Non so come mai, sarà l'età, sarà che convivo, sarà perché boh, ma, di recente, ogni sacrosanta volta che dico:"Ti devo dire una cosa!" Mi viene risposto:"SEI INCINTA!" NO.
Ma se questo mi venisse detto solo dagli amici, conoscenti, che magari non vedono l'ora, che si emozionano all'idea di un pupo in arrivo, andrebbe anche più o meno bene. Quelli che invece mi fanno proprio venire il nervoso, sono coloro che te lo chiedono come per giustificare ogni tuo malessere, o malumore; un po' come quando ti viene detto:"Che ti devono venire?" A chi non è stato detto.
Ché poi io sono nervosa con, senza, durante, perciò mi cambia proprio poco. Ci ho l'ormone incazzoso, punto e basta.
Ma c'è un posto in cui qualsiasi cosa tu abbia, se sei donna, di sicuro puoi essere incinta.
- Salve, mi chiamo Sara Santarossa. -
- Mi dica. -
- Ecco, io è da oggi che ho dei crampi pazzeschi allo stomaco. Penso di avere un'influenza... Ma è proprio qualcosa di potente. -
- E' incinta? -
- No. Dicevo, non mi passa nemmeno col Buscopan, proprio non c'è nulla da fare. E infatti, sono le 2,00 di notte e mi ritrovo qui. -
- E' sicura di non essere incinta? -
- Sì. Ho preso anche quel medicinale, quello che serve per smettere di avere le nausee. Ma niente. -
- Ultima mestruazione? -
- In corso. -
- Ma in corso da quando? -
- Dio mio, ma questo è un quizzettone! Non lo so, 2 giorni, 3 al massimo. Certo, ora che ci penso, potrebbe anche essere un aborto spontaneo. Ma poi, le sembro grassa? -
- No, assolutamente... -
- Eh, allora la faccia finita. NON SONO INCINTA, prendo la pillola, e il sangue che ho in corso non è un aborto! Posso dirle ora dove mi fa male, senza che prepari la sala operatoria per un parto d'urgenza?! -
- Sì, certo, le facciamo delle analisi, intanto. -
Passano minuti:
- Signorina, le analisi vanno benissimo e le confermo che LEI NON E' INCINTA! -
- No, ma sento che sto per partorire una bestemmia. -
P.S. Si può fare all'amore quando si è incinte, eh, ma verrebbe fuori una cosa più o meno così:
Nella foto sotto, al centro, mia nonna. L'elegònza e la sobrietà nel portamento di questa donna sono impareggiabili...
... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.
martedì 27 settembre 2011
venerdì 23 settembre 2011
Mi avvalgo del diritto di avere il 41.
- ...vorrei provare quel modello! -
- Che numero porta? -
- [ché porto? Io non porto nulla! Semmai ho! Cioè, ora le rispondo "Guardi, oggi ho portato il 38, ma mi dia anche una 42, che a casa ho anche quello e almeno entro con entrambi i numeri."] -
- Il 41. -
- Di questo modello non c'è. -
- Perché? -
- ... Non c'è per tutti i modelli... Però! Abbiamo una linea da donna, dal 41 al 43! Le porto il catalogo. -
- Ma me lo porta perché i modelli non sono in negozio? -
- Eh, no... Sono solo su ordinazione... -
- Ma perché? Cioè, io voglio essere trattata come tutte! Non è che me manca una gamba, ché me devo fa fa' dei pantaloni "su ordinazione"! -
- ... Lo so... Ha ragione... -
- E poi qui i modelli so brutti, ma i piedi dopo il 40 già so' brutti, dobbiamo anche metterlo in evidenza?! -
- ... Mi spiace... -
- E guardi qui!!! Gli unici decenti ci hanno 15 centimetri de tacco! Mi spiega che cosa se ne fa una che porta 41-42-43 de 15 centimentri? Mica sarò un fenomeno da baraccone, con i piedi più lunghi del corpo! Probabilmente so' già alta, no!? -
- ... Non so cosa dire... -
- Voglio i miei modelli come un 37. -
- Non ci sono... -
- Io chiamo i carabinieri e vi denuncio tutti. -
- Che numero porta? -
- [ché porto? Io non porto nulla! Semmai ho! Cioè, ora le rispondo "Guardi, oggi ho portato il 38, ma mi dia anche una 42, che a casa ho anche quello e almeno entro con entrambi i numeri."] -
- Il 41. -
- Di questo modello non c'è. -
- Perché? -
- ... Non c'è per tutti i modelli... Però! Abbiamo una linea da donna, dal 41 al 43! Le porto il catalogo. -
- Ma me lo porta perché i modelli non sono in negozio? -
- Eh, no... Sono solo su ordinazione... -
- Ma perché? Cioè, io voglio essere trattata come tutte! Non è che me manca una gamba, ché me devo fa fa' dei pantaloni "su ordinazione"! -
- ... Lo so... Ha ragione... -
- E poi qui i modelli so brutti, ma i piedi dopo il 40 già so' brutti, dobbiamo anche metterlo in evidenza?! -
- ... Mi spiace... -
- E guardi qui!!! Gli unici decenti ci hanno 15 centimetri de tacco! Mi spiega che cosa se ne fa una che porta 41-42-43 de 15 centimentri? Mica sarò un fenomeno da baraccone, con i piedi più lunghi del corpo! Probabilmente so' già alta, no!? -
- ... Non so cosa dire... -
- Voglio i miei modelli come un 37. -
- Non ci sono... -
- Io chiamo i carabinieri e vi denuncio tutti. -
venerdì 16 settembre 2011
Non solo non è giornata, ma proprio odio tutti.
