... e per fortuna ce li ho anch'io. Questione di DNA.

venerdì 3 dicembre 2010

Le due parole più belle del mondo non sono "ti amo", ma "è benigno". W.Allen

Ultimamente la mia ipocondria è decisamente peggiorata. Beh, la chiamo ipocondria, ma io sono sicura di avere qualcosa di grave  e che lo scoprirò troppo tardi. Dice: "E allora perchè non ti fai controllare?" Perchè non voglio scoprirlo!
Se fosse così facile la risolverei con un paio di esami al mese, no? E poi ci sono due diversi stadi dell'ipocondria: nella prima fase ti fai controllare sempre, hai tutti i sintomi e i dolori di tutte le malattie del mondo. Speri anche che ti trovino qualcosa, ecco... di non troppo grave, eh! Ma poi alla fine, tutto è causa dello stress "Lei è sanissima, signorina! Cerchi solo di rilassarsi di più, ok?" Sè.
La seconda fase è quella in cui sicuramente hai qualcosa, ma il pensiero di farti controllare è ancora peggiore che pensare di averlo. Così, ad ogni esame si accompagna una notte insonne, pianti, panico, discorsi con se stessi infiniti, se poi c'è un interlocutore "poro" lui. Cominci a tirare giù la tua personale anamnesi, e, quindi, sei all'inizio della fine: ogni malattia è collegata all'altra, ti maledici per non esserti fatto controllare prima, e per non aver dato peso a quel fastidioso mal di gola, che magari è solo un banale mal di gola, ma... se fossero polipi? E allora, se non ti bastasse, inizi anche a pensare alle malattie familiari, a come siano morti tuoi parenti, a che età, e in quanto tempo. Di solito io prego di aver ripreso dalla mia famiglia paterna, nella quale comunque tirano le cuoia, ma dopo gli ottanta. Quella materna invece è un disastro: malattie mentali (tra cui ben due casi di schizzofrenia), svariate tipologie di cancri, rare malattie genetiche... e la chiudi qui, altrimenti, presto, inizierò ad andare in iperventilazione.
Da quando sono stata a Londra, dopo anni di serenità (che non è vero: due anni fa ho avuto un caso di iponcondria ben peggiore. Per puro diletto ho iniziato a leggere un manuale di psicopatologie. Beh, ho passato i sei mesi più brutti della mia vita, fin quando ho scoperto che siamo TUTTI soggetti a nevrosi più meno passeggere. La mia è in corso dal 26 novembre 1983), ho ripreso a preoccuparmi per la mia salute. La volta peggiore è stata quando sulle macchinine a scontro ho preso un colpo di frusta, ed ho passato la notte sveglia perché avevo paura di perdere i sensi a causa di un possibile trauma cranico. Notte in cui, almeno ogni ora, mi sono sottoposta ad un esame neurologico molto semplice: occhi chiusi, seduta, indice della mano destra e quello della mano sinistra devono riuscire a centrare il naso. Se non vi si riesce, auguri.
Stasera, per curiosità ho aperto Wikipedia e ho cercato "perdita media di sangue durante il ciclo mestruale". Spesso mi capita di avere un ciclo moooolto abbondante, così mi è venuta la curiosità di sapere quanto sia giusto perderne. Avevo previsto di poter leggere cose spiacevoli, ma mai così tanto:

"Flussi molto abbondanti o maggiori di 80 ml (ipermenorrea o menorragia) possono derivare da disturbi ormonali, anormalità uterine, incluso leiomioma uterino o cancro, e altre cause."


