Stanotte non riuscivo a dormire. Non perché fossi presa da pensieri angoscianti, ma più a causa di una pasta e lenticchie che lasciava poco spazio all'ossigeno e quindi al sano riposo. Allora ho deciso che avrei potuto usare quel tempo per fare quell'annosa cosa del tirare le somme dell'anno appena passato. Partendo dal presupposto che per me l'anno nuovo inizia a settembre, esattamente come è stato per venti anni di scuola, mi sono comunque resa conto che da gennaio scorso a dicembre appena trascorso, c'è stata una valanga di eventi che - porcamadonna - mi hanno davvero fatto diventare una persona peggiore. Finalmente.
Delusioni amicali, parentali, lavorative, economiche, e anche un po' amorose (ma forse queste sono le uniche in ripresa, dopo lunghe e faticosissime liti, chiaro). Dio mio, che pesantezza. Ma parliamoci chiaro: è solo colpa dell'anno bisestile. Se c'è una cosa che posso affermare con certezza è quella di essere assolutamente atea. Tranne che per gli anni bisestili. Li ho affrontati in tutti i modi: col sorriso, incazzata, con paura, con ansia, con indifferenza, con un sacco di cose, che aiutateme a di' "un sacco", ma niente, mortaccisua se porta sfiga.
Parto con una sfavillante carriera da anoressica nel 2000, attraversando un periodo di perdizione, depressione e uso facile ed eccessivo di alcol (beh, non da alcolizzata, ma comunque un uso improprio, atto al non pensare) nel 2004, arrivando all'anno di psicoterapia per depressione post-fine-relazione nel 2008 e nel 2012? Mi dico "Toh, merda! Quest'anno non mi avrai! Io sono diventata forte e poi che altro puoi farmi, ormai?" MAI, MAI, MAI, sfidare l'anno bisestile. Davvero, porgetegli l'altra guancia, pure se vi va uscire il sangue, perché potrebbe fare anche peggio. Ché poi oh, per carità sono riuscita a sposarmi, e pure a rimanere incinta! Ma di certo non pensavo che due eventi così attesi nella mia vita sarebbero stati così faticosi da portare avanti. Dice "Eh ma poi ci hai più soddisfazione!" Seh. Stocazzo.
Quindi, arrivo alla parte dell'augurio per questo nuovo anno:
lasciateme perde e non mi rompete il cazzo.
Campagna contro la religione ancora esistente nel 2013
E niente, questo è un video fatto da me, per ringraziare i partecipanti, mio marito e il cane, e racchiudere i momenti clou della cerimonia. L'intento era quello di creare uno video in stop motion... Ehm.
Mentre questo è un video fatto da que' cretini dei MIEI amici, seppure in maniera così grossolana che il mio in confronto pare una cifra profescional (sottolineo fieramente che è stato fatto dai MIEI amici, perché parliamoci chiaro: se ci dovessimo lasciare rimarrebbero MIEI, non si metterebbero dalla sua parte. Ehm.).
Eh, insomma. "Ti sei sposata, eh? Com'è la vita da sposata? Uguale a prima, eh?! E sì, ché tu già convivevi!" Uguale a prima. Eh, insomma. Mica tanto. Prima di tutto ora indosso un anello, una fede, che già mi sta stretta, anzi mi fa proprio andare in cancrena il dito durante la notte. Che a stento riesco a togliere quando mi sveglio solo per farlo - tanto il dolore! - e che mai, mai mi entra al mattino. Io pensavo che queste cose capitassero dopo dieci, venti anni di matrimonio. La pensavo così perché mio padre la fede non l'ha mai indossata. Cioè, non negli ultimi 28 anni. Ché poi non è che siano sposati da molto di più, anzi solo da un anno in più. Ops. Vabbè, prendiamo l'esempio di mia madre: praticamente è parte del suo corpo. Un tempo pensavo fosse perché simbolo a cui era affezionata. Poi una volta mi ha detto che in pratica non le esce più. Mi chiedo da chi io abbia ripreso il fatto di tenere così tanto al simbolo dell'anello. Da quello di fidanzamento a quello di nozze. Oddio, in verità non ci tengo così tanto. Non come credevo. Non porto più nulla. Niente. Non me ne frega più nulla. Non so esattamente quando sia successo, né perché. Nel senso: non ho fatto nulla per arrivare a questo distacco. Però ora che involontariamente l'ho elaborato, lo riguardo e penso: ma che cazzo di problema abbiamo noi esseri umani? Perché Cristo diamo valore sentimentale a cose? Sì, vabbè, in realtà è una cosa, questa dell'attaccarci a simboli, che ci viene tramandata, ma mica tanto. Guardate i bambini: E' MIO è la prima cosa che imparano. Dopo "Mamma dammi/prendi/portami" e così via.
