... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.

domenica 24 aprile 2011

A Ste'.

Ho scritto, cancellato e ricominciato questo post almeno una decina di volte. E' difficile iniziare qualcosa che non sai nemmeno quale intento abbia. Ho già dedicato a Stefano un post, raccontando della nostra vita, della nostra amicizia, della nostra convivenza. In fondo lo so che anche di queste ennesime righe non ci sarebbe bisogno. Ma so che lui invece ne ha bisogno, perché più di ogni altra cosa lo renderanno felice e fiero. Sì, forse ne ho bisogno anche io, ma, vedendo la difficoltà che impiego, avrei di sicuro rinunciato. L'affetto però che mi lega a lui fa sì che abbia voglia di sforzarmi, e che questa comunque non sia certo una costrizione.
Domani le nostre vite si allontaneranno, io forse ancora non me ne rendo conto, forse nemmeno lui (di sicuro più di me). Si allontaneranno perché io cambierò città, andrò a vivere in un posto forse non troppo conosciuto, forse non noto per la sua fama di città all'avanguardia, dai grandi divertimenti ed occasioni, ma è diventata importante per me per la Persona che ci vive, e tanto basta.
Ho sempre saputo che prima o poi ci saremmo allontanati per un motivo del genere. Certo, magari saremmo potuti rimanere nella stessa città, sarebbe stato meno difficile, ma non sarà comunque impossibile. (adesso arriva la parte più difficile, quella piena di smancerie e stronzate varie) Vorrei ringrazialo, ma il punto è che una parola come "grazie" è davvero troppo limitativa e abusata. Fondamentalmente non ci dobbiamo ringraziare a vicenda per quello che ci siamo dati in questi due anni e mezzo, però io so bene che se non ci fosse stato lui la mia vita sarebbe stata tanto diversa, e non in senso positivo. Perché lo so? Perché in venticinque anni non era mai stata così, io non ero mai stata tanto bene (nonostante i periodi di pessimismo e fastidio che comunque mi caratterizzano). Non vorrei ripetere le stesse cose del post precedente, ho già detto quanto mi abbia arricchita, nutrita, cresciuta, amata, coccolata, viziata. Oh, beh, mi ha fatto anche tanto incazzare, eh! Ma anche in questo è riuscito a migliorarmi: il bene che provo per lui, e il suo carattere privo di orgoglio insano, hanno fatto sì che i miei spigoli più duri cedessero un pochino, quel tanto che bastava per farmi capire che nella maggior parte delle discussioni non è importante chi ha ragione, mantenere il punto, e rimanere chiusi nel proprio mondo ferito, no. Quando litigavamo io ero dispiaciuta per il fatto che ci fossimo trattai male, per quello che s'era detto, come lo si era detto. Il "noi", insomma, prevaleva sulla vincita personale. Si dichiarava la vittoria di entrambi, dopo aver raggiunto un accordo in cui mettevamo bianco su nero cosa fosse meglio evitare, o imparare a gestire nel nostro rapporto.
Quando sei capace di fare una cosa del genere, riesci poi ad applicarla in qualsiasi rapporto, o, almeno, ci provi. E sì, si litigherà sempre, e litigare è anche la cosa più normale del mondo: la comunicazione è qualcosa di assolutamente insensato, ogni partecipante vede la realtà solo dal proprio punto di vista, come ci si può incontrare, e soprattutto in quale realtà, la mia o la tua? La nostra.
Ché il nostro rapporto sia stato frainteso e giudicato è cosa ben nota. Ma credo che l'esperienza che ne abbiamo tratto entrambi ci abbia reso molto più pronti e aperti nel momento in cui avremmo incontrato "la persona giusta".
Ci hanno divisi tanti chilometri, eppure siamo ancora qua. Beh, io domani non sarò più qua, ma per quanto potremo stare lontani, per quanto poco potremo sentirci, io e lui comunque continueremo ad avere un rapporto privilegiato. Perché ci basterà uno sguardo, una mezza parola, che sapremo già tutto. E sarà così sempre. Ah, non credete nel "sempre"? Uhm, forse avete ragione, ma "sempre" a volte è una parola che ti leva il fiato, ti fa venire voglia di scappare; altre, è il posto più rassicurante del mondo.



