... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.

mercoledì 11 luglio 2012

Ho visto la vita passarmi davanti

Era tanto che non passavo di qui. E pensare che tutto quello che sto per vivere ha avuto inizio qua. Proprio qui, qui!, sul mio blog. E io non l'ho nemmeno più degnato di un post in tanto tempo... Eh, ma ormai, data la mia vita da convivente ci ho poco di cui parlare; infatti, vivo una vita piena d'amore. D'amore e di cose da lavare, stendere, stirare, cucinare, pulire e mettere apposto. Ah, poi ho il mio lavoro. Lui? Sì, sì, non me fate le femministe, subito! Lui mi aiuta sempre, quando c'è. Quando c'è? Questo è un altro "paro de maniche".
Oh, comunque io sabato 21 luglio mi sposo. Ché mi pare che ormai la cosa sia più o meno chiara, eppure, nonostante i vari social su cui racconto gli affari miei, di tanto in tanto mi sento ancora chiedere: TI SPOOOOSIIIIII?! Mò, non è che pretenda di essere al centro delle vostre notizie nella home (ma anche sì, volendo), però allora cancellatemi se in un anno, e dopo mille foto, stati e link ancora non l'avete capito, no?
Vabbé, vabbé, non sono qui per fare polemica. Io? Figuratevi, serena e placata come sono...
Insomma, mi sposo. Ché c'è qualcuno che più di me ancora non se ne capacita: mio padre. "Aho, stai a strigne il culo, eh? Macchitoofaffà, dico io..." Ah, il mio affettuoso, comprensivo, presente e sostenitore papino. Anche uomo di una classe et elegònza d'altri tempi. "Oh, non fa' che non ce sta il karaoke, eh. Che noi dovemo cantà. Lo sai che è tradizione." Ché poi, lascia perde che il matrimonio è il mio, no?!
Sta di fatto che quando ci passerete (e per la prima volta posso dirlo prima io rispetto a molte amiche) vi vedrete passare la vita davanti. Beh, quando c'è tempo. Quando non avete la mente presa da qualche cristo perché la sarta, il catering, e il cazzocheselifrega, non ha fatto qualche cosa di totalmente diverso da quanto richiesto. Oppure non decidano di SPARIRE a pochi giorni dalle nozze. Ecco, in quei pochi attimi di serenità di presa bene, di gioia, tutto viene rovinato da ricordi di "gioventù" (perché so' ancora un sacco giovane!) ormai persa. Un po' accompagnati da una lacrimuccia, per qualcosa che è stata e ormai non sarà più. Un po', però, con un grande senso di gratitudine, perché ho avuto la fortuna di viverli e di avere alcune persone di quegli anni ancora attorno. Mica roba da tutti! 
E poi vabbè, c'è un altro aspetto ancor meno piacevole: quello degli ex. Oh, te li rivedi passare davanti tutti! E, ad uno ad uno, ti chiedi: MA A CHE CAZZO PENSAVO? Ce ne fosse uno che salvi, ma non perché oggi ami un altro, no! Proprio per distacco emotivo, che con razionalità ti fa vedere quel che altri ti dicevano con "sottilissime"critiche sul soggetto in questione, ma tu non vedevi, sentivi, capivi... Occhio non vede...(culo non rode, altro che cuore).
Ché poi ti chiedi: lo penserò anche di lui? Del mio attuale? Cazzo, e con questo ci sto pure mettendo una firma grossa come una cambiale, sotto forma di quel che una volta erano i "pagherò". Sì, pagherò col sangue! Già me lo sento mio padre "T'AVEVO DETTO! T'HO PURE DATO I SORDI!"
Però, il mio, il mio di oggi, oh, da non credere, nessuno che me lo smonti. E ne dico di ogni su di lui. Niente! "Ma quanto ti ama! Ma quanto è carino! Ma quanto è dolce! Madò, ma lo vedi quanto ti ama? Ti ama proprio! Ma quanto è paziente? E' proprio paziente. E poi ti ama. Si vede proprio che ti ama." Capito? Mi ama! Roba da matti! Uno che stai per sposare ti ama! Una cosa da non credere, eh?! Ha dell'assurdo!
Mi ama, e io me lo sposo. Sabato, 21 luglio, alle 10,00. 