Mi giro verso Stefano (sempre il mio migliore amico, con cui sono tornata a vivere):
- Stè, penso di avere un cancro alle ovaie.
- Ehhh??
- Sì. Cristo. Lo sapevo! Te l'avevo detto che questo ciclo era strano, con ben TRE GIORNI di ritardo! Altro che "sarà per il fatto che sei agitata, nervosa, stressata, e che hai cambiato abitudini alimentari." Dio mio, e adesso? [piango]
- Sara! Ma la smetti? Non hai nulla!! E mica è la prima volta che hai un ciclo così abbondante! Anche l'anno scors
- Eh! Si vede che ho un cancro da un anno... Oddio... E ora? Chiamo mamma.
- Ma no lasc
- Mamma, senti ho il ciclo abbondante. Non è che si tratta di cancro?
- Oddio, Sara, la devi smettere di leggere articoli di medicina, te l'ho detto mille volte! [ride]
- C'è scritto su Wikipedia! Se perdi oltre 80ml c'è qualcosa di grave che non va!
- E tu che ne sai quanto ne perdi?
- Ecco, beh... Ho preso un assorbente nuovo, ci ho versato dell'acqua e ho visto che solo in uno io arrivo a perdere oltre 20ml. Figuriamoci in un giorno! Altro che 80ml a settimana.
Stè ride a crepapelle, mamma pure.
Mamma:" Ma Sara io allora dovrei essere morta da un pezzo!!"
Io:" Sentite io sono seria... Qui c'è qualcosa che non va!"
Mamma:" Ma allora fatti controllare! Cerca un ospedale, e prenotati una visita!"
Io: "Sei matta? E se poi ho qualcosa? Io non lo voglio sapere.
Stefano, ancora ridendo:" Ma dài Sà! Sei il ritratto della salute!"
Io: "E chi cazzo sei tu? Uno stregone?"
Mamma: "Ok, non vuoi farti visitare, quindi?"
Io: "Ok, ridete... Allora mi faccio visitare, poi però se ho un cancro rido io! AH AH! Così vediamo se mi date ancora della pazza."
Stefano:" Io mi immagino la scena "Tohh! [fa il gesto dell'ombrello] ve l'avevo detto che ho un cancro! In culo a tutti! Di sicuro la prenderesti nel modo giusto se riuscissi a riderne! Oddio Sà sto crepando."
Io:" Magari. Ma quale ridere? Ah, e  ve lo dico ora una volta per tutte: io non mi faccio chemio, cure a vite, ecc, chiaro?
Stefano:" E la cosa bella è che sei seria!! AH AH AH AH AH AH! STO MALEEEEEE!!"
Io:" Mi ammazzo direttamente. Non sto lì col panico a vita, legata alle macchine, Cristo santo. Dio che ansia, mi viene da vomitare. [piango] sniff sniff... [mi incazzo] Ma la fai finita di ridere, pezzo di idiota? Continua così e fai la fine delle iene, stasera. [rido]"
Stefano:" Ma che ridi??"
Io: "Eh eh, ho pensato alle iene di Roger Rabbit... mi sono fatta ridere da sola per la battuta."
Stefano:" No, vabbè ma non è possibile, io voglio che qualcuno filmi sto momento."
Mamma:" Se vuoi ti aiuto io ad ammazzarti."
Io:" Va bene, faccio gli esami. Almeno mi godo gli ultimi giorni di vita. "
Risate con lacrime di Mà e Stè.
Mamma:" Ok, abbiamo già un posto riservato accanto a tuo nonno. Sarebbe di tua nonna, ma sono sicura che te lo concede..."
Io:" Stè, tu sai già che foto voglio sulla tomba, no?"
Stefano:" La mia?"
Io:" ...Mi scelgo l'epitaffio, voglio una citazione figa."
Stefano:" Ma non volevi essere cremata?"
Io:" Uhm, non lo so. Poi come fai a piangermi ogni giorno? Devi venire lì davanti alla mia tomba."
Stefano:" Ma io non piangerò per te!"
Io:" Già hai ragione, se io crepassi ti leveresti direttamente la vita il secondo dopo."
Stefano:" No, Sà. Devi venirmi a dare i numeri mentre dormo."
Io:" Che tu possa morire povero, Gentile."
Mamma:" Sara, ti richiamo tra mezz'ora. Tu intanto calmati, ok?"
Dopo un'ora:
Mamma:" Allora, stai meglio?"
Io:" In apparenza sì, ma chissà se sarà così davvero. Non possiamo saperlo."



venerdì 8 ottobre 2010

chips, chips, du-du-du-du

Londra, 7 ottobre 2010.
Dopo quattro mesi precisi, oggi si apre il
Processo alle Intenzioni.

La Querelante Sara contro l'Imputata Sara.

La parola alla Difesa.


