Quel giorno Arianna sedeva su una comoda poltroncina da giardino, all'interno del suo cortile. Era estate, era il tramonto, e c'era una bella luce. Ma la luce più bella la riflettevano gli occhi di Arianna, quel giorno. Arianna era sola, e pensava. Si sentiva serena, in pace, leggera. Ma, soprattutto, si sentiva pronta. Dopo tanti anni, finalmente era arrivato quel momento. Certo era difficile credere di avere voluto vivere tutto quel tempo in attesa di poter assaporare, finalmente, quell'attimo. Sul volto di Arianna, però, non c'era un'espressione stupita, anzi. Aveva un sorriso beffardo, che poi diventava un risata tra sé e sé, perché capì che, forse, quella sensazione avrebbe potuto viverla molto prima. Eppure non provava rancore per se stessa. Arianna non guardava più al futuro, del resto non avrebbe nemmeno più potuto... Beh, non più di tanto. Poteva solo guardare al passato, cosa non nuova, visto che non aveva fatto altro nella sua vita.
Si guarda le mani, le sue grandi mani. Erano meno rugose di quanto avesse mai potuto immaginare, però le sembravano un po' le mani del lupo di Cappuccetto Rosso, travestito da nonna. Del resto anche il vestito che indossava quel giorno aiutava a rendere quell'immagine ancora più reale: un vestitino lilla, leggero, lungo fin sotto le ginocchia. Le mancava solo la cuffietta in testa, il naso lungo già lo aveva.
In realtà, quelle mani che tutti le facevano sempre notare, non erano solo giganti. Cioè, da giovane erano anche belle, eh! Erano affusolate, magre, con una pelle quasi setosa. Le unghie sembravano ricostruite, tanto erano perfettamente delineate e forti. E poi, erano mani che parlavano sempre insieme a lei. A volte, a dire il vero, la tradivano: proprio non ce la facevano a dire bugie, le mani. Ma lei, al tempo, non era stata in grado di rendere loro grazie: era troppo occupata a pensare come "questo" o "quello" potessero giudicarle, quasi fossero un fenomeno da baraccone. "Ehhh, eh, eh..." Disse Arianna, guardandole ancora volta. Ché poi quelle mani, a dirla tutta, avevano anche saputo darle piacere come mai nessun altro al mondo.
Arianna, prese a dondolarsi sulla poltroncina, quasi come volesse cullarsi, era sola, era sempre stata sola. No, sì, beh... Aveva molti cari amici. Aveva interrotto completamente ogni tipo di rapporto con la sua famiglia d'origine quando era ancora abbastanza giovane. Non era stata in grado di costruirsi una famiglia sua. Oddio, di relazioni, anche importanti le aveva avute, almeno fino ai trent'anni, ma non erano mai andate oltre le passioni e i fervori dei primi tempi. Avrebbe voluto dei figli, ma, in fondo, di figli ne aveva avuti tanti, a partire da sua sorella minore, i suoi stessi genitori, gli amici, e i suoi fidanzati. Forse era per questo che, alla fine, non aveva più avuto prole: il suo istinto materno, in qualche modo, era stato comunque appagato. Eppure non aveva nemmeno più rancore verso se stessa per questo. E sapeva che, prima o poi, il giorno avrebbe smesso di provarne sarebbe arrivato. Certo, avrebbe dovuto aspettare a lungo. Ma fin da piccola sapeva che un giorno riguardandosi indietro si sarebbe fatta una grande risata. Perché tutti quei tormenti, quei dolori, quelle passioni, oggi, erano solo vita. Non erano più nulla di terribile, di spaventoso, solo vita. E ora le sembrava tutto così semplice, quasi sciocco.
Arianna provava tenerezza per quella donna che adesso vedeva nei suoi ricordi. "Ah, quanta giovinezza che rifugge tutta via, chi vuol esser lieto sia, del doman' non v'è certezza!" E a lei del "doman' " ormai interessava ben poco. Così come del passato: c'era rimasto ben poco da smembrare, analizzare, capire. Le rimaneva il presente. Per la prima volta viveva solo lì. Qualcuno una volta le disse che "Il "domani" non esiste, "ieri" è passato, "oggi" è un dono, per questo si chiama presente." Di sicuro questo è un pensiero che può partorire solo la mente serena di un vecchio, a cui ormai è rimasto poco da poter cambiare. Di sicuro non gli sono rimaste le forze per volerlo fare.
Arianna sedeva serena, pronta anche ad andarsene, quando sarebbe stato il momento.
Arianna, finalmente, aveva ottant'anni.
Nella foto sotto, al centro, mia nonna. L'elegònza e la sobrietà nel portamento di questa donna sono impareggiabili...
... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.
venerdì 22 luglio 2011
giovedì 30 giugno 2011
Ai tanti che ho conosciuto.
E più in generale, all'uomo sentimentalmente medio, cioè il 99% della popolazione maschile.
