che mi va


giovedì 17 marzo 2011

Fenomeni para...noici.

Così, una sera eravamo in camera, eravamo sul lettone, eravamo io e Stè.
Davanti al lettone un armadione, un armadione vecchio, antico, un armadione che scricchiola sempre, e che per aprirlo ha le chiavi, e che se le perdi non lo apri più.
- Stè, ma la donna triste è ancora lì.
- Sà, ricominci? Io non l'avevo mai notato in sei anni. Comunque sì, è ancora lì.
- Chissà perché è triste...
- Ma ancora non ti fa dormire? Cos'è che diceva la tua amica?
- Che c'è rimasto incastrato lo spirito di qualcuno, o una cosa del genere e che cerca di manifestarsi facendo scricchiolare le ante e dandomi sogni agitati.
- E cos'è che dovevi fare per aiutarla?
- Bah, tipo rassicurarla... che vorrà di' poi, boh? Ma dove l'hai preso 'sto armadio?
- Era in ditta da mia madre, non so di chi fosse.
- Beh, comunque pure fosse agitata la capisco: ha avuto una vita di merda e in più passa l'eternità in un armadio... ammaza che sfiga!
- Sì, per altro non ha mai manco avuto modo di vedere fare sesso in questa camera.
- Beh, parla per te! Io ho portato anche questo record in 'sta casa!
- Ti devo ricordare con chi?
- Ti devo ricordare che a te su sto letto non è mai successo in otto anni che ci vivi? E famola finita co' 'sta scusa del divano che è più comodo. Comunque non lo so, pare più agitata negli ultimi tempi: ridormo male.
- Sà, vorrei vede te coi muratori tutte le mattine che battono sul muro.
- Ah! Che idea, le chiedo di apparire come spiritello e andare di là dai muratori, tanto so' egiziani, so' convinti di vive grazie ad Allah, e che dopo sarà meglio... figurati se non si spaventano! Anzi, se non ci va lei, ci vado io vestita da fantasma! ... Stè, ti devo dire una cosa.
- Eh.
- Non è vero che sono agnostica...
- Eh.
- Io sono proprio atea.
- Eh.
- Però dico di essere agnostica giusto per sembrare un po' diplomatica...
- Sà, nessuno pensa che tu sia diplomatica.
- Allora posso smettere?
- Sì.
- Bene! ... Comunque dobbiamo fare qualcosa per la ragazza nell'armadio.
- Disse l'atea.
- La vedi com'è triste, che sguardo perso che ha?
- Eh sì...
- Ma dove cazzo stai guardando? Io la vedo a destra... Quella a sinistra piange, ci sono anche le lacrime sul suo volto.
- Sà, certo che sono sia a destra che sinistra: fanno parte dello stesso pannello diviso in due!
- Bravo, devi sempre rovinare la poesia. Ma non sono uguali, ti dico.

Profilo destro


Profilo sinistro


- Vabbè. Ti fa male ancora la testa?
- Sì, sono preoccupata.
- Ma Sà, la botta l'hai data dieci giorni fa!
- Ma a me fa male oggi! Ho cercato su Wikipedia, dice che ci sono traumi non comatosi che si manifestano oltre le 48 ore.
- Ma parlava di incidenti in macchina! Tu hai preso uno spigolo!
- Senti, io chiamo la guardia medica.
- Ahahah! Sì ti prego fallo!
- Ridi, ora, ché se poi ho ragione e ho qualcosa...

