... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.

mercoledì 11 maggio 2011

Quando le incomprensioni dialettali ti possono costare la vita.



Così ieri sera stavo facendo a botte col mio ragazzo. Dopo un lungo match, a più riprese, da che eravamo entrambi sul divano, siamo finiti che io ero sopra, sul divano, e lui sotto, sul tappeto e al tappeto.
Che non ci si capisca, quando parliamo, è cosa ormai ben nota, tra noi due. "Mi passi il canavaccio?" "Chi!?" "Uhm, lo strofinaccio..." "Ah, la pezza!" "Non è la pezza, è il canavaccio, la pezza è quella che ti darei io ogni volta che non mi capisci. E sì che nei film parlano romanesco, spesso, mica cuneese!" "E che vuol dire!? Mica è la lingua nazionale!" "Ah, già, ché qui parlate quel mezzo dialetto imbastardito dal francese... Che vergogna, state dalla loro parte." "Ma loro di chi!?" "Dei francesi, i nostri nemici numero uno in Europa. Non dirmi che non li odi! Sono odiati da tutti! Si odiano anche loro!" "Blablablabla bla!" Conclude, impiastricciando qualcosa nella sua lingua locale.
Sta di fatto che ieri sera P. stava quasi per perdere la virilità. E non solo perché una donna (di un metro e ottantadue) stava per afferrare, proprio lì in mezzo, un uomo (di un metro e settantadue), no. Ma perché P., all'improvviso, urla: "PUGNO, PUGNO!" "Che pugno!? Non ti sto prendendo a pugni! Voglio solo pizzicarti le palle, amore!" "Ho detto PUGNO, DAVVERO, SARA!" "Oh, senti, tu prima m'hai dato due pugni, dico due!, perché Zlatan ha preso due pali, mò stai zitto!" "Ahio! SARAAAAA! Ma no, pugno! Non hai capito, allora!?" "Se mi vuoi dare un pugno, primo, mi sembra poco carino, e secondo, mica lo si annuncia prima, e poi lasciami i polsi, me stai a fa' male!" "Oh Sa', no! Ho detto pugno e tu ti devi fermare" "Ah! Intendi "toppa"!" "EH!?" "Sì, "toppa" interrompe il gioco, non "pugno"! Che minchia c'entra "pugno"!?" "Perché "toppa" che cazzo è!?" "Toppa! Quella che metti sui pantaloni quando sono bucati." "Embè!?" " "Embè" ce fanno le pecore e il lupo se le magna!" "Terrona maledetta, non lo voglio manco sapere quello che cazzo stai dicendo." "Montanaro." "Burina." "Mangia bagnacauda." "Noi vi mandiamo i soldi." "E se i soldi me li mandi te a Roma, io che cazzo me arzo a fa' la mattina pe' anda' a lavoro!?" "Ma infatti tu a lavoro non ci stai andando." "Perché vivo qui, ora." "Eh, e ti mantengo io, lo vedi!?" "Beh, ma... Uhm, Sento che c'è qualcosa che non mi torna in questo discorso... Non so..."

... continua... (abbastanza  a lungo ogni giorno, sempre con tanto ammmore, eh.)

giovedì 28 aprile 2011

L'orrore, diceva Kurtz alla fine di "Cuore di tenebra", l'orrore.

"e per fortuna non distribuivano il Times nella giungla."