A voi uomini che venite lasciati (non che vi fate lasciare, ma proprio che venite accannati) dovrebbe essere impedito per legge di avere una qualsiasi altra storia. Non ve la meritate, non ne siete all'altezza. State lì, col vostro orgoglio, misto a malinconia, mancanza. Rimanete attaccati a ciò che più vi ha causato insicurezza, anziché rimboccarvi le maniche ed andare avanti, ma da soli, non aspettando che arrivi la manna a salvarvi, a farvi creare nuovi ricordi che vi cancellino i vecchi. Totalmente incapaci di crescere, aspettate un nuovo rimpiazzo degno dell'ex, o una mamma che vi culli, che vi faccia riacquisire fierezza. Perché magari ciò che avete davanti agli occhi ora vale mille volte il vecchio amore, ma l'unico scopo che ha questa nuova persona è quello di poter dire: "Guarda con chi sto!" Come se chi vi sta accanto fosse solo un paragone, un trofeo, un mezzo e non la via. Quando tutto questo viene messo sotto la luce del sole, si sentono echeggiare frasi come "Ma non l'ho fatto consapevolmente. Non credevo di farti male." Sono stupita di come possa un essere umano pensare che non ci sia consapevolezza, quando si dice di fare, dire, pensare cose, senza nemmeno mettersi per un attimo nei panni dell'altro. E se non c'è consapevolezza, c'è una gran volontà di non mettercela per avere sempre un alibi alla mano: l'ingenuità. Il mondo vi protegge, perché le donne per prime dicono:"Ma i maschi sono così!" E si accontentano di quel poco che le viene dato, consigliandoti di indottrinarli piano, piano, come se non fosse già abbastanza difficile stare in un rapporto e con se stessi, figuriamoci se una deve anche imboccare l'altro. La vostra padronanza dell'ego fa spavento, il fatto di sguazzare dentro alle vostre poche facoltà di empatia, al vostro coprirvi dietro ai "Non ci ho pensato" è ridicolo. E a me, più che altro, fa schifo.
"c'è la gabbia del cervello
sìè mangiata il suo fringuello
il becchime che rimane
lo daremo a un altro infame "
A voi uomini che venite lasciati (non che vi fate lasciare, ma proprio che venite accannati) dovrebbe essere impedito per legge di avere una qualsiasi altra storia. Non ve la meritate, non ne siete all'altezza. State lì, col vostro orgoglio, misto a malinconia, mancanza. Rimanete attaccati a ciò che più vi ha causato insicurezza, anziché rimboccarvi le maniche ed andare avanti, ma da soli, non aspettando che arrivi la manna a salvarvi, a farvi creare nuovi ricordi che vi cancellino i vecchi. Totalmente incapaci di crescere, aspettate un nuovo rimpiazzo degno dell'ex, o una mamma che vi culli, che vi faccia riacquisire fierezza. Perché magari ciò che avete davanti agli occhi ora vale mille volte il vecchio amore, ma l'unico scopo che ha questa nuova persona è quello di poter dire: "Guarda con chi sto!" Come se chi vi sta accanto fosse solo un paragone, un trofeo, un mezzo e non la via. Quando tutto questo viene messo sotto la luce del sole, si sentono echeggiare frasi come "Ma non l'ho fatto consapevolmente. Non credevo di farti male." Sono stupita di come possa un essere umano pensare che non ci sia consapevolezza, quando si dice di fare, dire, pensare cose, senza nemmeno mettersi per un attimo nei panni dell'altro. E se non c'è consapevolezza, c'è una gran volontà di non mettercela per avere sempre un alibi alla mano: l'ingenuità. Il mondo vi protegge, perché le donne per prime dicono:"Ma i maschi sono così!" E si accontentano di quel poco che le viene dato, consigliandoti di indottrinarli piano, piano, come se non fosse già abbastanza difficile stare in un rapporto e con se stessi, figuriamoci se una deve anche imboccare l'altro. La vostra padronanza dell'ego fa spavento, il fatto di sguazzare dentro alle vostre poche facoltà di empatia, al vostro coprirvi dietro ai "Non ci ho pensato" è ridicolo. E a me, più che altro, fa schifo.
"c'è la gabbia del cervello
sìè mangiata il suo fringuello
il becchime che rimane
lo daremo a un altro infame "
mercoledì 29 giugno 2011
Il mestiere più infame che c'è.
Questo è un post sfogo, e un post-sfogo, per raccontare quanto accadutomi nei giorni passati, fino a ieri.
Come saprete ultimamente sono stata poco bene. Eh, sì, ma tranquilli, mi sto riprendendo, non vi rammaricate! Lo so, lo so, vi ho fatto preoccupare e mi spiace. Come dici? Non sai cosa abbia avuto? Io credo che prima di parlare con me sia il caso che tu ti aggiorni su tutti i miei status, degli ultimi sei mesi almeno, su Facebook.
Dunque sono passata per le pene della colite, fino ad arrivare alla stitichezza, ed ho raggiunto anche l'ultimo livello: le emorroidi.
Che cooosa? Eh, sì. Aho, ecchesaràmmai? Sappiate che prima o poi ce le hanno tutti, almeno una volta nella vita. E magari leggere questo mio post vi salverà il culo.