Ci sono cose che non tollero. Beh, è anche ovvio. Ma di solito non le tollero e basta, di recente, invece, sono armata fino ai denti, quasi che non vedo l'ora che una di queste "cose" mi capiti per poter sfogare un po' di nervosismo. E vi giuro che sono una donna che fa sesso (sebbene il punto 1 della lista), ma la mia parte isterica non si arrenderà mai.
Oh, dunque, a seguire una breve lista di punti fondamentali, che magari poi porterò alle prossime elezioni.
N.° 10
Chi ascolta musica di merda. No, no non voglio sentire la stronzata del "Ma sono gusti, non puoi giudicare!" Ci sono anche limiti, per Dio, e qui vengono superati. E non paro degli ascoltatori di Vasco, Gigi d'Alessio, e via dicendo. Ma di chi ascolta Metal, o che ascolta (e questa è la cosa inquietante) technominimalhousedelimortanguerieri. Bah. Ma ce le hai le orecchie? Lo senti che è baccano e basta? Per loro, comunque, ci sarà salvezza, dopo la morte. Infatti saranno condannati al girone della buona musica, cioè quella che ascolto io.
N.°9
Coloro che sono acculturati, quell'acculturato radical-chic de mis cojones, e te lo devono sbattere in faccia ogni tre secondi. Che attaccano pipponi assurdi, manco stessi leggendo "una pagina a caso" di Wikipedia, e sei lì che tanto non ascolti, che lo fai capire, ma non c'è verso: sono troppo presi da loro stessi. Ecco per costoro, sempre dopo la morte, spetterà l'eternità a parlare con mia nonna che non conosce l'uso del congiuntivo, e, in generale, di molte altre regole dell'italiano. Ovviamente una conversazione univoca: mia nonna parla (e mia nonna parla, eh!) e loro ad ascoltare.
N.8
I motorini/moto/scooter modificati. Che quando passano sotto casa non solo non riesco a sentire più niente, né di quello che dico, né di quello che ascolto, ma mi fanno proprio male le orecchie. Ecco, i proprietari di tali mezzi dovrebbero autodisintegrarsi all'istante, per poi finire nel girone delle biciclette, anzi no, di quelli che devono andare a piedi per sempre.
N.7
Chi se la tira. In qualsiasi luogo, momento, per qualsiasi motivo. Chi se la tira per il suo blog, chi se la tira per il suo lavoro, fisico, intelletto (sebbene, nell'ultimo caso, le due cose sarebbero altamente contrastanti), stato economico. Chi se la tira, insomma.
N.6
Quando non me la tiro, e invece dovrei farlo, perché davanti ho una testa di cazzo tale, da meritarsi solo di essere messa a nudo come un verme. E invece? Niente, mi blocco. Ché poi torno a casa e ci ripenso e mi incazzo come una bestia. E sì, magari quando rivedo il suddetto/a glielo dico pure. Ma voi mette con la prontezza di averlo fatto lì? In quel momento?
N.5
Mia nonna. Non quella della foto sopra, quell'altra. Ché io le voglio bene, ché lei è vecchia e mi adora, ma, cristiddio, non mi chiamare ogni giorno, per dirmi sempre le stesse cose da quando sono nata. Mollami, lasciami in pace, hai altri cinque nipoti, ma io che t'ho fatto?! E poi non la sopporto perché mi fa sentire in colpa. Più mi chiama, più bestemmio e più mi sento una merda. "Cattiva, Sara, sei una cattiva nipote! Quella ti adora!" Eh, ma a che prezzo?
N.4
Quella baldracca di mia sorella. Ché da quando è nata è stata sempre il termine di paragone estetico. La frase più sentita della mia vita, fa più o meno così:"Bella Veronica, è proprio bella. Certo anche Sara, eh! Ma sono due bellezze differenti... Sara poi è più buona. " Cioè, un po' come quando esci con uno e rispondi "Simpatico." all'amica che ti ha chiesto "Beh, com'è?" Oppure quando per anni e anni e anni vivi con amici che "Aho, ma tu' sorella, quando me la presenti?" E tu sei lì che guardi tua madre e dici:"Ma come cazzo è possibile che sei riuscita a fare due persone così fisicamente "differenti", non sei proprio capace a fare niente!" Instillando in lei il senso di colpa, tale da farti diventare il suo brutto anatroccolo preferito (il che può avere risvolti economici anche interessanti).
N.3
I NOTAV, i NOQUELLO, NOQUEST'ALTRO, NOECC. Siete utili quanto una forchetta per mangiare una minestra, siete senza motivazioni, siete banali, siete dei rompicoglioni infiniti, siete dei buffoni, gli stessi buffoni che poi non vanno a votare perché "ce sta la coda, e io voglio anda' al mare, che è domenica, e fa caldo." Non vi si sopporta, e spero tanto che un giorno vengano a manifestare dentro casa vostra, ma proprio tra la cucina e il bagno, e che il motivo sia una cosa come NOALLASTITICHEZZA.