Ebbene sì, ieri sera ho visto l'abisso. Sì, sì, so che altre volte ho sfiorato il dramma, ma ieri sera era proprio arrivata la fine.
Per cosa? E' davvero così importante saperlo? Ok, ok... Beh è successo che un neo, un neo che ho da immemore tempo, sullo stomaco, non so come non so perché, abbia preso a farmi male non appena lo sfiorassi e mi si era gonfiato. "Ti sarai sicuramente grattata!" No e no, non ricominciamo! Io non mi sono grattata. O almeno, non che ricordi. Il fatto è che un neo che fa male all'improvviso non è mica una cosa normale, o no?
Cioè, io non sono un'allarmista, dico solo che bisogna stare attenti, ecco tutto. Ovviamente, la prima cosa che ho fatto è stata quella di mantenere il mio normale iter comportamentale che ormai da tempo, a forza di svariati episodi, sono riuscita a mettere in atto. E, incredibilmente, sono entrata nel panico due secondi dopo rispetto al vecchio record, e questo non appena mi sono alzata la maglia e ho realizzato che il dolore proveniva da un neo. Mi sono alzata ho iniziato con una serie di "ohccazzo merda porca troia, cristo! un neo no eh!, puttana eva zoccola", ho cercato il gentalyn beta me lo sono messo su, ho messo un fazzoletto e ho iniziato a piangere. Ed è stato allora che mi è venuto in mente che mia madre due anni fa avrebbe dovuto prendermi una visita dal dermatologo, perché me lo aveva detto la ginecologa di farmi controllare i nei. Eh! Così, colta da una rabbia imprevista, decido di chiamarla alle 23,00 di un normalissimo mercoledì sera:
- Sara! che è successo!? -
- Ah! Mmmammmmmaaa... -
- Sara! Perché piangi? -
- Mi fa mmm-hihi-aaa-hihi-leee -
- Cosa? Se piangi non capisco! -
- Un neo! Mi fa malissimooooohihighghhihighh -
- Mio dio, Sara! Te lo sei grattato, ti prudeva è rosso? -
- Sì, masniffsniffnon me lo sono ghghghrattatooooo. -
- Magari non ti ricordi... -
- Noneee! Comunque mi fa male anche solo a stare piegata, è il neo sulla pancia! -
- E allora non ti piegare... -
- Ma che consiglio è!? Oddio e se è un tumore? -
- No, Sara, ti prego, non cominciare! Ma, scusa, sei sola? Dov'è P.? -
- Ad una riunione. -
- Alle 11.00!? -
- Mi avresti dovuto prendere un appuntamento dal dermatologo due anni fa! -
- Eh!? -
- Sì, ricordi? Me lo aveva detto la ginecologa! E tu mi ha sempre detto che lei era un'allarmista! E ora? Sono qui con un forse-tumore! Cristo, stavo così bene fino a dieci minuti fa, mi si è ribaltato il mondo in un secondo. Non voglio morire per un neo, cazzo! -
- Ma non lo puoi chiamare P.? Ti fai portare al pronto soccorso... -
- Quindi pensi che sia una cosa seria, da andare all'ospedale? -
- Ma no, lo dico solo per farti tranquillizzare, che posso fare ad 800 km di distanza, Sà!? -
- Niente, non puoi mai fare niente, tu. -
E poi solita storia, lei richiama, io piango senza controllo, P. torna mi trova in quello stato e mi dice "Amore che succede? Non tremare, cos'hai? Eh? Un neo? Fai vedere! Ma Sara, te lo sarai grattato! Vuoi andare al pronto soccorso? E allora, che vuoi fare? Vuoi una camomilla!? Certo io lo sapevo che sei ipocondriaca, ma non pensavo che già alla seconda sera" "Terza!" "Terza, sì!, di convivenza sarebbe successo! Beh, meglio, tu vuoi sempre dare subito il meglio, brava amore!" "Che cazzo ridi? A me fa male, eh!" "Niente amore, niente! Ti preparo la camomilla."
Di solito alla fine mi tranquillizzo, e vedo anche io il lato buffo della vicenda... Stavolta però niente, un pensiero fisso mi accompagnava "E stavolta non fosse solo ipocondria, maledetti stolti?" "Sara, pare davvero che ci speri che non lo sia!" "No, no e no! Io ho solo paura, ma che ne sapete VOI, io vedo l'orrore ogni volta. La fine. La... Morte, sì lei!"
Ed è proprio quando arrivi a pensare che sia la fine, che, tutto sommato, un po' l'accetti :"Scriverò un post, lo farò uscire però programmato, non voglio che si sappia prima se sto male. E pensare che io uno che faceva davvero questa cosa lo prendevo per il culo... La previdenza non è mai abbastanza, dovrei dare le mie password a qualcuno e, non so, lasciare qualcosa, e... Ma proprio adesso!?"
Così ti rendi conto che l'ipocondria è direttamente proporzionale alla sensazione di Vita che hai. Che ti capita in un momento di cambiamento, di novità, di bellezza. Che è quel qualcosa che cerca di dirti"Ehi, io non so dove minchia stai e con chi! Tornate dov'eri!" "Ma io sto tanto bene qui!" "Appunto! E vorrai mica stare bene, tu, nella vita!?"