Così, i vari malesseri mi hanno portata più volte in farmacia. E' curioso il fatto che per un certo genere di disturbi, il nome stesso delle medicine ricordi vagamente, e sottolineo vagamente, il nome del male che si cerca di risolvere. Ché io mi chiedo perché le medicine per la tosse non si chiamano "Tosseril" o qualcosa di simile? O magari quelle per il mal di stomaco, che so, "Stomacol" "Gastritil", e via dicendo. Ma niente. Invece, per malattie come dissenteria, abbiamo il "Dissenten", che farebbero prima a chiamarlo "Cagaddossoril", ad esempio. Come se quella per il vomito si chiamasse "Vomiten" o "Sboccopan". Ché poi uno dice "Beh, ma allora chiedi un "Imodium", no?" E chi è che non conosce a cosa serva l'Imodium, eh!?
Ma in realtà, quando sono andata a chiedere delle creme per le emorroidi, i nomi non potevano destare il minimo sospetto. Poi però arriva la farmacista di turno a mettere il dito nella piaga:
- Buongiorno, vorrei Luan pomata. -
- Concentrata o normale? -
- Ah, boh, secondo lei? -
- Dipende da quanto tempo ha le emorroidi -
- [No, ma urlalo pure, puttana maledetta! Ora lo sa pure il pizzicarolo* di fianco!] Beh, non molto... -
- Beh, comunque è sempre meglio quella concentrata. -
- [lo vedi che sei una troia? Allora che cazzo me lo hai chiesto a fare?] Bene. -
Quella dietro di me ha chiesto, con ampio respiro, quasi in senso di liberazione: "Vorrei BENEFIBRA, grazie." Ché in realtà erano anni che non cagava, ma s'era sempre vergognata di chiederlo. Certo dopo una che chiede una pomata per le emorroidi, chiedere delle fibre per riuscire ad andare al bagno, le sarà sembrata ben poca cosa, a confronto.
Non risolto il problema con la pomata, ricordo che, anni fa, per lo stesso problema (ed anche l'unico periodo in cui ero fidanzata. Giuro che non è per pratiche anali spinte, ma è che le relazioni mi comportano una serie di rodimenti di culo, non indifferenti) il dottore mi aveva suggerito di prendere Venoruton compresse. Il Venoruton, come suggerisce il nome stesso, serve per rinforzare i capillari; infatti, nella pubblicità, si fa riferimento al fatto che quando si hanno le gambe pesanti, è bene prenderlo, affinché i capillari si ispessiscano e riescano a far circolare meglio il sangue, o una roba del genere. Comunque, avete capito bene? "Affinché i capillari delle GAMBE", dice la pubblicità.
Così, dopo una settimana rientro in un'altra farmacia. Venoruton è lì, proprio affianco alla cassa:
- Vorrei Veronuton, ma qui è solo bustine, ce l'ha in compresse? -
- Sì, glielo vado a prendere. -
Di fianco a me un signore che aspettava per la misurazione della pressione, dietro altra gente in fila.
- Ecco a lei. Altro? -
- Senta... - Dico a bassa voce, e questo voleva intendere che fosse un discorso in confidenza tra me e lei.
- Sì? -
- Ecco, io lo presi anni fa, il dottore me lo diede per le... 'morroid'... Va bene, no? -
- Oh, Sì Sì! Viene usato soprattutto per quello! - Dice con tono normale, che nel silenzio della farmacia è come parlare ad alta voce.
- Ah, pensavo per le gambe, ma comunque. -
- Beh, le emorroidi sono dei capillari che si sono irritati, le consiglio, per un intervento repentino e ad urto, di prenderne due la mattina, due a pranzo e due la sera per tre giorni, poi va a diminuire. -
- [Ma chi minchia ti ha detto che ho bisogno di un impatto ad urto!?] Bene. -
Ovviamente, tanta la fretta di scappare, che ho dimenticato il cellulare sul bancone e sono stata costretta a rientrare: "Scusate sono quella delle emorroidi, avete voi il mio cellulare!? " "Sì, l'avevamo riconosciuta, non glielo abbiamo fregato, perché ci sembra abbastanza sfigata, non spariamo sulla croce verde, noi. " "Gentilissimi!"
Risolto, finalmente, il problema emo, a causa di una lunga serie di farmaci, tra cui antibiotici e antidolorifici, inizio ad avere "un fastidioso prurito intimo" (cit.). Anche se in realtà era più un bruciore. Dopo essermi fatta venire svariate paranoie, vado dal ginecologo, che mi tranquillizza:"E' solo una vulvite: antibiotici, caldo, sfregamenti" Sfregamenti? Ma che dice!? Che cazzo, ce sta pure la mamma di P. qui di fianco a me! Dottò, essù! "... magari dimagrimenti o aumento di peso repentino... Comunque, prenda questa crema e stia tranquilla."
Arivado in farmacia, ma aricambio farmacia. Entro. Una dottoressa era già impegnata con un cliente, l'altro libero:
- Salve, vorrei Tantum rosa crema. -
- Sì, vediamo. Uhm, è fuori commercio. Per cosa le serve, esattamente? -
- [Ci hai la ricetta sotto al naso, c'è scritto DIAGNOSI, ma leggi, no?] uhm, per un' irritazione.... -
- Ha anche prurito? -
Entrano due clienti.
- No, bruciore. -
- Quindi niente prurito? -
- [Se me do una grattata adesso, sei più contento?] No. -
- Perché ci sarebbe Vagisil, ma è più analgesica che curativa... -
- [Uhm, a proposito di nomi che non lasciano spazio all'immaginazione] E non c'è qualcos'altro come Tantum Rosa? -
- Sì, un secondo aspetti. -
Comincia ad aprire e chiudere cassetti. Apre e chiude, riapre e richiude sempre gli stessi. E' indeciso. E indovinate che fa? Chiede alla distante ed occupata collega.