N.2
La gente che non sa scrivere in italiano. Ma come si fa ancora oggi a scrivere "ce lo", "ce" e non "c'è", ausiliari senza l'acca, e "pò" anziché "po' ". PO' vuole l'apostrofo, cristosanto, non l'accento. Perché? Perché è un'elisione, sarebbe "POCO", tagli "co" e viene PO'. Adesso è chiaro?! E poi doppie sbagliate, ma magari solo queste, eh! No dico, tu, te meriti de esse passibile di denuncia. Tu, soprattutto quando l'errore lo fai tu, ventenne inutile, meriti una vita passata a riempire quadernini, ripetendo all'infinito sempre gli stessi sintagmi. Ché tanto non ci ho speranza che comunque li impari, ma di sicuro fai una vita più interessante.
N.1
Il mio ragazzo, quando mi compro un completino intimo da paura, mi metto le autoreggenti, aspetto che sia sabato sera e non ci sia nessuna stanchezza di mezzo, lo vado a svegliare così (s)vestita, mentre sonnecchia sul divano, lo tocco, si sveglia, mi guarda e...
Oh, dunque, a seguire una breve lista di punti fondamentali, che magari poi porterò alle prossime elezioni.
N.° 10
Chi ascolta musica di merda. No, no non voglio sentire la stronzata del "Ma sono gusti, non puoi giudicare!" Ci sono anche limiti, per Dio, e qui vengono superati. E non paro degli ascoltatori di Vasco, Gigi d'Alessio, e via dicendo. Ma di chi ascolta Metal, o che ascolta (e questa è la cosa inquietante) technominimalhousedelimortanguerieri. Bah. Ma ce le hai le orecchie? Lo senti che è baccano e basta? Per loro, comunque, ci sarà salvezza, dopo la morte. Infatti saranno condannati al girone della buona musica, cioè quella che ascolto io.
N.°9
Coloro che sono acculturati, quell'acculturato radical-chic de mis cojones, e te lo devono sbattere in faccia ogni tre secondi. Che attaccano pipponi assurdi, manco stessi leggendo "una pagina a caso" di Wikipedia, e sei lì che tanto non ascolti, che lo fai capire, ma non c'è verso: sono troppo presi da loro stessi. Ecco per costoro, sempre dopo la morte, spetterà l'eternità a parlare con mia nonna che non conosce l'uso del congiuntivo, e, in generale, di molte altre regole dell'italiano. Ovviamente una conversazione univoca: mia nonna parla (e mia nonna parla, eh!) e loro ad ascoltare.
N.8
I motorini/moto/scooter modificati. Che quando passano sotto casa non solo non riesco a sentire più niente, né di quello che dico, né di quello che ascolto, ma mi fanno proprio male le orecchie. Ecco, i proprietari di tali mezzi dovrebbero autodisintegrarsi all'istante, per poi finire nel girone delle biciclette, anzi no, di quelli che devono andare a piedi per sempre.
N.7
Chi se la tira. In qualsiasi luogo, momento, per qualsiasi motivo. Chi se la tira per il suo blog, chi se la tira per il suo lavoro, fisico, intelletto (sebbene, nell'ultimo caso, le due cose sarebbero altamente contrastanti), stato economico. Chi se la tira, insomma.
N.6
Quando non me la tiro, e invece dovrei farlo, perché davanti ho una testa di cazzo tale, da meritarsi solo di essere messa a nudo come un verme. E invece? Niente, mi blocco. Ché poi torno a casa e ci ripenso e mi incazzo come una bestia. E sì, magari quando rivedo il suddetto/a glielo dico pure. Ma voi mette con la prontezza di averlo fatto lì? In quel momento?
N.5
Mia nonna. Non quella della foto sopra, quell'altra. Ché io le voglio bene, ché lei è vecchia e mi adora, ma, cristiddio, non mi chiamare ogni giorno, per dirmi sempre le stesse cose da quando sono nata. Mollami, lasciami in pace, hai altri cinque nipoti, ma io che t'ho fatto?! E poi non la sopporto perché mi fa sentire in colpa. Più mi chiama, più bestemmio e più mi sento una merda. "Cattiva, Sara, sei una cattiva nipote! Quella ti adora!" Eh, ma a che prezzo?
N.4
Quella baldracca di mia sorella. Ché da quando è nata è stata sempre il termine di paragone estetico. La frase più sentita della mia vita, fa più o meno così:"Bella Veronica, è proprio bella. Certo anche Sara, eh! Ma sono due bellezze differenti... Sara poi è più buona. " Cioè, un po' come quando esci con uno e rispondi "Simpatico." all'amica che ti ha chiesto "Beh, com'è?" Oppure quando per anni e anni e anni vivi con amici che "Aho, ma tu' sorella, quando me la presenti?" E tu sei lì che guardi tua madre e dici:"Ma come cazzo è possibile che sei riuscita a fare due persone così fisicamente "differenti", non sei proprio capace a fare niente!" Instillando in lei il senso di colpa, tale da farti diventare il suo brutto anatroccolo preferito (il che può avere risvolti economici anche interessanti).