L'orrore, diceva Kurtz alla fine di "Cuore di tenebra", l'orrore. E potete biasimarlo?

(Sì, sì, comunque me lo faccio controllare sto neo, anche se qui, ho trovato una dermatologa non allarmista. Non quanto me.)

martedì 26 aprile 2011

Posso dire la mia?

O forse il mio blog è troppo giovane per potere esprimere pareri su altri blogger?
E' più o meno un anno che ho aperto un blog. Il mondo dei blogger prima mi era abbastanza sconosciuto; di tanto in tanto ne leggevo qualcuno, ma giusto perché conosco direttamente quelle persone, quindi appassionarsi ai loro racconti era anche più semplice. Da quando ne possiedo uno mio, ho iniziato ad interessarmi anche degli sconosciuti. Ora, io non sono qui a scrivere cose tipo "non me ne frega un cazzo della vostra vita" "non me ne frega un cazzo di sapere quanti peli avete sul culo" "ammazzatevi sfigati", no. Sebbene molti, invece, abbiano dedicato più e più post a riguardo. Diciamo che dopo una certa anzianità mi è sembrato di capire che il post contro il resto del mondo blogghiano sia d'obbligo se sei un figo seguito. Io non penso di avere né l'anzianità, né il seguito di un pubblico ampio, ma figurati se questo mi impedisce di farlo.
Oh, quindi io non starò a prendermela con gli sfigati che scrivono cose di poco interesse, no. Non si spara sulla croce rossa. Pure perché se un post/blogghe non ti interessa, chi minchia ti costringe a leggerlo, famme capi'!? Io mi riferisco a tanti che scrivono post perché il pubblico gliel'ha chiesto, perché loro non ci hanno tempo e di essere pregati non gliene frega un cazzo, perché, ehi!, loro ci hanno una vita, mica stanno a smacchia' i leopardi! Che sono gli stessi che criticano facebook, che lo deridono e deridono chi lo usa, ma che poi, guarda un po', ci hanno addirittura una pagina fan! Cioè, belli miei, ve meritereste una denuncia per contraddizione in termini!
Un'altra categoria che adoro è quella che si fa i pompini a vicenda. Che sono quelli che lì di fianco a destra hanno i rimandi agli altri blogghe, e se tu vai su "gli altri blogghe" taaaaaaac, ti rimandano a loro volta al blogghe da cui tu sei partito. Come cazzo se fa a entra' dentro 'sta casta? Cioè, io che ci ho che non va? Così mi complessate, io ho aperto un blog per il piacere di scrivere, di dire la mia, e, soprattutto, perché le quattro righe a disposizione sullo stato di facebook non mi bastavano (le note le trovo poco incisive), e perché stavo sola a Londra e mi sentivo sfigata, e insomma, ecc ecc. non pensavo che lo scopo fosse quello di appartenere ad un circolo riservatissimo! Quante e quante volte anche io ho pensato:"Scusa, ma sticazzi?" Ed effettivamente nessuno m'aveva costretta e leggere, ma poi vai a vedere sotto e ci sono QUARANTASEI commenti, e magari la persona in questione ha solo scritto "o scorreggiato", cioè non che non sia importante, ma almeno metticela n'acca! E allora tu vedi tutta quell'attenzione per una cosa scritta alla cazzo di cane, di spessore pari a zero e dici ma io coi miei quattro commenti faccio proprio schifo, cazzo!
Poi ogni tanto c'è qualcuno che si abissa, che ci ha bisogno di allontanarsi un po' dal pubblico, e io lo capisco, eh! Lo capisco perché non se sa le volte che mi sono tolta e rimessa su feisbuk, e arriva il sopravvalutato di turno che scrive "Grazie! Così nel frattempo ti ruberò un po' di lettori!" Eh!? No, dico EH!? Livelli di megalomania mai visti, e sì che io mi pensavo che un blog fosse solo un modo per condividere il proprio mondo, quello che una volta poteva essere un diario, ma oh! sei vuoi dei lettori apriti un sito, scrivi un libro, e ti prego, per dio, ti prego, falla finita de tiratella, ché per me te ne poi solo che annàffanculo.