(E questa canzone non vuole essere il preludio ad un pianto che accompagni la lettera, ma solo un ricordo. Un ricordo che è il nostro primo scambio faisbuckiano: me la postò in bacheca, in un giorno di merda, quando ancora non ci eravamo quasi mai cagati, facendomi piangere. Da lì, l'inizio.)

venerdì 22 aprile 2011

sempre a proposito di rughe

Estratto di una breve chiacchierata con la mia amica del cuore, Amò.


Lolla:
amòòò
eccoti
cos'è sta storia che ci sei ma nn ci sei?
stamattina mi sono accorta di una brutta cosa
devo condividerla con te.

Sara:
amò
dimmi!

Lolla:
amò
sono comparse
e non se ne andranno più
...
sulla fronte
due profonde righe
rimangono anche quando sto normale
io-mi-uccido.

Io:
sì, amò
ucciditi
ti sono vicina mentre lo fai

Lolla:
sono al 5 piano
può andare
?

Io:
rischi di rimanere solo paralizzata
ti puoi tagliare le vene
ma chiuditi in bagno se no succede che ti salvano


Lolla:
salgo in terrazza
però effettivamente non mi va di morire per strada spiaccicata

Io:
eh, che schifezza

Lolla:
vado in bagno
la cosa è tragica
fammi una lista completa delle tue creme

Io:
eh ma ora non sto usando
antirughe
e la crema per le emorroidi
lascia stare
ché ingrassa una cifra
io uso Clinique, mò, ma per pelli giovini! eh eh

Lolla:
perdiooo
non ce posso pensà

Io:
amò
stai calma
tanto prima o poi tocca morire
io penso che sia meglio adesso
che quando te riempi
de rughe
sono solo due per ora
e non le ha viste nessuno
se ti sbrighi ad andarti ad uccidere
sei salva

Lolla:
si vedono cazzo!

Io:
allora sfregiati
la fronte
così non si notano
e si scambiano per cicatrici.







giovedì 21 aprile 2011

Tra crampi e apnee la vita in fondo al mare è una schifezza.

Mentre Stumbleuponavo (eh!? Eh. www.stumbleupon.com) , mi sono ritrovata davanti a questa foto



Bellooooooooooooo, mi sono detta. Poi ci sono rimasta un po'. Poi un po' molto. Poi un po' troppo e ho iniziato a soffrire che claustrofobia. Gesù! No no no, cioè romantico eh, ma dopo cinque minuti qui dentro già mi sento male! Ché poi dentro non ci sto, ma è come se ci stessi e cazzo adesso soffro anche di claustrofobia! Questa ancora non ce l'avevo! Ma non poteva venirmi la sindrome dei bottoni? (Daje Sà! A forza de dittelo ti verrà davvero. Ancora non hai capito con chi hai a che fare là dentro?)
E pensare che per me andare sott'acqua era una cosa così naturale, manco fossi stata una sirena in un'altra vita! Vabbè, anche un cetaceo va bene, stronzi. Per non parlare del fatto che faccio apnea in mare da quando ho cinque anni! Che ancora mi ricordo il mio primo record a otto anni, all'isola d'Elba: recuperai una stella marina con indosso solo maschera con tubo e pinne (no, non i miei piedi al normale, al tempo portavo "solo" il trentotto. Praticamente prendevo un numero ad età. Non sai cosa significhi crescere senza mai potersi scambiare le scarpe con le proprie compagne di classe.), senza nemmeno la cinghia dei pesi, ero già lunga lunga e pesavo si e no trenta chili