Oh... MI SPOSO!



martedì 14 febbraio 2012

San Valentino è la festa di ogni cretino

che crede di essere amato
e invece rimane fregato.



Ah, per quanto tempo, per quanti anni ho scritto questa amara filastrocca nel giorno di San Valentino, sulla pagina della mia Smemoranda, il quattordici febbraio.
Mai festeggiato uno. Cioè, sì, sono stata insieme a uno nel periodo che attraversa San Valentino, ma lui era un cretino e io rimasi fregata.
Ma ero già grandina. Mentre per tutto il periodo del liceo, quello in cui ti regali cioccolatini, pupazzi inutili, letterine, cassette fatte con mezze registrazioni alla radio, stop-pause-rec, niente. C'è stato un periodo in cui, tanta la disperazione, andavo a regalare una rosa o un Bacio Perugina alle mie migliori amiche, o a mia sorella, quando era single.
Ma a me manco le amiche regalavano qualcosa. Io andavo avanti con l'idea "Questa è la festa dell'amore, non solo degli innamorati, in fondo!" Ah, che tristezza. Che sfigata.
E quindi l'ho odiata e basta, senza fare più niente per farmi stare meglio, per farmela prendere bene, anche da singola.
Addirittura, c'è stato un anno in cui il giorno di San Valentino, appena sveglia, un'amica mi chiama e mi dice: "Ho visto il tuo ex, ieri! Stava partendo con la sua nuova ragazza per il week-end, per festeggiare San Valentino..." Grazie, auguri anche a te. Ché io mi ricordo che mi portò a Venezia, un mese dopo quella festa dimmerda, ma giusto perché gli avevo rotto i coglioni a mille col "facciamo qualcosa, almeno per fare finta, ti prego!" E, il secondo dopo che eravamo lì, litigammo, perché si girava a guardare il culo delle altre.
E allora la odiai anche di più: se quello era ciò che mi spettava, beh, era meglio non avere mai avuto nessuno.
Però ieri, che era ancora il tredici e ormai, tanta l'abitudine, manco ci pensavo più, e se ci pensavo mi dicevo "no, mò, devi essere coerente con tutti gli anni di solitudine e tristezza che questa festa ti ha portato, è una festa idiota, è peggio del Natale, dovrebbe essere abolita, ci sono gente che si suicidano in questo giorno, e questi si scambiano effusioni, tzè!", ecco, ieri, quando era mezzanotte ed eravamo a letto, Piero ed io, e avevamo già fatto all'amore, e ci tenevamo le mani, muso contro muso, lui mi dice: "E' passata la mezzanotte, è il nostro primo San Valentino insieme, amore, auguri! E' già quasi un anno, non mi sembra vero, ti amo così tanto... Domani ti porto in un posto romantico, ti va?" E' in quel momento che pensi tiè, in culo a Venezia, al cretino, alla solitudine, ai peluche e ai fiori che ricevevano le mie compagne di classe e io mai manco la nocciolina del Bacio Perugina (con la solita abitudine di appiccicare le dediche che si trovano dentro sulle pagine del diario, come se fossero profezie, tzè, vi state confondendo coi biscotti cinesi!), ai depressi che s'ammazzano, e che mica possa pensa' a tutto io, eh, davvero, davvero! "Sì, amore, mi va da ventotto anni."

martedì 13 dicembre 2011

Nessuno al mondo ti farà sentire compresa come la tua mamma. Ricordalo.

La mamma. La mamma è sempre la mamma. La mamma è quella che se anche hai quarant' anni, è da lei che vai quando piangi, quando qualcuno ti ha ferita, quando ti senti triste. E io quel pomeriggio, dopo aver litigato con P., ma per ore eh!, mi sentivo proprio tanto triste.
- Insomma... sniff sniff... io lo lascio, sì. Me ne vado. Erano già due giorni che mi faceva incazzare, ma stamattina, dopo che ha detto quella cosa... -
- Che cosa ti ha detto, Sara? -
- Guarda, a parlare con lui pare che sia scema io! E' andato a controllare la graduatoria del concorso comunale che ho vinto, e ha visto che ero seconda... -
- Scusa ma già lo sapevamo che avevi vinto, e da un mese! -
- Sì, ma voleva vedere a che posto mi fossi piazzata. E quando ha visto che ero seconda mi fa:"Ma che dici, dobbiamo portare un cestino natalizio al vicino, visto che aveva detto che avrebbe messo una buona parola?" CIOE' TI RENDI CONTO?! Roba che il vicino si è congratulato con me, perché c'era gente raccomandata per davvero da persone che contano, non da uno che fa solo il geometra in Comune, e quello cosa va a pensare subito? Facciamogli un cestino natalizio. Ti giuro... sniff sniff, non sai che nervi, UN CESTINO!!! Più ci penso e più mi incazzo!!! -
- Ma come un cestino? -
- Eh!!! -
- Ma basta e avanza una bottiglia di vino, che vi mettete a fare addirittura un cestino natalizio! -
- ... -
- Sara? -
- Non pensavo di poterlo mai dire, ma riesci in imprese epiche: fammi parlare con papà, ché magari parla la mia stessa lingua. Adesso. -