N.3
I NOTAV, i NOQUELLO, NOQUEST'ALTRO, NOECC. Siete utili quanto una forchetta per mangiare una minestra, siete senza motivazioni, siete banali, siete dei rompicoglioni infiniti, siete dei buffoni, gli stessi buffoni che poi non vanno a votare perché "ce sta la coda, e io voglio anda' al mare, che è domenica, e fa caldo." Non vi si sopporta, e spero tanto che un giorno vengano a manifestare dentro casa vostra, ma proprio tra la cucina e il bagno, e che il motivo sia una cosa come NOALLASTITICHEZZA.
N.2
La gente che non sa scrivere in italiano. Ma come si fa ancora oggi a scrivere "ce lo", "ce" e non "c'è", ausiliari senza l'acca, e "pò" anziché "po' ". PO' vuole l'apostrofo, cristosanto, non l'accento. Perché? Perché è un'elisione, sarebbe "POCO", tagli "co" e viene PO'. Adesso è chiaro?! E poi doppie sbagliate, ma magari solo queste, eh! No dico, tu, te meriti de esse passibile di denuncia. Tu, soprattutto quando l'errore lo fai tu, ventenne inutile, meriti una vita passata a riempire quadernini, ripetendo all'infinito sempre gli stessi sintagmi. Ché tanto non ci ho speranza che comunque li impari, ma di sicuro fai una vita più interessante.
N.1
Il mio ragazzo, quando mi compro un completino intimo da paura, mi metto le autoreggenti, aspetto che sia sabato sera e non ci sia nessuna stanchezza di mezzo, lo vado a svegliare così (s)vestita, mentre sonnecchia sul divano, lo tocco, si sveglia, mi guarda e...
"MI FAI UNA TISANA?"
lunedì 12 settembre 2011
Grottarossa, in fondo, resta sempre in me.
Ieri, e anche il giorno prima, mi sono beccata un pippone di due giorni sulle torri gemelle. Sia chiaro, me lo sono proprio cercato. Adoro vedere trasmissioni complottiste, teorie improbabili che si sciolgono su loro stesse. Ma non è di questo che voglio parlare. Così, mentre guardavo, un pensiero cattura la mia attenzione: ma io che cosa facevo dieci anni fa? Cioè, non in quel momento, ché tanto ero solo a casa a guardare la tv, io dico proprio dieci anni fa. Ma niente, io di dieci anni fa non ricordo quasi una beneamata. Eppure, invece, chiedimi dell'anno dopo, del 2002, e ti so dire anche l'ora esatta di ogni singolo evento.
Ricordo che ero una ragazzina tanto diversa da oggi. Se possibile, ancora più incazzosa e ribelle. Pure un po' coatta, a dire il vero. Ma non nel vestire, nemmeno nel linguaggio, quanto nell'arroganza.
Non dimenticherò mai quella volta, quando con un po' di amici, in una sera di Dicembre, si organizzava il Capodanno in un pub. Eravamo, ovviamente, in un pup tra Ponte Milvio e Lungotevere. "Potremmo andare alle terme di Viterbo!" "Sì, ma prima? Stiamo a casa da Paolo, no?" Io non conoscevo tutti. Anzi, quella sera, a dire il vero, conoscevo solo Paolo. Ma questo per me non era un problema, mi piaceva conoscere persone nuove. Peccato che quella sera fossero proprio conoscenze inutili. Ma uno degli amici di Paolo mi rimarrà sempre nel cuore. Sì, perché quando mi si chiede:"Ma eri coatta come?" Io tiro fuori quella sera, che tra i tanti episodi è quello che mi descrive meglio. Perché di cazzate ne facevo tante, alcune anche un po' da bulla, ma non fanno carpire appieno la mia attitudine alla coattanza romanesca.
Dunque dicevo, l'amico di Paolo era il classico pariolino (che se non lo sai, a Roma vuol dire "fighetto"), con zero personalità, zero simpatia, zero cose interessanti da dire, insomma lui lo zero lo rappresentava proprio bene. Non a caso, le idee tra me e lui spesso erano contrastanti. E, più che altro, non accettava il fatto che Paolo desse più retta a me. Così, cotanto gentiluomo ad un certo punto disse a Paolo:"Aho, ma perché stasera questa non la lasci sulla Salaria?" Paolo si mise la faccia tra le mani, scuotendo il capo, segno evidente che sapeva che il suo amico aveva fatto proprio un brutto errore. Infatti, la Salaria è uno dei tanti luoghi di culto per chi desideri andare a mignotte a Roma. Oggi non so bene cosa risponderei, probabilmente mi verrebbe fuori solo un "Ma come ti permetti, cafone?" Al massimo un "Ma chittesencula? A' testadecazzo!" Al tempo, invece, quando ERO coatta, rimasi molto calma e con il minimo sforzo gli risposi:"Ma sai che non è una cattiva idea? Pure perché magari così mi faccio una chiacchiera co' tu madre, è un po' che non la vedo, sta a batte forte, eh?!" "... Ma io non t'ho offeso la mamma..." Disse all'improvviso un bambino di sette anni, che ancora non aveva capito che io non sono di Corso Francia, o Ponte Milvio, io so' de Grottarossa, abbelloooo!!!