Isola d'Elba, '91, io il fenicottero a sinistra (in entrambe)
e mi sono fatta una profondità di nove metri. Qualcosa deve essere andato storto però, visto che non avevo ben capito la necessità del dover compensare (cosa che comunque facevo finta di fare buttando fuori a caso delle bollicine dal naso) e da quella volta il mio timpano è diventato particolarmente sensibile agli sbalzi di pressione. Anche quando rutto.
Ovviamente a me delle immersioni fregava ben poco, ma mio padre ce teneva così tanto ad avere il maschietto che non aveva mai avuto (visto che pure con la seconda jera andata male). Cioè, era bello, era divertente (a parte quella volta in cui sono scappata da una murena sbucata all'improvviso tra due scogli, mentre io, hem, con un coltellino cercavo di squartare un riccio affinché tutti i pesciolini potessero andare a mangiare e io potessi fare le foto e godermi i bei colori dei pesci inutili di scogliera) (tutto ciò sempre in apnea, eh), mi faceva bene al fisico, mi sviluppavo i polmoni (soprattutto quella volta che papà mi ha messo per la prima volta la muta, mi ha dato un fucile, mi ha messo la cintura coi pesi e il coltellino allacciato al polpaccio, manco fossi Tomb Raider! Ovviamente ero già maggiorenne, parliamo di soli sette anni fa, e io mi ritrovavo ancora ad andare in giro con lui per fondali e murene e ricci e l'acqua che mi entra dal tubo, e rischio di morire soffocata, e il crampo che mi piglia al piede destro - che con le pinne i crampi sono la prassi -  e il polipo, anzi il minipolipo che avevo in mano, a cui avevo promesso di liberarlo perché ancora era troppo cucciolo, e il mare mosso, e il gommone lontano, la corrente contro, mio padre dall'altra parte del gommone, ancora più lontano, ecco lo vedo che si immerge, risale, urlo: "PAPA'A'A'A'A'A'A'A'!" Mi ha sentita! Ma che fa? MI SALUTA!? MA CHE CAZZO TE SALUTI? IO STO A MORI'! Si immerge ancora. Ok, stai calma Sara, calma. Ora nuoti, con un solo piede anche va bene, cazzo 'sti pesi dimmerda, ora li sgancio, no no ferma! chi lo sento poi tu' padre? piuttosto moriamo adesso. Ok, i pesi no, il fucile nemmeno, il polipo? Ma sì, povero lascialo or... ahio! Cazzo m'ha morso! M'ha morso sul palmo della mano! Figlio di troia! In vent'anni di pesca mi sono fatta sputare inchiostro da mille polpi, ma nessuno m'aveva mai morso! Tzè, te magno. T'ammazzo e te cucino a pranzo. Ah ecco mi scappa la pipì, lo sapevo, uno dice "beh, sei in mare, piscia in acqua no?" No se hai una muta addosso che poi farebbe sì che la pipì mi rimanga tutta lì e anche altrove! "Meglio così ti scalda!" dice mio padre, che zozzeria, penso che sia la seconda cosa che mi fa più sboccare dopo il dovere sputare sulla maschera prima di indossarla, passarci il dito, oliare bene il vetro con la mia saliva e poi sciacquarla "ché se no s'appanna", ma gli uomini di mare fanno proprio schifo! Cristo, ho un crampo anche all'altro piede, e co' che nuoto adesso? Mi levo le pinne! Ma sei pazza? Costano più di te! Ho i piedoni non affogo! Ma chissene frega! Sara hai almeno cinquecento euro di attrezzatura addosso, non fare cazzate. Insomma poi ce l'ho fatta, mi sono beccata della "pippa" da mio padre, e da lì pinne e cazzi vari non m'hanno più vista. Beh, i polpi però me li mangio ancora.), ma dopo tre ore in acqua la pelle diventava grinzosa, avevo senso di instabilità nel camminare, necessità di entrare in apnea anche fuori, insomma, ad ognuno il suo habitat. 
E mentre questa valanga di ricordi pessimi mi si buttano addosso, mi viene in mente che MIO PADRE è istruttore di apnea, e che per colpa sua io per due volte stavo per morire sott'acqua (la seconda a soli cinque anni, quando mi fece fare il bagno col mare forza nove, dicendomi "tranquilla c'è papà" fin quando un'onda non m'ha presa e risucchiata via! Panico del pubblico in spiaggia, panico di mio padre, panico mio ché vedevo solo una roba bianca e mi sentivo in una centrifuga, fin quando l'onda stessa non m'ha ributtata sulla riva facendomi sbattere sulle sue gambe: "No, non piangere! Chette piagni? Non è successo N I E NTE! Però DEVI sta' più attenta, pure te dormi in piedi!" "Braccioli, vojo i braccioli, papà!" "Ah, basta co' sti braccioli, mica ci hai più quattro anni, eh!"), ché il fatto che abbia un leggero panico nel vedere una casa sotto il livello del mare è più che giustificato! Mica stamo a parla' di una sindrome dei bottoni! Cosa a cui è evidente che io ormai aspiri.