- Nora, scusa, va bene Alkagin anziché Tantum Rosa? -
Ok, è tranquilla, la farmacia è solo piena di signori che non possono sape' cosa sia.
- Mi scusi un secondo, - dice Nora al suo cliente - Beh, se no Vagisil, lei ha prurito? -
- [Eh, me pareva strano, adesso lo sanno tutti! Ciao, mi chiamo Sara ed ho da 4 giorni un fastidioso arrossamento, niente di che, eh, però sapete è davvero noioso, soprattutto perché non mi permette nemmeno di scopare] No, non-ho-prurito. -
- Beh, comunque Alkagin va bene sia per curare che per placare bruciore e prurito. -
- [Zoccola maledetta, ma allora voi ci godete, eh? Frustrate di merda.] Bene. -
Io credevo che il lavoro più infame fosse quello da commesso in un sexy shop, a sentire e vivere le vicende del mio migliore amico, o magari la commessa di indumenti, anche intimi, che quando una le dice la taglia di seno o dei pantaloni, ti guarda il culo o le tette, e con ghigno cinico ti chiede:"Sicura? Le prendo una taglia in più comunque, non per lei, eh!, ma è che calzano poco..." Dice l'ipocrita, nel caso de pantaloni, ad esempio. Ma invece il mestiere del commesso da farmacia - hai capito bene, sì, del commesso, caro il mio Dottor Fallito! - è mille volte più sadico.
[* Pizzicarolo: chiamasi pizzicarolo colui che esercita la professione del salumiere. Nome derivante dall'abitudine dei suddetti di farti assaggiare, per indurti poi all'acquisto, ogni genere di salume o formaggio. Il cliente si ritrova, quindi, a pizziccare, ma anche spizzicare, tra questo e quello, approfittando della generosità del gestore, per concludere con un classico: "Magari la prossima volta, ché devo fini' prima quello che ci ho in frigo."]
lunedì 27 giugno 2011
Prima di tutto, non si fa la pipì sotto la doccia. Almeno in palestra.
Sono ben cinque giorni che ho ripreso ad andare in palestra, dopo esattamente due anni. No, non che in questi due anni non mi sia mai mossa dal divano, ogni tanto mi allenavo alla buona, seguendo anche toutorial su YouTube, tipo lui
Lo so che stai pensando che lo seguo perché è un bel negrone ammuscolato, e che magari mi immagini chissà quali dimensioni, ma sei solo una persona attaccata a banali clichés. E poi, lo stronzo, se la fa con la bionda a destra, tanto per non deludere i vari luoghi comuni.
Non so perché, ma mai come oggi mi rendo conto che in palestra c'è un mondo che... eh, che voi umani.
Lo spogliatoio è quello che dà maggiori soddisfazioni. Si pensa sempre che gli episodi più scabrosi avvengano in quello maschile, ma secondo me hanno tanto da imparare. Ad iniziare dalla sottoscritta, eh.
Per esempio, sono esattamente cinque giorni che dimentico di comprare le ciabatte per la doccia. Di certo non è che me la possa fare scalza, quindi? Calzini. L'immagine di per sé è già abbastanza raccapricciante: una donna nuda, con un asciugamano attorno, shampoo in mano e i calzini ai piedi, magari bianchi e di spugna (ho detto"magari", non che li usi davvero, eh). La cosa però ancora più bella è che nessuna ti può guardare male. Sì, perché, prima o poi, capita a tutte di farsi la doccia coi calzini. Se proprio sei fortunata e in confidenza, qualcuna ti presta le sue ciabatte, ma, tendenzialmente, in palestra ci si schifa di tutto e di tutti. E non a torto: metti che "quella" sotto la doccia piscia e il suo piscio finisce sulle mie ciabatte!? Cristo, non ci voglio nemmeno pensare. E sì, la pipì sotto la doccia la fanno anche le donne. Io la facevo in piscina, perché tanto mi avevano detto che il cloro disinfetta tutto. Poi ho preso una verruca, in piscina, proprio sotto al piede, e allora ho capito che quella sul cloro era una cazzata.
Sorvolando sui vari aspetti pluribatteriologici che ci sono in uno spogliatoio, e a cui preferisco non pensare (altrimenti mi prende un attacco di panico in diretta), ci sono altri eventi tipici, che ancora oggi non sono riuscita a spiegare. Un caso su tutti è il fenomeno delle donne che quando si cambiano, per iniziare ad allenarsi, si levano le mutande e si mettono direttamente i fuson. Ecco, queste mi hanno sempre abbastanza incuriosito, fino al punto in cui mi hanno proprio fatto schifo. E mi hanno fatto schifo nel momento in cui ho realizzato che quando una così poggia il suo culo e la sua patata su una cyclette, il suo sudore rimane sul sellino, e, per di più, il suo puzzo intimo trapassano ancora meglio, senza le mutande! Così una volta l'ho chiesto. Sì, non ne potevo più e sapete cosa mi ha risposto, la tipa in questione? "Perché è più igienico." Vi giuro che ero talmente basita che non ho avuto nemmeno la prontezza di rispondere.