Ricordo che ero una ragazzina tanto diversa da oggi. Se possibile, ancora più incazzosa e ribelle. Pure un po' coatta, a dire il vero. Ma non nel vestire, nemmeno nel linguaggio, quanto nell'arroganza.
Non dimenticherò mai quella volta, quando con un po' di amici, in una sera di Dicembre, si organizzava il Capodanno in un pub. Eravamo, ovviamente, in un pup tra Ponte Milvio e Lungotevere. "Potremmo andare alle terme di Viterbo!" "Sì, ma prima? Stiamo a casa da Paolo, no?" Io non conoscevo tutti. Anzi, quella sera, a dire il vero, conoscevo solo Paolo. Ma questo per me non era un problema, mi piaceva conoscere persone nuove. Peccato che quella sera fossero proprio conoscenze inutili. Ma uno degli amici di Paolo mi rimarrà sempre nel cuore. Sì, perché quando mi si chiede:"Ma eri coatta come?" Io tiro fuori quella sera, che tra i tanti episodi è quello che mi descrive meglio. Perché di cazzate ne facevo tante, alcune anche un po' da bulla, ma non fanno carpire appieno la mia attitudine alla coattanza romanesca.
Dunque dicevo, l'amico di Paolo era il classico pariolino (che se non lo sai, a Roma vuol dire "fighetto"), con zero personalità, zero simpatia, zero cose interessanti da dire, insomma lui lo zero lo rappresentava proprio bene. Non a caso, le idee tra me e lui spesso erano contrastanti. E, più che altro, non accettava il fatto che Paolo desse più retta a me. Così, cotanto gentiluomo ad un certo punto disse a Paolo:"Aho, ma perché stasera questa non la lasci sulla Salaria?" Paolo si mise la faccia tra le mani, scuotendo il capo, segno evidente che sapeva che il suo amico aveva fatto proprio un brutto errore. Infatti, la Salaria è uno dei tanti luoghi di culto per chi desideri andare a mignotte a Roma. Oggi non so bene cosa risponderei, probabilmente mi verrebbe fuori solo un "Ma come ti permetti, cafone?" Al massimo un "Ma chittesencula? A' testadecazzo!" Al tempo, invece, quando ERO coatta, rimasi molto calma e con il minimo sforzo gli risposi:"Ma sai che non è una cattiva idea? Pure perché magari così mi faccio una chiacchiera co' tu madre, è un po' che non la vedo, sta a batte forte, eh?!" "... Ma io non t'ho offeso la mamma..." Disse all'improvviso un bambino di sette anni, che ancora non aveva capito che io non sono di Corso Francia, o Ponte Milvio, io so' de Grottarossa, abbelloooo!!!
giovedì 1 settembre 2011
Nella botte piccola c'è il vino buono
Ieri sera ripensavo ad un ragazzo che ho frequentato anni fa. E' eritreo, beh, italo-eritreo, a dire il vero, ma a me piaceva dire che fosse solo eritreo. Tanto la sua pelle era proprio scura. Ed eccomi subito al nocciolo della questione. Secondo me lui era proprio tanto bello. Ma questo anche secondo tutte le mie amiche, e molte altre che gli giravano attorno costantemente. Non era uno scemo, anzi. Infatti mi sentivo proprio presa sin da subito. E infatti è finita prima che iniziasse. Ma non è di questo che voglio parlare. Cioè, alla fine sì. Perché il motivo per cui fini' era che il tipo in questione è un sociopatico, logorroico, il tutto a causa del colore della sua pelle.
Che pipponi che attaccava, non finivano più. Perché lui è nero, perché i neri non sono integrati, perché sua madre fa un lavoro da nera (non la mignotta, ma la donna delle pulizie), perché lui proprio per il suo colore non potrà mai avere un lavoro importante, perché lui non ha una famiglia ricca, perché le ragazze se lo vogliono solo scopare per il suo lungo pene, ma, alla fine, non lo vogliono perché è povero e nero, e blablabla.
Ché io me lo ascoltavo (i primi tre minuti) e pensavo due cose:
la prima, che non è vero che le ragazze stessero con lui per il lungo "coso". Perché sarà stato lungo, ma io non ho mai visto una persona così incapace a letto. Cioè, con lui proprio vale il detto "la lunghezza non conta, conta come lo sai usare". Mai stata peggio. Al punto che alla fine nemmeno ci sono mai del tutto stata.
La seconda è: ma ancora co' sta cosa dei neri schiavizzati!? Che ti senti al centro del mondo perché sei nero e tutti ti guardano?! Ma fammi ridere! Sei solo un principiante. Un logorroico principiante.
Prendi me, ad esempio! Sono alta un metro e ottantadue, porto quarantuno di piede, ma ho il collo alto, così devo prendere un quarantadue, che mi sta grande e spesso non trovo, anzi non lo trovo mai! Ho le mani grandi (tutte cose che ho già detto in un altro post, e non so' cambiate, ovviamente), e vi giuro che non c'è volta che passi inosservata. E mica lo dico per fare la figa. Tutte le volte che qualcuno mi fissa sento partire sotto la banda, salgo sopra l'elefante, e il pagliaccio inizia a distribuisce i volantini, insieme alla scimmia, che, nel frattempo, urla nel megafono:
"ATTENZIONE, IL CIRCO STA ENTRANDO IN CITTA'! VENITE SSSIORE E SSSIORI!"