mercoledì 20 aprile 2011

Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie. Albert Einstein

Ebbene l'ho fatto. Dopo una lunga serie di pensa e ti ripensa, stamattina mi sono guardata allo specchio e ho detto basta alle occhiaie e alle zampette di gallina. Cioè, le occhiaie ce le ho, le zampette di gallina no. Beh, in realtà mi vengono quando rido. "Non sono rughe! Sono rughe d'espressione!" Ah, ah. Certo. Io dico solo che dovreste smetterla di dirmelo, perché finirò col smetterla di ridere, tutto qui. Un sorriso non vale una ruga.
Quindi stamattina ho preso coraggio. Ho preso coraggio e mi sono detta che non dovevo sottostare ad un banale, come dire, ricatto, dettato da un nome. Più che un nome una fama che si porta dietro ciò che mi sono posta stamattina sul viso. Cosa? Preparazione H, famosa crema per le emorroidi. Ecco, evitiamo tutte le banali battute tipo "allora è vero che c'è gente che ha la faccia come il culo" e via dicendo, grazie.
Come m'è venuto in mente? Eh. Perché mia madre a volte veramente... Insomma, mia madre l'altro giorno entra in camera e mi dice: "Sai, hanno detto alla televisione, che c'è una crema, una crema che non te l'aspetteresti mai, che aiuta a ridurre rughe e occhiaie, e che la mettono sempre come base per il trucco cinematografico: Preparazione H!" "Allora è proprio vero che in televisione hanno la faccia come il culo!" "Ah ah ah ah ah ah!" Mamma dà sempre grandi soddisfazioni quando fai una battuta. Certo, le rare volte che la capisce. "Non lo so mamma, non penso di averne ancora bisogno. Perché tu si?" "Beh, io ormai Sa', ci ho cinquanta e passa anni, altro che cremette..." "No, dico, pensi che IO ne abbia bisogno, eh?" "No... cioè..." "E allora perché me lo sei venuto a dire, eh?" "Ma... Ecco, io... no, beh..." "Ah! Allora ho le rughe!  Ecco, lo sapevo, credi mi stia invecchiando! "Sara falla finita, hai solo ventisette anni!" "E sono più vicina ai trenta che ai venticinque! Che disgrazie che capitano nella vita... Che amarezza."
Non contenta mi informo, e sì, ci sono blog che confermano che Preparazione H è un vero portento.
Onestamente, il fatto che sia un preparato per le emmorroidi mi dà meno senso di vergogna, pensando a quando la dovrò acquistare chiedendola al farmacista (che speri sempre che in questo casi sia vecchio, ma non sordo, da doverti fare ripetere il farmaco due volte a voce anche più alta), piuttosto che dover chiedere una crema antirughe ad una commessa bastarda, che non vede l'ora di riempirti di cazzate.
- Buongiorno! Vorrei una crema antirughe! -
- Salve! Beh, ma lei mi sembra ancora troppo giovane per usare già una crema antirughe... -
- Ah sì!? Che gioia! Lei non sa che complimento m'ha fatto! -
- Sì, beh, le consiglio più una crema ANTIETA'!" -
- A-n-t-i-e-t-à?! Scusi ma qui ci sono tutti i requisiti per una denuncia! Questo è marketing spietato, stamo proprio alle cazzate! -
- Prego? -
- Antietà? Ma che concetto è? E' una contraddizione in termini! Nulla è "antietà", l'età avanza, e sa una cosa? Io le voglio tutte le mie rughe!