Generalmente questa pratica è adottata dalle signore sulla cinquantina. Evidentemente sono quelle che alla cazzata del cloro che disinfetta tutto avevano creduto davvero, poi qualcuno gli ha detto che senza mutande è più igienico, e loro non hanno avuto problemi a seguire il consiglio. Suppongo sia stato un uomo, che così avrebbe avuto maggiore accesso alla visione della riga.
Rimanendo sempre in tema, in uno spogliatoio femminile si ha anche la possibilità di apprezzare l'estro delle estetiste nel depilare la patata. Oppure del non depilarla. Così, troviamo tipiche patonze anni '50 ricciolute e ben estese, oppure patatine con una striscietta di pelo leggermente accennata, giusto per far capire che si è superata l'età dello sviluppo, o, ancora, chi preferisce una depilazione totale (la potenza del porno) perché ha mancanza della sua patata pre-sviluppo.
Lo so che stai pensando che lo seguo perché è un bel negrone ammuscolato, e che magari mi immagini chissà quali dimensioni, ma sei solo una persona attaccata a banali clichés. E poi, lo stronzo, se la fa con la bionda a destra, tanto per non deludere i vari luoghi comuni.
Non so perché, ma mai come oggi mi rendo conto che in palestra c'è un mondo che... eh, che voi umani.
Lo spogliatoio è quello che dà maggiori soddisfazioni. Si pensa sempre che gli episodi più scabrosi avvengano in quello maschile, ma secondo me hanno tanto da imparare. Ad iniziare dalla sottoscritta, eh.
Per esempio, sono esattamente cinque giorni che dimentico di comprare le ciabatte per la doccia. Di certo non è che me la possa fare scalza, quindi? Calzini. L'immagine di per sé è già abbastanza raccapricciante: una donna nuda, con un asciugamano attorno, shampoo in mano e i calzini ai piedi, magari bianchi e di spugna (ho detto"magari", non che li usi davvero, eh). La cosa però ancora più bella è che nessuna ti può guardare male. Sì, perché, prima o poi, capita a tutte di farsi la doccia coi calzini. Se proprio sei fortunata e in confidenza, qualcuna ti presta le sue ciabatte, ma, tendenzialmente, in palestra ci si schifa di tutto e di tutti. E non a torto: metti che "quella" sotto la doccia piscia e il suo piscio finisce sulle mie ciabatte!? Cristo, non ci voglio nemmeno pensare. E sì, la pipì sotto la doccia la fanno anche le donne. Io la facevo in piscina, perché tanto mi avevano detto che il cloro disinfetta tutto. Poi ho preso una verruca, in piscina, proprio sotto al piede, e allora ho capito che quella sul cloro era una cazzata.
Sorvolando sui vari aspetti pluribatteriologici che ci sono in uno spogliatoio, e a cui preferisco non pensare (altrimenti mi prende un attacco di panico in diretta), ci sono altri eventi tipici, che ancora oggi non sono riuscita a spiegare. Un caso su tutti è il fenomeno delle donne che quando si cambiano, per iniziare ad allenarsi, si levano le mutande e si mettono direttamente i fuson. Ecco, queste mi hanno sempre abbastanza incuriosito, fino al punto in cui mi hanno proprio fatto schifo. E mi hanno fatto schifo nel momento in cui ho realizzato che quando una così poggia il suo culo e la sua patata su una cyclette, il suo sudore rimane sul sellino, e, per di più, il suo puzzo intimo trapassano ancora meglio, senza le mutande! Così una volta l'ho chiesto. Sì, non ne potevo più e sapete cosa mi ha risposto, la tipa in questione? "Perché è più igienico." Vi giuro che ero talmente basita che non ho avuto nemmeno la prontezza di rispondere.
Generalmente questa pratica è adottata dalle signore sulla cinquantina. Evidentemente sono quelle che alla cazzata del cloro che disinfetta tutto avevano creduto davvero, poi qualcuno gli ha detto che senza mutande è più igienico, e loro non hanno avuto problemi a seguire il consiglio. Suppongo sia stato un uomo, che così avrebbe avuto maggiore accesso alla visione della riga.
Che, se possibile, è anche peggio della riga del culo, quando ti si abbassano i pantaloni.
E' strana la vita: quando sei piccola non vedi l'ora che ti spuntino i primi peli proprio lì. Poi, invece, faresti un'operazione col laser, la pagheresti anche 6.000 Euro, se questa ti assicurasse davvero che non ne avrai più memoria dei peli pelvici.
Poi abbiamo la sezione tette e culi.Ci sono donne che a vederle magari in sala pesi, o durante una lezione, hanno un culo bello tondo, sodo, che rasenta la perfezione. Che sono magre, che hanno gambe snelle e seni alti.
Ma poi arriva la prova spogliatoio.
E lì ci sono momenti di goduria infinita. Già, perchè le suddette, spesso, calati i fuson attillati, mostrano segni di grave imperfezione: cuscinetti, cellulite, smagliature, redenzione idrica, tette mosce, ad effetto pera, quasi come se fossero state svuotate, o tette minuscole che non possono minimamente essere calanti dal momento che stentano ad uscire dal petto.