Non ho mai scritto un post sulla mia vita a Londra. Ho un sacco di bozze, ma poi non ho mai finito nulla. Curioso che sia un po' quel che è successo, o meglio che sta per succedere con la mia esperienza di vita qui.
Partiamo dall'inizio.
Avevo una vita meravigliosa a Milano. Ho passato l'anno più bello della mia vita. Non che non siano mancati deliri "sariani", e inconvenienti simili, ma nel complesso mi sentivo serena, soddisfatta, felice.
Poi succede che non ti basta mai. Un po' come la storia dei soldi, che più ne hai e più ne vuoi.
Così, verso marzo inizio a maturare l'idea di andarmene all'estero, perchè insomma, ancora sono giovane, non voglio arrivare a quarant'anni e avere il rimpianto di non aver mai provato a vivere fuori dall'Italia.
Avete quarant'anni? Non avete vissuto all'estero? Non vi siete persi un cazzo.
Giuro, ho fatto da cavia per voi.
Londra.
Londra è una città che non mi ha mai attirata. Non c'ero mai stata prima, e nemmeno avevo il minimo interesse a visitarla.
Ritornando a marzo, insomma io non solo volevo un'esperienza di vita fuori, ma volevo anche migliorare il mio inglese, e che faccio vado a Berlino? A Madrid? Scegliamo la città anglofona meno peggio. Così credevo.
Il fatto che Londra sia "carammazzata" è cosa nota. Ma forse solo da qui ti rendi davvero conto, effettivamente, di quanto lo sia.
Sorvolo quindi tutta la tiritera dei costi delle camere, dei mezzi pubblici, del cibo.
"Però gli stipendi sono proporzionati al costo della vita!" MAAAADDDDDOVEEEEE???
Falso mito, a meno che non abbiate tutti amici medici, avvocati, commercialisti, manager, ma quindi dov'è la differenza rispetto all'Italia?
Ora, di sicuro qui tutto è più veloce, più preciso, più funzionale, ma... piano con gli entusiasmi e le false credenze! Londra infondo è piena di persone provenienti da tutto il mondo, vuoi che non si sia napolenatizzata?
Il cibo
Starò poco a dilungarmi. Che all'estero si mangi male, insomma, chevvelodicaffà?
Mangerai di tutto: asiatico, arabo, cinese, giapponese, e sopra ogni cosa INDIANO. Che io davvero mi sono chiesta, ma un indiano come può mangiare indiano per tutta la vita? Ma lo sa che mangia I-N-D-I-A-N-O? Con quel sapore di quella spezia, il coriandolo, che mischiata al cocco e ai peperoni, poi, ahhhh è ripartita la nausea.
Ma il punto è che anche quando compri i prodotti tu, li prepari tu, a casa tua, tu da sola/o, comunque non avranno mai lo stesso sapore. E, soprattutto, (e qui mi rivolgo solo alle femminucce) rassegnatevi al fatto che, soprattutto il primo mese, ma anche di più, sarete piene di brufoli e sfoghi vari, manco foste tornate all'adolescenza. Evitate, come la peste, il latte, formaggi di ogni tipo, e l'acqua del rubinetto (il che vi preserva anche da eventuali calcoli, vista l'alta presenza di calcare nelle tubature).
A sinistra
Quel che mi piace di Londra (e del Regno Unito) è che in fondo va contromano.
Nel vero senso del termine.
Maledetto vizio di fare le cose al contrario rispetto alle norme mondiali!
Si guida a sinistra, e solo questo richiede un mese di corso pratico su strada, che, fondamentalmente, consiste nel rischiare la vita ogni volta che ti si presenta un incrocio automobilistico lungo il tuo percorso pedonale.
Le prese della corrente sono diverse, prese che non esistono in bagno, perché stanno "in fissa" con il rischio di incidenti domestici, quindi che si fa? I capelli ce li asciughiamo in camera. Camera che ovviamente è rivestita di moquette, e che attira a sé i capelli che è una meraviglia! Così, ogni volta, vai di aspirapolvere! E non solo. Non esiste nemmeno l'interruttore, sempre nel bagno, per accendere la luce, ma, al suo posto, c'è una cordicella, come la catena di un vecchio water. E, dulcis in fundo, i rubinetti. Informiamo gli idraulici inglesi, o chi per loro, che esiste un'invenzione stratosferica: il miscelatore! Così, invece di avere due rubinetti (uno per l'acqua calda e uno per l'acqua fredda), si risparmia spazio, e se ne ha U-N-O S-O-L-O!
In più, evitiamo di dover mettere le mani a "conchetta" e passarle prima sotto la fredda, raccoglierne un po', poi sotto la calda, riempire lo spazio rimasto, e passarsele sul viso. Ripeti per tre volte, mattina e sera.
In caso di insicurezza
Sorvolerò, ma nemmeno troppo, sul fatto che la sera sia pericoloso girare da soli. Soprattutto da solE. E io sono stufa di uscire, o tornare, che sia in centro, o in periferia e avere mille occhi, perché c'è sempre la possibilità che qualcuno ti insegua, ti dia fastidio, in modo più che molesto, e tu, che le prime volte non lo sai, sei colpevole di aver risposto con un cenno degli occhi ad un sorriso, mezzo accennato, di un passante (che sia pakistano, africano, sudamericano, o inglese) che a te sembrava solo gentile.
La movida
E, già che ci sono, parliamo delle uscite notturne. Notturne... Diciamo del tardo pomeriggio.
Ore 12.00 a.m.
- Oh ci vediamo stasera?
- Sì, ho sentito gli altri! Ci vediamo alle 18.00 a Trafalgar!
- Alle 18.00????? Ma... che minchia dobbiamo fare alle 18.00???
- Ci prendiamo una birra, o due, e poi andiamo al leaving party di Xyz!
- Ma dalle 6.00 fino alle 11.00/mezzanotte, che facciamo?
- Mezzanotte? Ma va! Andiamo lì verso le 9.00!!
- Ah. Ma ci sono le pizzette con l'aranciata?