un kinotto ogni due ore fa passare il malumore. (per maggiori informazioni sul doppio senso del "kinotto" chiedere all'amico più intimo milanese)

domenica 24 aprile 2011

A Ste'.

Ho scritto, cancellato e ricominciato questo post almeno una decina di volte. E' difficile iniziare qualcosa che non sai nemmeno quale intento abbia. Ho già dedicato a Stefano un post, raccontando della nostra vita, della nostra amicizia, della nostra convivenza. In fondo lo so che anche di queste ennesime righe non ci sarebbe bisogno. Ma so che lui invece ne ha bisogno, perché più di ogni altra cosa lo renderanno felice e fiero. Sì, forse ne ho bisogno anche io, ma, vedendo la difficoltà che impiego, avrei di sicuro rinunciato. L'affetto però che mi lega a lui fa sì che abbia voglia di sforzarmi, e che questa comunque non sia certo una costrizione.
Domani le nostre vite si allontaneranno, io forse ancora non me ne rendo conto, forse nemmeno lui (di sicuro più di me). Si allontaneranno perché io cambierò città, andrò a vivere in un posto forse non troppo conosciuto, forse non noto per la sua fama di città all'avanguardia, dai grandi divertimenti ed occasioni, ma è diventata importante per me per la Persona che ci vive, e tanto basta.
Ho sempre saputo che prima o poi ci saremmo allontanati per un motivo del genere. Certo, magari saremmo potuti rimanere nella stessa città, sarebbe stato meno difficile, ma non sarà comunque impossibile. (adesso arriva la parte più difficile, quella piena di smancerie e stronzate varie) Vorrei ringrazialo, ma il punto è che una parola come "grazie" è davvero troppo limitativa e abusata. Fondamentalmente non ci dobbiamo ringraziare a vicenda per quello che ci siamo dati in questi due anni e mezzo, però io so bene che se non ci fosse stato lui la mia vita sarebbe stata tanto diversa, e non in senso positivo. Perché lo so? Perché in venticinque anni non era mai stata così, io non ero mai stata tanto bene (nonostante i periodi di pessimismo e fastidio che comunque mi caratterizzano). Non vorrei ripetere le stesse cose del post precedente, ho già detto quanto mi abbia arricchita, nutrita, cresciuta, amata, coccolata, viziata. Oh, beh, mi ha fatto anche tanto incazzare, eh! Ma anche in questo è riuscito a migliorarmi: il bene che provo per lui, e il suo carattere privo di orgoglio insano, hanno fatto sì che i miei spigoli più duri cedessero un pochino, quel tanto che bastava per farmi capire che nella maggior parte delle discussioni non è importante chi ha ragione, mantenere il punto, e rimanere chiusi nel proprio mondo ferito, no. Quando litigavamo io ero dispiaciuta per il fatto che ci fossimo trattai male, per quello che s'era detto, come lo si era detto. Il "noi", insomma, prevaleva sulla vincita personale. Si dichiarava la vittoria di entrambi, dopo aver raggiunto un accordo in cui mettevamo bianco su nero cosa fosse meglio evitare, o imparare a gestire nel nostro rapporto.
Quando sei capace di fare una cosa del genere, riesci poi ad applicarla in qualsiasi rapporto, o, almeno, ci provi. E sì, si litigherà sempre, e litigare è anche la cosa più normale del mondo: la comunicazione è qualcosa di assolutamente insensato, ogni partecipante vede la realtà solo dal proprio punto di vista, come ci si può incontrare, e soprattutto in quale realtà, la mia o la tua? La nostra.
Ché il nostro rapporto sia stato frainteso e giudicato è cosa ben nota. Ma credo che l'esperienza che ne abbiamo tratto entrambi ci abbia reso molto più pronti e aperti nel momento in cui avremmo incontrato "la persona giusta".
Ci hanno divisi tanti chilometri, eppure siamo ancora qua. Beh, io domani non sarò più qua, ma per quanto potremo stare lontani, per quanto poco potremo sentirci, io e lui comunque continueremo ad avere un rapporto privilegiato. Perché ci basterà uno sguardo, una mezza parola, che sapremo già tutto. E sarà così sempre. Ah, non credete nel "sempre"? Uhm, forse avete ragione, ma "sempre" a volte è una parola che ti leva il fiato, ti fa venire voglia di scappare; altre, è il posto più rassicurante del mondo.