Generalmente, quando la figa morta* del caso [*Figa Morta: dicesi "figa morta" di colei che gira per la palestra tirandosela abbestia, non sorride mai, e di rado ha espressioni di qualsiasi tipo, concedendo qualche parola solo al trainer figo (altro esemplare che merita un post a parte), che sta lì massimo quarantacinque minuti, non suda, ha sempre il gloss sulle labbra, raramente alza gli occhi da terra, e se lo fa guarda come nel vuoto; lei è lì per caso, o comunque non se lo ricorda perché.] si rivela nella sue piccole imperfezioni a noi povere inette, ci concede attimi di puro entusiasmo, roba che verrebbe voglia di sputtanarla davanti a tutti, e, infatti, è abbastanza comune vedere che in molte le si gettano con gli occhi addosso, socchiusi, sintomo di una scannerizzazione profonda, al fine di trovarle quei tréquattro difetti, che ti permettano di vivere meglio con te stessa. Non a caso, alla fine del processo di osservazione segue una sorta di ghigno soddisfatto e malefico.
Ché i maschi si credono che sia difficile misurare rigorosamente con la coda dell'occhio, non sia mai li prendano per froci, le lunghezze dei loro peni e sentirsi eventualmente in deficit per questo, ma non lo sanno mica che cosa voglia dire contare i peli del culo, con sguardi rapidi e fulminei, delle altre.
martedì 21 giugno 2011
Quando dico "ao' ", dico tutto. E non dico niente.
Ho avuto la fortuna di vivere in tante città in Italia, ho avuto quindi la possibilità di conoscere molti dialetti, molti modi di dire, ma ciò che più mi piace individuare, tanto da diventare il mio pallino, sono le espressioni vocali non significati. Ecco di seguito alcuni esempi:
"DEH!": Espressione tipica livornese, che può indicare stupore, ma anche perplessità, di solito è preceduto da "boia", come se fosse un rafforzativo, così che "boia, deh!" riesce ad esprimere il massimo del suo senso, a seconda del contesto in cui viene usato. Può essere usato anche come inizio, per una frase di commiato:"Deh, io vado."
"Dì": Usato in Romagna, soprattutto a Rimini e dintorni. Viene più che altro usato ad inizio di frase, e può essere usato per diverse circostanze: "Dì, io vado." oppure "Dì, andiamoci a fare una piadina". Generalmente però viene utilizzato quando ci si saluta, una sorta di "vabbè, io vado".
"CIA' ": tipico milanese e brianzolo, viene più o meno usato nello stesso senso del "dì" romagnolo: "cià, inizio a lavare i piatti." Quindi non è per forza il "ciao" troncato, ma più un esortativo.
"SA' ": cuneese, e zone limitrofe, anch'esso viene usato nello stesso senso dei due precedenti, sempre ad inizio di frase, quando questa si riferisce ad un'azione che si sta per intraprendere. "Sà, andiamo a dormire." Può essere anche usata, però, nel senso di fastidio, di richiamo dell'attenzione se qualcuno ci sta importunando:" Sààààà, ma che cazzo fai?" (praticamente io mi sento chiamata in causa mille volte al giorno).
Ché poi, queste espressioni altro non sarebbero che il già citato "vabbé", ma anche solo "beh", che trovano il loro corrispettivo in inglese con "well", in spagnolo con "bueno", ma anche con"pués", in francese con "bon", e in tedesco con "gut". Spesso, infatti, non indicano esattamente il significato di "bene", ma servono più che altro a rompere un discorso, per entrare in un altro, oppure per prendere tempo, per fare una pausa a cui seguirà o una risposta su cui si doveva riflettere qualche secondo, o la descrizione di ciò che si sta per fare, come, ad esempio, andarsene:"Well, I gotta go, now."
Insomma, ce ne sarebbero ancora altre, ma il punto è che quando mi sono chiesta se nel mio dialetto ci fosse stata un'espressione del genere, la risposta all'inizio ha un po' faticato ad arrivare. Infatti, in romanesco di espressioni noun-sense ce ne sono molte, e possono essere usate ad inizio di frase: "Ao'! 'mbé, come stai?" Ma anche alla fine:" 'Mbé, come stai, ao'?" ". Possono essere usate come rafforzativo: "Ao', ma che cazzo voi?" O magari per richiamare l'attenzione di qualcuno che ci è distante:"AOOOOO' MASSIMOOOO!" Quindi penso di avere identificato "AO' " come espressione senso-non-senso, nel romanesco. Ma ho comunque ritenuto opportuno non limitarmi solo ad essa, in quanto vi sono altre espressioni altrettanto usate, che non possono non essere citate: eh, ohh, ahn?, ah, uh, con piccole sfumature di intensità e durata che dettano il senso e il ritmo della conversazione. Diciamo che siamo rimasti attaccati ad espressioni generalmente più glottidali, al punto da sembrano quasi scimmiesche.
Discussione tra due romani:
- Aooooo'! ... Aooo'? OHHH! -
- AO'! EH? -
- Ma poi... Eh? -
- Ahn? -
- No, dico... Eh?! -
- Ahhh! Ehhh... Eh eh... sì, sì! -
- Ah! E... -
- Ao', eh!, eddamme tempo! -
- Uh! Avoja! Ma quanto? -
- Aoo', ma io mica te sto a capi', che cazzo stai a di'? -
- Ma allora de che cazzo 'amo parlato, finadesso?! -
Tipico.