Così, all'una, a dir tanto, sei già a casa. Non hai sonno e pensi: "Vabbé, mi vedo un film...!" E poi apri un attimo Facebook, e, puntualmente, c'è il famoso contatto stronzo, con cui parli di rado, che ti dice:
- Ma sempre qui stai? Ma sei a Londra!!!! Che ci fai collegata di sabato? A quest'ora, poi? Ma esci!!!
- Uhm. Hai mai vissuto a Londra? Mai stato?
- No...
- Ah. Aspé...
E lì apri il suo profilo, cosa che per altro, forse, nemmeno avevi mai fatto, vai in fondo, ecco lì a sinistra,
"ELIMINA CONTATTO"
Eliminare?
Il contatto è stato rimosso dai tuoi amici.

E poi il lavoro. Dio mio il lavoro.
- Eh bella mia! Ti devi fare il culo! Hai voluto la bicicletta? Ora pedali.
- Quando io mi facevo il culo tra scuola, lavoro pomeridiano di ripetizioni ai ragazzini delle medie, e lavoro serale in un pub, lunedì domenica no stop, tua madre ancora te lo puliva, il culo.

Quindi, se vuoi un primo lavoretto, proprio per mantenerti e poter seguire un corso, o quel che è, il giorno, devi fare la schiava in un pub, o in qualche cucina di qualche ristorante italiano. Con una paga da fame.

- Eh, ma qui, però, anche per questi lavoretti ti mettono in regola!
- Peggio mi sento! Così, anche per un lavoro idiota devo aprirmi un conto, e fare la richiesta per il NIN (National Insurance Number).

Il triangolo delle Bermuda
Praticamente funziona che se non hai un contratto d'affitto regolare, cosa comune a molti, devi per forza avere un contratto di lavoro, per richiedere il NIN (primo angolo). Ma molti datori di lavoro (secondo angolo), vogliono, in tempi brevi, che tu abbia il NIN e il conto corrente aperto in una banca inglese(terzo angolo). E via di rimpalli. Finché uno dei tre non cede, e fa la grazia di prendere in considerazione la tua disperata richiesta di essere considerato degno di un numero (del c/c o del NIN), che certifichi la tua esistenza in questo meraviglioso Paese.

E' chiaro, poi, che non possiamo avere la pretesa che una città sia perfetta. Ci sono molte persone, italiane, che in questa città, per almeno il primo paio di anni, ci si trovano anche bene. Alcune, poi, se ne vanno, altre rimangono, più che altro perché incastrate in lavori in cui guadagnano stipendi più o meno alti, ma restano sempre con un occhio rivolto all'Italia, perché "magari prima o poi capita l'occasione e torno."

Questo è un post che viene in mia difesa, difesa rispetto a quello che sto per scrivere a breve.
Essendo la mia me avvocato che parla, in questo istante, voglio mettere come aggravante ai cotanti quattro mesi di merda, il fatto che, come da post precedenti, anche le relazioni amorose non abbiano di certo aiutato a mantenere un sano equilibrio psicofisico, che, ora più che mai, non doveva venire a mancare.

Ah, il capitoletto sui coinquilini provenienti da tutto il mondo, che hanno usi, costumi, e (non)lavaggi come i tuoi, non posso, quasi purtroppo, portarlo in mio favore: ho avuto la fortuna di vivere con tre napoletani, e due (quasi) romani. Già.

[continua]

Via, via, vieni via di qui, niente più
ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri...
via, via, neanche questo tempo grigio
pieno di musiche e di uomini che ti son piacuti...


giovedì 30 settembre 2010

Senza voce.

Perchè un tempo - fino a qualche settimana fa - ero convinta che una relazione necessitasse di tante parole. Di tanta mente.
Ma poi ho capito che le parole creano distanza, che ciò che io dico verrà sempre interpretato in un modo diverso, da come l'ho fatto nascere.
Per lo stesso motivo, credevo anche che una relazione con una persona non madrelingua italiana, fosse pressoché impossibile, o poco interessante: il mio gap linguistico non mi avrebbe mai permesso di esprimermi al meglio, di rendermi interessante, di farmi scoprire, capire, amare.
Ma da quando ho smesso di innamorarmi senza motivo? Di innamorarmi di un odore, che poi diventa profumo, di uno sguardo, di un sapore...
La bambina che amava le parole vuole diventare sorda, per non sentire più stupri verbali che descrivono intenzioni e sentimenti che sono solo aleatori e superficiali, e persone che ti vomitano addosso la loro vita; muta, per non regalare più sentite parole che non verranno nemmeno ascoltate.
Vuole tornare al primordiale: al capirsi con lo sguardo, usare il tatto, l'olfatto, l'istinto.