giovedì 24 novembre 2011

Quando qualcosa è brutto, ma non sapete come dirlo.

Vi svelerò un escamotage, un piccolo espediente per uscire da una domanda imbarazzante, da un pasticcio che potrebbe farvi cadere in un'offesa, e magari è proprio l'ultima cosa che avreste voluto in quel momento.
Sì, perché fa fatica, a volte, esporre il proprio giudizio estetico, quando questo è legato ad un rapporto d'affetto con la persona in questione.
Allora, la parola che vi tirerà fuori dalla merda è: CARATTERIZZANTE.
Esatto! Caratterizzante! Va bene per qualsiasi cosa, sapete? Cioè, addirittura diventa un complimento! Perché così dite che non solo l'oggetto in questione non è affatto brutto, ma è anche distintivo, rispetto alla canonica e banale normalità e perfezione. Vojo di': è pieno di gente con caratteristiche fisionomiche banali, che va dal chirurgo per rendersi caratterizzante.
Vi faccio un esempio:
prendiamo una persona strabica, che chiede al proprio compagno "Ti piacciono i miei occhi?" Ora, cerchiamo di essere oggettivi: gli occhi strabici fanno abbastanza cagare, non c'è null'altro da aggiungere. E di sicuro la persona in questione non è stata scelta per il suo sguardo penetrante. Ma può il tuo compagno dirti "No, so' solo storti?" No. E allora cosa si può dire? Qualcosa che non sia offensivo, ma che sia anche la realtà? Caratterizzanti. "Beh, sono caratterizzanti. Io li trovo caratterizzanti, ecco." Ora, se la strabica in questione non è del tutto scema ci arriva da sola, e l'unico risultato possibile è che si senta non offesa, perché lo sa che ha gli occhi che si mandano a fanculo da soli, ma solo presa in giro.
No, non ho gli occhi strabici. Ma ho un naso caratterizzante. No, non vuol dire che sia grande o brutto, no. Ma che mi distingue! Capito? Una genialata! E io che da adolescente mi guardavo e piangevo... Ah, che scema! Sarebbe bastato così poco!!! Sarebbe bastato che mia madre fosse venuta lì a dirmi:"No, amore, è caratterizzante..." E io sarei uscita da ogni complesso. La mia altezza? Caratterizzante! I miei piedoni? Caratterizzanti! Le mie manone? Ca-ra-tte-ri-zzan-ti. E le mie tette piccole? Timide, ma che comunque hanno carattere nel loro essere sempre in disparte.
Ah, la mamma. La mamma e il papà...
E' colpa loro. Che nemmeno hanno altezze o nasi caratterizzanti, e hanno fatto una figlia, l'altra, con un'altezza e un naso banali (altro termine che aiuta chi non ha tratti banali, ossia perfetti o nella norma). Poi dice che uno scappa di casa presto.
Mi sento tanto Vitangelo Moscarda, in "Uno, nessuno, centomila". E ho pure ventotto anni come lui.