(E questa canzone non vuole essere il preludio ad un pianto che accompagni la lettera, ma solo un ricordo. Un ricordo che è il nostro primo scambio faisbuckiano: me la postò in bacheca, in un giorno di merda, quando ancora non ci eravamo quasi mai cagati, facendomi piangere. Da lì, l'inizio.)

venerdì 22 aprile 2011

sempre a proposito di rughe

Estratto di una breve chiacchierata con la mia amica del cuore, Amò.


Lolla:
amòòò
eccoti
cos'è sta storia che ci sei ma nn ci sei?
stamattina mi sono accorta di una brutta cosa
devo condividerla con te.

Sara:
amò
dimmi!

Lolla:
amò
sono comparse
e non se ne andranno più
...
sulla fronte
due profonde righe
rimangono anche quando sto normale
io-mi-uccido.

Io:
sì, amò
ucciditi
ti sono vicina mentre lo fai

Lolla:
sono al 5 piano
può andare
?

Io:
rischi di rimanere solo paralizzata
ti puoi tagliare le vene
ma chiuditi in bagno se no succede che ti salvano


Lolla:
salgo in terrazza
però effettivamente non mi va di morire per strada spiaccicata

Io:
eh, che schifezza

Lolla:
vado in bagno
la cosa è tragica
fammi una lista completa delle tue creme

Io:
eh ma ora non sto usando
antirughe
e la crema per le emorroidi
lascia stare
ché ingrassa una cifra
io uso Clinique, mò, ma per pelli giovini! eh eh

Lolla:
perdiooo
non ce posso pensà

Io:
amò
stai calma
tanto prima o poi tocca morire
io penso che sia meglio adesso
che quando te riempi
de rughe
sono solo due per ora
e non le ha viste nessuno
se ti sbrighi ad andarti ad uccidere
sei salva

Lolla:
si vedono cazzo!

Io:
allora sfregiati
la fronte
così non si notano
e si scambiano per cicatrici.







giovedì 21 aprile 2011

Tra crampi e apnee la vita in fondo al mare è una schifezza.