Chiamo la guardia medica
- Pronto, sì, parlo già con un dottore?
- No, questo è il centralino... Ho bisogno dei suoi dati e poi la faccio richiamare da un dottore.
- Quindi ora attacco e poi mi richiama un dottore?
- Sì, ma ho bisogno di farle qualche domanda, prima: chiama nel pieno possesso delle sue facoltà?
- Mah... c'è chi direbbe di no, comunque sì.
- Quanti anni ha?
- Lo devo proprio dire? 27. Ma davvero ho male alla testa!
- La richiamiamo.
- Tra quanto?
- Ora.
Attacca.
Richiama.
- Pronto sono la dottoressa, parlo con Sara?
- Sì! Senta, dieci giorni fa, ho dato una botta allo spigolo, ma forte, eh! E mi sono fatta malissimo! Ho avuto male per un paio di giorni, poi più nulla fino ad oggi, che invece mi fa male e sento un bozzo più gonfio.
-  Ha nausea?
- No, no, e mi son già fatta l'esame neurologico del toccarsi il naso.
- Bene, allora il peggio è scampato. Penso che potrebbe aver preso una ciste che aveva in testa e non sapeva di avere e si è irritata, venga qui domani e vediamo.
- ... u-u-u-u-u-n-a-CI-STE?
[Stè si dà uno schiaffo sulla fronte, segno della totale consapevolezza che passerà una notte in bianco con me in lacrime, in fin di vita.]
- Sì, oppure le è venuto un graffio e si è un po' infettato.
- IN-FE-TTA-TOOO? Cazzo, preferivo il trauma cranico. Va bene. Non posso venire ora?
- No, la notte non facciamo visite qui alla guardia medica, al massimo veniamo noi.
- No, allora vengo domani. La trovo?
- No, ma ci sono i miei colleghi! Va bene?
- Uhm. Va bene. Buona notte, allora.
Attacco.
Piango.
Piango con singhiozzi.
Piango senza fiato, quasi che non mi si sente piangere.
- Sà, è una diagnosi del cazzo! Ma perché non l'hai fatti venire qua?
- Perché ci ho la stanza in disordine e stasera la tipa dell'armadio è presa malissimo, non vuole essere vista. Chiamo mamma e chiamo X.
- Le fai prendere un infarto. E X. dorme. Però chiamalo, ché posso soffri' solo io.

Chiamo X.
ORE 3,37 a.m.
- Cara... come stai?
- X, credo che andrò al pronto soccorso.
- Perché?
- Perché mi fa male la botta alla testa che ho preso con te al pub, quando ero seduta ricordi?
- Sì, stavi per buttare giù la colonna.
- Ma dormivi?
- Sì, ma non fa niente.
- Pucci, pucci se muoio poi ti mancherò?
- Ma che cazzo dici?
- Eh, già, tu ancora ti impressioni se faccio 'ste domande.
- Dài Sara, ma secondo me ti sei graffiata pettinandoti, qualcosa del genere, e ti rifa male...
-Oh cazzo... uhm... Va bene, allora dormi, adesso.
- Sei tranquilla?
- Sì, sì. Notte, patasdruffi.
Attacco.
- Comunque andiamo al pronto soccorso e facciamola finita!
- No, i pronto soccorsi mi fanno venire l'ansia. E poi mi è venuto in mente, ora al telefono, che oggi mi sono pettinata forte, perché ero piena di nodi, visto che sono stata riccia per una settimana, e, per farmeli ricci, non me li posso pettinare anche se li lavo. Ma oggi mi sono fatta male, e il male mi è venuto da dopo la doccia. Potrebbe essere quello?
- Ho appena speso 5,00 euro di chiamata per due minuti di conversazione. Starai scherzando, vero?
- Stè, e se domani non mi svegliassi?
- Per alcuni è un sogno morire così.
- Dài una botta allo spigolo anche tu? Così moriamo insieme.
- No, Sà, dovresti aspettare dieci giorni.
- Dormi con me, stanotte?
- Sì, almeno se muori per una volta non ti lamenti che russo.

martedì 8 marzo 2011

Com'è bello far l'amore da Trieste in giù.

Ma ogni tanto sarebbe bello riuscire a farlo anche nella stessa città.


Dicono che non sia possibile che l'amore si trovi proprio alla porta accanto. Ché il fatto di trovarlo a pochi metri da sé, significhi non scegliere, ma, piuttosto, essere pigri. Dicono che la distanza aumenti la voglia, che prolunghi il desiderio. Dicono un sacco di cazzate.
Di certo, io ho un talento fenomenale nel trovare solo relazioni a distanza. "Perché in realtà non vuoi sentirti legata! Non sei pronta per una vera relazione!" Dice la mia psicologa interiore, "Chi è che ha tolto bavaglio alla spara seghe mentali?" Rispondo io. Sì, sì è vero, se sto a Roma, me lo trovo a Milano, se sto a Milano me lo trovo a Roma, se sto a Monculosabina me lo trovo in un altro Stato. Insomma, non ho mai mai mai mai avuto una relazione nella stessa città. E nemmeno stavolta. Una parte di me mi dice che, in fondo, succede perché non pongo barriere, e perché, oh, del resto, la metà della mela mica può stare "alla porta affianco", cioè io tutto sto culo non ce l'ho mai avuto, almeno. O, forse, non l'ho mai nemmeno considerato, quello "della porta affianco". Addirittura, se vive nella mia stessa città, di sicuro proviene da tutt'altra, oppure è della stessa, ma si sta per trasferire. E' una costante così frequente, nonché periodica, che Einstein potrebbe avere un orgasmo.