le rughe "geniene" indicano la fine, un po' come la linea della vita sulla mano.

Ma poi ti guardi allo specchio, una mattina qualsiasi, e mandi a fanculo i tuoi principi, che sì, 'sta fissa che le rughe facciano schifo ci arriva dai Media, ma che, aho, io e rughe non le vojo, vaffanculo. E le occhiaie nemmeno. Quindi mi appresto a mettere la crema (fattami comprare da mia madre il secondo dopo che le avevo sbroccato per avermelo detto) (oh, io me vergognavo). La spalmo. Aspetto. Brucia. Brucia ancora. Smette di bruciare e... non cambia un cazzo. Applico il trucco e scopro che il correttore nemmeno si appicca sulla pelle, tanto è viscida 'sta crema. "Ti credo serve per fare scivolare la cacca!" Mi dico. E poi puzza, in un modo insopportabile. E fa caldo, e sta cosa oleosa non fa che peggiorare la lucidità e "Sara mia, stai proprio alla frutta. Ma pensa te che cazzo arrivi a fare!" E mentre pensi che tanto l'ha comprata mamma e che comunque tutti nella vita prima o poi hanno le emorroidi e quindi non se butta via niente, mentre capisci che 'sta fissa per essere più bella ti fa fare cose moralmente antiautostima, apri la porta dell'altro bagno e trovi Stefano, col phone in mano (il tuo phone quello da professionisti, dei parruchieri veri, insomma) con attaccato il diffusore, che si guarda allo specchio con soddisfazione, si gira e con totale nonchalence mi dice:"Beh? Che c'è? Mi rende i ricci più voluminosi! Questo coso è un portento, me lo devo comrpare! Toh, non sembro un mezzo busto di Augusto?" "Tu non sai quanto mi hai appena fatto sentire una donna migliore."