Mentre Stumbleuponavo (eh!? Eh. www.stumbleupon.com) , mi sono ritrovata davanti a questa foto



Bellooooooooooooo, mi sono detta. Poi ci sono rimasta un po'. Poi un po' molto. Poi un po' troppo e ho iniziato a soffrire che claustrofobia. Gesù! No no no, cioè romantico eh, ma dopo cinque minuti qui dentro già mi sento male! Ché poi dentro non ci sto, ma è come se ci stessi e cazzo adesso soffro anche di claustrofobia! Questa ancora non ce l'avevo! Ma non poteva venirmi la sindrome dei bottoni? (Daje Sà! A forza de dittelo ti verrà davvero. Ancora non hai capito con chi hai a che fare là dentro?)
E pensare che per me andare sott'acqua era una cosa così naturale, manco fossi stata una sirena in un'altra vita! Vabbè, anche un cetaceo va bene, stronzi. Per non parlare del fatto che faccio apnea in mare da quando ho cinque anni! Che ancora mi ricordo il mio primo record a otto anni, all'isola d'Elba: recuperai una stella marina con indosso solo maschera con tubo e pinne (no, non i miei piedi al normale, al tempo portavo "solo" il trentotto. Praticamente prendevo un numero ad età. Non sai cosa significhi crescere senza mai potersi scambiare le scarpe con le proprie compagne di classe.), senza nemmeno la cinghia dei pesi, ero già lunga lunga e pesavo si e no trenta chili

Isola d'Elba, '91, io il fenicottero a sinistra (in entrambe)
e mi sono fatta una profondità di nove metri. Qualcosa deve essere andato storto però, visto che non avevo ben capito la necessità del dover compensare (cosa che comunque facevo finta di fare buttando fuori a caso delle bollicine dal naso) e da quella volta il mio timpano è diventato particolarmente sensibile agli sbalzi di pressione. Anche quando rutto.
Ovviamente a me delle immersioni fregava ben poco, ma mio padre ce teneva così tanto ad avere il maschietto che non aveva mai avuto (visto che pure con la seconda jera andata male). Cioè, era bello, era divertente (a parte quella volta in cui sono scappata da una murena sbucata all'improvviso tra due scogli, mentre io, hem, con un coltellino cercavo di squartare un riccio affinché tutti i pesciolini potessero andare a mangiare e io potessi fare le foto e godermi i bei colori dei pesci inutili di scogliera) (tutto ciò sempre in apnea, eh), mi faceva bene al fisico, mi sviluppavo i polmoni (soprattutto quella volta che papà mi ha messo per la prima volta la muta, mi ha dato un fucile, mi ha messo la cintura coi pesi e il coltellino allacciato al polpaccio, manco fossi Tomb Raider! Ovviamente ero già maggiorenne, parliamo di soli sette anni fa, e io mi ritrovavo ancora ad andare in giro con lui per fondali e murene e ricci e l'acqua che mi entra dal tubo, e rischio di morire soffocata, e il crampo che mi piglia al piede destro - che con le pinne i crampi sono la prassi -  e il polipo, anzi il minipolipo che avevo in mano, a cui avevo promesso di