“Mia moglie sorrise e disse:
‐ Credevo ti guardassi da che parte ti pende.
Mi voltai coma un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda:
‐ Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie, placidamente:
‐ Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.
Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello,
almeno molto decente. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi
stizzì come un immeritato castigo.
[…]
E io non lo sapevo e, non sapendolo, credevo d’esser per tutti un Moscarda col naso
dritto, mentr’ero invece per tutti un Moscarda col naso storto.
Mi si fissò il pensiero che io non ero per gli altri quello che finora, dentro di me,
m’ero figurato d’essere.
[…]
Non potevo, vivendo, rappresentarmi a me stesso negli atti della mia vita;
vedermi come gli altri mi vedevano; pormi davanti il mio corpo e vederlo vivere come
quello d’un altro. Quando mi ponevo davanti a uno specchio, avveniva come un
arresto in me; ogni spontaneità era finita, ogni mio gesto appariva a me stesso fittizio o
rifatto…”


Ma almeno io già ce lo sapevo da illo tempore.
Allora sono risalita ai nonni, e infatti eccolo lì il naso caratterizzante di mio nonno Giorgio, quello materno. Dico, non poteva caratterizzare i figli? No, i figli li ha resi banali con degli occhi chiari.
Ma ce ne ho anche per la famiglia paterna, quella con l'altezza caratterizzante. Tutti nipoti caratterizanti hanno fatto. Il punto è che io sono l'unica femmina caratterizzante (potete usare questo termine esattamente come i puffi usano "puffare"), perché per i maschi l'altezza li rende banali (vedi parentesi precedente), anonimi, normali, che schifo, direi quasi.
E non parliamo del naso caratterizzante per un uomo, che è un po' come per le manone e i piedoni: "chi di naso abbonda, di cazzo affonda!" dicevano i latini. Lo so, non sapete il latino, vuol dire che chi ha il naso abbondante ha, di conseguenza, un pene in proporzione. In pratica se fossi nata maschio, tra mani piedi e naso avrei una minchia della madonna!
Vi racconterò un piccolo aneddoto: giorni fa, ero al supermercato, al reparto della macelleria. La commessa stava servendo una signora e dopo di lei c'ero solo io. Era uno di quei giorni in cui mi sentivo bene, indossavo jeans superaderenti, un maglione che cade su una sola spalla, ero truccata bene, insomma, non era un giorno da classico pre-durante-post mestruo. La commessa mi chiede se avessi il numeretto, ma visto che eravamo in due non m'è venuto in mente di prenderlo. "Vabbè, non ti dico niente, solo perché sei alta!" Dando ad intendere che l'avrei potuta malamente picchiare.
Ora, se c'è una cosa che mi fa incazzare è chi lega la mia altezza ad un sport come la pallavolo, o ad una forza bruta! La suddetta, per altro, era alta 1,65 più e larga altrettanto, dico? Ma proprio TU me vieni a fa' una battuta del genere? Ti meriti tutti i "cicciona" che ti hanno detto dall'età di cinque anni. Cicciona.
Vabbè, vado a consolarmi tra i banali "c'è chi sta messo peggio!" "ma tu sei intelligente, sei simpatica!"
"la bellezza prima o poi svanisce con l'avanzare dell'età!"

VI ODIO, VI ODIO TUTTI!!!

Nasoni di Roma, da oggi anche detti "fontanelle caratterizzanti".


Ma vi regalo questo pezzo, per dimostrarvi quanto ne sappia di musica.

giovedì 3 novembre 2011

E' nato!

...un piccolo spazio per noi, P. e me, nel web. Non ci crederete, ma è stata una sua idea! Poi io l'ho resa più bella. Lo stile è provenzale, esattamente come la nostra casa. Beh, se avete letto il post precedente, esattamente come sto cercando di arredare la nostra casa... Vabbè, poi se avanza spazio gli lascio pure un posticino per metterci quello che vuole (nel blog, mica in casa, è già tanto che abbia ancora un piano su cui poggiare l'x-box), ammesso che mi piaccia, chiaro. Non sono nazista, solo che voglio che le cose siano fatte a modo mio, perché è il modo più giusto e io ci ho un certo gusto, classe, elegònza... ma che parlo affà co' voi cafoni?! Dovrei mettermi a dare lezioni, roba che "mi ci chiamano per i paesi" (e qui purtroppo solo i romani potranno capire).

Questo è il link. Saremo tanto pucciosi, proprio da farvi cadere le palle e venire lo sbocco. O il diabete, fate voi.

http://perfettamenteimperfetti.blogspot.com/ 

martedì 25 ottobre 2011

La legge d'attrazione.