sabato 16 aprile 2011

Cose di casa

Casa Santarossa, come tutte le famiglie, ha un equilibrio tutto suo, che per molti, conoscendolo, vuol dire non averlo.
Nella mia famiglia è pressoché impossibile avere un minimo di privacy, un minimo di silenzio, un minimo di relax, un minimo.
E mio padre che urla per qualsiasi cosa, che sia incazzato o che sia divertito (altrimenti non parla affatto), e mia madre che non ci sente una beneamata mazza e le cose le vanno ripetute due volte (sebbene quando poi ti rifiuti di ripeterle, chissà com'è, ci arriva e ti risponde. Mezz'ora dopo.), la gatta che miagola e miagola e miagola, manco fosse un cane, e ti porta lo spago e poi ti guarda e poi guarda lo spago e poi ti riguarda e "Ho capito, Miù, ma non me va! Io ho voluto un gatto perché è indipendente, ergo non c'è bisogno che ci interagisca come invece dovrei fare col cane!" E mia sorella che... mia sorella è inesistente, tranne quando le metti fuori posto la SUA penna, il SUO giacchetto, il SUO bracciale, o ti siedi sul SUO letto. Avete presente Gollum? Non curante del fatto che per almeno quindici anni, IO, sia stata costretta a non potere avere nulla da potersi considerare come unicamente MIO, visto che"Le cose sono di tutte e due, Sara, e comunque gliele devi prestare a tua sorella." Fottuta mocciosa rompi palle, ma io stavo tanto bene i primi sette anni di vita da figlia unica, che palle oh. "Ma noi l'abbiamo fatta per te, perché altrimenti stavi sola!" E chiederlo, prima, no? Per il resto comunque mia sorella è totalmente assente, o, tutt'al più, commenta con un "Esticazzi!?" E via.
Ad ogni modo, il fatto di non vivere più qui e di capitarci solo un paio di volte l'anno, fa sì che tutto che quello che un tempo fosse insopportabile, oggi... sia esattamente identico. Però, ogni tanto dànno davvero il meglio di loro, soprattutto quando tu (cioè io) che non vivi più a Roma, ma stai in mezzo ai polentoni, riesci a notare doppiamente la veracità romana nei dialoghi.
Così l'altra sera mia sorella era in bagno. Era in bagno da un po', e non aveva chiuso la porta, cioè era solo accostata.
Io sbragata sul letto in camera.
Mamma e papà in cucina.
Papà:"Stefà, io poi dice che uno se 'ncazza, in quella doccia ce stanno du'(s)cento stronzate, ma non ce sta uno shampoo!"
Mamma:"Ah, ma figurate, sei tu chessei completamente cecato, ormai."
Papà:"Ah, sì? Allora va a vedé!"
Ora, il caso ha voluto che mia sorella fosse proprio nel bagno con la doccia, ed io ero già lì che attendevo impaziente la sceneggiata napoletana.
Mamma, purtroppo, nonostante i trentasette anni di relazione con mio padre, non ha ancora capito che quando mio padre parla bisogna solo dire "sì, Paolo!" e fare altro. Anche dormire va bene.
Mamma entra in bagno, come se Veronica non fosse lì (praticamente come quando Gollum indossa l'anello) Apre la doccia:
"Ecco, e questo? Questo che è? E' S-H-A-M-P-O-O!"
Papà:"Famme vede'!"
Veronica:"Aho, ma io sto a cacà, eh!"
Papà:"Embe', 'ndo sta scritto shampoo? Io leggo solo "bain satin", che cazzo vordì?"
Mamma:" Ben seten, comunque è shampoo."
Veronica:"Aho, ma ve n'annateeee? Posso cagà in santa pace?"
Papà:"Guarda, guarda, du'(s)cento cazzate, e quello per le punte e quello per il viso e quello per il culo e quello per il cazzo che ve se frega..."
Mamma:"Aho, tanto te te fai sempre la doccia a lavoro, mò che voi?"
Papà:"Ecco, non so' mai considerato dentro 'sta casa!"
Miù:"Maooooooooo"
Veronica:"No, veramente quella che non è considerata so' iooooo! Miù, no per Dio, non puoi salirmi in braccio, STO CA-GAN-DOOOOO! Ma c'è qualcuno chemme sente?"
Papà:"Senti quell'altra di là come se la ride, 'sta stronza!"
Mamma:"Ride per Veronica."
Io:"No, no, che Veronica... Tanto comunque è stitica, perde solo tempo lì sopra... Ma B-A-I-N S-A-T-I-N, papà, b a i n  s a t i n!"
Papà:"Tu fia è sempre la solita stronza, e più cresce e più è stronza."
Mamma:"Indovina un po' di ha ripreso?"
Papà:"Ecco, io so' sempre lo stronzo de casa, lo sapevo che finiva così! Non ho manco uno shampoo!"
Veronica:"Sticazzi, io cago."


venerdì 15 aprile 2011

"Dei conti se ne occupa mio ziu Antunelloooooooo!"