"DEH!": Espressione tipica livornese, che può indicare stupore, ma anche perplessità, di solito è preceduto da "boia", come se fosse un rafforzativo, così che "boia, deh!" riesce ad esprimere il massimo del suo senso, a seconda del contesto in cui viene usato. Può essere usato anche come inizio, per una frase di commiato:"Deh, io vado."
"Dì": Usato in Romagna, soprattutto a Rimini e dintorni. Viene più che altro usato ad inizio di frase, e può essere usato per diverse circostanze: "Dì, io vado." oppure "Dì, andiamoci a fare una piadina". Generalmente però viene utilizzato quando ci si saluta, una sorta di "vabbè, io vado".
"CIA' ": tipico milanese e brianzolo, viene più o meno usato nello stesso senso del "dì" romagnolo: "cià, inizio a lavare i piatti." Quindi non è per forza il "ciao" troncato, ma più un esortativo.
"SA' ": cuneese, e zone limitrofe, anch'esso viene usato nello stesso senso dei due precedenti, sempre ad inizio di frase, quando questa si riferisce ad un'azione che si sta per intraprendere. "Sà, andiamo a dormire." Può essere anche usata, però, nel senso di fastidio, di richiamo dell'attenzione se qualcuno ci sta importunando:" Sààààà, ma che cazzo fai?" (praticamente io mi sento chiamata in causa mille volte al giorno).
Ché poi, queste espressioni altro non sarebbero che il già citato "vabbé", ma anche solo "beh", che trovano il loro corrispettivo in inglese con "well", in spagnolo con "bueno", ma anche con"pués", in francese con "bon", e in tedesco con "gut". Spesso, infatti, non indicano esattamente il significato di "bene", ma servono più che altro a rompere un discorso, per entrare in un altro, oppure per prendere tempo, per fare una pausa a cui seguirà o una risposta su cui si doveva riflettere qualche secondo, o la descrizione di ciò che si sta per fare, come, ad esempio, andarsene:"Well, I gotta go, now."
Insomma, ce ne sarebbero ancora altre, ma il punto è che quando mi sono chiesta se nel mio dialetto ci fosse stata un'espressione del genere, la risposta all'inizio ha un po' faticato ad arrivare. Infatti, in romanesco di espressioni noun-sense ce ne sono molte, e possono essere usate ad inizio di frase: "Ao'! 'mbé, come stai?" Ma anche alla fine:" 'Mbé, come stai, ao'?" ". Possono essere usate come rafforzativo: "Ao', ma che cazzo voi?" O magari per richiamare l'attenzione di qualcuno che ci è distante:"AOOOOO' MASSIMOOOO!" Quindi penso di avere identificato "AO' " come espressione senso-non-senso, nel romanesco. Ma ho comunque ritenuto opportuno non limitarmi solo ad essa, in quanto vi sono altre espressioni altrettanto usate, che non possono non essere citate: eh, ohh, ahn?, ah, uh, con piccole sfumature di intensità e durata che dettano il senso e il ritmo della conversazione. Diciamo che siamo rimasti attaccati ad espressioni generalmente più glottidali, al punto da sembrano quasi scimmiesche.
Discussione tra due romani:
- Aooooo'! ... Aooo'? OHHH! -
- AO'! EH? -
- Ma poi... Eh? -
- Ahn? -
- No, dico... Eh?! -
- Ahhh! Ehhh... Eh eh... sì, sì! -
- Ah! E... -
- Ao', eh!, eddamme tempo! -
- Uh! Avoja! Ma quanto? -
- Aoo', ma io mica te sto a capi', che cazzo stai a di'? -
- Ma allora de che cazzo 'amo parlato, finadesso?! -
Tipico.
lunedì 20 giugno 2011
"Quella a Brooke le fa una pippa!"
Ta-ra-ta-ta-ta-ta-ra
..ta-ra-ta...