liberarlo perché ancora era troppo cucciolo, e il mare mosso, e il gommone lontano, la corrente contro, mio padre dall'altra parte del gommone, ancora più lontano, ecco lo vedo che si immerge, risale, urlo: "PAPA'A'A'A'A'A'A'A'!" Mi ha sentita! Ma che fa? MI SALUTA!? MA CHE CAZZO TE SALUTI? IO STO A MORI'! Si immerge ancora. Ok, stai calma Sara, calma. Ora nuoti, con un solo piede anche va bene, cazzo 'sti pesi dimmerda, ora li sgancio, no no ferma! chi lo sento poi tu' padre? piuttosto moriamo adesso. Ok, i pesi no, il fucile nemmeno, il polipo? Ma sì, povero lascialo or... ahio! Cazzo m'ha morso! M'ha morso sul palmo della mano! Figlio di troia! In vent'anni di pesca mi sono fatta sputare inchiostro da mille polpi, ma nessuno m'aveva mai morso! Tzè, te magno. T'ammazzo e te cucino a pranzo. Ah ecco mi scappa la pipì, lo sapevo, uno dice "beh, sei in mare, piscia in acqua no?" No se hai una muta addosso che poi farebbe sì che la pipì mi rimanga tutta lì e anche altrove! "Meglio così ti scalda!" dice mio padre, che zozzeria, penso che sia la seconda cosa che mi fa più sboccare dopo il dovere sputare sulla maschera prima di indossarla, passarci il dito, oliare bene il vetro con la mia saliva e poi sciacquarla "ché se no s'appanna", ma gli uomini di mare fanno proprio schifo! Cristo, ho un crampo anche all'altro piede, e co' che nuoto adesso? Mi levo le pinne! Ma sei pazza? Costano più di te! Ho i piedoni non affogo! Ma chissene frega! Sara hai almeno cinquecento euro di attrezzatura addosso, non fare cazzate. Insomma poi ce l'ho fatta, mi sono beccata della "pippa" da mio padre, e da lì pinne e cazzi vari non m'hanno più vista. Beh, i polpi però me li mangio ancora.), ma dopo tre ore in acqua la pelle diventava grinzosa, avevo senso di instabilità nel camminare, necessità di entrare in apnea anche fuori, insomma, ad ognuno il suo habitat. 
E mentre questa valanga di ricordi pessimi mi si buttano addosso, mi viene in mente che MIO PADRE è istruttore di apnea, e che per colpa sua io per due volte stavo per morire sott'acqua (la seconda a soli cinque anni, quando mi fece fare il bagno col mare forza nove, dicendomi "tranquilla c'è papà" fin quando un'onda non m'ha presa e risucchiata via! Panico del pubblico in spiaggia, panico di mio padre, panico mio ché vedevo solo una roba bianca e mi sentivo in una centrifuga, fin quando l'onda stessa non m'ha ributtata sulla riva facendomi sbattere sulle sue gambe: "No, non piangere! Chette piagni? Non è successo N I E NTE! Però DEVI sta' più attenta, pure te dormi in piedi!" "Braccioli, vojo i braccioli, papà!" "Ah, basta co' sti braccioli, mica ci hai più quattro anni, eh!"), ché il fatto che abbia un leggero panico nel vedere una casa sotto il livello del mare è più che giustificato! Mica stamo a parla' di una sindrome dei bottoni! Cosa a cui è evidente che io ormai aspiri.