Mi sono anche tinta i capelli castani e me li sono fatti corti corti (da che erano lunghissimi e biondi), ma niente.
Non c'è giorno che qualcuno non mi faccia notare quanto sia alta. E dopo il "Ma quanto sei alta!" Arriva il "Quanto sei alta?" "Un metro e ottandue." "Sembra di più!" "Ci ho i tacchi" "Pure i tacchi porti?!" "Perché, ce sta un limite d'altezza, dettato dalla legge, del quale io non sono a conoscenza?" "Ma quanto porti di piede?" "Quarantuno." "Sembrava di più..." "Allora faccia lei." "Giocherai sicuramente a pallavolo!" "No." "E quelle mani! Se dài uno schiaffo a qualcuno lo uccidi." "Infatti io starei attenta a parlare." Ché, per altro, le mie mani sono lunghe, ma bellissime. Vaffanculo.
Comunque, il punto è:
MA BRUTTA POPOLAZIONE DI LILLIPUZIANI, DI NANI MANCATI, DI GENI PIGRI, DI MEDITERRANEI DI MERDA, no dico, ma sarà mica colpa mia se mamma m'ha fatta così? E' colpa mia se ho metà famiglia friulana, appartenente al ceppo austriaco di watussi, e l'unica parte che sarebbe dovuta essere piccola, quella calabrese, non lo era manco il caiser, perché il mio bisnonno era alto due metri? Un sordo muto, alto due metri. Ah, beata mia nonna. Che bella cosa che deve essere avere un padre sordo muto, al posto di un padre con il dono della parola, come il mio.
E poi, guarda un po', io mi sento a mio agio quando sono tra le popolazioni del nord! Tra le famose belle fighe nordiche! Che sia in Germania, Olanda, Svezia, Norvegia, io mi sentivo a casa. Avrei abbracciato tutte le ragazze sopra il metro e settantacinque, e le avrei ringraziate di esistere. Perché erano alte, con le spalle larghe e con poche tette, proprio come me! Ma belle, belle, belle! E donne! Proprio femmine! Non "femminone", ma solo FEMMINE, cazzo.
E qui, invece? A causa di una media d'altezza scarsa, una donna alta diventa l'attrazione circense, il fenomeno da baraccone.
Dovrò affidarmi ad un circo, almeno i fenomeni da baraccone, una volta, venivano pagati. Rivaffanculo.
E' un paese così pieno di bassi, che si sono dovuti inventare un detto che li risollevi. Come quello del fatto che pestare la merda porti fortuna. Tzè. "Nella botte piccola c'è il vino buono"
Che pipponi che attaccava, non finivano più. Perché lui è nero, perché i neri non sono integrati, perché sua madre fa un lavoro da nera (non la mignotta, ma la donna delle pulizie), perché lui proprio per il suo colore non potrà mai avere un lavoro importante, perché lui non ha una famiglia ricca, perché le ragazze se lo vogliono solo scopare per il suo lungo pene, ma, alla fine, non lo vogliono perché è povero e nero, e blablabla.
Ché io me lo ascoltavo (i primi tre minuti) e pensavo due cose:
la prima, che non è vero che le ragazze stessero con lui per il lungo "coso". Perché sarà stato lungo, ma io non ho mai visto una persona così incapace a letto. Cioè, con lui proprio vale il detto "la lunghezza non conta, conta come lo sai usare". Mai stata peggio. Al punto che alla fine nemmeno ci sono mai del tutto stata.
La seconda è: ma ancora co' sta cosa dei neri schiavizzati!? Che ti senti al centro del mondo perché sei nero e tutti ti guardano?! Ma fammi ridere! Sei solo un principiante. Un logorroico principiante.
Prendi me, ad esempio! Sono alta un metro e ottantadue, porto quarantuno di piede, ma ho il collo alto, così devo prendere un quarantadue, che mi sta grande e spesso non trovo, anzi non lo trovo mai! Ho le mani grandi (tutte cose che ho già detto in un altro post, e non so' cambiate, ovviamente), e vi giuro che non c'è volta che passi inosservata. E mica lo dico per fare la figa. Tutte le volte che qualcuno mi fissa sento partire sotto la banda, salgo sopra l'elefante, e il pagliaccio inizia a distribuisce i volantini, insieme alla scimmia, che, nel frattempo, urla nel megafono:
"ATTENZIONE, IL CIRCO STA ENTRANDO IN CITTA'! VENITE SSSIORE E SSSIORI!"
Mi sono anche tinta i capelli castani e me li sono fatti corti corti (da che erano lunghissimi e biondi), ma niente.
Non c'è giorno che qualcuno non mi faccia notare quanto sia alta. E dopo il "Ma quanto sei alta!" Arriva il "Quanto sei alta?" "Un metro e ottandue." "Sembra di più!" "Ci ho i tacchi" "Pure i tacchi porti?!" "Perché, ce sta un limite d'altezza, dettato dalla legge, del quale io non sono a conoscenza?" "Ma quanto porti di piede?" "Quarantuno." "Sembrava di più..." "Allora faccia lei." "Giocherai sicuramente a pallavolo!" "No." "E quelle mani! Se dài uno schiaffo a qualcuno lo uccidi." "Infatti io starei attenta a parlare." Ché, per altro, le mie mani sono lunghe, ma bellissime. Vaffanculo.