- Pronto? -
- Sare'!? -
- Ah, ciao ma', sto con l'auricolare, non avevo visto il numero. Allora, che hai deciso, sali? -
- Vorrei tanto, ammamma, ma non riesco. Tua nonna ci ha "il periodo"... -
- Che palle. Per cosa è depressa, mò? -
- Ma prima perché è andata alla riesumazione delle salme dei suoi genitori, e allora si è impressionata, sai... -
-Che figo! Ma è vero che ora, per via dei conservanti, non ci decomponiamo quasi più? -
- Sara! -
- Eh!? Vabbè, poi per che altro è depressa? -
- Eh, per una cosa che è uscita fuori di recente, riguardo mio cugino Antonio, hai presente? -
- Quello che parla come Bossi? -
- Sara!!! Porello, è stato tanto male... -
- Sempre stronzo rimane. Vabbè, quindi? -
- Quindi è successo che suo figlio, Alessio, quello che ci ha il bar, ci avrà più o meno trentasei anni... te lo ricordi? -
- Uh... seh, seh... -
- Non te lo ricordi... -
- Dài, ma'! Di'! -
- Beh, insomma, Alessio sta male, allora è ricoverato e aspetta un trapianto di midollo, quindi hanno fatto i test per la compatibilità col padre e la madre, visto che la sorella vive in America. -
- Ah, la madre... Quella che si faceva il genero? -
- Quale? -
- Se ne faceva più di uno? -
- Si faceva il marito della sorella di Antonio. -
- Eh, il genero! -
- Si chiama cognato. -
- Quella roba lì. -
- Sì, lei. Insomma, hai presente, Giuseppe? L'altro mio cugino, che è cugino pure di Antonio, ovviamente? -
- Ah ma', io finora ho una serie di riesumazioni di nomi di persone inutili nella mia vita, di cui non me ne po' frega' di meno, e ancora non è successo niente. -
- Ah ma', io finora ho una serie di riesumazioni di nomi di persone inutili nella mia vita, di cui non me ne po' frega' di meno, e ancora non è successo niente. -
- Ma hai capito o no chi è? -
- Seh, seh, quello che non ci hai mai una lira, che è sempre in botta tra coca e alcol. Certo, ma'... che famiglia... -
- Insomma, pare che lui, quando ha saputo di Alessio, sia andato in ospedale e gli abbia detto:"Io sono tuo padre!", per via del trapianto, sai, non avrebbe avuto compatibilità col padre, beh, quello che credeva tale... -
- NOOOOO! Quella donna è davvero un idolo! Comunque non è che gli sia andata meglio, visto che quello vero è un tossico. Ma quindi lui lo ha sempre saputo! -
- Eh! Hai capito LEI che mignottone? Brooke le fa una pippa! -
- Oh, meno male, è arrivata la citazione colta! -
- Beh, dài, dove altro si sentono 'ste cose!? -
- Ma scusa, mi racconti mille cose pallose al giorno, e questa me la dici solo per via di nonna? Comunque ci farò un post. Cioè, sono quelle cose che pensi che accadano solo agli altri, tipo gli attori nei telefilm alla Beautiful. -
- Sara, no! -
- Ma', io sono la figlia di mio padre? -
- Ma', io sono la figlia di mio padre? -
- Certo. -
- Eccheppalle! Lo vedi? Le fortune sempre all'altri, eh!? -
- Ma veramente... -
- Ti rendi conto se io avessi scoperto una cosa del genere? Mi sarei fatta almeno una decina di anni di psicoanalisi, seghe mentali abbestia, roba che Woody Allen avrebbe pure potuto baciarmi il culo, e invece no! Tu sempre a fa' la santa, eh!? -
- Beh, ma non penso saresti stata contenta di essere la figlia di Giuseppe, cioè è uno scannato... -
- Ma io mica pensavo a lui! Tu sì, invece! -
- No, beh, ma si parlava di lui, e allora -
- E' tuo cugino!!! -
- Ma fammi parlare! Infatti, dicevo -
- Ti prego non dire altro, pervertita! -
- Ah Sarè, ma va un po' affanculo, ammamma, eh! -
- Ok, ciao, ma'! -
- Che fija stronza. Cià. -
martedì 14 giugno 2011
Attenzione alla sindrome da orologio biologico in scadenza.
Certo è che, rispetto a molte donne, io non temo il periodo che caratterizza i trent'anni per la famosa "sindrome da orologio biologico", no. Infatti, questa, già è apparsa proprio intorno ai venticinque.
Era l'estate del 2009, e in da un po' di tempo, ormai, facevo da baby-sitter ad una creatura di pochi mesi. Così, quando il periodo estivo ci ha divise, ho iniziato ad avere una sorta di gravidanza isterica. Ché uno si potrebbe aspettare che riversassi quella mancanza sul gatto, il cane, il pappagallo, e, invece, mi sono affezionata al mio cuscino. Gli avevo anche dato un nome: Dodo (in francese "ninne").
Dodo dormiva abbracciato a me tutta la notte, e quando mi alzavo lo tenevo in braccio, ci giravo per casa, e a volte rimanevo impalata in piedi a cullarci stretti, stretti. Oppure me lo mettevo sotto la maglia, come se avessi il pancione e lo accarezzavo. E io vi giuro che è vero.
La cosa che più oggi non mi spiego è come i miei genitori, sorella compresa, non m'abbiano mai detto nulla. No, dico, nemmeno un:"Ma che cazzo fai con quel cuscino in braccio, imbecille!?" "Ma perché non ti droghi, come tutti i figli dei nostri amici?" Perché loro lo sapevano che non stavo facendo uso di droghe, nonostante l'atipico comportamento. Il che la dice lunga sui livelli di insanità mentali a cui li avessi abituati.
Poi, arrivò l'estate, e portai con me Dodo in campeggio. Mica potevo lasciarlo a casa, eh! Ovviamente, nemmeno i miei compagni di viaggio mi fecero troppe domande sul motivo per cui stessi portando con me un cuscino. In realtà, loro non voglio proprio venire a conoscenza delle mie turbe periodiche, preferiscono assecondarle. La vacanza passò in fretta, e l'estate, con i suoi ormoni impazziti e il ritorno ad una piacevole attività sessuale (accantonata per inspiegabili motivi, per più di un anno), fece sì che Dodo finisse avvolto in un sacchetto di plastica. Perché in fondo il sesso sicuro è meglio, se non vuoi ritrovarti a cantare la ninna-nanna...
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| sì, ero anche picchiata da mio marito. |
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