mercoledì 20 aprile 2011

Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie. Albert Einstein

Ebbene l'ho fatto. Dopo una lunga serie di pensa e ti ripensa, stamattina mi sono guardata allo specchio e ho detto basta alle occhiaie e alle zampette di gallina. Cioè, le occhiaie ce le ho, le zampette di gallina no. Beh, in realtà mi vengono quando rido. "Non sono rughe! Sono rughe d'espressione!" Ah, ah. Certo. Io dico solo che dovreste smetterla di dirmelo, perché finirò col smetterla di ridere, tutto qui. Un sorriso non vale una ruga.
Quindi stamattina ho preso coraggio. Ho preso coraggio e mi sono detta che non dovevo sottostare ad un banale, come dire, ricatto, dettato da un nome. Più che un nome una fama che si porta dietro ciò che mi sono posta stamattina sul viso. Cosa? Preparazione H, famosa crema per le emorroidi. Ecco, evitiamo tutte le banali battute tipo "allora è vero che c'è gente che ha la faccia come il culo" e via dicendo, grazie.
Come m'è venuto in mente? Eh. Perché mia madre a volte veramente... Insomma, mia madre l'altro giorno entra in camera e mi dice: "Sai, hanno detto alla televisione, che c'è una crema, una crema che non te l'aspetteresti mai, che aiuta a ridurre rughe e occhiaie, e che la mettono sempre come base per il trucco cinematografico: Preparazione H!" "Allora è proprio vero che in televisione hanno la faccia come il culo!" "Ah ah ah ah ah ah!" Mamma dà sempre grandi soddisfazioni quando fai una battuta. Certo, le rare volte che la capisce. "Non lo so mamma, non penso di averne ancora bisogno. Perché tu si?" "Beh, io ormai Sa', ci ho cinquanta e passa anni, altro che cremette..." "No, dico, pensi che IO ne abbia bisogno, eh?" "No... cioè..." "E allora perché me lo sei venuto a dire, eh?" "Ma... Ecco, io... no, beh..." "Ah! Allora ho le rughe!  Ecco, lo sapevo, credi mi stia invecchiando! "Sara falla finita, hai solo ventisette anni!" "E sono più vicina ai trenta che ai venticinque! Che disgrazie che capitano nella vita... Che amarezza."
Non contenta mi informo, e sì, ci sono blog che confermano che Preparazione H è un vero portento.
Onestamente, il fatto che sia un preparato per le emmorroidi mi dà meno senso di vergogna, pensando a quando la dovrò acquistare chiedendola al farmacista (che speri sempre che in questo casi sia vecchio, ma non sordo, da doverti fare ripetere il farmaco due volte a voce anche più alta), piuttosto che dover chiedere una crema antirughe ad una commessa bastarda, che non vede l'ora di riempirti di cazzate.
- Buongiorno! Vorrei una crema antirughe! -
- Salve! Beh, ma lei mi sembra ancora troppo giovane per usare già una crema antirughe... -
- Ah sì!? Che gioia! Lei non sa che complimento m'ha fatto! -
- Sì, beh, le consiglio più una crema ANTIETA'!" -
- A-n-t-i-e-t-à?! Scusi ma qui ci sono tutti i requisiti per una denuncia! Questo è marketing spietato, stamo proprio alle cazzate! -
- Prego? -
- Antietà? Ma che concetto è? E' una contraddizione in termini! Nulla è "antietà", l'età avanza, e sa una cosa? Io le voglio tutte le mie rughe!

le rughe "geniene" indicano la fine, un po' come la linea della vita sulla mano.

Ma poi ti guardi allo specchio, una mattina qualsiasi, e mandi a fanculo i tuoi principi, che sì, 'sta fissa che le rughe facciano schifo ci arriva dai Media, ma che, aho, io e rughe non le vojo, vaffanculo. E le occhiaie nemmeno. Quindi mi appresto a mettere la crema (fattami comprare da mia madre il secondo dopo che le avevo sbroccato per avermelo detto) (oh, io me vergognavo). La spalmo. Aspetto. Brucia. Brucia ancora. Smette di bruciare e... non cambia un cazzo. Applico il trucco e scopro che il correttore nemmeno si appicca sulla pelle, tanto è viscida 'sta crema. "Ti credo serve per fare scivolare la cacca!" Mi dico. E poi puzza, in un modo insopportabile. E fa caldo, e sta cosa oleosa non fa che peggiorare la lucidità e "Sara mia, stai proprio alla frutta. Ma pensa te che cazzo arrivi a fare!" E mentre pensi che tanto l'ha comprata mamma e che comunque tutti nella vita prima o poi hanno le emorroidi e quindi non se butta via niente, mentre capisci che 'sta fissa per essere più bella ti fa fare cose moralmente antiautostima, apri la porta dell'altro bagno e trovi Stefano, col phone in mano (il tuo phone quello da professionisti, dei parruchieri veri, insomma) con attaccato il diffusore, che si guarda allo specchio con soddisfazione, si gira e con totale nonchalence mi dice:"Beh? Che c'è? Mi rende i ricci più voluminosi! Questo coso è un portento, me lo devo comrpare! Toh, non sembro un mezzo busto di Augusto?" "Tu non sai quanto mi hai appena fatto sentire una donna migliore."