“È una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Uno sguardo ben mirato basterebbe. Sono convinto che da qualche parte, dentro me, c'è un punto vulnerabile che chiunque, anche uno sconosciuto, può vedere e colpire. Eliminarmi con una parola.” 
Che tu sia per me il coltello. David Grossman




Shhhhh. Zitti.

martedì 28 settembre 2010

Perchè io mi lamento. Sempre. Ma poi c'è lui nella mia vita. Sempre.




e spiegarvi chi sia non è possibile:
per raccontare di noi due, le parole sono un mezzo di comunicazione scarso.

giovedì 23 settembre 2010

"La comunicazione perfetta esiste. Ed è un litigio." Stefano Benni.

Ché poi il titolo ha poco a che vedere con il mio post, ma mi piaceva.
In realtà mi ha fatto venire in mente le varie discussioni avute con i vari coinquilini collezionati.

Nei giorni scorsi ho fatto la conta delle persone con cui ho vissuto negli ultimi quattro anni: ventuno.
Niente male, Sara!
Di questi solo 3 sono donne, il resto tutti uomini.
Niente male, riSara!
Vivere con gli uomini è straordinario. Io ve lo consiglio proprio!
Che siano i vostri fidanzati, o amici, o sconosciuti.
Su tutti, ce n'è stato uno, Stefano, che più mi ha fatto capire che qualsiasi uomo, prima di andare a vivere con una donna, intendo la donna con con la quale vuole passare il resto della sua vita (ahahahah! Vabbè, facciamo almeno un anno!), è bene che abbia esperienza di vita con un'amica. Perchè 'sti omini crescono con la mamma, però 'sta mamma, non si sa bene perchè, li ha tenuti sempre protetti dal mondo dei segreti di bellezza femminili. Così, nel loro mondo fatto di macchinine,
brum brum mmmmeeeee mmmmmeeeeee, ta-ra-ta-ta-ta-ta-ta-ta 
(e così anche a quaranta anni quando siedono davanti ad una plsystation, o davanti ad un vero mitra) crescono convinti che la donna sia quell'essere perfetto senza peli, con i capelli davvero biondi, che non necessita di espellere aria, mai. Ecco spiegato il motivo per cui più invecchiamo, più ingrassiamo: è aria accumulata. Infatti, è nota la frase: "Non è che mi sia ingrassata, è che sono gonfia!" Aho, succede di mettere aria sul culo, del resto. E visto che non siamo state create per scorreggiare, si gonfia. Un aerostato praticamente: è solo apparenza, in realtà siamo leggerissime.
E' solo aria,
CHIARO???

LA MERAVIGLIA

Anzitutto, vedrete il significato della meraviglia:
- Ma cos'hai in faccia?
- Una maschera...
- Come nei film! E non metti i cetrioli sugli occhi?
- Sì, e poi come cammino? Affitto un cane guida?
- Ma a che serveeeee?????
[da leggere con la rincorsa, ma anche un po' a rallenty:"mmmmmaaaaccccheeerveeee??" rimanendo alla fine con la bocca socchiusa, come "e" comanda]
- Beh, dipende...
- Cioè?
- Questa per esempio è una maschera all'argilla, purificante.
- Cioè, è proprio argilla?
- Sì, beh...
- E te la metti in faccia? Ma dove la prendono?
- Signore, Dio, abbi pietà! Scusami, ma io non mi sono mai posta una domanda del genere! Cosa me ne frega di dove la prendono?? Al massimo voglio sapere se funziona o meno!
- E funziona?
- Non si vede???
- Hem, no beh... Sì... Certo. Si sta seccando hai la faccia tirata... Ma è normale?
- No, è una reazione allergica. Ma a te. Svolazza da un'altra parte mò, eh!
- Come la levi?
- Aspetto che mi si decomponga il viso.
[mi sciacquo la faccia]
- Uhm. Non lo so, a me non sembri diversa... E ora che fai?
- Mi metto la crema. La C-R-E-M-A   I-D-R-A-T-A-N-T-E!
- Per idratare, immagino...
- Inizi a capire...
- Prima in doccia, mi sono braso la pianta dei piedi... Che è quella roba a sassolini verde??
- Una crema per il peeling
- Per il cheee??
- Lo scrub!
- ....
- una roba che gratta, vabbé?
- Per lavarti più a fondo?
- Mammica c'ho le croste!! Serve per rendere la pelle liscia!
- Perchè non è così di tuo?
- Ti odio.
- No aspetta, ma tutte le donne fanno 'ste cose?
- A parte qualche stronza che nasce così, sì. Tutte. Beh, tutte... Alcune diciamo che si accettano così come sono... Che fa tanto figo dire 'sta cosa...
- "Strisce de-pi-la-to-rie per il vi-so"... Ahhhh! Non dirmelo!
- Sì!! Per i baffi!
- E non chiamarli baffi, mi fai impressione!
- E ci sono donne che si depilano anche le basette!
- Smetilla!
- E pensa! Alcune lo fanno col ra-so-ioooo!!!! E lo sai che esiste il rasoio elettrico per zone intime, e viso, per le donne?
- Sà, ho voglia di diventare frocio.
- Ettipareva!! Però lui poi può scorreggiare, vero?? Ruttare, fare la cacca, scaccolarsi, VERO??