Ma perché faccio così? Sinceramente non lo so. Forse è un po' tutto: un po' non voglio relazioni importanti, e una a distanza ha più possibilità di rottura di una porta a porta, un po' perché non ho mai avuto la tara della distanza chilometrica, e viaggiare, vivere come una zingara con la valigia sempre in mano, non mi ha mai spaventata, anzi. 
Patasdruffi, che mi legge in questo momento, penserà:"Ma quindi, non vuoi fare sul serio? Cioè, che stiamo facendo?" E chi lo sa. D'altra parte quello che stiamo vivendo e volendo ora, è sicuramente diverso da quello che vorremo poi. Ha senso, quindi, farsi qualsiasi domanda? A volte mi chiedo se abbia senso lottare per quello che vuoi, quando un giorno, tanto, non lo vorrai più, non ti piacerà più, ti stancherà. Certo, solo se lo hai avuto. Sono andata un po' fuori tema, appoggiandomi a vecchie e mai risolte domande esistenziali. Più di ogni altra cosa, quando mi sento assalita da certi dubbi, mi viene in mente una citazione di Bukowski: 


L'amore è una forma di pregiudizio.
 Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa comodo.
Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo
ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi?
 Il fatto è che non le incontri. 


Ecco, questo è qualcosa su cui potrei ragionare per ore, e che potrebbe fondamentalmente farmi passare la voglia di iniziare qualsiasi rapporto. Penso che, un po' chiunque, se si ponesse realmente questa domanda, ma proprio se se la ponesse profondamente, rimarrebbe decisamente deluso, amareggiato, inerme. Quasi impotente. Ma forse è proprio questo senso di impotenza che, alla fine, ci sa far godere di quel che abbiamo. Mi spiego meglio: come si può, in una sola vita, conoscere un numero tale di persone da poter dire che tra le migliaia conosciute, QUESTA sia quella giusta? Allora torniamo nel nostro microuniverso e rendiamo grazie (chi più chi meno) per quel che abbiamo. E mentre lo dico mi viene in mente una mia blogger-amica, e il suo cosleeping, insieme a suo marito, i figli, il cane, il gatto, il casino più totale, e mi chiedo quale probabilità avrebbe al mondo di ricostruirsi un'altra situazione così perfetta, almeno perfetta per lei (nonché sognata per me).  

Ma la questione della distanza ancora rimane. Da parte mia, ho superato il pensiero del "ha più possibilità di tradirmi", il tradimento avviene in tanti modi, in primis vivendo sotto lo stesso tetto. Oggi basta una moglie sul divano che dorme e un pc acceso. Mica vale solo se è consumato, no?
Quello che più mi spaventa è il problema della voglia pazza di vedersi. Io, sempre grazie alla mia magistrale esperienza, ormai ho bruciato anche quella. Non ci ho la voglia pazza, ci ho il rodimento di culo, perché vorrei ma non posso. Vorrei vederlo quando dico io, non quando lo permettono i giorni di riposo. "Eh, però aumenta il desiderio, si litiga di meno, ci si sogna di più!" Sì, bello, ma quando passiamo alla vita? Ci si immagina, ci si sogna, ci si pensa, e poi ci si vede una volta al mese. "Vabbè, ma poi andrete a vivere insieme!" E come si alimenta un rapporto che è abituato a carburare, ad alimentarsi su un desiderio legato ad una distanza fisica. Cosa si fa quando si è realizzato il sogno dello stare assieme? "Si sta assieme, puntooooooooo! Ma perché devi sempre cercare il problema? Paranoica, rompi cazzo. Pessimista!" Possibile che se una persona ragiona in maniera un po' più analitica e basata sui fatti e sull'esperienza risulta solo pessimista e scoraggiante? Kant ci ha campato una vita a scrivere dell'importanza della propria esperienza! Ma quando passa de moda 'sta filosofia del volemosebene e  del tiramo a campà? Cosa c'è di sbagliato nel non voler chiudere gli occhi di fronte a scenari probabili e volerli evitare, me lo spiegate? "C'è che non ti vivi il momento, e, come tu stessa hai detto, porsi certe domande è inutile." Non ho detto però che è inutile nel momento in cui uno se le fa per evitare esperienze negative già vissute. "Ma la differenza la fanno le persone, non può andare tutto nello stesso modo!" Sì, se tu, in cuor tuo, rimani sempre la stessa. Se io rimango sempre la stessa, e l'oggetto del mio dubitare sempre lo stesso (la distanza) non sarà un qualcos'altro di esterno a farmi cambiare la mia percezione negativa rispetto al problema. E giuro che mi ci sono sforzata, eh!