a breve finiranno ai piani superiori
E poi, siccome quando torni a Roma non hai un bel niente da fa', vai a fare la spesa nel supermercato, così aiuti mamma. Quello dove facevi la spesa sempre, quello che era il primo del quartiere, quello che da piccola"Andiamo all'Emme più, che è più grande, mamma?" Quello che quella volta che era estate e io stavo in motorino, e 'sto motorino lo legavo pure mentre ci camminavo su (in senso che era acceso, eh...), tante volte me lo rubassero in corsa, e quella volta feci una fatica immensa poi a slegarlo, perché insomma lì, in quel supermercato, ho vissuto i 5 minuti più lunghi della mia vita, quando, passando davanti al bancone frigo, ho avuto un fortissimo dolore intestinale e sono corsa fuori, ma era impossibile piegarmi per slegare quel fottutomotorinodimerdamagarimelorubano, e mi sono ritrovata ad implorare una cassiera di farmi usare un bagno perché non sarei arrivata a casa viva, o quanto meno in forma solida. Quello che un'altra volta invece, sempre co' 'sto motorino, mi sono fermata lì davanti per comprare un paio di cosucce prima di andare a ballare la sera, e mi sono fermata accanto alla macchina dei carabinieri, incurante del fatto che dietro di me sedesse la mia migliore amichetta, e che in due mica si poteva andare, ma poi è arrivato un commesso del supermercato, che gli ha detto:"Marescià, lasci fa' che so ragazzine tanto brave!" E lui ci ha lasciate fare. Quello in cui facevo la spesa sempre con nonna. Insomma, quello in cui adesso (adesso quanto non saprei) sopra, al piano di sopra, ci hanno fatto uno studio di filmini porno-amatoriali, e gli "agenti commerciali" dello stesso cercano di adescare gente in mezzo alla strada per andare a girare. E io non ci posso più entrare senza immaginarmi che la roba, tutta, possa essere stata maneggiata da chi sopra si è appena fatto un giretto sulla giostra, e va toccando dappertutto, co' quei diti che manco lo vojo sape' 'ndo so finiti. Mi guardo intorno, e penso che chiunque lì potrebbe essere un possibile candidato ideale a seconda della perversione sessuale: il nerd, il ciccione, la commessa, il macellaio, il manager, il magribino. Anzi, magari sono proprio quelli che stanno recitando e stanno lì per rifocillarsi, e toccheno la frutta e "Signora, ma il guanto, non se lo mette? E no, non intendo quell'altro tipo di guanto, che schifo!" Oppure, guardi il panettiere, e magari pensi che per arrotondare se sia fatto un bel giretto pure lui ai piani superiori... I piani superiori, "arrivare ai piani superiori"... Forse in ogni ufficio all'ultimo piano c'è uno studio porno-amatoriale? E mentre pensi, e pensi che è meglio non pensare, il panettiere incalza, facendoti il gesto con il coltello stretto da quelle manone:"Ce lo spacco il culetto? Jelo metto da parte, così se lo magna subito, che è 'a parte più bona!" E tu pensi che non mangerai mai più un culetto di pane manco stessi a mori' in quel momento. E poi ti giri e vedi tua nonna! No no no no ti prego, Mente, fermati! Non partorire quello che stai per vedere... Nooooooooooooooooo!

Cristo!

martedì 12 aprile 2011

I famosi discorsi che un uomo non vorrebbe mai sentire.

Ché poi "omo", inteso come essere rude e volgare, siamo proprio sicuri che sia quello col pene?