PREFAZIONE:
Avete mai sentito parlare de "La legge d'attrazione"? Non quella tra due persone, porchi, ma quella su cui hanno fatto anche diversi libri e, addirittura, anche un mezzo film-documentario. Se non ne avete mai sentito parlare, vi lascio qui un link per approfondire la questione; ma se non ci hai voglia di leggere un pippone inverosimile, su assurdità inaudite, potresti vedere questo, che rimane sempre assurdo, ma ti assicuro che ti regala anche due rilassanti risate.
Ma, se non ci hai proprio voglia di fare un cazzo (e sfondi una porta aperta), te lo spiego io: hai presente la banale credenza per cui quando dici una cosa, tipo "Oggi non ci ho il biglietto, vabbè te para che il controllore passa proprio oggi? Non ce sta mai!" E il controllore passa proprio quel giorno, e tu pensi "Ammazza che sfiga, aho." Ecco. Quella, la sfiga, la iella, la sfortuna. Quella che "m'haa so' proprio tirata, cazzo!" Appunto, il concetto dell' essersela tirata, racchiude, in sostanza, il pippone della legge d'attrazione. Certo, funziona anche in positivo, e, nel nel parlar comune, o meglio, nel parlar comune romano è il "me la so' sentita calla", ossia quando ti senti talmente fortunato e positivo da osare, e vincere, per esempio, alla lotteria, solo perché quel giorno eri sicuro di riuscirci. L'altresì noto culo.
FINE PREFAZIONE

Così, in casa ci sono molte cose che non tollero e che vorrei sparissero. Alcune, infatti, hanno fatto una finaccia, come le oRiBBili tende che aveva messo quella, la sua ex, il cui gusto non è opinabile, o seggettivo, ma solo kitch. "Kitch" dovrebbe essere il suo soprannome. Perché vi giuro che non lo dico solo perché è la ex del mio ragazzo, no. Sì, certo, mi pare chiaro che la detesti a priori, ma cercando di essere il meno di parte possibile, vi assicuro che avere a che fare con quello che lei ha ritenuto opportuno mettere in questa casa, è da incubo. Se meriterebbe d'esse denunciata per atti osceni. Cosa c'entra lei con la prefazione? Nulla, ma offendere il suo cattivo gusto fa sempre bene.
In verità, però, qualche cosa c'entra. Or bene, in questa casa vi è una scala, una scala che un tempo era solo a chiocciola e che ora è una scala veneziana. Che cos'è una scala veneziana? E' una scala che viene usata quando sia ha poco spazio, composta da un semi-gradino, una volta per il piede destro, l'altra per il sinistro. Quindi, in questa casa, vale il detto che se scendi col piede sbagliato, di sicuro sarà una giornata di merda.
Suddetta scala è stata fatta da un fabbro, zio di quella. Tra noi, me e la scala, a maggior ragione non c'è mai stato amore, sia perché sapevo chi fosse l'artefice (e si sa, delle ex odi tutti, parenti compresi), sia perché sapevo di chi fosse stata la geniale idea... Ci guardavamo sempre in cagnesco, io e la scala, e aveva già provato a farmi cadere duetré volte, ma avevo resistito, aggrappandomi allo scorrimano, sempre per il famoso rotto della cuffia.
sì, quelle sono le mie nuove ciaVatte antiscivolo.
Eppure, pochi giorni prima, io la guardai come mai prima, con la profonda e reale consapevolezza che, prima o poi, mi avrebbe avuta.


La legge di attrazione dice che se pensi troppo ad una cosa, questa, arriva. Quella mattina il mio terrore della scala, misto a quello per gli ospedali, si concretizzarono in un corpo solo.
Mezza rincoglionita e ancora assonnata, mi alzo dal letto, acchiappo gatta e iPhone e mi appresto a scendere. Non so bene come, in che modo, a che altezza della scala, sta di fatto che caddi, violentemente, fino all'ultimo gradino. Dopo un attimo di silenzio, ho iniziato ad urlare, con ancora in mano, integri, iPhone e gatta. Gatta che, per altro, mi guardava attonita tipo"Ma che cazzo fai?"
E via al pronto soccorso, ancora una volta.
Arrivati in accettazione, assieme alla mamma di P, Tina, mi presento, nome e cognome, e "Cosa le è capitato?" "Sono caduta dalle scale e " "Mh..." "Dicevo, sono caduta e mi sono fatta male ovunque." "Mh, mh... Le do un bicchiere, così, appena le scappa, ci fa la pipì e facciamo l'esame delle urine, ok?" "... no. Perché?" "Dobbiamo controllare che non ci siano lesioni ai reni." "Ellapeppa!"
Ora, io dovrei attrezzarmi di maglia con su scritto "ATTENZIONE A QUELLO CHE DICI, SONO IPOCONDRIACA".Ma fingendo nonchalance, tutta storta e indolensita, mi appresto ad andare al bagno, chiudo la porta, vado verso lo specchio, poggio le mani sul lavandino, bestemmio perché ho poggiato le mani sul lavandino e la cosa in un ospedale è quanto mai sbagliata, mi lavo le mani cantando "Tanti auguri a te", mi guardo allo specchio e "Dài, Sà, sei solo caduta dalle scale. Non ci hai un cazzo, fa' la persona adulta, cristìddio!"