Detto questo, come un po' ormai ho iniziato a fare negli ultimi tempi, lascio semplicemente che i miei pensieri vengano su, e impegno il tempo facendo altro (non dormendo per esempio, che di sicuro aumenta la psicosi quotidiana). Continuando ad essere felice per l'amore che provo per il mio uomo, e, sempre come dice Bukowski

In generale accetto senza problemi le chiacchiere di tutti
e senza problemi le lascio perdere.

E più che mai con le mie.
Ma anche no.



"Bisogna avere fiducia nelle persone, sai?"

martedì 1 marzo 2011

E venne il giorno?

E venne il giorno in cui anche io ho annunciato al mondo, ovviamente tramite facebook, che sono "in relazione con". Con chi non lo dico, perché tanto è solo un nome e cognome e non vi cambierebbe nulla. Tra le tante spiazzate reazioni, ce n'è stata una che più mi è piaciuta:"Ma adesso non smetterai di scrivere il diario alla Bridget Jones, vero?" Ma dico, stiamo scherzando? Adesso ho un uomo, uno solo, su cui sfogare ogni mia paranoia! E che non dicesse in giro che non lo sapeva, perché lo sapeva eccome, visto che già da tempo leggeva il mio blog.
Un'altra delle reazioni, questa volta aspettate, è stata:"Ma quindi sei venuta meno alla tua promessa di non fare sesso fino al due luglio? Ah! Lo sapevo!" Allora, vorrei fare chiarezza, anche qui: avevo detto che con quello giusto (hem hem) avrei fatto all'ammmore. "Addirittura, è quello GIUSTO?" In realtà non lo so (pucci pucci, lo sai che non posso mica dire in pubblico le nostre smancerie, su!), però era nuovo, e io ci avevo una voglia che mi si portava, quindi sì, era quello giusto (no no patato, non ascoltare, soprassiedi... L'ho fatto perché sei il mio uomo speciale, lo sai, vero? frfrfrfrfrfrrfrfr).
La cosa difficile dello scrivere comunque contro di lui è che so per certo che mi leggerà. La cosa facile è che non me può fregare di meno.
Poi ci sono altre due amiche, in particola, che mi hanno piacevolmente sorpresa: una mi ha scritto, chiedendomi di raccontarle di come stia, di come mi senta dopo tre anni di singolitudine, com'è lui, come mi fa stare, se sono felice, è che lei, di sicuro, è felice per me. Ché uno pensa che sia un gesto abbastanza scontato, tra amiche, ma io invece credo che sia qualcosa di abbastanza raro, quando capisci, tra le righe, quanta voglia ci sia di sapere, nel dettaglio, come io viva una nuova relazione.
Dell'altra invece, voglio proprio riportare le sue parole:


"Ehi sono molto felice di sapere che sei "in relazione"!
Il fatto che ti sia tolta dalla tua singletudine e che sia tornata ad affrontare il mondo della coppie, ihih mi dà speranza!!! Sono certa che lo hai fatto perchè ne valeva la pena, e non per bisogno di compagnia!
Lodi lodi, da una single che ogni tanto ci spera di saper ritornare ad esplorare l'altra metà della mela!"





Cioè, capito? Do speranza! Questo penso sia uno dei messaggi più belli mai ricevuti: talmente sembravo un caso disperato, che il fatto che possa avere qualcuno, in termini seri (hai capito, amoruccio? S E R I! "Attenzione prego, ultima chiamata per il Sig. XX per il volo diretto ad Honululu"), fa sentire chiunque un po' meno alla canna del gas.