Insomma, alla domanda "Com'è essere sposati?" Almeno prima rispondevo "Come prima, ma con una fede al dito." E mò? Ché poi... "prima"... sono sposata da due mesi, ho portato la fede per le prime due settimane... in pratica l'avrò detto in tutto duetrè volte. Vabbè, me la vendo. Con quello che vale l'oro oggi! Per non parlare del diamantino (pezzente!).
Ma quindi: com'è essere sposati? E com'è... è come prima. E allora perché vi siete sposati? Beh, perché a livello legale è tutto diverso, hai più diritti... E poi anche come valore, come consacrazione della coppia e del volere rendere solenne il proprio amore... e... e... ah, sì! Perché così nonna non rompe più le palle (pure se mò ha attaccato con "quando lo fai un figlio?"E poi ci sarà "quando ne fai un altro?" "quando me li fanno i nipoti i tuoi figli?" mia nonna è immortale. Cioè, a volte mi chiedo se parlo con lei o col suo spirito.). E poi... ah, perché.... no, quello l'ho detto... vabbè il valore legale è pure perché se arrivano figli sono più tutelati... uhm... vabbè: perché abbiamo ("abbiamo" un par de palle) organizzato un matrimonio fighissimo e ci siamo divertiti di brutto!
Sposatevi, perché il nuovo sballo per trentenni annoiati dai soliti sabato sera sono i festoni di nozze.
Non ci sono altri evidenti, validi e oggettivi motivi nel 2012!
Era tanto che non passavo di qui. E pensare che tutto quello che sto per vivere ha avuto inizio qua. Proprio qui, qui!, sul mio blog. E io non l'ho nemmeno più degnato di un post in tanto tempo... Eh, ma ormai, data la mia vita da convivente ci ho poco di cui parlare; infatti, vivo una vita piena d'amore. D'amore e di cose da lavare, stendere, stirare, cucinare, pulire e mettere apposto. Ah, poi ho il mio lavoro. Lui? Sì, sì, non me fate le femministe, subito! Lui mi aiuta sempre, quando c'è. Quando c'è? Questo è un altro "paro de maniche". Oh, comunque io sabato 21 luglio mi sposo. Ché mi pare che ormai la cosa sia più o meno chiara, eppure, nonostante i vari social su cui racconto gli affari miei, di tanto in tanto mi sento ancora chiedere: TI SPOOOOSIIIIII?! Mò, non è che pretenda di essere al centro delle vostre notizie nella home (ma anche sì, volendo), però allora cancellatemi se in un anno, e dopo mille foto, stati e link ancora non l'avete capito, no? Vabbé, vabbé, non sono qui per fare polemica. Io? Figuratevi, serena e placata come sono... Insomma, mi sposo. Ché c'è qualcuno che più di me ancora non se ne capacita: mio padre. "Aho, stai a strigne il culo, eh? Macchitoofaffà, dico io..." Ah, il mio affettuoso, comprensivo, presente e sostenitore papino. Anche uomo di una classe et elegònza d'altri tempi. "Oh, non fa' che non ce sta il karaoke, eh. Che noi dovemo cantà. Lo sai che è tradizione." Ché poi, lascia perde che il matrimonio è il mio, no?! Sta di fatto che quando ci passerete (e per la prima volta posso dirlo prima io rispetto a molte amiche) vi vedrete passare la vita davanti. Beh, quando c'è tempo. Quando non avete la mente presa da qualche cristo perché la sarta, il catering, e il cazzocheselifrega, non ha fatto qualche cosa di totalmente diverso da quanto richiesto. Oppure non decidano di SPARIRE a pochi giorni dalle nozze. Ecco, in quei pochi attimi di serenità di presa bene, di gioia, tutto viene rovinato da ricordi di "gioventù" (perché so' ancora un sacco giovane!) ormai persa. Un po' accompagnati da una lacrimuccia, per qualcosa che è stata e ormai non sarà più. Un po', però, con un grande senso di gratitudine, perché ho avuto la fortuna di viverli e di avere alcune persone di quegli anni ancora attorno. Mica roba da tutti! E poi vabbè, c'è un altro aspetto ancor meno piacevole: quello degli ex. Oh, te li rivedi passare davanti tutti! E, ad uno ad uno, ti chiedi: MA A CHE CAZZO PENSAVO? Ce ne fosse uno che salvi, ma non perché oggi ami un altro, no! Proprio per distacco emotivo, che con razionalità ti fa vedere quel che altri ti dicevano con "sottilissime"critiche sul soggetto in questione, ma tu non vedevi, sentivi, capivi... Occhio non vede...