Ieri sera ho imparato che la pillola del giorno dopo può non funzionare, e, addirittura, può non funzionare il giorno prima del ciclo. Che la favola del periodo di fecondazione, oltre il quale è davvero raro rimanere incinta, è un po' 'na cazzata. Che la pillola, presa a lungo, può fare atrofizzare le ovaie, o, all'opposto, farle lavorare troppo e farti rimanere incinta alla prima botta. O ancora, che a volte va presa perché senza le ovaie non ovulano. Ho capito che abortire è oltremodo doloroso, che il raschiamento all'utero non viene fatto solo con un tubicino che aspira, ma con una sorta di rastrello che stacca l'embrione e poi si aspira, co' 'sto famoso tubicino, il resto. Ma la vera lezione è stata quella sui dolorosi giorni a venire, e delle famose gocce da prendere per ricostruire quella parte dell'utero, che a volte comporta, oltre al dolore, l'espulsione di una sorta di palla di sangue coagulato. Ho scoperto che ci sono donne "che rimangono incinte pure co' 'na scopata ar culo, figurate durante il ciclo!" "Eddaì P. ..." "Aho, è 'a verità!" Che il parto cesario è quasi obbligatorio quando si hanno i fianchi troppo piccoli, perché si rischia di rompere le ossa del femore. Ma che poi, però, bisogna stare per giorni ferme, perché col cesario ti becchi i punti, e hai così male che non riesci nemmeno a tenere in braccio tuo figlio. "Mado', che palle essere donne." Dico chiudendo le gambe in segno di protezione. "Alla fine la zucchina va sempre in culo all'ortolano, è proprio vero." "Già." Dice P. annuendo con amarezza.
Ho imparato anche che "i figli so' della madre, il padre è quello che dà no sganassone ogni tanto. "Quando vié tu' padre becchi e' resto!" Ecco, tuo padre è solo "il resto". "
Ho scoperto che ci sono tanti tipi di pene, e tante altre denominazioni, tra cui "terza palla", per le modestissime dimensioni, e il già noto "cazzo a banana" il cui consiglio è "faje dà 'na stirata e forse ne riparlamo, abbello!" E che se proprio non ti va o se lui non viene, non gli si drizza, ecc, "se ne po' pure annà a fanculo, che cojoni!" "Ma magari era agitato..." "Esticazzi?" O che se 'ste dimensioni sono davvero insignificanti, glielo si fa notare con garbo "Vabbè senti, esce sempre, anzi non sta proprio dentro, quindi buonanotteeee!" "Ma davvero gli hai detto così?" "Aho, me sentivo il traforo del Monte Bianco! Che famo? La cinquecento nella galleria? Il salame lanciato in un corridoio?" "Ehm, sì, penso di avere afferrato la fine allegoria..." Ho imparato che il tatto non è solo "uomo", ma anche "donna", insomma. Che ci sono amiche, amiche decennali, che hanno avuto una solo tre uomini "a letto" in tutta la  vita, e l'altra tra i tre... e i quaranta "Più o meno, eh!", insomma, non sa definire con esattezza.
Ho saputo di altre amiche che non vede e non sente più, amiche che dopo cinque anni si sono lasciate perché non erano più innamorate "Evvabbé! che cazzo s'aspettavano? L'amore passionale sempre? Io me rompo er cazzo ogni due anni. E così che va." "Vabbè, P., ma magari uno desidera di più, non so..." "So' cazzate, CA-ZZA-TE."
Ho appreso anche qualche nuovo giochetto sessuale, un qualcosa che ha a che vedere con la chiusura di un tubicino "Praticamente, tra l'attaccatura delle palle e ancora più sotto. Dove sta lo scroto, no? Eh, lì sotto!" "A parte la lezione di anatomia che già sento di dover prendere, ma di che stiamo parlando?" "Del pompino. Io però non l'ho ancora mai provato, eh! Ma dice che devi premere col dito su 'sto tubicino, che è quello dove poi passa lo sperma, ma lo devi fare solo poco prima che sta per venire, proprio un attimo prima!" "Gesù, io non so ti rendi conto del livello di difficoltà di tutto ciò! Il pompino è la cosa più semplice del mondo e senti che me stai a di'! Vabbè, ma a che servirebbe?" "Perché se lo premi e poi lasci proprio mentre sta venendo gode di più e fa uno schizzo della madonna!" "Ah, beh per la serie"come fare senza!"
Ho visto negli occhi di A. tanta gioia e un'esclamazione entusiasta "Siamo come le quattro di Sex and the City!" "Sì, più o meno, ma P. "je fa una pippa" a Samantha..."




Ieri sera doveva essere una serata tanto bella tra vecchie amiche, ex compagne di scuola, e infatti. A volte, però, sarebbe bello avere un'amica dico almeno una, con cui parlare di scarpe e borse.