Comunque, il punto è:
MA BRUTTA POPOLAZIONE DI LILLIPUZIANI, DI NANI MANCATI, DI GENI PIGRI, DI MEDITERRANEI DI MERDA, no dico, ma sarà mica colpa mia se mamma m'ha fatta così? E' colpa mia se ho metà famiglia friulana, appartenente al ceppo austriaco di watussi, e l'unica parte che sarebbe dovuta essere piccola, quella calabrese, non lo era manco il caiser, perché il mio bisnonno era alto due metri? Un sordo muto, alto due metri. Ah, beata mia nonna. Che bella cosa che deve essere avere un padre sordo muto, al posto di un padre con il dono della parola, come il mio.
E poi, guarda un po', io mi sento a mio agio quando sono tra le popolazioni del nord! Tra le famose belle fighe nordiche! Che sia in Germania, Olanda, Svezia, Norvegia, io mi sentivo a casa. Avrei abbracciato tutte le ragazze sopra il metro e settantacinque, e le avrei ringraziate di esistere. Perché erano alte, con le spalle larghe e con poche tette, proprio come me! Ma belle, belle, belle! E donne! Proprio femmine! Non "femminone", ma solo FEMMINE, cazzo.
E qui, invece? A causa di una media d'altezza scarsa, una donna alta diventa l'attrazione circense, il fenomeno da baraccone.
Dovrò affidarmi ad un circo, almeno i fenomeni da baraccone, una volta, venivano pagati. Rivaffanculo.
E' un paese così pieno di bassi, che si sono dovuti inventare un detto che li risollevi. Come quello del fatto che pestare la merda porti fortuna. Tzè. "Nella botte piccola c'è il vino buono"
MA E' POCO E SA DI "TAPPO".
P.S. Mia nonna ha fatto la donna delle pulizie per una vita, era caucasica, e con un padre straricco. Perciò, se mi stai leggendo, o mai mi leggerai, impiccati.
martedì 23 agosto 2011
venerdì 22 luglio 2011
Ottanta.
Quel giorno Arianna sedeva su una comoda poltroncina da giardino, all'interno del suo cortile. Era estate, era il tramonto, e c'era una bella luce. Ma la luce più bella la riflettevano gli occhi di Arianna, quel giorno. Arianna era sola, e pensava. Si sentiva serena, in pace, leggera. Ma, soprattutto, si sentiva pronta. Dopo tanti anni, finalmente era arrivato quel momento. Certo era difficile credere di avere voluto vivere tutto quel tempo in attesa di poter assaporare, finalmente, quell'attimo. Sul volto di Arianna, però, non c'era un'espressione stupita, anzi. Aveva un sorriso beffardo, che poi diventava un risata tra sé e sé, perché capì che, forse, quella sensazione avrebbe potuto viverla molto prima. Eppure non provava rancore per se stessa. Arianna non guardava più al futuro, del resto non avrebbe nemmeno più potuto... Beh, non più di tanto. Poteva solo guardare al passato, cosa non nuova, visto che non aveva fatto altro nella sua vita.
Si guarda le mani, le sue grandi mani. Erano meno rugose di quanto avesse mai potuto immaginare, però le sembravano un po' le mani del lupo di Cappuccetto Rosso, travestito da nonna. Del resto anche il vestito che indossava quel giorno aiutava a rendere quell'immagine ancora più reale: un vestitino lilla, leggero, lungo fin sotto le ginocchia. Le mancava solo la cuffietta in testa, il naso lungo già lo aveva.
In realtà, quelle mani che tutti le facevano sempre notare, non erano solo giganti. Cioè, da giovane erano anche belle, eh! Erano affusolate, magre, con una pelle quasi setosa. Le unghie sembravano ricostruite, tanto erano perfettamente delineate e forti. E poi, erano mani che parlavano sempre insieme a lei. A volte, a dire il vero, la tradivano: proprio non ce la facevano a dire bugie, le mani. Ma lei, al tempo, non era stata in grado di rendere loro grazie: era troppo occupata a pensare come "questo" o "quello" potessero giudicarle, quasi fossero un fenomeno da baraccone. "Ehhh, eh, eh..." Disse Arianna, guardandole ancora volta. Ché poi quelle mani, a dirla tutta, avevano anche saputo darle piacere come mai nessun altro al mondo.