[continua...]

lunedì 24 ottobre 2011

Quel pensiero fisso.

Sarà successo a tutte. Beh, almeno una volta sì.
Sarà successo a tutte di passare un'intera sera con quel pensiero fisso, che ti blocca il cervello. Perché magari in quel momento sei a cena fuori, o comunque non sei a casa, è giorno e sei a lavoro... Ché tu vorresti dire "Ehi! Ora no, ci penso dopo." Ma niente, daresti qualsiasi cosa per fermare il tempo in quell'istante e occuparti di quel pensiero. Ovviamente, succede sempre nei momenti meno opportuni, di solito mentre sei in macchina, il più delle volte mentre parli con qualcuno, il che è il caso più terribile, perché qualsiasi cosa, questo qualcuno, stia dicendo, tu non riuscirai, nemmeno volendolo davvero, ad ascoltare una sola parola. Ci provi, resisti, continui a rimanere in ipnosi, passando e ripassando il dito su quello stesso punto... Alla fine cedi e..."Mi scusi un secondo?"Allora cerchi un bagno sperando abbia uno specchio, ma non importa, puoi fare anche senza, tanto sei esperta, ma l'importante è che tu, soprattutto, abbia la pinzetta nell'astuccetto dei trucchi.
Perché, per sbaglio, senza nessuna volontà, ti sei accarezzata il viso, così, come gesto incosapevole, e l'hai sentito. Hai senti quel singolo, corto, e spesso pelo nero, che hai già levato più volte, ma non c'è verso: lui rinasce sempre.
E allora ecco uno dei momenti più belli della tua giornata, quello in cui dopo, dopo provi una sensazione che... non lo so, è ancora più liberatoria di quando fai la cacca dopo due giorni di stitichezza.
Lo osservi, provi prima a schiacciarlo, perché a volte è un pelo proprio incarnito, quasi da sembrare un punto nero, ma no, non esce nulla, e allora? Cerchi le pinzette, non sai come le hai (anche se saresti stata serenamente disposta a chiederle alla prima pseudo-conoscente) le hai! Lo afferri stretto, perché sebbene tu non sia una professionista dell'estetica, sai bene lo stesso come usare lo scettro delle estetiste, e forse lo fai con molta più passione: tiri... contropelo... piano... e ti godi tutto il momento di quando verrà fuori fin dalla radice... lo estrai, lo guardi, e con estrema goduria pensi "ahpperò!" Il pensiero opprimente si è spento, come quando un tossico si fa la botta e poi si rilassa. Ed eccolo lì, il sorriso soddisfatto sul viso. Quello che solo una donna può davvero capire. Puoi tornare a quello che stavi facendo, gustandoti e rivivendo ancora per qualche attimo quel momento, tra te e te.

Ora rileggi sostituendo la parola "pelo" con "brufolo".

Ci dànno delle malate, i maschi, per questa nostra dipendenza. Io so solo che, una volta, in una gara tipica uomini contro donne, nel più banale dei giochi del dover disegnare qualcosa e farlo indovinare, a me capitò di dover rappresentare il verbo "spremere", che in un secondo mi ha fatto venire in mente il disegno più giusto possibile: un omino con un brufolo in testa, che cerca di... "SCHIACCIARE!" "QUASI!!!" "SPREMERE!" "Sì!!!" Uomini:"Ma che cazz...?!? Io avrei fatto una spremiagrumi..." Saremo pure malate, sta di fatto che vincemmo. E se vi pare poco...


HO ASSOLUTAMENTE BISOGNO DI QUEST'APP.