(culo non rode, altro che cuore). Ché poi ti chiedi: lo penserò anche di lui? Del mio attuale? Cazzo, e con questo ci sto pure mettendo una firma grossa come una cambiale, sotto forma di quel che una volta erano i "pagherò". Sì, pagherò col sangue! Già me lo sento mio padre "T'AVEVO DETTO! T'HO PURE DATO I SORDI!" Però, il mio, il mio di oggi, oh, da non credere, nessuno che me lo smonti. E ne dico di ogni su di lui. Niente! "Ma quanto ti ama! Ma quanto è carino! Ma quanto è dolce! Madò, ma lo vedi quanto ti ama? Ti ama proprio! Ma quanto è paziente? E' proprio paziente. E poi ti ama. Si vede proprio che ti ama." Capito? Mi ama! Roba da matti! Uno che stai per sposare ti ama! Una cosa da non credere, eh?! Ha dell'assurdo! Mi ama, e io me lo sposo. Sabato, 21 luglio, alle 10,00.
che crede di essere amato
e invece rimane fregato.
Ah, per quanto tempo, per quanti anni ho scritto questa amara filastrocca nel giorno di San Valentino, sulla pagina della mia Smemoranda, il quattordici febbraio.
Mai festeggiato uno. Cioè, sì, sono stata insieme a uno nel periodo che attraversa San Valentino, ma lui era un cretino e io rimasi fregata.
Ma ero già grandina. Mentre per tutto il periodo del liceo, quello in cui ti regali cioccolatini, pupazzi inutili, letterine, cassette fatte con mezze registrazioni alla radio, stop-pause-rec, niente. C'è stato un periodo in cui, tanta la disperazione, andavo a regalare una rosa o un Bacio Perugina alle mie migliori amiche, o a mia sorella, quando era single.
Ma a me manco le amiche regalavano qualcosa. Io andavo avanti con l'idea "Questa è la festa dell'amore, non solo degli innamorati, in fondo!" Ah, che tristezza. Che sfigata.
E quindi l'ho odiata e basta, senza fare più niente per farmi stare meglio, per farmela prendere bene, anche da singola.
Addirittura, c'è stato un anno in cui il giorno di San Valentino, appena sveglia, un'amica mi chiama e mi dice: "Ho visto il tuo ex, ieri! Stava partendo con la sua nuova ragazza per il week-end, per festeggiare San Valentino..." Grazie, auguri anche a te. Ché io mi ricordo che mi portò a Venezia, un mese dopo quella festa dimmerda, ma giusto perché gli avevo rotto i coglioni a mille col "facciamo qualcosa, almeno per fare finta, ti prego!" E, il secondo dopo che eravamo lì, litigammo, perché si girava a guardare il culo delle altre.
E allora la odiai anche di più: se quello era ciò che mi spettava, beh, era meglio non avere mai avuto nessuno.
Però ieri, che era ancora il tredici e ormai, tanta l'abitudine, manco ci pensavo più, e se ci pensavo mi dicevo "no, mò, devi essere coerente con tutti gli anni di solitudine e tristezza che questa festa ti ha portato, è una festa idiota, è peggio del Natale, dovrebbe essere abolita, ci sono gente che si suicidano in questo giorno, e questi si scambiano effusioni, tzè!", ecco, ieri, quando era mezzanotte ed eravamo a letto, Piero ed io, e avevamo già fatto all'amore, e ci tenevamo le mani, muso contro muso, lui mi dice: "E' passata la mezzanotte, è il nostro primo San Valentino insieme, amore, auguri! E' già quasi un anno, non mi sembra vero, ti amo così tanto... Domani ti porto in un posto romantico, ti va?" E' in quel momento che pensi tiè, in culo a Venezia, al cretino, alla solitudine, ai peluche e ai fiori che ricevevano le mie compagne di classe e io mai manco la nocciolina del Bacio Perugina (con la solita abitudine di appiccicare le dediche che si trovano dentro sulle pagine del diario, come se fossero profezie, tzè, vi state confondendo coi biscotti cinesi!), ai depressi che s'ammazzano, e che mica possa pensa' a tutto io, eh, davvero, davvero! "Sì, amore, mi va da ventotto anni."