Perchè le donne, Signori, ruttano, scorreggiano, e fanno la cacca. Beh, con buona pace della Marcuzzi.

C'è del gran coraggio in tutto ciò. Davvero del gran coraggio.
O una fottuta autostima. 

mercoledì 15 settembre 2010

La mente come l'acqua...


...ma poi arriva la goccia che fa traboccare il vaso.

Tempo fa un mio amico cercava di farmi ragionare secondo un metodo buddhista, o qualcosa di simile, qualcosa che ha a che fare con lo yoga, insomma, qualcosa che proprio non ha a che vedere con me.
Dice che bisogno immaginare la mente come uno stagno, anzi no un laghetto: calmo, limpido. Quando arriva un evento negativo, vederlo come un masso che cade nel laghetto, che viene "assorbito", ma che poi ritorna calmo. Uhm. Alla domanda "Sì, ma poi il masso rimane nello stagno! Come faccio a levarlo?" Mi è stato risposto:
- Non lo devi levare, Sara, ne devi fare esperienza, per poi tornare serena.
- Ma sai quanti massi prende uno nella vita? Finisce che prima o poi si accumulano uno sopra l'altro e poi emergono, quindi è come se li avessi nascosti, e...
- Sara!!!! Allora facciamo che è un laghetto profondissimo. E comunque resta una metafora, una filosofia di vita!
- Ma mica lo posso decidere io quanto è profondo! Ci sarà un margine! E poi dipende sempre da quanto sono grandi i massi, e, soprattutto, da quanti ne prendo nel giro di un'intera vita...
- Lasciamo stare, affogati.
Sta di fatto che 'sta storia dello stagno, anzi no del laghetto, è rimasta impressa nella mia mente, che non è proprio governata dalla calma dell'acqua, al massimo da uno tzunami.
Poi arriva un altro amico, che ti dice che pensi troppo, che stai sempre a pensare:
- Insomma! Ma quanto pensi, tu?
- Non penso, salto sui massi. I miei massi sono strani, non scendono... Ah, ho capito! Saranno di pietra pomice!
- Facciamo che non mi dici più a cosa pensi, ok?

PENSI TROPPO

Ché poi, ma che significa?
- Significa che devi rimanere ancorata nel qui ed ora. Il passato non esiste, il futuro non esiste.
- Ma questo non ha senso! E allora i massi che sono caduti nello stagno? Si sono dissolti? Ah, ho capito! erano di fango!
- Eh?!?!?!
- Mi sa di fango bello secco però!
- Non voglio nemmeno sapere di cosa stai parlando. Ascolta, immagina i tuoi piedi...
- E già iniziamo malissimo, che schifo. Io odio i piedi.
- Immaginali come radici, attaccate al terreno... Senti il calore della terra sotto di te...
- Occristo...
- Che c'è?
- No, è che se arriva un masso lo prendo in pieno!

Non lo so. Io non mi sento molto convinta riguardo questi esercizi pseudo orientali.
Una volta sono stata ad un congresso di uno dei tanti nuovi metodi di psicoterapia moderna, sperimentale. Si chiama il "Dialogo delle voci".
Durante le sedute, lo psicoterapeuta parla con una parte di te, facendoti prima entrare in una sorta di trans. Quando dico "una parte di te" intendo non quella centrale, ma una di quelle particine meno evidenti della tua personalità, che di tanto in tanto, come piccole bastardelle, si fanno avanti, prendono voce in capitolo, e fanno gran casini. Chiaro ora, no?
Mentre ero lì, e ascoltavo la spiegazione, immaginavo la mia mente:
una me cartone animato, più che altro un manga, ma, come dire, normale, che parlava. Quando ho capito 'sta cosa della personalità centrata, ho immaginato questa Sara che parlava davanti ad un microfono, che era poi quello che mandava la voce fuori. Ogni tanto spuntavano intorno altre me, ma più piccoline, con faccine un po' sataniche, che correvano da una parte all'altra, bambine dispettose, che, quando passavano davanti al microfono, dicevano una qualche stronzata, una sorta di sindrome di Tourette! E io che a quel punto cercavo di metter ordine, andando a destra e a sinistra, urlando, inciampando su massi e radici sporgenti, e, soprattutto, lasciando il microfono aperto:
- AAAAAAHHHHHH!!!
- Ma che hai???
- Uhm?! No niente! E' che oggi avere bambini è proprio difficile. Ti danno un da fare... E poi mai più sei alla volta! Al massimo uno!
- Sara...