Arianna, prese a dondolarsi sulla poltroncina, quasi come volesse cullarsi, era sola, era sempre stata sola. No, sì, beh... Aveva molti cari amici. Aveva interrotto completamente ogni tipo di rapporto con la sua famiglia d'origine quando era ancora abbastanza giovane. Non era stata in grado di costruirsi una famiglia sua. Oddio, di relazioni, anche importanti le aveva avute, almeno fino ai trent'anni, ma non erano mai andate oltre le passioni e i fervori dei primi tempi. Avrebbe voluto dei figli, ma, in fondo, di figli ne aveva avuti tanti, a partire da sua sorella minore, i suoi stessi genitori, gli amici, e i suoi fidanzati. Forse era per questo che, alla fine, non aveva più avuto prole: il suo istinto materno, in qualche modo, era stato comunque appagato. Eppure non aveva nemmeno più rancore verso se stessa per questo. E sapeva che, prima o poi, il giorno avrebbe smesso di provarne sarebbe arrivato. Certo, avrebbe dovuto aspettare a lungo. Ma fin da piccola sapeva che un giorno riguardandosi indietro si sarebbe fatta una grande risata. Perché tutti quei tormenti, quei dolori, quelle passioni, oggi, erano solo vita. Non erano più nulla di terribile, di spaventoso, solo vita. E ora le sembrava tutto così semplice, quasi sciocco.
Arianna provava tenerezza per quella donna che adesso vedeva nei suoi ricordi. "Ah, quanta giovinezza che rifugge tutta via, chi vuol esser lieto sia, del doman' non v'è certezza!" E a lei del "doman' " ormai interessava ben poco. Così come del passato: c'era rimasto ben poco da smembrare, analizzare, capire. Le rimaneva il presente. Per la prima volta viveva solo lì. Qualcuno una volta le disse che "Il "domani" non esiste, "ieri" è passato, "oggi" è un dono, per questo si chiama presente." Di sicuro questo è un pensiero che può partorire solo la mente serena di un vecchio, a cui ormai è rimasto poco da poter cambiare. Di sicuro non gli sono rimaste le forze per volerlo fare.
Arianna sedeva serena, pronta anche ad andarsene, quando sarebbe stato il momento.
Arianna, finalmente, aveva ottant'anni.
Si guarda le mani, le sue grandi mani. Erano meno rugose di quanto avesse mai potuto immaginare, però le sembravano un po' le mani del lupo di Cappuccetto Rosso, travestito da nonna. Del resto anche il vestito che indossava quel giorno aiutava a rendere quell'immagine ancora più reale: un vestitino lilla, leggero, lungo fin sotto le ginocchia. Le mancava solo la cuffietta in testa, il naso lungo già lo aveva.
In realtà, quelle mani che tutti le facevano sempre notare, non erano solo giganti. Cioè, da giovane erano anche belle, eh! Erano affusolate, magre, con una pelle quasi setosa. Le unghie sembravano ricostruite, tanto erano perfettamente delineate e forti. E poi, erano mani che parlavano sempre insieme a lei. A volte, a dire il vero, la tradivano: proprio non ce la facevano a dire bugie, le mani. Ma lei, al tempo, non era stata in grado di rendere loro grazie: era troppo occupata a pensare come "questo" o "quello" potessero giudicarle, quasi fossero un fenomeno da baraccone. "Ehhh, eh, eh..." Disse Arianna, guardandole ancora volta. Ché poi quelle mani, a dirla tutta, avevano anche saputo darle piacere come mai nessun altro al mondo.
Arianna, prese a dondolarsi sulla poltroncina, quasi come volesse cullarsi, era sola, era sempre stata sola. No, sì, beh... Aveva molti cari amici. Aveva interrotto completamente ogni tipo di rapporto con la sua famiglia d'origine quando era ancora abbastanza giovane. Non era stata in grado di costruirsi una famiglia sua. Oddio, di relazioni, anche importanti le aveva avute, almeno fino ai trent'anni, ma non erano mai andate oltre le passioni e i fervori dei primi tempi. Avrebbe voluto dei figli, ma, in fondo, di figli ne aveva avuti tanti, a partire da sua sorella minore, i suoi stessi genitori, gli amici, e i suoi fidanzati. Forse era per questo che, alla fine, non aveva più avuto prole: il suo istinto materno, in qualche modo, era stato comunque appagato. Eppure non aveva nemmeno più rancore verso se stessa per questo. E sapeva che, prima o poi, il giorno avrebbe smesso di provarne sarebbe arrivato. Certo, avrebbe dovuto aspettare a lungo. Ma fin da piccola sapeva che un giorno riguardandosi indietro si sarebbe fatta una grande risata. Perché tutti quei tormenti, quei dolori, quelle passioni, oggi, erano solo vita. Non erano più nulla di terribile, di spaventoso, solo vita. E ora le sembrava tutto così semplice, quasi sciocco.
Arianna provava tenerezza per quella donna che adesso vedeva nei suoi ricordi. "Ah, quanta giovinezza che rifugge tutta via, chi vuol esser lieto sia, del doman' non v'è certezza!" E a lei del "doman' " ormai interessava ben poco. Così come del passato: c'era rimasto ben poco da smembrare, analizzare, capire. Le rimaneva il presente. Per la prima volta viveva solo lì. Qualcuno una volta le disse che "Il "domani" non esiste, "ieri" è passato, "oggi" è un dono, per questo si chiama presente." Di sicuro questo è un pensiero che può partorire solo la mente serena di un vecchio, a cui ormai è rimasto poco da poter cambiare. Di sicuro non gli sono rimaste le forze per volerlo fare.
Arianna sedeva serena, pronta anche ad andarsene, quando sarebbe stato il momento.
Arianna, finalmente, aveva ottant'anni.
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