La mamma. La mamma è sempre la mamma. La mamma è quella che se anche hai quarant' anni, è da lei che vai quando piangi, quando qualcuno ti ha ferita, quando ti senti triste. E io quel pomeriggio, dopo aver litigato con P., ma per ore eh!, mi sentivo proprio tanto triste.
- Insomma... sniff sniff... io lo lascio, sì. Me ne vado. Erano già due giorni che mi faceva incazzare, ma stamattina, dopo che ha detto quella cosa... -
- Che cosa ti ha detto, Sara? -
- Guarda, a parlare con lui pare che sia scema io! E' andato a controllare la graduatoria del concorso comunale che ho vinto, e ha visto che ero seconda... -
- Scusa ma già lo sapevamo che avevi vinto, e da un mese! -
- Sì, ma voleva vedere a che posto mi fossi piazzata. E quando ha visto che ero seconda mi fa:"Ma che dici, dobbiamo portare un cestino natalizio al vicino, visto che aveva detto che avrebbe messo una buona parola?" CIOE' TI RENDI CONTO?! Roba che il vicino si è congratulato con me, perché c'era gente raccomandata per davvero da persone che contano, non da uno che fa solo il geometra in Comune, e quello cosa va a pensare subito? Facciamogli un cestino natalizio. Ti giuro... sniff sniff, non sai che nervi, UN CESTINO!!! Più ci penso e più mi incazzo!!! -
- Ma come un cestino? -
- Eh!!! -
- Ma basta e avanza una bottiglia di vino, che vi mettete a fare addirittura un cestino natalizio! -
- ... -
- Sara? -
- Non pensavo di poterlo mai dire, ma riesci in imprese epiche: fammi parlare con papà, ché magari parla la mia stessa lingua. Adesso. -
Vi svelerò un escamotage, un piccolo espediente per uscire da una domanda imbarazzante, da un pasticcio che potrebbe farvi cadere in un'offesa, e magari è proprio l'ultima cosa che avreste voluto in quel momento.
Sì, perché fa fatica, a volte, esporre il proprio giudizio estetico, quando questo è legato ad un rapporto d'affetto con la persona in questione.
Allora, la parola che vi tirerà fuori dalla merda è: CARATTERIZZANTE.
Esatto! Caratterizzante! Va bene per qualsiasi cosa, sapete? Cioè, addirittura diventa un complimento! Perché così dite che non solo l'oggetto in questione non è affatto brutto, ma è anche distintivo, rispetto alla canonica e banale normalità e perfezione. Vojo di': è pieno di gente con caratteristiche fisionomiche banali, che va dal chirurgo per rendersi caratterizzante.
Vi faccio un esempio:
prendiamo una persona strabica, che chiede al proprio compagno "Ti piacciono i miei occhi?" Ora, cerchiamo di essere oggettivi: gli occhi strabici fanno abbastanza cagare, non c'è null'altro da aggiungere. E di sicuro la persona in questione non è stata scelta per il suo sguardo penetrante. Ma può il tuo compagno dirti "No, so' solo storti?" No. E allora cosa si può dire? Qualcosa che non sia offensivo, ma che sia anche la realtà? Caratterizzanti. "Beh, sono caratterizzanti. Io li trovo caratterizzanti, ecco." Ora, se la strabica in questione non è del tutto scema ci arriva da sola, e l'unico risultato possibile è che si senta non offesa, perché lo sa che ha gli occhi che si mandano a fanculo da soli, ma solo presa in giro.