L'annuncio è stato come dire, di punto in bianco, "Mi sposo!" e quindi incredulità, risate, lacrime, e complimenti tipo "Ce l'hai fatta, cazzo!", oppure prese per il culo "Tu? La donna cinismo? Non mi dire! E ora come la metti con le stronzate che andavi predicando sulla non esistenza delle relazioni?" Infatti, non ci credo ancora, solo che ogni tanto bisogna concedersi una pausa dalla singolitudine (ma patasdruffi, cicciolo, non fare quella faccia stranita! Lo sai che io devo rimanere nel mio personaggio, è solo una corazza. Povero povero il mio patatì-patatò!). Ma anche "Oh! Fosse la volta buona che ti addolcisci un attimo!"
Per non parlare di mio padre, che ha detto:"Un altro? E mò 'ndo l'hai preso questo? Ma quanti ce n'hai? Guarda che io vengo a Milano e ti sego le gambe, capito regazi'?" Mio padre è uno dalla mentalità aperta, lo so, sono fortunata. Mi ha sempre fatto vivere le relazioni con pieno entusiasmo e libertà. Mò lascia perde che in campeggio mi controllava col binocolo, e, quand'era cena, mi diceva cose come:"Oggi eri sotto la spiaggia del bar, facevi il bagno alla prima boa bianca e parlavi con un capellone biondo riccioluto, col costume rosso." Oppure quando me lo sono ritrovato di mattina, fuori dalla mia tenda, che mi fissava e scuoteva la testa, disapprovandomi sotto ogni punto di vista, partendo dal tipo che dormiva accanto a me, arrivando ai mozziconi di sigarette e quant'altro, intorno al mio iglù.
Mamma invece è un po' la classica mamma italiana della situazione, di quelle che ti vogliono sposate con figli, è una positiva e propositiva. In genere, appena le parlo di qualcuno, inizia con il suo uhmmio:"Uhm... e dove l'hai conosciuto? Uhm... vive a distanza... Uhm... e ti fidi? Uhm... Non lo so... stai attenta... Ma... CI SEI ANDATA A LETTO? Uhm... ammazza 'mazza so' tutti 'na razza! Boh, prova... certo, NON TI FIDARE MAI TROPPO, che... eh eh... Sono tutti bravi all'inizio."
Stavolta, invece, è stata un po' meno uhmmia. Credo che ormai anche lei mi credesse un caso clinico, perciò ha tentato la carta del "Maddai! Prima o poi ne arriverà uno diverso! Insomma, te lo meriti! Sarai pure una rompi coglioni, però lo sei a ragion veduta... Core de mamma."


Stefano, come sempre, già sapeva tutto. Ma lui mi vede da subito sposata, innamorata e con i cuoricini intorno. Mi guarda sognante, e mi dice che sono più bella, meno stronza, e più dolce del solito. A volte penso che sia lui quello innamorato dei miei ragazzi.


Mi ci sono voluti tre anni e cinque mesi prima di risentirmi davvero "in relazione con". Tre anni e cinque mesi. Sono tanti, se consideriamo che questa pausa ha preso anni importanti, dai 24 ai 27, in cui cambi in un modo nemmeno immaginabile, almeno nel mio caso, la tua vita, la tua personalità, e quello che altro vi pare. Infatti, passi dall'essere una ragazzina-donna, ad una donna che si sente ancora ragazzina e non vorrebbe più crescere.


Ed è proprio quando sei lì per gli affari tuoi, che non cerchi, non ci pensi, credi anche di essere diventata un po' asessuata, che arriva Lui. E la cosa ti fa rodere infinitamente il culo, perché devi dar forse ragione a quei consigli di merda, ai vecchi detti "arriva quando meno te lo aspetti". Che è una frase che davvero riesce a farmi incazzare... stavo per dire "come poche altre al mondo", ma io mi incazzo un po' sempre per ogni cosa, quindi, è una frase che mi fa incazzare, punto. 
Se proprio la vogliamo dire tutta, NON E' VERO! Non è vero che me ne stavo per i fatti miei, non è vero che non mi aspettassi nulla, finiamola con 'ste stronzate, vi prego! Io ci speravo eccome che lui si facesse sentire! Non ci prendiamo in giro con queste verità spicciole. L'unica cosa che forse ha fatto sì che, per la prima volta dopo tanto, andasse bene è che non avevo nessuna voglia di andare oltre al gioco, proprio non ci pensavo. Era uno sfizio, un passatempo, qualcosa di leggero e piacevole che mi distraeva, insomma. Di sicuro, il fatto di non prendere il tutto troppo sul serio, mi ha aiutata nel non partorire ansie, paranoie, paure... vuoi anche che alla fine ci fai il callo, e stai lì che un po' te la tiri da sola e pensi " 'ndo sta la fregatura?" Che, secondo me,non è un atteggiamento pessimista, ma, piuttosto, un affrontare la realtà in termini più maturi, e meno adolescenziali. Che è sta storia che bisogna dare fiducia? La fiducia è qualcosa che viene concessa giorno dopo giorno. Basta co' sta svendita di benevolenza: a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si piglia. E, soprattutto, non esistono più le mezze stagioni.