Poi però, ci hanno fatto fare qualcosa che ha superato la mia immaginazione:
- Adesso prendete un foglio e due penne di colore diverso. Scrivete una domanda, una domanda che volete fare a voi stessi! E poi rispondetevi scrivendo con la sinistra, ma usando un altro colore.



- Mi scusiiiiiiii!!!! Io mi sarei anche risposta, ma credo che sia destino che non sappia mai cosa mi sia detta: chi cazzo lo capisce quello che scrivo con la sinistra?!?!?!



Sì, furono ottanta euro spesi proprio bene.

giovedì 2 settembre 2010

Femmena, tu sii 'na mala femmena...

C'era una volta la solidarietà femminile. O forse no.


E' mai esistita? Esiste?

Mi rendo sempre più conto, col passare degli anni, che le donne hanno una mentalità fortemente maschilista.
Prendiamo il caso più classico: il tradimento.
Il tuo ragazzo/marito, ti tradisce. Sono pronta a scommettere il 90% delle donne tradite additano in primis la colpa all'altra che ci ha provato "nonostante sapesse che è fidanzato, sta troia!" In un secondo momento, al ragazzo fedifrago, che comunque verrà perdonato. Per poi rifarlo. Per poi essere perdonato. Per poi rifarlo. Ok, la smetto.
Ricordo mia nonna, tempo fa, parlando di un conoscente di famiglia che aveva tradito la moglie mi disse:
- Eh, ma le donne sono mignotte! E quella non se lo è fatto scappare! E poi l'uomo si sa... Se una ci prova, che fa, gli dice di no?
- Eh, no?
- No, Sara. Poi ci fa una figuraccia.
- Ahh.

Vabbé, mia nonna è il caso estremo, proveniente dai primi anni del '900. Sì, ma noi quanto ci siamo evolute?

Personalmente, in caso di tradimento, considero totalmente esente da colpe "l'altra", in quanto non ho la speranza che sia lei a preoccuparsi dei miei sentimenti, ma il mio ragazzo. E' da lui che pretendo fedeltà, e rispetto.
Oggi sembra diventato assurdo avere sì tale pretesa dal proprio partner. E allora perché mai averne da una persona esterna?

Ma parliamo di amicizia fra donne. Ieri su Facebook, tra le foto di Demotivetional, ho trovato questa:


Fa male, eh?
A me ha fatto male, soprattutto perché FATALITA' proprio stasera ho scoperto, anzi ho avuto conferma del doppio gioco di una ragazza che avevo creduto un'amica. E sapete per chi sono stata tradita? Per uomini. Sì, mica per uno.
Iniziamo sin da piccole, una gran carriera che portiamo magistralmente avanti per il resto della nostra vita. Siamo gelose di mamma, che ci toglie le attenzioni di papà, il nostro primo uomo, il modello che seguiremo poi nella ricerca del nostro compagno ideale. Poi a volte ci si mette anche la nascita di una sorella, e allora lì arriviamo proprio al capolavoro dell'invidia e della gelosia.
Pensate alla vostra amica del cuore delle elementari. Nella maggior parte dei casi, si hanno vere e proprie  relazioni sentimentali, si è una cosa sola, ci si veste uguali, si sta sempre insieme. A volte questo stare sempre insieme diventa quasi un controllo l'una sull'altra. Passano gli anni, si scelgono le stesse scuole. Ci si tradisce. Una delle due trova un'altra amica del cuore, e la cosa non è vissuta in maniera naturale: un normale distacco tra due persone che crescono e hanno bisogno, o comunque voglio qualcosa di diverso, no. Lo si vive come un vero e proprio tradimento, e nascono tragedie, litigi. Io ancora ricordo con profonda tristezza i tempi delle medie, e della mia migliore amica che mi ha lasciata per stare con altre, le cosiddette "fighe" della classe.
Conosco un sacco di donne che sono totalmente incapaci di avere relazioni amicali con altre donne, relazioni profonde, sincere. Sodalizi. E c'è sempre un uomo di mezzo. Ovviamente tutto ciò va a favore (tanto per cambiare) del mondo maschile.
Ma perché facciamo così? Cos'è questa tendenza che ci spinge ad odiarci?
E perché diamine gli uomini, nella maggior parte dei casi, non hanno questo atteggiamento tra loro? Una risposta al volo ce l'avrei, e la sparo: perché non si parlano. Tengo a precisare che il mio è un discorso abbastanza qualunquista, perché sto cercando di prendere in considerazione un fenomeno ricorrente e noto, non i casi singoli e unici.
Gli uomini generalmente non parlano di sentimenti, di gelosie. No, per quelli hanno le amichE. Tacciono addirittura di fronte all'interesse per una stessa ragazza. Si dichiarano estranei alle questioni di cuore, ma dediti al parlare solo di trombate ["Te la sei fatta?" Sì/No. Fine della trasmissione.]. Mi pare abbastanza chiaro, poi, che trovare luoghi di discussione, e di scontro sia difficile.
Mi viene in mente un esempio evidente di come procediamo in direzioni inversamente proporzionali.
Anni fa, una mia amica era contesa da due nostri amici. Uno dei due era particolarmente preso. La mia amica cede: dà un bacio ad entrambi. Quello più preso ci rimase davvero male, non sapeva dell'interesse dell'altro. Si parlarono, i due amici. Lei, venne messa al bando, additata come troia.
Stessa scena: un ragazzo conteso TRA LA RAGAZZA e la MIGLIORE AMICA, ma della ragazza. Venne fuori l'impiccio. La migliore amica bandita, il ragazzo perdonato.
Continuo a portare esempi, ma obiettivamente non riesco a trovare una motivazione, tranne quella che cresciamo in una società maschilista, che gira intorno all'uomo. E questo ci condiziona estremamente fin da piccine.
Io non voglio passare per una femminista, il femminismo lo considero alla stregua del maschilismo, del cristianesimo e dell'oroscopo (a cui credo ciecamente). Ma mi rendo anche conto che per uscire dalle tenebre, c'era bisogno di uno scossone estremo, quasi delirante, per poi arrivare ad una mediazione. Il problema è che siamo ancora agli estremi, non c'è traccia di mediazione tra questi due mondi.
Ciò che mi ha spinta a scrivere questo post è il desiderio di comunicare qualcosa di diverso. Vorrei che le donne, me per prima, iniziassero a smettere di farsi la guerra per gli uomini. Non è così che doveva essere. Non è così che deve andare.
Quando entri in un locale, le ragazze si squadrano, si commentano, si distruggono, come solo i gay, di solito, sanno fare.
Qui a Londra ho avuto più volte un'esperienza incredibile: le ragazze ti sorridono. E non sono lesbiche. Beh, magari non tutte. Non si guardano male, non guardano nemmeno come sono vestite. Non gliene frega un benemeritocazzo. Perché di maschi in pista ce ne sono per tutte. E voi non avete idea di quanto sia bello trovare il sorriso di una donna, che non conosci, ma che ti manda un messaggio che è diverso da quello a cui sei abituata ad incontrare da una vita: il famoso "Che cazzo te guardi?"
Credevo che a QUASI ventisette anni, certi tipi di scontri, discorsi, riguardo il nostro difficile modo di non saperci alleare, fosse passato. Sbagliavo. Purtroppo sono la prima che quando entra in un nuovo ambiente lavorativo, prega dio affinché non sia composto da sole donne, perché sa già di che morte dovrà morire: il pettegolezzo, la pugnalata alle spalle, alleanze di gruppetti composti da due, massimo tre donne, contro una. A volte è divertente, per la maggior parte delle volte mi fa dare ragione agli uomini e alla foto qui sopra.
Ma si può fare di meglio. Iniziamo con piccoli passi. Iniziamo a sorridere senza motivo alla prima donna che incontriamo, iniziamo a non giudicare come è vestita. Vi giuro, non vi porterà via nessun uomo.
Nessun uomo che non voglia davvero essere vostro. Altrimenti vi tradirà, magari con la donna a cui avrete sorriso. 'Sta troia.



Io ed il mio amico siamo meglio di voi 
Nel mondo intero siamo in guerra tra noi 
E col mio amico ho fatto cose che voi 
[...] niente, non capirete mai. 

Siamo crudeli e curiosi di voi, 
Tempo sadico, paura non fai. 
Abbiamo poco ma quel poco per noi 
E' abbastanza, non ci avrete mai. 

Amico mio 
Dov'è che sei 
Han vinto loro 
o siamo noi 
Amico mio 
Ci han fatto a pezzi 
brandelli che si sono persi 

Io ed il mio amico non ci vediamo più 
Adesso vivo in un'altra cità 
Lui si è scordato della felicità 
Gettando al vento ogni sua primavera 

Un mutuo su una casa in periferia 
Una bambina nata tre anni fa 
Sua moglie si è scopata mezza città 
Mentre lui va a calcetto con la sua smart 

Amico mio 
ricordi che 
Si era fratelli 
Io e te