No, non ho gli occhi strabici. Ma ho un naso caratterizzante. No, non vuol dire che sia grande o brutto, no. Ma che mi distingue! Capito? Una genialata! E io che da adolescente mi guardavo e piangevo... Ah, che scema! Sarebbe bastato così poco!!! Sarebbe bastato che mia madre fosse venuta lì a dirmi:"No, amore, è caratterizzante..." E io sarei uscita da ogni complesso. La mia altezza? Caratterizzante! I miei piedoni? Caratterizzanti! Le mie manone? Ca-ra-tte-ri-zzan-ti. E le mie tette piccole? Timide, ma che comunque hanno carattere nel loro essere sempre in disparte.
Ah, la mamma. La mamma e il papà...
E' colpa loro. Che nemmeno hanno altezze o nasi caratterizzanti, e hanno fatto una figlia, l'altra, con un'altezza e un naso banali (altro termine che aiuta chi non ha tratti banali, ossia perfetti o nella norma). Poi dice che uno scappa di casa presto.
Mi sento tanto Vitangelo Moscarda, in "Uno, nessuno, centomila". E ho pure ventotto anni come lui.
“Mia moglie sorrise e disse: ‐ Credevo ti guardassi da che parte ti pende. Mi voltai coma un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: ‐ Mi pende? A me? Il naso? E mia moglie, placidamente: ‐ Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra. Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo. […] E io non lo sapevo e, non sapendolo, credevo d’esser per tutti un Moscarda col naso dritto, mentr’ero invece per tutti un Moscarda col naso storto. Mi si fissò il pensiero che io non ero per gli altri quello che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere. […] Non potevo, vivendo, rappresentarmi a me stesso negli atti della mia vita; vedermi come gli altri mi vedevano; pormi davanti il mio corpo e vederlo vivere come quello d’un altro. Quando mi ponevo davanti a uno specchio, avveniva come un arresto in me; ogni spontaneità era finita, ogni mio gesto appariva a me stesso fittizio o rifatto…”
Ma almeno io già ce lo sapevo da illo tempore.
Allora sono risalita ai nonni, e infatti eccolo lì il naso caratterizzante di mio nonno Giorgio, quello materno. Dico, non poteva caratterizzare i figli? No, i figli li ha resi banali con degli occhi chiari.
Ma ce ne ho anche per la famiglia paterna, quella con l'altezza caratterizzante. Tutti nipoti caratterizanti hanno fatto. Il punto è che io sono l'unica femmina caratterizzante (potete usare questo termine esattamente come i puffi usano "puffare"), perché per i maschi l'altezza li rende banali (vedi parentesi precedente), anonimi, normali, che schifo, direi quasi.
E non parliamo del naso caratterizzante per un uomo, che è un po' come per le manone e i piedoni: "chi di naso abbonda, di cazzo affonda!" dicevano i latini. Lo so, non sapete il latino, vuol dire che chi ha il naso abbondante ha, di conseguenza, un pene in proporzione. In pratica se fossi nata maschio, tra mani piedi e naso avrei una minchia della madonna!
Vi racconterò un piccolo aneddoto: giorni fa, ero al supermercato, al reparto della macelleria. La commessa stava servendo una signora e dopo di lei c'ero solo io. Era uno di quei giorni in cui mi sentivo bene, indossavo jeans superaderenti, un maglione che cade su una sola spalla, ero truccata bene, insomma, non era un giorno da classico pre-durante-post mestruo. La commessa mi chiede se avessi il numeretto, ma visto che eravamo in due non m'è venuto in mente di prenderlo. "Vabbè, non ti dico niente, solo perché sei alta!" Dando ad intendere che l'avrei potuta malamente picchiare.
Ora, se c'è una cosa che mi fa incazzare è chi lega la mia altezza ad un sport come la pallavolo, o ad una forza bruta! La suddetta, per altro, era alta 1,65 più e larga altrettanto, dico? Ma proprio TU me vieni a fa' una battuta del genere? Ti meriti tutti i "cicciona" che ti hanno detto dall'età di cinque anni. Cicciona.
Vabbè, vado a consolarmi tra i banali "c'è chi sta messo peggio!" "ma tu sei intelligente, sei simpatica!"
"la bellezza prima o poi svanisce con l'avanzare dell'età!"
VI ODIO, VI ODIO TUTTI!!!
Nasoni di Roma, da oggi anche detti "fontanelle caratterizzanti".
Ma vi regalo questo pezzo, per dimostrarvi quanto ne sappia di musica.