Ma spezzo una lancia a favore del mio ragazzo [del mio ragazzo, cioè, ahahahahah! Non ce la posso fare ad abituarmici! Voglio dire, dopo anni di corsi e master su " l'importanza del non definirsi che je fai veni' l'ansia", una non è che può dare epiteti così pesanti e retro. Ed è colpa vostra, 'omini! Ah, ma se becco ancora un altro che dice "Non ci sono più le donne di una volta, quelle serie che vogliono una relazione..." Esimie teste di cazzo, io v'ammazzo tutti.] che, effettivamente, è qualcosa di davvero speciale. Non lo so i test a cui lo sottopongo ogni giorno. Ché poi, non sono nemmeno test, ma alla fine lo diventano: in base alla risposta decido, per quei cinque minuti, se starci oppure no (ma figurati, non è vero! E' solo che cerco di capire quanto sia importante per te, se ci tieni davvero! Lo sai che staremo insieme PER SEMPRE e che non ci lasceremo MAI! "Attenzione prego: volo speciale, di sola andata, per l'Isola che non c'è, con unico passeggero il Sig. XX, imbarco immediato!"). A volte mi domando se sia così paziente perché proprio è innamorato a livello di rincoglionimento catatonico (frfrfrfrfrfrfr) o perché sia proprio così lui. Nella prima ipotesi, la cosa mi fa pensare che ogni uomo avrebbe potuto reggere la mia mole caratteriale nelle stesse sue condizioni, e la cosa un po' mi lascia perplessa: in fondo io li ho considerati solo come coglioni-senza palle, e se fosse, invece, che proprio non gli piacevo? La scoperta dell'acqua calda. Ma poi 'sti omini, che ancora sento, nelle loro attuali relazioni restano per lo più un disastro, e quindi il mio ego si ricompone beato. Se invece fosse vera la seconda, beh, non andrebbe bene lo stesso, perché questo vorrebbe dire che non sono io quella speciale, capace di farlo abbonire sotto ogni fronte, ma che proprio è lui il pezzo di pane, e quindi che io o un'altra sarebbe lo stesso. Poi ci penso ancora meglio, e mi mando a fanculo, perché non mi sta mai bene niente, e lui, povera stella, è un martire. E io un fenomeno, visto che sono capace di rompere i coglioni senza nemmeno toccarli.
Io non lo so cos'è successo, "ma c'è qualcosa di grande tra di noaaaaa, che potrai cambiare maiaiiiiii, nemmeno se lo vuoaaa". Sono stata fortunata: il mio XX mi lascia ogni giorno meravigliata (seh! Non ti preoccupare, dammi tempo un paio d'ore e trovo un motivo per contraddirmi). E' quello che pensavo non esistesse, quello che quando lo descrivevo, mi veniva detto "ma tu, però, devi abbassare un po' i tuoi standard! Gli uomini sono limitati!" E invece no! Invece avevo ragione io, come sempre. E quindi prentendete, prentendete, pretendete! E vedrete che un giorno vi ritroverete davanti uno scenario come questo






e ve ne vergognerete tantissimo. ("dimmi che mi / ami di più / cipucipùùùù")

[la foto è in parte censurata, perché il vip qua sopra ci tiene alla sua privacy, perché ci ha i suoi motivi (?), e allora non si può blablablabla. Suca, amore.]

[e le ultime due citazioni erano di Cesare Cremoni e Daniele Groff. Lo specifico perché girano un sacco di ignoranti, senza manco le basi della musica rock italiana.]